Caro presidente, ricordi? Siamo solo dei “clienti”…
Nessuno può neanche lontanamente quanto possa essere difficile per me scrivere questo articolo, quale possa essere il mio stato d’animo e quanto sia complicato misurare bene le parole per evitare di tirare fuori tutto quello che ho dentro. Io, come immagino tanti laziali che oggi si sentono traditi. Profondamente traditi. E in un certo senso anche offesi o presi per i fondelli.
Non era piaciuta a nessuno la presenza di Sergio Cragnotti una fila sotto Claudio Lotito a Lazio-Milan. Ma sono piaciute anche meno le parole che Sergio Cragnotti avrebbe pronunciato (il condizionale è d’obbligo perché non esiste un video o un audio reale) e che abbiamo letto su un quotidiano che da mesi sembra una sorta di Pravda o di agenzia TASS che riporta i discorsi del capo del Cremlino.
Non sono piaciuti, perché in un momento così delicato l’intervento di Sergio Cragnotti somiglia tanto ad un’entrata a gamba tesa, ad una sgradita intrusione in un qualcosa che non lo riguarda, quasi un regalo fatto a colui che da anni lo prende a pesci in faccia, che per la rabbia di non poter reggere il confronto lo ha sempre dipinto come una sorta di calamità che ha portato la Lazio ad un passo dal baratro o dalla fine.

Da sabato non so quanti messaggi ho ricevuto sia sul telefono che per mail e in posta privata sui social da parte di amici reali, virtuali e semplici conoscenti che mi chiedevano tutti la stessa cosa: “Secondo te perché lo ha fatto Cragnotti?”…
Una domanda a cui, sono sincero, non riesco a dare una risposta, perché o dietro le quinte c’è un qualcosa che noi non sappiamo (magari legato anche alla politica…) legato a questa sua presenze allo stadio e soprattutto alle sue parole che commenterò in seguito, oppure viene da pensare a cose che preferirei non pensare.
Questo perché mentre sono comprensibili le difese ad oltranza fatte da qualche collega di partito o addetto ai lavori interessato a non inimicarsi Lotito, oppure gli inviti alla conciliazione che arrivano da persone da sempre e palesemente vicine alla proprietà, un intervento del genere da parte di Sergio Cragnotti che si è sempre defilato dalle questioni legate ai rapporti tra Lotito e la piazza suona strano.

Anzi, più che suonare strano puzza proprio di bruciato e fa pensare male, malissimo. E voglio troppo bene a Sergio Cragnotti per fare brutti pensieri su questa inopportuna discesa in campo, preferisco pensare ad uno scivolone mediatico involontario, oppure ad un disegno creato ad arte da qualcuno che gli ha chiesto di andare in soccorso a Lotito.
Ma non per il bene della Lazio. Quello NO. Perché lui che giustamente 30 anni fa ci ha definiti “clienti”, dovrebbe essere il primo a sapere che “il cliente ha sempre ragione” e che con un cliente non si devono toccare le corde del cuore e, tanto meno, arrivare quasi al ricatto morale, della serie: “Se ami la Lazio passi sopra a qualsiasi cosa, anche a Lotito”.
No, mi dispiace, i tifosi della Lazio ne hanno passate e subite troppe in questi 22 anni e questa contestazione non è frutto di un capriccio e nemmeno di un complotto o di un ricatto, è solo un grido di dolore di un intero popolo che ha deciso di dire BASTA!

E non funziona nemmeno la frasetta “chi ama la Lazio va a vedere la Lazio” di antica memoria, perché in questo momento chi ama veramente la Lazio e chi ha a cuore non solo il presente ma soprattutto il futuro della Lazio, non va allo Stadio Olimpico, ma dimostra il suo amore per la Lazio seguendo la squadra in trasferta o supportando l’allenatore e i giocatori come hanno fatto i tifosi laziali sabato pomeriggio, con quel fiume di gente che ha accompagnato il pullman biancoceleste da Formello allo stadio.
“Ci sono altre forme di protesta“, avrebbe detto tra le altre cose Sergio Cragnotti. Bene, non è così caro presidente, perché forse lei è distratto ma in questi 22 anni i tifosi della Lazio le hanno provate veramente tutte e l’unica cosa che ha messo Claudio Lotito in difficoltà, sia economica che mediatica e politica, è proprio questo sciopero, l’immagine di quello Stadio Olimpico deserto quando gioca la Lazio.
Un’immagine che fa a pugni con i settori ospiti stracolmi ogni volta che la Lazio gioca in trasferta, oppure con l’immagine di quella manifestazione che a luglio ha portato 30.000 laziali ad attraversare le vie di Roma per chiedere a gran voce l’uscita di scena di questo personaggio che da sempre fa la guerra ai laziali o con quel fiume di gente che sabato ha accompagnato il pullman fino allo stadio ma che poi non è entrata all’Olimpico.

Lei per primo ci ha insegnato che il proprietario di un’impresa che fa la guerra ai suoi clienti non può che ritrovarsi alla fine con il negozio vuoto, perché non entrare nel negozio è l’unica arma che ha il cliente per manifestare il proprio dissenso: non portare più soldi nelle casse del padrone.
E, caro presidente, le assicuro che nessun laziale ha preso questa decisione a cuor leggero.
Perché rinunciare allo stadio, all’appuntamento settimanale con gli amici e ad avere in tasca quell’abbonamento che è un atto di fede cieco, fatto da sempre a scatola chiusa (basta pensare allo scorso anno, quasi 30.000 abbonati in assenza di campagna acquisti per rafforzare la squadra e rispettare gli impegni presi con l’allenatore), è stata una scelta dolorosa per tutti.
Non è stata una ripicca, un dispetto o l’atto finale di un disegno complottistico, è stato il più grande sacrificio che possa fare un tifoso, quindi un estremo atto d’amore. Il più grande e doloroso che si possa fare.
Per questo, caro presidente, il suo intervento è una pugnalata alle spalle ai tifosi, a quelle persone che l’hanno eletta imperatore e che l’hanno contestata anche duramente quando era potente, ma che quando lei è caduto in disgrazia e tutti i finti amici e i cortigiani (potrei fare l’elenco, con nomi e cognomi…) le hanno voltato le spalle o fatto addirittura finta di non averla mai conosciuta, sono venuti in migliaia davanti a Regina Coeli per incoraggiarla a e sostenerla.
E questa gente non meritava questa sua entrata a gamba tesa, tra l’altro con la premessa “non voglio entrare nella questione tra i tifosi e il presidente Lotito, è una contesa che non mi interessa“ completamente tradita dalle parole successive con le quali non solo lei è entrato nel merito, ma ha usato il suo peso e il suo carisma sulla piazza per boicottare un’iniziativa che è appoggiata da tutti quelli che hanno a cuore le sorti della Lazio: politici, VIP, imprenditori, ex giocatori, figli di ex giocatori, giornalisti e semplici tifosi che dopo 40/50 anni di abbonamento hanno preso una decisione, lo ripeto, dolorosissima, di togliersi la Lazio per cambiare il futuro della Lazio!

“Ho visto una mamma con un neonato in braccio tifare per i biancocelesti. Non penso quel bimbo avesse più di qualche mese, eppure lei è voluta andare all’Olimpico. Ecco, quello è un atto di fede nei confronti della Lazio e sono convinto che tutti possano farlo, nonostante la contestazione nei confronti del club“.
No, mi dispiace, queste immagini da libro Cuore sono solo propaganda, tra l’altro la propaganda di chi o non ha capito nulla di quello che è successo in questi 22 anni, oppure di chi ha deciso di passare sopra a tutto per altri interessi, anche se fatico a immaginare quali.
Anzi, purtroppo li immagino ma voglio scacciare in tutti i modi quel pensiero, perché se fosse vero verrebbe meno sia quella stima che ho sempre avuto per lei che il rispetto per l’uomo che ha cambiato la storia della Lazio e che io da sempre difendo a spada tratta anche dagli attacchi di quei laziali che stanno vicino a questa proprietà (e che vanno allo stadio) che da anni la dipingono come una sorta di malfattore che ha rovinato la Lazio rischiando di farla sparire.
Lei si è schierato, spero inconsciamente, non dalla parte del bene della Lazio, ma esattamente sul fronte opposto, quello di chi da 22 anni usa la Lazio e l’amore dei laziali per questa squadra e questi colori come strumento di potere e di arricchimento (economico) personale.
Questa è la realtà. Purtroppo. E quei cattivi pensieri che avevo cercato di scacciare sabato sera e ieri, oggi hanno preso corpo e si sono materializzati leggendo quell’intervista che, le assicuro, ha indignato la stragrande maggioranza dei tifosi laziali che si sono sentiti traditi da qualcuno che mai avrebbero immaginato li potesse tradire in questo modo.
“I tifosi laziali sono sempre stati molto esigenti, diversi da tutti gli altri e in particolare da quelli romanisti, che spesso fanno sold out anche quando la loro squadra va male. I laziali sono davvero il dodicesimo uomo in campo, quando decidono di fare la differenza sono i più determinanti del nostro campionato. Ma su certe cose vanno diritti per la loro strada”.
Questo è l’unico passaggio dell’intervista sul quale concordo, ma proprio questa frase dovrebbe farla riflettere sul perché si è arrivati a questo punto ma, soprattutto, su quanto sia fuori luogo il suo intervento: perché se i laziali decidono di fare qualcosa la portano avanti fino alla fine.
E le sue parole, caro presidente, hanno ottenuto e otterranno come unico risultato solo il fatto di aver deluso tutti quelli che fino ad oggi l’hanno amata e stimata incondizionatamente, difendendola dai numerosi e facili attacchi di chi (soprattutto sull’altra sponda del Tevere) da anni la definisce un truffatore, un bandito, un finanziere con il pelo sullo stomaco che ha lucrato sulla pelle dei tifosi e dei risparmiatori.
Io so che lei non è così, come la dipinge da sempre chi la odia e la disprezza, perché ho avuto l’onore di conoscerla e frequentarla anche fuori dal contesto calcistico e in modo particolare dopo la sua uscita di scena, quindi so qual è il vero Sergio Cragnotti. E non è quello che ho letto in questa intervista.
Per questo quel “perché” legato a questo suo intervento in una vicenda che non dovrebbe riguardarla, tra l’altro in soccorso di chi da sempre la offende e cerca di delegittimare i suoi successi, continua ad aleggiare senza trovare una risposta. O meglio, chi come me la conosce e la stima cerca di scacciare quella risposta a quel “perché” che sarebbe la fine di tutto: la fine di un mito, di quell’immagine da Imperatore biancoceleste che da sempre è legata al suo nome e alla sua figura.

Io non conto nulla caro presidente, perché sono solo un umile cronista che da sempre indossa (senza mai averla nascosta e Dio solo sa quanto mi sia costato a livello di carriera e non solo…) con orgoglio una sciarpa biancoceleste, ma lo dico chiaramente, anche se con la morte nel cuore: IO MI SENTO TRADITO DA LEI, DA QUELLE SUE PAROLE, DA QUESTO SUO INTERVENTO CHE CONSIDERO NON SOLO SCORRETTO, MA UNA GRAVISSIMA INVASIONE DI CAMPO.
Ma non sono l’unico, le assicuro, caro presidente. Vede, continuo e continuiamo a chiamarla presidente anche se sono passati più di 23 anni e mezzo dalla sua uscita di scena dal mondo Lazio, perché quello sarà per sempre per i tifosi della Lazio: IL PRESIDENTE.
Claudio Lotito non lo chiamiamo mai PRESIDENTE, lo chiamiamo da 22 anni GESTORE, PADRE PADRONE, DITTATORE o con altri termini che leggo e sento in giro ma che preferisco evitare.
Questa è sempre stata la differenza tra lei che rappresenta il passato e chi oggi rappresenta il presente. Ma con questo intervento in soccorso di Claudio Lotito, spacciato per il bene della Lazio, lei è riuscito a rovinare tutto, perché da oggi ogni laziale che ha fatto la scelta d’amore di non andare più all’Olimpico a vedere la Lazio la guarderà con occhi diversi e senza quell’amore incondizionato con cui la guardava fino a pochi giorni fa.
Un amore che lei in questi 23 anni e mezzo dopo la sua uscita di scena ha sempre potuto toccare con mano. Quell’amore e quella stima che nessun laziale (tranne pochissime eccezioni) ha mai provato e proverà mai per Claudio Lotito.
E quei laziali, caro presidente (le farei leggere tutti i messaggi che mi stanno arrivando, anche da parte di gente che l’ha amata alla follia…), oggi si sentono traditi da lei.
Perché non solo non li ha rispettati come tifosi per la scelta (dolorosissima) che hanno fatto, ma non li ha rispettati nemmeno come “clienti” che hanno deciso di non finanziare più l’impresa di Claudio Lotito. Perché come ha detto lui stesso qualche mese fa in una telefonata diventata virale: “La Lazio ha solo un nome e un cognome: Claudio Lotito”.
E visto che da sempre il “cliente” ha sempre ragione, lei doveva rispettare la scelta fatta da noi “clienti”. Perché non è una scelta dettata dai risultati, dalla rabbia per due stagioni senza Europa o per la cessione di qualche giocatore importante come in occasione della rivolta di piazza per la vendita di Beppe Signori, ma il grido di dolore di chi dopo 22 anni ha detto BASTA e chiede un CAMBIAMENTO: radicale, totale.
E il cambiamento può essere solo l’uscita di scena di Claudio Lotito. E questo cambiamento può arrivare solo proseguendo su questa strada intrapresa mesi fa. Perché le altre le abbiamo provate tutte caro dottor Cragnotti, ma non hanno funzionato perché non lo hanno mai messo veramente in difficoltà, mentre questa sì.
E la dimostrazione palese, lampante di questa difficoltà è rappresentata, duole dirlo e scriverlo, anche da questo suo intervento. E quello che fa rabbia e mette tristezza, è che lei abbia voluto schierarsi contro chi l’ha sempre amata e difesa e che oggi, le assicuro, si sente tradito, pugnalato alle spalle da chi mai avrebbe immaginato potesse diventare un “nemico”.
Che brutta cosa. Ma, evidentemente, come temevo mesi fa scrivendo “purtroppo non abbiamo ancora toccato il fondo”, noi tifosi laziali dovevamo vivere anche questo, cercando un “perché” e soprattutto temendo la risposta a quel “perché” legato a questo suo intervento…
Ma una cosa è certa. Come ha detto anche lei, i laziali sono veramente il dodicesimo in campo, ma solo quando vogliono loro. E ora lo vogliono essere non per vincere una partita o un trofeo, ma per vincere questa battaglia contro una proprietà che in 22 anni non li ha mai rispettati e che, nonostante la sua entrata a gamba testa, è arrivata al capolinea!
