Il coraggio di schierarsi e difendere i tifosi!
Il Torino non esiste forse neanche più nell’immaginario collettivo, ogni tifoso lo vive a vario titolo e con varie declinazioni, ma ormai l’unico rito di gruppo, il filo granata che ancora resiste, è quello della contestazione, della rabbia che diventa rassegnazione.
Che cosa ne sa Urbano Cairo del Torino? Poco e quel poco l’ha sfasciato in venti anni. Una cottura a fuoco lento dei sentimenti (bruciati invece i risultati), una serie di annate alimentate da slogan ridicoli, vuoti e insignificanti.

Chiediamo al presidente del Torino: perché ancora non l’ha venduto? E non tiri in ballo la frottola degli acquirenti che non ci sono. Nel mercato di oggi tutto si può vendere. Perché Urbano Cairo, un uomo e un imprenditore di successo, preferisce stare in tribuna a pigliare insulti ad ogni partita? Per il bene del Torino? No, permetteteci di non crederci. Perché crede nel futuro? Ma dove. Perché ha investito i capitali negli impianti, nel Museo e sta al suo posto per coglierne i frutti? Ma quando mai. Domande che rimbalzano come un pallone sgonfio in attesa di risposte che non arriveranno.
Il Torino è un archivio storico dei sentimenti, così l’hanno ridotto. Hanno staccato la spina e nessuno è innocente: oggi per restare tifosi bisogna avere molta fiducia. Nel passato.

Provate a sostituire Torino con Lazio e Cairo con Lotito: ecco, cambiando solo quei due termini Paolo Brusorio avrebbe fotografato alla perfezione le sensazioni, la rabbia e la rassegnazione del tifoso laziale di oggi, simili in tutto e per tutto a quelle di un tifoso granata, prigioniero anche lui di un “padrone” che resta attaccato ad una squadra di calcio pur avendo contro tutto e tutti.
Ma la domanda è: perché Paolo Brusorio ha potuto scrivere liberamente su “La Stampa” quello che è il pensiero di tutti i tifosi granata mentre qui a Roma non esiste un giornalista che sia uno della carta stampata in grado di fare la stessa cosa parlando di Lazio e dell’abbraccio mortale di Lotito con il mondo biancoceleste?

Perché un giornale importante come “La Stampa” può schierarsi apertamente dalla parte dei tifosi contro un padre-padrone che si sente Dio sceso in Terra mentre qui a Roma tutti i giornalisti dicono che non possono fare alcun tipo di pressione a Lotito?
E, infine, perché a Torino si può prendere una posizione scrivendo nero su bianco che c’è una proprietà senza presente e senza futuro che da anni racconta balle alla gente mentre qui a Roma bisogna fare finta di nulla o addirittura avvalorare (come è successo l’estate scorsa) la cazzata cosmica che il non mercato poteva essere addirittura un vantaggio per la Lazio?
Eppure il Toro a Torino conta infinitamente meno di quanto non conti la Lazio nella Capitale, perché al contrario della Lazio non è la prima squadra della città né per anno di fondazione né per numero di trofei vinti e ha un numero irrisorio di tifosi rispetto alla Juventus, la squadra più tifata in Italia.

Ma a Torino c’è un problema Cairo-tifosi, un rapporto arrivato ad un punto di non ritorno e l’impossibilità di continuare a marciare insieme e nessuno fa finta che non sia così e, tanto meno, resta impassibile con la speranza che prima o poi succede qualcosa, come avviene invece qui a Roma.
A Torino, il terzo giornale più importante d’Italia ha preso posizione e si è schierato con i tifosi del Toro e non è stata una scelta di convenienza dal punto di vista editoriale e di vendite, perché come ho scritto prima i tifosi granata sono minoranza in città e la squadra sono decenni che naviga in un mare di mediocrità, mentre la Lazio prima dell’arrivo di Lotito era salita al primo posto nella classifica per club sia dell’Uefa che della Fifa.
Ma nessuno a Torino si sogna di dire “vabbé, ma che ha vinto il Toro prima dell’arrivo di Cairo, i piazzamenti sono in linea con quelli degli ultimi 50 anni”.
Perché anche questo abbiamo letto e sentito da chi parla o scrive di Lazio, quasi stupito del perché di tanta rabbia da parte dei tifosi biancocelesti e di tanta voglia di gettare giù dalla torre Claudio Lotito.

Un giornalista non deve fare lo psicologo, non deve capire cosa passi per la testa della gente e perché un’intera tifoseria abbia deciso di dire basta ad un certo tipo di gestione e soprattutto a personaggio come Cairo e Lotito.
Un giornalista deve fare i conti con la realtà che ha sotto gli occhi e raccontare i fatti, ma a Torino succede e a Roma no: perché?
Qui a Roma si cerca di minimizzare, in molti tentano addirittura di provare a ricucire il rapporto tra i tifosi e Lotito quando è proprio Lotito il primo a lanciare benzina sul fuoco, perché ogni volta che apre bocca non perde occasione per insultare i tifosi, minacciare e ventilare inesistenti complotti, mascherano la realtà, ovvero che tutti i laziali (a quasi) lo vorrebbero veder sparire dal mondo Lazio alla velocità della luce.
Uno stadio deserto o quasi come quello di Lazio-Lecce, con almeno due/terzi degli abbonati rimasti a casa per protestare contro l’ennesimo sopruso di Lotito, avrebbero fatto rumore ovunque e per giorni si sarebbe parlato solo ed esclusivamente di questo, mentre a Roma la cosa è scivolata via come un episodio senza importanza.
È successo e succede, perché qui a Roma tutti sono terrorizzati da Lotito e nessuno ha il coraggio di scrivere quello che ha scritto a Torino in quell’editoriale di ieri su “La Stampa” Paolo Brusorio, dando voce al masserere di un popolo senza né voce né potere, perché schiavo di un padre-padrone che considera il Toro roba sua.
Così come Lotito, da decenni, considera la Lazio roba sua, un qualcosa di sua esclusiva proprietà da tenersi stretto “per sempre” (parole sue) e non un patrimonio della città e della gente laziale, di chi c’era prima di lui e di chi continuerà ad esserci quando (perché succederà) lui sarà solo uno spiacevole ricordo, una pagina nera nella storia della Lazio.

Paolo Brusorio e “La Stampa” hanno tolto la maschera a tutti i pavidi del mondo Lazio, a tutti quelli che dicono “il nostro compito è fare i cronisti e non i tifosi”, ma poi non fanno nemmeno cronaca
Sì, perché nonostante le centinaia di striscioni esposti da maggio in poi in tutta la città e la Regione, nessuno si è mai filato questa protesta del mondo Lazio, arrivata anche sotto le sedi del partito di Lotito e di Fratelli d’Italia.
Continuare a parlare di mercato quando la società continua a raccontare bugie (oggi Gravina ha sbugiardato per l’ennesima volta Lotito…) alla gente o continuare a parlare di campo quando la gente vorrebbe solo sapere quando Lotito venderà la Lazio e perché nessuno lo pressa per farlo, non significa fare i giornalisti, ma gli struzzi. O i pavidi.
Perché Paolo Brusorio ha dimostrato con un editoriale che si può fare, si può dire ad un padrone che racconta bugie che è un bugiardo, come lui ha fatto con Cairo.
E allora chiudo usando le sue stesse parole, ma con Lotito e Lazio al posto di Cairo e Torino!
Che cosa ne sa Claudio Lotito della Lazio? Poco e quel poco l’ha sfasciato in ventuno anni. Una cottura a fuoco lento dei sentimenti (bruciati invece i risultati), una serie di annate alimentate da slogan ridicoli, vuoti e insignificanti.
Chiediamo al presidente della Lazio: perché ancora non l’ha venduta? E non tiri in ballo la frottola degli acquirenti che non ci sono. Nel mercato di oggi tutto si può vendere. Perché Claudio Lotito, un uomo e un imprenditore di successo, preferisce stare in tribuna a pigliare insulti ad ogni partita? Per il bene della Lazio? No, permetteteci di non crederci. Perché crede nel futuro? Ma dove. Perché ha investito i capitali e sta al suo posto per coglierne i frutti? Ma quando mai. Domande che rimbalzano come un pallone sgonfio in attesa di risposte che non arriveranno.
La Lazio è un archivio storico dei sentimenti, così l’hanno ridotta. Hanno staccato la spina e nessuno è innocente: oggi per restare tifosi bisogna avere molta fiducia. Nel passato.
