Cosa vi serve ancora per capire che è finita?
Estate 2025, mercato bloccato.
Gennaio 2026, mercato libero (ma si è venduto prima di acquistare poco e male).
Estate 2026, mercato a saldo zero con la corsa a prestiti e/o riscatti ad un anno.
Gennaio 2027, manca ancora l’ufficialità, ma dai conti si profila la seconda sessione di mercato bloccato.
Visto che i numeri contano più delle chiacchiere e non mentono mai al contrario di chi vi dipinge scenari irreali, io mi chiedo: che cosa serve ancora alla totalità del mondo Lazio per capire che questa gestione è arrivata al capolinea e che si è andati addirittura più in fondo del fondo del barile?

La Lazio è sana, la Lazio è una società solida economicamente, la Lazio ha un patrimonio immobiliare di oltre 300 milioni di euro, la Lazio ha una rosa che vale più di 300 milioni di euro, la Lazio per gli americani vale 1,5 miliardi di euro che potrebbero diventare 3 con lo stadio di proprietà…
Tutto bello, ma se le casse della società sono da anni completamente vuote al punto che la società fatica a pagare gli stipendi (e lo dimostra il fatto che tutti i giocatori ceduti per andare via hanno dovuto rinunciare a 3/4 mensilità arretrate…) e che non sono bastate nemmeno tutte quelle cessioni e quelle plusvalenze per far tornare i conti, noi che ci facciamo con la Academy fantasma, il Flaminio (che per il ritardo nella presentazione del progetto non è stato nemmeno inserito nei possibili stadi che ospiteranno Euro 2032) di cui si parla da anni, il palazzo di via Valenziani abbandonato e le scampanellate al Nasdaq?
“Che problema c’è, se serve facciamo l’aumento di capitale e sistemo tutto”, ha detto quello bravo che in 22 anni non ha mai sbagliato nulla e che quindi non deve chiedere scusa di nulla a nessuno, figuriamoci ai tifosi.
Ecco, quei soldi servono, ma lui non li metterà mai, per il semplice motivo che se la Lazio varasse un aumento di capitale di 100 milioni di euro lui sarebbe costretto a versarne 67 di tasca sua nelle casse della società solo per non veder calare la sua quota di maggioranza assoluta che gli consente di tenere da anni il mondo Lazio in ostaggio, succube delle sue volontà e del suo non volersi arrendere davanti alla realtà dei fatti.

Che Claudio Lotito non possa più permettersi la Lazio è cosa chiara tutti, meno che a lui e a quel manipolo di servi sciocchi che ancora lo difendono o lo invitano a resistere, a non cedere la società.
Lo dicono i numeri del bilancio, lo dice il declino a cui stiamo assistendo da anni e che non può essere spazzato via da un primo posto provvisorio dopo 5 giornate, perché il campionato non è una corsa di un giorno ma una corsa a tappe che dura mesi.
E questo lo sa anche Rino Gattuso, che da uomo onesto e pratico quando nel dopo partita di Venezia-Lazio tutti gli facevano i complimenti per il primo posto e per i 13 punti conquistati lui ha risposto: “Ne mancano ancora 27 per stare tranquilli”.

Perché tutti vorremmo sognare ad occhi aperti, tutti vorremmo restare lassù a giocare il ruolo del terzo incomodo nella lotta per lo scudetto, ma tutti sappiamo che al momento siamo solo Cenerentola imbucata al ballo che sembra una principessa grazie ad un incantesimo destinato a svanire allo scoccare della mezzanote.
Noi non abbiamo una scadenza prefissata per la fine di questo sogno, ma in compenso già sappiamo a ottobre che dalla società non arriverà alcun aiuto a Gattuso e alla squadra dal mercato di gennaio e che, anzi, il rischio è quello di veder ulteriormente spolpata questa rosa, perché servono soldi per arrivare fino alla fine della stagione e per pagare in primis gli stipendi.

Già, perché nuove entrate all’orizzonte non ci sono, visto che lo sciopero è destinato a durare e questa società dimostra da lustri di essere incapace di aumentare le entrate non legate alla voce diritti TV, quell’unica voce che ancora tiene in piedi e a fatica) tutta la baracca.
Perché i soldi del contratto dei diritti TV sono l’unica vera fonte di reddito, l’unica strada già ampiamente battuta per consentire alla società di immettere liquidità in cassa anticipando entrate future.
Insieme ai soldi delle cessioni, chiaramente. Altro che player-trading, qui si vende per aggiustare in qualche modo il bilancio e per immettere soldi in cassa. Senza una strategia precisa, senza un’idea diversa dal tentare di restare a galla.

Per questo il laziale non sogna, nemmeno oggi che in queste due settimane di sosta può guardare tutti dall’alto in basso. Non sogna perché già sa che l’incantesimo e destinato a finire e quindi non vuole spiegare le ali per un volo nel vuoto, l’ennesimo.
Chiaramente, di tutto questo non ne parla nessuno. Sono tutti bravi a farci prediche, sono tutti bravi a giudicarci e a condannarci senza prove e ancora prima di iniziare un eventuale processo accusandoci di complotto, di cospirazione, di voler strappare a Lotito un qualcosa che è suo e che, dicono loro, lui ha amministrato bene.
Pensa se l’avesse amministrata male la Lazio dove staremmo oggi, visto che avendo pagato quasi interamente tutto il debito con l’Agenzia delle Entrate abbiamo oltre 200 milioni di euro di debiti, ovvero lo stesso indebitamento che ha trovato Lotito (escludendo la parte legata all’accordo con l’Erario) ma senza avere da incassare i crediti che ha trovato Lotito 22 anni fa, legati alle cessioni di giocatori importanti come Nesta, Crespo, Nedved, Stam, Stankovic, Fiore, Corradi.

Che questa Lazio navighi a vista da 22 anni e che oramai non abbia più nessuna prospettiva se non quella di tentare di arrivare in porto senza affondare prima, non lo dice e non lo racconta nessuno, perché è una verità scomoda: scomoda a chi gestisce la società e dipinge scenari economici completamente diversi, scomoda anche a chi vuole far passare Claudio Lotito come una vittima e non come colui che con il suo modo di fare, con il suo linguaggio sempre aggressivo e con le mille promesse non mantenute ha portato all’esaurimento e allo sfinimento chiunque abbia a cuore le sorti della nostra Lazio.
E chi come il sottoscritto da anni cerca di raccontare quelle verità chiuse nelle pieghe dei bilanci, viene considerato un nemico, trattato come una sorta di capo di una cosca mafiosa che vuole scippare la Lazio a Claudio Lotito.
Questo succede perché non esiste una vera comunicazione, perché in tanti hanno ancora paura di raccontare tutta la verità sulla situazione economica della Lazio per non finire sulla lavagna di Formello nella colonna dei cattivi e perché a qualcuno evidentemente fa anche comodo questo status quo.
E quelle persone sono laziali. O almeno si dipingono come tali e se gli fai vedere i bilanci, se gli fai notare che siamo l’unica società d’Europa che rischia una seconda sessione di mercato bloccato nel giro di 18 mesi (e un’altra a saldo zero) al massimo allargano le braccia e dicono “vabbé, ma la Lazio è sua e fa come gli pare” o addirittura puntano l’indice contro i tifosi sostenendo che la Lazio non ha soldi per fare mercato perché i laziali hanno svuotato lo stadio.
Ma se più che la Divina Provvidenza esiste veramente una Giustizia Divina, tutto questo deve finire prima o poi. Perché noi non siamo la Reggina: lì in Serie D basta un investimento di 3/5 milioni per dipingersi come maghi del calcio e vincere a mani basse un campionato, qui con quella cifra non ci paghi nemmeno l’ingaggio di Zaccagni…
Per questo, con tutto il rispetto per Reggio Calabria e i tifosi della Reggina, quella è la giusta dimensione di Claudio Lotito, come lo era Salerno.
Ma la Lazio non è più pane per i suoi denti. Anche perché con le casse vuote in dispensa è rimasto poco pane e pure secco…
