Il ritorno degli “spacciatori”…
“Il Comitato Provinciale della Sicurezza ha dimostrato come nelle curve ci sia spaccio, vendita di merchandising falso, reclutamento di persone per commettere reati e prostituzione. Non lo dico io, ma le istituzioni”. Claudio Lotito, 2 aprile 2016
“Non dovete andare allo stadio, perché le partite dovete venirle a vedere nei nostri pub. Lì c’è sicuramente il beverage, il food e poi altra cosa che lei può immaginare di natura illegale. Sono 80-90 persone che governano ‘sto processo. I pub guadagnano e si sono tutti sistemati”. Claudio Lotito, deposizione alla Procura di Roma, 30 giugno 2026

Da 22 anni ripete, come un disco rotto, sempre le stesse cose.
Da più di 20 anni, nei momenti di grande difficoltà, Claudio Lotito attacca e insulta i tifosi della Lazio ogni volta che apre bocca: paventando reati senza avere nessuna prova di quello che sostiene (ma l’importante è gettare fumo negli occhi e dipingere gli “oppositori” come delinquenti), lanciando accuse ma senza mai fare i nomi e i cognomi, per poter poi dire come ha fatto anche questa volta “io ho fatto denunce contro ignoti, poi i nomi sono emersi nel corso delle indagini”.
Non uso i termini appropriati per definire questo comportamento di Claudio Lotito, perché oramai qualunque cosa diventa oggetto di denuncia, oppure materiale per poter provare a costruire castelli accusatori senza basi, proprio come le denunce del senatore.
Di sicuro, però, non mi servivano i verbali dell’ultima visita di Claudio Lotito in Procura per capire con chi abbiamo a che fare, perché il personaggio io l’ho inquadrato 21 anni e mezzo fa, quando per convenienza ha voltato le spalle a quella gente che lui aveva spinto a scendere in strada per manifestare sotto l’Agenzia delle Entrate per mettere pressione ai dirigenti che gli dovevano concedere la dilazione ai pagamenti che pretendeva lui.
La più lunga possibile, perché non avendo soldi da mettere nelle casse della Lazio sarebbe stato costretto a mollare se lo Stato gli avesse chiesto di liquidare l’intera cifra al massimo entro sei/sette anni, ovvero il tempo concesso ai normali contribuenti che ricevo cartelle esattoriali.

Perché quello che in tanti non sanno o hanno rimosso, che non ricordano o fingono di non ricordare, è che questa “guerra” l’ha iniziata proprio lui, Claudio Lotito, voltando le spalle a quelli che lui “chiamava” cari e che poi ha denunciando, sostenendo di non averli mai conosciuti e di non aver mai avuto rapporti con loro, mentre ci sono le prove di telefonate fatte nel cuore della notte durante la trattativa con l’Agenzia delle Entrate per convincere i tifosi a “fare casino”.
Ma uno dei problemi del mondo Lazio, è proprio l’assenza di memoria. Un’assenza di memoria che, a quanto pare, ha contagiato anche chi indaga, chi continua a dar credito ad una teoria del complotto che altro non è che un copia/incolla di altre accuse lanciate in passato da Lotito e che sono state smentite, in modo clamoroso, da una recente sentenza della Corte di Appello di Roma.
Già, perché come ha detto per l’ennesima volta ieri il Governatore del Lazio, Francesco Rocca (anche lui buttato dentro nel calderone del complotto), Claudio Lotito è ossessionato dall’idea che chiunque provi a dargli consigli in realtà complotti contro di lui e si unisca ai “delinquenti” che lo contestano da sempre.
Perché per Claudio Lotito tutti quelli che lo contestano sono feccia, delinquenti a cui (secondo le sue bislacche teorie) lui avrebbe pestato i piedi e che quindi per vendetta e per continuare a delinquere impunemente gli fanno la guerra per obbligarlo a vendere la Lazio.

“C’è un pezzo di politica che mi fa la guerra perché sono scomodo, ma c’è gente che c’ha interessi economici e c’è qualcuno che vuole costringermi a vendere a un prezzo vile”.
Un prezzo vile… Centinaia di milioni di euro per un qualcosa che lui ha pagato complessivamente meno di 30 milioni di euro, per Claudio Lotito sarebbe “un prezzo vile”.
Credo che basti solo questo per comprendere con chi abbiamo a che fare, come se non bastassero le dichiarazioni di questi 22 anni, gli insulti, le bugie raccontate, gli attacchi gratuiti, l’odio verso i laziali che non lo ossequiano o non gli danno i meriti che lui pensa di avere che trasuda da ogni sua dichiarazione, l’astio e la rabbia di chi sa che la sua avventura è finita e deve trovare qualcuno a cui addossare la responsabilità del fatto che lui sia arrivato al capolinea.
Come se fosse colpa dei tifosi se in 22 anni Claudio Lotito non è riuscito a partorire uno straccio di piano industriale.
Come se fosse colpa di chi contesta la sua gestione se lui in più di quattro lustri non è riuscito a mantenere la Lazio a livello delle avversarie a causa della sua incapacità, cronica, nel generare nuove entrate, diverse dagli incassi al botteghino e agli introiti dei diritti TV.
Come se fosse responsabilità dei tifosi se la Lazio è ferma al 2004 sia nella vendita del merchandising sia per lo sfruttamento dell’immagine del club che si monetizza attraverso accordi commerciali e sponsorizzazioni.

Claudio Lotito accusa i tifosi di produrre materiale di “abbigliamento da tifo” ma non si chiede come mai la stragrande maggioranza dei tifosi laziali preferisca acquistare materiale con il marchio del tifo organizzato piuttosto che i prodotti ufficiali con il marchio Lazio.
La ragione è semplice e non è legata ad un complotto o a una lobotomizzazione dell’ambiente come cerca sostiene lui parlando con i magistrati e la ragione è che il materiale prodotto dai tifosi è fatto bene e va incontro a quello che vuole la gente.
Insomma, che i tifosi sono più bravi sia dello sponsor tecnico che degli uomini che lavorano per la Lazio e che insieme allo sponsor tecnico decidono quali prodotti con il marchio ufficiale mettere sul mercato.
E questo sarebbe un reato? Aprire un pub sarebbe un reato? fare striscioni senza frasi offensive scrivendo LOTITO VATTENE o LIBERA LA LAZIO sarebbe reato? Non essere d’accordo con tutto quello che fa e dice Lotito sarebbe reato o lesa maestà?
Ma invece raccontare cose non vere su cittadini incensurati chiedendo che la Procura li metta sotto inchiesta e accusare chiunque di aver commesso un reato senza avere uno straccio di prova non è un reato?
Perché questo fa Claudio Lotito da anni, lustri. E la cosa grave non è tanto e solo che lui lo faccia, ma che qualcuno gli creda e gli vada dietro, che qualcuno rilanci quelle accuse dipingendo un quadro della situazione assolutamente irreale. E, infine, che qualcuno dimentichi come sono andate a finire altre vicende in cui Lotito ha paventato il complotto nei suoi confronti.

Se chiedere o auspicare che la Lazio possa voltare pagina dopo 22 anni, allora sì, siamo tutti colpevoli e per giunta reo confessi, perché quasi la totalità dei laziali vogliono, chiedono e pregano ogni giorno che avvenga questo.
Ma se decine di migliaia di persone decidono, spontaneamente, di rinunciare ad andare a vedere la Lazio per dar seguito allo loro protesta, portata avanti contestando dentro lo stadio ma inutilmente, per Claudio Lotito è un complotto.
E qualcuno gli va dietro scatenando una tempesta giudiziaria senza precedenti contro un’intera tifoseria che, secondo il denunciante, sarebbe stata lobotomizzata da 80/90 persone che con questa protesta si sono arricchite.
Ma chi? Ma dove? Ma come? Basterebbe la logica per comprendere che queste accuse non hanno alcuna base. Basta pensare alla vendita del materiale, ad esempio.
I tifosi per anni hanno venduto magliette, felpe, cappelletti e sciarpe prodotti da loro fuori dallo stadio, oppure a Ponte Milvio, potendo contare su decine di migliaia di potenziali clienti che frequentavano sia l’olimpico che il posto di ritrovo prima delle partite.
Ora, non andando più allo stadio, quei clienti non ce l’hanno più e viene da ridere pensando che qualcuno abbia deciso di barattare decine di migliaia di potenziali clienti che frequentavano l’Olimpico e Ponte Milvio con un centinaio di persone che si riuniscono in un pub per vedere una partita della Lazio.
Provate a presentare una simile tesi ad un esperto di marketing, come minimo vi ride in faccia. invece secondo Lotito questa è la prova che la protesta è stata messa su per guadagnare.
Ripeto, che lo pensi lui è grave (perché dimostra che la persone in questione è ossessionata e vede nemici ovunque), ma la cosa più grave è che qualcuno ci creda, che qualcuno cerchi le prove per trovare un ritorno economico per chi sposa la protesta, quando basterebbe andare a Ponte Milvio e parlare con i gestori dei locali della piazza per capire quante centinaia di mancati incassi ha prodotto questa protesta, ma nessuno si è sognato di denunciare i tifosi della Lazio per questo.
Anzi, sono tutti solidali con la protesta perché sanno che la responsabilità di quello che sta succedendo non è dei tifosi della Lazio o dei “capi” del tifo organizzato, ma di chi guida questa società e che non accetta la realtà delle cose, ovvero che la sua gestione è arrivata al capolinea.
Perché oltre ai numeri della protesta sono i numeri del bilancio a dire che quella di Lotito alla guida della Lazio è una gestione che non ha un futuro e non per colpa dei mancati incassi al botteghino, che incidono fino ad un certo punto rispetto ad altre voci di bilancio.

Però, oggi si parla solo di questo nel mondo Lazio, delle accuse di Lotito, dei tifosi che in realtà sono solo degli spacciatori, con Lotito pronto a ribadire che lui però non lo ha detto e denunciato nella sua ultima visita in procura.
No, infatti, lo ha solo sussurrato all’orecchio dei PM e di chi porta avanti le indagini. Come lo ha fatto per la lista dei presunti complottisti da mettere sotto inchiesta. Perché lui, da sempre, lancia il sasso e nasconde la mano.
Anche se nelle carte di questo procedimento i nomi e i cognomi in calce alle sue denunce ci sono. Eccome se ci sono. Basterebbe leggere le carte e non fidarsi solo ed esclusivamente di quello che dice il senatore.
E per capire l’attendibilità del senatore, basterebbe un solo passaggio della sua ultima visita in Procura che vi regalo come chicca finale, legato alla sua discesa in campo nella politica nazionale.
“A Roma essere presidente di un club di calcio, lo dico da senatore, ha una valenza importante perché ha un’interlocuzione con le istituzioni, a tutti i livelli. Berlusconi, ad esempio, mi ha detto:’Tu mi devi andare a dare una mano perché sei una persona diversa’. E così sono stato catapultato in Molise e io non sapevo neanche che esistesse il Molise, vi dico la verità”.
Saranno contenti gli elettori del Molise, quelli a cui aveva giurato fedeltà e che ora non lo vogliono più vedere da quelle parti. Chissà perché. Forse anche lì sarà per via del complotto di qualche lobby o di qualche politico che si vuole prendere quel seggio blindato che nel 2022 gli ha consentito di entrare in Senato.
E ora, il nuovo Molise si chiama Calabria. E lì, per ingraziarsi subito la nuova piazza, per prima cosa ha detto di sentirsi profondamente calabrese, perché suo padre aveva origini calabresi…
“Ca va sans dire”, direbbero i francesi. Scontato come una cambiale, diciamo noi a Roma. Come dicano a Reggio Calabria non lo so, ma quello che so è che non li invidio proprio…
