15 anni di “battaglie”: auguri Millenovecento!
“Abbiamo deciso di intraprendere una nuova avventura, perché ci sono momenti nella vita in cui davanti ad un problema devi decidere cosa fare: se mettere tutto in un cassetto e fare finta che non esista, oppure fare qualcosa, qualunque cosa, perché non ce la fai a restare con le mani in mano, a fregartene completamente di quello che succede intorno a te.
Nell’annus horribilis dell’ambiente laziale (non a livello di risultati sia chiaro), di completo sfaldamento di identità e di valori che avevano sempre reso speciale (anche negli errori e in certe imperfezioni strutturali) la tifoseria laziale, con alcuni amici ci siamo chiesti: cosa facciamo?
Viste le spaccature interne che hanno portato la gente laziale a dividersi in mille fazioni l’un contro l’altra armata e il piangersi addosso unito ad un complottismo che oramai regna sovrano e che rende parte dell’ambiente laziale sempre più simile a quello romanista, la prima tentazione è stata: lasciamo perdere tutto.
Ma arrendersi, non è mai una soluzione. È solo un modo per fuggire da una realtà che non piace, per esiliarsi in attesa di tempi migliori.
E allora abbiamo deciso di provare a fare qualcosa, soprattutto di creare qualcosa.

Nonostante una giungla legislativa di bolli, permessi, richieste e documentazioni (ennesimo esempio di come in questo paese si cerchi in tutti i modi di far passare alla gente la voglia di fare qualsiasi cosa), abbiamo deciso di creare una testata online, che non dovendo rendere conto a nessun editore (visto che siamo editori di noi stessi) e che non avendo la necessità di chiedere accrediti per entrare all’Olimpico e a Formello non ha bisogno di dare un colpo al cerchio e uno alla botte per non inimicarsi troppo la società, sarà INDIPENDENTE, a volte anche IRRIGUARDOSA, comunque una voce fuori dal coro.
Un qualcosa che, con tutto il rispetto per tutti i siti e i giornali che parlano di Lazio, attualmente non esiste.
Non daremo corpo a voci di FANTAMERCATO pur di acchiappare qualche lettore. Non spareremo titoloni roboanti per ottenere qualche cliccata in più.
Cercheremo di raccontare quello che succede senza fare solo e semplicemente da megafono alle voci dei protagonisti, ma possibilmente analizzando quello che dicono.
Certo, abbiamo un’idea ben precisa sui personaggi che attualmente gestiscono la Lazio, ma personalmente abbiamo sempre pensato che sparare contro per principio non solo è sbagliato, ma è anche inutile…
Ecco, questo è quello che ci siamo prefissi. Speriamo di riuscirci…”.

Maggio 2011-Maggio 2016. Sono sincero, se mi avessero detto 15 anni fa che Millenovecento sarebbe durato tre lustri, diventando quello che è diventato oggi, non ci avrei creduto.
Così come se qualcuno a maggio del 2011 mi avesse detto che Lotito avrebbe resistito altri 15 anni e che nel 2026 avremmo fatto ancora gli stessi discorsi di tre lustri prima, forse gli avrei dato del matto.
Ma così è. Millenovecento compie in questi primi giorni di maggio 15 anni di vita, tre lustri in cui (quasi da solo nel mondo Lazio) ho portato avanti questa “battaglia”, raccontando cose che nessuno aveva la voglia o il coraggio di raccontare e cercando di aprire gli occhi ai tanti struzzi del mondo Lazio che pur di non vedere mettevano la testa sotto la sabbia.
Ho provato in tutti i modi a restare coerente a quell’impegno preso in quel primo editoriale messo online il 2 maggio del 2011 e che ha dato il via ufficiale a questa avventura. E spero di esserci riuscito. Anche se, purtroppo, senza raggiungere la meta agognata: vedere la Lazio liberata da questo abbraccio che dal 2004 la soffoca e le impedisce di volare.

Perché questo è il vero problema della Lazio, da anni. Non il rischio di fallire o di rientrare nel tunnel buio degli anni Ottanta o di rivivere la crisi economica del post-Cragnotti, ma non esser mai riuscita a spiccare definitivamente il volo, inchiodata a quelle “solide realtà” che fanno rima con “mediocrità”.
Al di là dei proclami, la Lazio non naviga, galleggia. La Lazio si limita a conservare quello che c’è: non costruisce, al massimo ristruttura, si rifà il look tappando qualche crepa e dando un’imbiancata alla facciata.
Questo perché la Lazio è in mano ad una proprietà ambiziosa solo a chiacchiere, ancorata ad un modello di gestione oramai fuori dal tempo e che non consente alla società di tenere il passo non solo delle altre grandi, ma anche delle realtà emergenti, di società che prima nemmeno consideravamo ma che ora che sono in mano a proprietà economicamente più forti della nostra ci guardano dall’alto in basso.

Noi siamo bloccati a 15 anni fa e una parte del mondo Lazio si è accontentata di sopravvivere, ha accettato la tranquillità della mediocrità guardando quasi come una minaccia un cambio di gestione, dipinto da tanti come una sorta di salto nel buio con la frase: “Ma se poi arriva uno peggio di Lotito…”.
Una frase senza senso, perché chiunque rilevasse oggi la Lazio, tra acquisto delle quote di Lotito, ricapitalizzazione e rilancio del progetto tecnico dovrebbe mettere sul piatto più di un miliardo di euro: ovvero, 50 volte la cifra messa sul tavolo da Lotito nel 2004 per mettere le mani sulla Lazio.
A me il futuro non spaventa e preferisco l’incerto a un presente piatto, che non garantisce nessuna possibilità di crescita e di… sognare!
Compio 64 anni domenica e questi 12 lustri di vita mi hanno insegnato che nella vita accontentarsi della mediocrità per il timore di un futuro incerto, è già una sconfitta.
E che c’è un tempo per ogni cosa, così come non tutti presidenti possono essere buoni per qualsiasi epoca.

Gianmarco Calleri, ad esempio, è stato l’uomo giusto al posto giusto per salvare la Lazio dal baratro. Ha rimesso i conti a posto, è stato bravo a conquistare la salvezza in Serie B e a riportare la Lazio in A dandole basi solide, ma per far diventare quello che è stata questa società negli anni novanta e all’inizio del Terzo Millennio, era necessario un cambiamento.
E Gianmarco Calleri, da bravo imprenditore, lo ha capito e accettato. Ha monetizzato l’ investimento fatto nel 1986 e nel 1992 ha lasciato il passo a qualcuno in grado di investire capitali che lui non aveva.
Gianmarco Calleri non ci ha tenuto ostaggio per anni per appagare la sua voglia di vetrina (e vi assicuro che caratterialmente Calleri non era tanto diverso da Lotito) o la sua necessità di fare soldi tramite la Lazio per consentire alle sue aziende di restare economicamente galla.
Lotito ci ha assicurato la sopravvivenza. A dire il vero ce l’hanno assicurata i soldi dei diritti TV, l’unica entrata che ha fatto registrare una crescita dal 2004 a oggi.
Perché fin dal suo arrivo Lotito ha dimostrato un’incapacità quasi cronica nel trovare nuove risorse per garantire alla Lazio un futuro diverso.
E questa mancanza di nuove risorse (giustificata con l’impossibilità di costruire lo stadio), ha condannato in questi anni la Lazio alla mediocrità. O, comunque, a non crescere, a non riuscire più a tenere il passo delle altre. Lo dicono i numeri.

Al suo arrivo avevamo uno sponsor (la Siemens) che garantiva alla società 7,5 milioni di euro (più premi) a stagione.
Ora, dopo 16 stagioni su 22 senza uno sponsor, il mondo Lazio considera un miracolo la firma di un accordo con Polymarket che porterà nelle casse della Lazio 18/19 milioni di euro fino al 2028. Ovvero, la stessa cifra che garantiva Siemens 22 anni fa…
È vero che il calcio italiano non tira più come 22 anni fa, ma è anche vero che i prezzi dei biglietti sono più che raddoppiati (nei settori popolari, quasi triplicati in tribuna) ma la Lazio nel 2004 aveva incassato 12,935 MILIONI DI EURO in 17 partite di campionato, mentre la passata stagione ha incassati 14,307 MILIONI DI EURO in 19 partite.
Insomma, l’incasso medio a partita è passato dai 760.882 euro del 2004 ai 753.000 euro della passata stagione. E quest’anno gli incassi sono crollati a causa dello sciopero che ha svuotato l’Olimpico.
La Lazio è passata dai 41.539 ereditati da Lotito nel 2004 agli attuali 29.918, con i 30.333 abbonati della stagione 2023-2024 come record di questa gestione.
Insomma: incassiamo ora gli stessi soldi che incassavamo dallo sponsor 22 anni fa, abbiamo perso il 25% degli abbonati e come media partita incassiamo meno rispetto a 22 anni fa nonostante i prezzi raddoppiati.
Bastano questi numeri per rendere palese la NON CRESCITA economica della Lazio e l’incapacità da parte di questa proprietà di generare nuove risorse.
L’unica voce che è cresciuta dal 2004 è quella relativa alle spese: fino al 2006 nessuna azienda di Lotito incassava soldi dalla Lazio, mentre nell’ultimo bilancio al 30.6.2025 le aziende di Lotito hanno incassato 6 milioni di euro con l’aggiunta di oltre 12 milioni di euro di debiti della Lazio verso le famigerate “parti correlate”.
E Lotito, che fino a qualche anno fa si vantava di “lavorare gratis H24 per la Lazio”, oggi di stipendi ne percepisce addirittura 2, per un totale di 1,2 milioni di euro.
Ditemi voi quale amministratore di società, con una sfilza di numeri in negativo nelle entrate rispetto a 22 anni fa, non solo non lascia, ma si premia addirittura con quasi 100.000 euro al mese di stipendio.
Un qualsiasi imprenditore, a fronte di questi numeri dovrebbe passare la mano per MANIFESTA INCAPACITÀ, oppure prendere atto di un fallimento gestionale. E se non lo facesse, qualcuno dovrebbe farglielo notare ogni santo giorno.
Invece qualcuno addirittura la esalta bquesta gestione, rendendo straordinario anche l’ordinario, come è successo con la sponsorizzazione di Polymaret.
Claudio Lotito è per certi versi il simbolo del ridimensionamento del calcio italiano, della crisi di un sistema che ha portato a 3 mancate qualificazioni consecutive della Nazionale ai Mondiali (sistema di cui lui ha fatto parte integrante come membro del Consiglio federale fino a febbraio 2025) e le nostre squadre a recitare un ruolo da comprimarie nelle coppe europee, sorpassate surclassate da quelle della Premier e della Liga.
Questi sono i numeri, nudi e crudi. Numeri abbastanza spietati e che non offrono garanzie di crescita per questa società.
A meno che non si continui a sperare in un ulteriore ridimensionamento da parte delle concorrenti per rientrare nei parametri del famigerato FAIR PLAY FINANZIARIO.
Ma è un’illusione, perché numeri alla mano società come Milan, Inter, Juventus e Napoli hanno incassato cifre che la Lazio non riuscirà mai ad incassare. Mentre altre, come l’Atalanta, grazie al player trading e all’aver fatto fruttare i soldi incassati in 6 partecipazioni alla Champions League (e un’Europa League vinta) in 8 anni ora fatturano più del doppio della Lazio.
Ma tranne il sottoscritto e Millenovecento, chi la racconta quotidianamente questa realtà che è sotto gli occhi di tutti ma che in tanti fanno finta o si rifiutano di vedere?
Una battaglia portata avanti a caro prezzo, ma che a 15 anni di distanza da quel primo editoriale mi ripeto che era giusto fare.
Ed è solo questa consapevolezza che mi spinge ad andare avanti, altrimenti la cosa più giusta sarebbe quella di abbandonare il mondo Lazio al proprio destino e gran parte dei laziali alla mediocrità a cui oramai si sono abituati.
AUGURI MILLENOVECENTO! E FORZA LAZIO! SEMPRE…
