Gattuso e la “zavorra” Lotito!
“Il problema di Lotito è che ha troppi telefonini e certe cose le deve tenere all’interno della Lazio. Perché un presidente meno parla e meglio è”.
Non ho mai amato Rino Gattuso, né da giocatore prima e né da allenatore poi, quindi quando ha firmato per la Lazio non ho certo fatto i salti di gioia, anche se in mezzo a quel casino ho pensato: “Meglio lui che un altro. Perché se non sfascia tutto, può essere la nostra salvezza”.

Per “salvezza” non intendevo certo evitare la retrocessione in Serie B, perché al contrario di tanti che prefiguravano scenari apocalittici, io ho sempre scritto (basta cercare) che la Lazio non sarebbe mai retrocessa in Serie B, ma solo che in un momento di caos totale serviva qualcuno con una forte personalità, uno disposto a indossare l’elmetto e a difendere la trincea.
Quindi, meglio lui che un altro (Sarri in testa, anche se al contrario di altri io non sparo e non sparerò mai sull’ex comandante e resterò per sempre con il dubbio su dove sarebbe potuta arrivare la Lazio se qualcuno lo avesse assecondato e ascoltato nell’estate del 2023…) per fare gruppo.
Anche se, mai e poi mai, avrei immaginato che potesse fare quello che sta facendo oggi la Lazio. Che è un qualcosa che per quel che mi riguarda va al di la della classifica, del primato a braccetto con l’Inter o di record intermedi frantumati uno dopo l’altro.

Perché io cerco di osservare sempre altre cose, di guardare un po’ più in la del presente e possibilmente oltre l’orizzonte, quindi comunque dovesse finire questa stagione (lo scrivo oggi e chi mi segue sa che ho mille difetti ma non quello di essere sempre coerente…) io non lo tratterò mai come ha fatto qualcuno con Baroni, messo sull’altare con tanto di scettro e corona in autunno e poi sbattuto nella polvere e insultato in primavera.
Non l’ho fatto con Baroni e men che mai lo farei con Gattuso anche se la Lazio non dovesse centrare la qualificazione ad una coppa europea, perché con le premesse estive andare in Europa sarebbe ancora oggi un piccolo, anzi, un grande miracolo.
Forse un miracolo maggiore di quello realizzato da Sarri in quella stagione 2022-2023 chiusa con un secondo posto in classifica alle spalle di un’armata praticamente invincibile come è stato in quell’annata il Napoli di Spalletti.

Sì, perché Gattuso oggi non ha né Milinkovic né Luis Alberto al top della carriera, non ha un Immobile da 30 e passa gol a stagione, non ha nemmeno un Felipe Anderson e una coppia Gila-Romagnoli a guardia dell’area.
Gattuso ha un gruppo di ragazzi che in parte ha ricostruito e rimotivato e in parte ha trasformato in soldati perfetti, pronti a gettarsi nel fuoco pur di difendere questa maglia e disposti a seguire ovunque il loro comandante.
Questo è il vero miracolo compiuto da Rino Gattuso, aver trasformato una sorta di armata Brancaleone non considerata e quasi derisa da tutti in una sorta d’invincibile armata, di squadra capace di andare a Torino ad affrontare una sorta di esame di maturità e di superarlo a pieni voti, dopo aver preso a pallate per quasi 90 minuti la Juventus.
Perché la Juventus sarà una squadra in crisi di risultati e d’identità, come lo era pure quel Milan affrontato qualche settimane fa, ma in questo campionato puoi scivolare contro chiunque e le figure di “merda” sono dietro l’angolo e le rischiano tutti se le partite non si affrontano con lo spirto giusto e, soprattutto, la testa giusta.

Ecco, la testa, è lì che vedendo dal di fuori questa Lazio si ha l’impressione che abbia lavorato tanto e bene Rino Gattuso. Perché dopo la batosta con il Mantova c’era veramente il rischio di perdersi, di smarrire anche le poche certezze accumulate durante il ritiro, di finire in un vortice che ti risucchia verso il basso come è successo lo scorso anno alla Fiorentina.
Invece la Lazio gioca con leggerezza, con la sfrontatezza e l’irriverenza di una squadra che affronta ogni partita come se fosse un test ma con la leggerezza di chi va ad una festa per divertirsi.
E questo vale dieci, cento, mille volte in più del primo posto in classifica, dei 19 punti conquistati, delle 6 vittorie nelle prime 7 partite di campionato che non aveva mai conquistato nessun allenatore nella storia della Lazio, a meno di non tornare agli albori, a quel campionato romano o del Centro-Sud in cui la Lazio era all’epoca una sorta di Juventus che dominava contro chiunque.
Vale dieci, cento, mille volte di più, perché Rino Gattuso da mesi ottiene risultati nonostante quella “zavorra” che lui e il resto della squadra sono costretti a portare sulle spalle. Una zavorra che si chiama Claudio Lotito.

Per questo ho citato all’inizio quella frase pronunciata da Rino Gattuso il giorno della presentazione ufficiale. Perché la situazione societaria e ambientale è stata sicuramente uno stimolo a dare di più e a fare tutto meglio (sapendo di non poter sbagliare nulla o quasi nulla), ma è stata ed è una “zavorra”.
Lo si capisce ogni volta che Gattuso risponde ad una domanda sullo sciopero che ha svuotato l’Olimpico, si è capito in modo definitivo e lampante ieri sera osservando quell’esultanza di Gattuso sotto il settore ospiti, quando dopo aver chiesto ai tifosi presenti l’applauso per i suoi ragazzi è stato buttato da tutti al centro del palcoscenico e si è lasciato andare, tirando fuori tutto quello che si tiene dentro da mesi.
Io non sono uno di quelli che dice che questa squadra con l’Olimpico giocando in uno Stadio olimpico sempre pieno potrebbe restare lì in cima fino alla fine della stagione e sognare ad occhi aperti un piazzamento importante, inimmaginabile al via di questa stagione.
Ma da laziale so che Lazio-parma sabato sera all’Olimpico avrebbe potuto avere una cornice importante, non un SOLD OUT ma 50.000 presenti a occhi chiusi, invece anche nella prossima partita in casa la Lazio giocherà davanti a poche migliaia di spettatori, in un clima completamente diverso da quello di ieri sera all’Allianz Stadium e senza quell’incoraggiamento costante del settore ospiti che ha consentito per l’ennesimo volta alla Lazio di giocare in casa in trasferta.
Che sembra sia un controsenso che una follia, ma è così e così sarà, fino a quando ci sarà quella “zavorra”. Una “zavorra” che invece di diventare più leggera diventa sempre più pesante, proprio perché come ha detto Gattuso in quel primo giorno in biancoceleste Claudio Lotito parla sempre troppo e soprattutto a sproposito, gettando ogni volta benzina e non acqua sul fuoco.

Perché se qualcuno forse aveva pensato di “sgarrare” e tornare dopo le ultime vittorie, le frasi della scorsa settimana hanno spinto anche i dubbiosi a restare fermi sulle posizione prese 9 mesi fa, quando i tifosi hanno deciso di svuotare per protesta e sine die lo Stadio Olimpico quando la Lazio gioca in casa.
Perché ai laziali gli puoi fare di tutto e sono disposti aa perdonarti tutto o quasi tutto, ma non gli puoi toccare la loro storia e non ti puoi permettere il lusso di trattarli come tifosi inutili, senza diritto, gente che se vuole sognare si deve far prescrivere dal medico un ipnotico.
E questo lo ha detto Claudio Lotito, non è frutto di invenzioni giornalistiche o di errate interpretazioni di un pensiero, perché quella frase, insieme a tante altre, è scritta nero su bianco nei verbali della deposizione resa da Lotito qualche settimana fa e messa agli atti dell’inchiesta che ha scatenato con le sue denunce contro l’intero mondo Lazio.
O meglio, contro quella parte del mondo Lazio che lo contesta e che ha deciso di restare lontano da casa fino a quando sarà lui il padrone della nostra casa.
Scrivo nostra, perché noi stiamo qui da decenni e se Dio vuole staremo qui ancora a lungo quando lui sarà solo uno spiacevole ricordo o una pagina da dimenticare nella storia della Lazio.
E anche se ti compri le azioni di una società, tu non diventi proprietario di quella storia che non hai vissuto e che quindi non ti appartiene e non ti apparterrà mai!
Chi non è laziale non può capire (e ne sentiamo e leggiamo tanti che ci fanno la predica, non ci capiscono o ci criticano…), ma fa male, fa malissimo a tutti restare fuori dall’Olimpico e non stare vicino a questo allenatore e a questo gruppo in questo momento, perché c’è tanta, tantissima voglia di Lazio e si vede e si sente in ogni trasferta, come si è sentito ieri sera a Torino.
I laziali lo sanno quanta sofferenza c’è. E per laziali intendo i laziali veri, quelli che pur condividendo la protesta vanno ma rispettano la scelta di chi non va.
Non gli scemi del web, quelli che scrivono “mi raccomando non tornate che così stiamo larghi e comodi”, oppure quelli ancora più dementi scrivono “non tornate perché portate male”, dimenticando che quelli che vanno in trasferta e disertano l’Olimpico quest’anno, al contrario loro, non l’hanno mai perdere.
Anzi, l’hanno vista solo e sempre vincere: Bologna, Udine, Venezia e Juventus. Una dopo l’altra, un filotto che non si ricordava da anni, l’esatto contrario di quello che scrivono i dementi del web.
Quelli che, come Lotito, non solo non sono i difensori della Lazialità (come si presentano loro ogni volta, in qualche caso senza nemmeno essere realmente presenti allo stadio) ma sono una zavorra di cui tutti ci libereremmo volentieri e per sempre.
E speriamo che possa succedere presto, perché tutti abbiamo voglia di tornare alla normalità. Ma finché ci sarà Lotito alla guida della Lazio, di normale non potrà esserci (purtroppo…) nulla in questo mondo Lazio.
E non serve essere dei geni per capirlo, basta sentirlo parlare, basta ascoltare e leggere le sue esternazioni, la sua rabbia e il suo disprezzo (quasi odio) verso i laziali rei di non onorarlo e non ossequiarlo come lui pensa di meritare.
Onori che lui non avrà mai, onori che Gattuso si è conquistato sul campo e che gli spettano di diritto per quello che ha fatto in questi mesi e, soprattutto, per come si è comportato con la gente laziale.
peccato solo che sia costretto a vivere con quella “zavorra” addosso…
