La vita di Tommaso, diventa un film
Quando penso a Tommaso Maestrelli, un sorriso spazza via il velo di tristezza che mi appare davanti agli occhi pensando alla sua prematura scomparsa e a come il destino si sia accanito contro questa meravigliosa e sfortunata famiglia legata in modo perenne alla storia della Lazio.
Sorrido, perché anche se lui è scomparso quando avevo appena 14 anni e mezzo, di Tommaso ricordo ancora oggi nitidamente il tono della sua voce, calma e rassicurante.

Sorrido, perché il nome e il volto di Tommaso è legato alla prima grande gioia sportiva della mia vita, quella che come succede con il primo amore ti resta per sempre impressa nella mente e nel cuore.
Sorrido, perché pensare a Tommaso significa tornare con la mente a quegli anni Settanta, folli ma straordinari, che hanno segnato in modo indelebile la mia vita e quella di tutte le generazioni che hanno attraversato quella folle tempesta: parlo di chi ne è uscito indenne, di chi porta ancora le cicatrici e, soprattutto, di chi in quella tempesta si è perso, per sempre.

È impossibile o quasi raccontare gli anni Settanta ai Millennials o alla Generazione Z, perché solo chi li ha attraversati quegli anni può comprendere fino in fondo quello che è successo in quel periodo, in quegli Anni di piombo.
Così come solo chi ha vissuto da vicino Tommaso Maestrelli ha la percezione esatta della grandezza sia dell’uomo che del personaggio, perché il “Maestro” è stato un qualcosa di unico e quello che ha fatto non è replicabile, perché solo lui poteva costruire e tenere in piedi quel piccolo miracolo calcistico.

Per carità, nessuno può o deve dimenticare i meriti di Umberto Lenzini e di Antonio Sbardella, oppure l’importanza di altri protagonisti come Bob Lovati, Renato Ziaco, Gigi Bezzi o di tutti i calciatori che in quegli anni hanno indossato la maglia della Lazio, contribuendo a rendere unica e perfetta quella storia, ma senza Maestrelli, nulla sarebbe successo.
Perché Tommaso è stato non solo il protagonista assoluto, ma anche il regista e lo sceneggiatore di quel film che, come dicevo prima, è stato unico, irripetibile e non replicabile.
Un film senza sequel, perché la storia si è consumata tutta in quei cinque anni, tra l’estate del 1971 e il 2 dicembre del 1976, quando dopo aver abbracciato per l’ultima volta i suoi ragazzi dopo quel derby vinto e dedicato da tutti al loro “Maestro” Tommaso ha chiuso per sempre gli occhi, per riposare.

La storia di Tommaso è diventata una commedia recitata in teatro, poi un docu-film presentato lo scorso anno al festival del Cinema di Roma, ma ora in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa di Maestrelli la vita del “Maestro” verrà raccontata in un vero e proprio film.
Kim Rossi Stuart sarà il regista e l’attore protagonista di questo film che sarà girato nel 2026 e che prima di Natale del prossimo anno dovrebbe uscire nelle sale, prodotto da 01 Distribution in collaborazione con Rai Cinema.
Non solo la straordinaria impresa calcistica di quella Lazio che vinse lo scudetto nel 1974, non solo le pagine sportive scritte da quella banda di folli guidati dal saggio “Maestro” che smussava gli angoli e teneva a bada quel gruppo di ribelli divisi in clan che senza di lui si sarebbero quasi scannati.

Questo film racconterà tutta la vita, travagliata, di Tommaso Maestrelli: del ragazzo diventato partigiano, del calciatore capitano e bandiera della Roma più disastrata di sempre che precipitò in Serie B e poi dell’allenatore che con le sue idee e la sua visione futuristica ha cambiato il calcio italiano.
E in modo particolare la storia della sua famiglia, del rapporto incredibile di Tommaso con sua moglie Lina Barberini e di quei due gemelli diventati leggendari quasi quanto Lenzini, Sbardella e i calciatori di quella Lazio.
Perché senza quella famiglia alle spalle Maestrelli non sarebbe mai stato a tutto tondo quello che è stato.
E per capire quanto siano stati importanti Lina e la famiglia nella vita di Maestrelli, basta leggere uno stralcio di questa intervista rilasciata da Tommaso nell’estate del 1974, dopo la conquista dello scudetto.
“Se sono riuscito a raggiungere, in pochi anni, traguardi così importanti in un ambiente difficile come quello romano – disse Tommaso Maestrelli in quell’intervista concessa a Sandro Petrucci – lo devo a Umberto Lenzini, che mi ha sempre difeso nei momenti più delicati; all’appoggio di un ristretto gruppo di amici giornalisti che mi ha difeso e incoraggiato a proseguire sulla strada intrapresa; ma soprattutto a mia moglie Lina, che mi ha sopportato nei momenti in cui ero di cattivo umore.
È bene che la gente sappia che il contributo della mia famiglia ai successi della Lazio è stato determinante.
Nessuno può sapere che cosa può significare per un allenatore rientrare a casa dopo una giornata impegnativa e stressante, sia dal punto di vista fisico che psicologico, e trovare un ambiente caldo e sereno.
Ho avuto la possibilità di dedicarmi anima e corpo alla Lazio, solo perché mia moglie ha sempre provveduto da sola a mandare avanti la famiglia”.

Per questo Kim Rossi Stuart ha deciso di raccontare la storia di Tommaso Maestrelli puntando i riflettori soprattutto sull’uomo e la sua famiglia piuttosto che sull’allenatore e le imprese calcistiche, scegliendo un approccio umano, sportivo ed epico, per immergere gli spettatori non solo nella vicende private e sportive, ma nel contesto sociale e politico di quei favolosi e folli anni Settanta.
Perché di Tommaso Maestrelli si è detto e scritto tanto, forse tutto, ma raramente la sua storia è stata raccontata inserendo quel vento di follia che ha attraversato e sconvolto l’Italia in quel decennio iniziato con le contestazioni del 1968 e sfociato (qui da noi) negli anni di piombo.
Sono molto curioso di vedere che cosa ne uscirà fuori, ma sono convinto che Rossi Stuart sia l’attore giusto per impersonare Tommaso Maestrelli e non solo per la somiglianza fisica con il “Maestro”.
Per questo oggi è un 2 dicembre diverso da tutti gli altri, perché sono convinto che grazie a questo film molti capiranno chi e cosa è stato veramente Maestrelli per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e di viverlo, ma anche perché quell’uomo sia diventato leggenda.
Perché Tommaso è stato molto ma molto di più che un grande allenatore, è stato un vero “Maestro”, di calcio e di vita.
Un bacio al cielo, quindi, immaginando in questo 2 dicembre 2025 un abbraccio tra Tommaso Maestrelli e tutti i suoi ragazzi che ci hanno lasciato con Nicola Pietrangeli, con lo stesso sorriso che regnava sovrano a Tor di Quinto in quei folli e meravigliosi giorni degli anni Settanta.
