Lo “sceriffo” di Villa San Sebastiano…
“Per parecchio tempo sono andato in giro armato con due pistole, una avanti e una dietro, un’automatica e una Smith & Wesson. Una volta una è stata pure utile, mi ha salvato”…
No, non siamo ai tempi del vecchio Far West, quando i conti tra persone si regolavano in duelli all’ultimo sangue e vinceva chi estraeva più velocemente la pistola.
Non siamo nemmeno negli Stati Uniti ai tempi del proibizionismo, quando chiunque girava armato fino ai denti perché se non giravi armato eri un uomo morto o quasi.
No, siamo nella Roma del Terzo Millennio, quella in cui regna Claudio Lotito che da oggi forse si è meritato un nuovo soprannome da aggiungere a tutti gli altri: lo sceriffo di Villa San Sebastiano.

Claudio Lotito, l’uomo ossessionato dalla teoria del complotto e dal complesso d’inferiorità nei confronti di Sergio Cragnotti, ed è difficile quale delle due sia l’ossessione maggiore.
Nel raccontare il 30 giugno scorso pm Lorenzo Del Giudice la sua battaglia ventennale con i tifosi della Lazio (non le frange violente come le chiama qualcuno, ma la quasi totalità della tifoseria laziale che opra gli ha voltato le spalle come dimostra l’Olimpico deserto) Claudio Lotito ha parlato di pistole&complotti, di minacce e trame oscure, di nemici dal volto ben definito e nemici immaginari, di trame politiche contro di lui ma anche di Cragnotti e dei tifosi della Lazio.

“I tifosi vogliono sognare, dicono. Se vogliono sognare, si prendessero un ipnotico”, ha detto Claudio Lotito a uno dei pm che conduce l’inchiesta sul presunto complotto, convinto di aver fatto l’ennesima battuta ad effetto, senza rendersi conto che invece questa frase messa a verbale e pubblicata oggi anche da La Repubblica altro non è che l’ennesima provocazione, l’ennesimo barile di benzina gettato su un incendio che qualcuno vorrebbe spegnere ma che Lotito alimenta ogni volta che apre bocca.
Perché questo è uno dei grandi problemi di Claudio Lotito: lui è convinto di poter fare e dire qualsiasi cosa, senza preoccuparsi degli effetti che possono avere le sue parole. Perché tanto se la tensione sale e la gente si avvelena ancora di più lui aumenta il numero delle denunce e delle persone che con i suoi esposti tira dentro in questa inchiesta in cui l’unica cosa reale sono le telefonate anonime che riceve dalla gente.

Telefonate che il senatore di Forza Italia riceve da più di 20 anni e non solo dai tifosi della Lazio, ma da lustri anche dai tifosi della Roma e di tutte le altre squadre in quella che sembra la riedizione di Libero, la trasmissione comico-satirica basata su scherzi telefonici trasmessa dal 2000 al 2004 dalla RAI e che ha portato al successo Teo Mammuccari.
Perché il numero di Lotito ce l’ha chiunque: dal pizzettaro che lo chiama dicendo di “cacciare i soldi” per rinforzare la squadra al ragazzino napoletano che gli dice che lo stima; dal tifoso della Reggina che lo acclama come novello imperatore della Calabria a chi, purtroppo, invece lo insulta e lo minaccia.
Con in mezzo i romanisti che per anni gli hanno fatto scherzi di ogni genere, come quello che ripropongo qui sotto nel quale il conduttore di una trasmissione radiofonica giallorossa si spaccia per un mediatore calcistico che dice a Lotito di rappresentare una società Ucraina disposta a comprare a peso d’oro alcuni giocatori della Lazio…
Premesso che da sempre dico e scrivo che è stupido chiamare Lotito e che è giusto che chi ha chiamato Lotito per insultarlo o minacciarlo ne risponda penalmente, ci sarebbe da chiedersi come mai il suo numero (o i suoi numeri) di telefono ce li ha chiunque o quasi in Italia. Ma forse anche questo fa parte del complotto.
Un complotto che, ci tengo a ricordarlo per i tanti smemorati del mondo Lazio e dei colleghi che vanno dietro alle teorie complottistiche disegnate da Lotito, va avanti dal 2005.

La prima volta in cui Claudio Lotito urla ai quattro venti che c’è qualcuno che “gli vuole scippare la Lazio” risale infatti alla primavera del 2005, ovvero al momento in cui Capitalia sta per cedere il suo pacchetto di azioni della SS Lazio.
Peccato, però, che a trattare con Capitalia in quel momento non fosse qualcuno che intenzionato a scippare la Lazio a Lotito, ma lo stesso Lotito che per non intestare a lui quelle azioni (perché con quel pacchetto corposo il 14,6% aggiunto alle quote già in suo possesso avrebbe superato la soglia del 30% che fa scattare l’OPA obbligatoria) convince la banca a cedere in modo fittizio la sua quota allo zio della moglie, Roberto Mezzaroma.
Gli uomini della banca gli dicono che non lo può fare, che in quel modo aggira la legge, ma lui va dritto per la sua strada
Quell’operazione di facciata vietata dalla legge porta ad un procedimento penale dura anni e che si è chiude con una condanna definitiva sia di Claudio Lotito che di Roberto Mezzaroma, ma senza sanzione penale perché a causa dello sforamento dei tempi previsti dalla legge per il completamento dell’intero iter è scatta la prescrizione per il reato di aggiottaggio manipolativo e ostacolo all’attività della Consob.
Reati gravi che sono costati a Lotito una condanna a 2 anni in primo grado ridotta poi a 18 mesi di reclusione e a una multa di 40 mila euro nel processo davanti alla Corte di Appello di Milano.

Lotito grida al complotto e in realtà è lui che agisce in modo scorretto creando un danno agli azionisti della Lazio, un danno valutato dai giudici milanesi in oltre 10 milioni di euro, ovvero la differenza tra la cifra offerta da Lotito agli azionisti nell’OPA del 2007 e la cifra a cui avrebbe dovuto lanciare Lotito l’OPA nel 2005 quando tramite il prestanome Mezzaroma è entrato in possesso del pacchetto di azioni di Capitalia.
Ma urlare al complotto già nel 2005 è servito a Lotito sia per ottenere una scorta dal Ministero dell’interno, sia per gettare le basi per le denunce che hanno portato poi a quel processo contro i capi degli Irriducibili durato 20 anni e che dopo arresti e condanne in primo grado con la sentenza di maggio della Corte di Appello di Roma si è tramutato in una sequela di assunzioni con formula piena perché IL FATTO NON SUSSISTE.
E visto che ha funzionato già una volta, allora Lotito ha deciso di rilanciare la teoria del complotto, per fare nuovamente piazza pulita, per liberarsi grazie all’aiuto dei magistrati della nuova opposizione.
Così, chiunque negli ultimi tempi abbia osato contestarlo (che si tratti di giornalisti, semplici tifosi, VIP o politici) è finito nei verbali dell’inchiesta, denunciato o comunque tirato in ballo con la speranza di trovare un qualche collegamento tra i vari contestatori, in modo da dare un senso alla nuova teoria del complotto che, come direbbe Vasco, “un senso non ce l’ha”.
Non ce l’ha perché non esiste alcun complotto, ma solo una tifoseria che dopo 22 anni di angherie da parte dello “Sceriffo di Villa San Sebastiano” chiede un cambiamento e che, visto che Lotito ha deciso di arroccarsi dentro le mura di Formello, alla fine ha deciso, come estremo atto d’amore, di lasciare il padrone della Lazio solo dentro uno stadio tanto enorme quanto deserto.
Dopo 15 mesi d’indagini, però, i magistrati non sono riusciti a dare né un volto ai capi del complotto né a trovare le prove dell’esistenza del complotto stesso, di legami stretti tra i vari complottisti e dell’esistenza di un vero e proprio piano comune.
E sapete perché? Per il semplice motivo che non esiste né un piano né un complotto, ma solo un personaggio ossessionato che scambia una protesta e una richiesta di cambiamento per una congiura.

Lotito parla di manovratori che tramano nell’ombra, ma non fa nomi. Lotito dice “Vi sono pezzi della politica che remano contro di me perché do fastidio” ma quando il PM gli chiede chi siano questi nemici politici il padre-padrone della Lazio non fa nomi e risponde: “Basta vedere chi commissiona gli articoli al direttore Capezzone sul Tempo. Potete prendere visione anche dei resoconti in commissione antimafia”.
Insomma, misteri su misteri, peggio che nella vicenda della strage di Ustica. Un complotto con un’unica vittima, lo sceriffo di Villa San Sebastiano. E per restare sul filone western, Lotito parlando dei suoi nemici, quelli che secondo lui vorrebbero obbligarlo a vendere, dice: “Questi pensavano di prendere la vacca per le zinne e hanno preso il toro per le palle”.
E il toro, chiaramente, è lui: toro e sceriffo, “combattente e mai reduce”, per completare il campionario di battute e frasi fatte tornate di modo perché ora Lotito ha Reggio Calabria come nuovo palcoscenico dove esibirsi e un pubblico che ancora non lo conosce da ammaliare e abbindolare con i suoi motti, a partire dal sempreverde “con Lotito risultato garantito”.
Quale risultato, visto il recente passato laziale, non è dato saperlo, ma c’è sempre la grande scalata alla guida della Salernitana dalla D alla A (fatta con i soldi della Lazio…) da sventolare come una lepre davanti ai cani a caccia di una preda, a tifosi che vengono da anni di delusioni, fallimenti e retrocessioni.
“Io sono contro i soprusi”, dice Lotito al pm Lorenzo Del Giudice che gli crede ciecamente, ma solo perché non ha mai parlato con le migliaia di tifosi della Lazio che da anni subiscono ogni tipo di sopruso da parte di Lotito, di un personaggio che parla con disprezzo del passato dicendo “la vostra cazzo di storia” o che va a raccontare al pm quest’ultima chicca rivelata oggi da Sassate, il sito di Guido Paglia.
“La Lazio galleggiava da sempre rischiando la serie B, poi con Cragnotti ha fatto qualche risultato, mentre con me ha conseguito risulti eccellenti, anche con la squadra femminile”.
Qualche risultato significa 1 scudetto, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa d’Europa, 2 Supercoppa d’Italia e 2 Coppa Italia in 27 mesi, ovvero molto di più (con trofei nettamente più importanti) di quello che ha vinto Lotito in 22 anni.
E sulla femminile, sorvoliamo, perché la Lazio Femminile nella sua storia ha vinto 4 volte la Coppa Italia (1977, 1985, 1998-1999, 2002-2003) e 5 scudetti (1979, 1980, 1987, 1988, 2001-2002) e 3 di quei trofei li ha vinti nell’era-Cragnotti, mentre sotto la gestione Lotito la Lazio Femminile non solo non ha vinto nulla, ma ha fatto su e giù tra la Serie A e la Serie B.
Questo, giusto per confermare la credibilità del personaggio, l’attendibilità dello sceriffo di Villa San Sebastiano quando parla non solo di Lazio e di risultati, ma anche di complotti e di Sergio Cragnotti.
Già, Cragnotti, la sua ossessione, quel fantasma contro cui combatte da 22 anni e che gli turba il sonno come quello spirito che terrorizza Ebenezer Scrooge la sera della vigilia di Natale.
