I numeri della Borsa smentiscono Lotito e le accuse!
I numeri non mentono mai. Ce lo hanno insegnato fin da bambini che la matematica non è un’opinione, perché tutto può essere opinabile nella vita ma non, ad esempio, che 2+2 faccia 4.
E sono proprio i numeri della Borsa Italiana, pubblicato sul sito ufficiale, a smentire uno dei cardini di questa ennesima inchiesta scatenata dalle denunce a pioggia fatte da Claudio Lotito da giugno 2024 fino a luglio 2026, l’ultima delle quali nei confronti di Bisignani, Masi e Maiolini ha portato a nuove perquisizioni nelle case degli ultimi indagati e l’ennesima tempesta mediatica.
Già, perché sventolando la bandiera dell’aggiotaggio, l’accusa che viene mossa al presidente a all’AD di Banca del Fucino e a Bisignani, è la stessa rivolta al sottoscritto: aver diffuso false notizie per far calare il valore del titolo della Lazio, insomma per creare un danno a Claudio Lotito e costringerlo a vendere (sottocosto) la Lazio.

Tutto questo, secondo il disegno complottistico ventilato da Lotito e disegnato dalla Procura di Roma, per favorire il vero regista di questa operazione, un fantomatico Mister X senza nome e senza volto.
Senza nome e senza volto, perché non è nemmeno un fantasma, ovvero lo spirito di qualcuno morto ma che ancora si manifesta, ma qualcuno che non esiste proprio. Un puparo che esiste solo nella mente di Claudio Lotito che da 21 anni grida al complotto nei suoi confronti e denuncia trame oscure inesistenti.
Inesistenti, come quelle accuse che nel 2006 hanno spedito in carcere delle persone nell’inchiesta aperta in base alle denunce di Claudio Lotito. Persone risultate, dopo 20 anni, innocenti al di là di ogni ragionevole dubbio, scagionate completamente da una sentenza di assoluzione della Corte di Appello del Tribunale di Roma perché IL FATTO NON SUSSISTE.
Ma torniamo all’argomento, a queste fake news diffuse ad arte per danneggiare mediaticamente e indebolire Lotito facendo crollare il valore delle azioni della Lazio.
Bene, non solo i numeri reali della Borsa fotografano una situazione completamente diversa da quella descritta da Lotito e fanno a pezzi, anzi, demoliscono completamente il castello accusatorio messo su dalla Procura di Roma e rilanciato da molti che non si sono presi nemmeno la briga di verificare non solo quale sia stato l’andamento in Borsa del titolo della Lazio, ma cosa sia successo dopo la diffusione di certe notizie.
Non solo da parte del sottoscritto, descritto come una sorta di capo dei cospiratori o di braccio armato della congiura, ma anche delle tante notizie diffuse dalla Lazio negli ultimi 12 mesi che si sono rivelate “non reali” o rilanciate da giornali senza nessun intervento da parte della Lazio perché facevano “comodo” alla società e in primis al suo azionista di maggioranza.

Allora, partiamo da quel mio articolo del 14 luglio 2025 che avrebbe dato il via a questa tempesta. Un articolo in cui mi sono limitato a scrivere che qualcuno aveva bussato alle porte di Formello e che per la prima volta in più di 20 anni Lotito aveva barcollato davanti a una cifra importante.
Bene, il 14 luglio 2025 il titolo della Lazio ha chiuso le contrattazioni a 0,806 euro ad azione. Dopo l’uscita del mio articolo incriminato, il titolo Lazio ha chiuso la seduta del 15 luglio con lo stesso identico valore del giorno precedente: 0,806 e con un numero irrisorio di azioni scambiate.
Questo per un mese, quando poi dal valore del 18.8.2025 di 0,854 euro, il titolo è schizzato (a fronte del nulla, né di articoli né di successi della Lazio e nemmeno di operazioni importanti in entrata da parte della società) fino ad arrivare ad una quotazione massima di 1,13 euro il 5 dicembre 2025.

Quindi, non solo nessun danno, ma un vantaggio chiaro per gli azionisti, in primis per Claudio Lotito che possedendo più di 45 milioni di azioni della Lazio, con quell’incremento del valore del titolo di 0,34 euro ad azione ha avuto un guadagno (virtuale, perché diventa reale solo se vendi) di circa 15,5 milioni di euro.
Ma cosa è successo da agosto a dicembre del 2025? Semplice, in quel periodo Bisignani, Masi e Maiolini non esistevano e il sottoscritto non ha diffuso nessuna notizia, ma altri sì.
Ad esempio, Claudio Lotito ha iniziato a parlare di una Lazio che aveva più di 300 milioni di patrimonio immobiliare, più di 300 milioni di euro di valore della rosa e che quindi la società valeva più di un miliardo di euro, quando le quotazioni reali del valore del club sui siti specializzati davano un valore che andava dai 500 ai 600 milioni di euro.
Quindi, una “falsa comunicazione al mercato“. Poi è iniziata la diffusione di voci su una possibile quotazione al Nasdaq, culminate con la scampanellata a New York prima di Natale e sempre Lotito ha dichiarato alla cena di Natale che secondo gli investitori americani la Lazio aveva un valore tra 1,3 e 1,5 miliardi di euro.

Anche queste dichiarazioni di Lotito, quindi notizie date in pasto al mercato e diffuse con ampio risalto da giornali e siti, non erano supportate da nulla, ma in questo caso mai nessuno ha osato classificarle come “fake news”, perché tutto andava a esclusivo vantaggio di Claudio Lotito.
Stesso discorso per la vicenda dello Stadio Flaminio, con il titolo della Lazio che è schizzato prima quando qualcuno ha dato per certa la concessione del SI’ del Comune di Roma al diritto di superficie, raccontando di un via libera dell’avvocatura del Comune di Roma.
Notizie, badate bene, diffuse con ampio risalto anche (se non soprattutto) da quelle testate che oggi sparano a zero sul sottoscritto, su Bisignani, su Masi e Maiolini che, all’epoca, non erano ancora comparsi sulla scena laziale.
E che fosse una fake news quella del via libera con parere positivo da parte dell’avvocatura del Comune di Roma alla concessione del diritto di superficie alla Lazio per il Flaminio, lo ha messo nero su bianco con una PEC ufficiale inviata a Federsupporter in risposta ad una richiesta di informazioni lo stesso capo dell’avvocatura del Comune di Roma, l’avvocato Nicola Sabato.

E il titolo Lazio volava, anche con l’aiuto (più o meno volontario) di quelle testate che oggi gridano all’aggiotaggio e paventano complotti a base di fake news per danneggiare economicamente Lotito provocando un ribasso del titolo.
Ribasso che, lo ripeto, non solo non c’è stato, ma in realtà è stato un rialzo, più che un raddoppio del valore del titolo rispetto a quel punto di partenza fissato da quell’articolo del 14 luglio del 2025.
Già, perché all’apertura di questa mattina la quotazione del titolo della SS Lazio era di 1,655 euro ad azione, con un incremento di circa 0,85 euro ad azione rispetto al 14 luglio del 2025.
Il che significa, calcolando sempre che Lotito (in base alle ultime comunicazioni ufficiali) tramite Lazio Events possiede 45.408.929 azioni, che il valore del pacchetto azionario in possesso all’azionista di maggioranza assoluta è passato da 36.599.596,774 euro del 14 luglio 2025 ai 75.151.777,495 euro di oggi.
Insomma, in 14 mesi Lotito ha visto raddoppiare il valore delle sue azioni con un incremento di quasi 39 milioni di euro e si grida al complotto e si fa credere alla gente che lui sia stato deliberatamente danneggiato da chi ha messo in atto una campagna basata su fake news, quando il valore del titolo è cresciuto (Nasdaq, vicenda Flaminio, valutazioni irreali del valore della Lazio date in pasto al mercato e via discorrendo) di quasi 39 milioni di euro in base a notizie che non hanno trovato riscontro nella realtà dei fatti diffuse direttamente dall’azionista di maggioranza, oppure da giornali e siti senza alcuna smentita ufficiale del club?

Da più di un anno la Consob riceve esposti da parte di azionisti della Lazio che sulla base di queste notizie diffuse o non smentite dalla Lazio chiedevano un intervento dell’organo di vigilanza e ora si vuol far credere che ci ha (virtualmente) guadagnato decine di milioni di euro sia in realtà una vittima?
Ma i numeri, qualcuno li legge in Procura e nelle redazioni dei giornali o si va solamente dietro a delle ipotesi di complotto prefigurando danni inesistenti e ancora più assurde trame oscure o associazioni a delinquere tra persone che, tra l’altro, nemmeno si conoscono?
Perché io sono stato associato a dicembre 2025 a persone che non ho mai né visto né conosciuto in vita mia, oppure a una persona che non vedevo o sentivo da 20 anni (e della quale non avevo nemmeno il numero di cellulare) oppure ad un signore ottantenne che ho conosciuto a giugno 2025 solo perché l’ho intervistato dopo che aveva esposto lo striscione LOTITO LIBERA LA LAZIO sul balcone del suo appartamento che affaccia su piazza del Parlamento.
Insomma, come accusare un giornalista che intervista un presunto capo mafioso (tutto da dimostrare…) di essere a sua volta non solo mafioso, ma uno dei capi della cupola.
E veniamo a Luigi Bisignani, Mauro Masi e Francesco Maiolini, sbattuti ieri in prima pagina come delinquenti e abbinati come co-complottisti al sottoscritto.
Non ho mai né visto né conosciuto Mauro Masi e Francesco Maiolini. Non ho mai né visto né conosciuto Luigi Bisignani del quale ho avuto il numero di telefono quest’estate dopo gli Stati Generali (ai quali non ho partecipato in nessun modo, come non ho partecipato alla manifestazione di luglio, ed è ampiamente provato e dimostrabile).
Ma a parte questo, la discesa in campo di Bisignani, Masi e Maiolini, ha provocato alterazioni sul valore del titolo e danneggiato Claudio Lotito?
Anche in questo caso, la risposta è NO. Assolutamente NO! E anche in questo caso lo dicono non le teorie, ma i numeri della Borsa.
Luigi Bisignani è sceso in campo il 1 giugno del 2026, con un articolo scritto su “Il Tempo” in cui dipingeva Lotito come una sorta di Nerone responsabile dell’incendio che stava divampando nel mondo Lazio.
Il titolo della Lazio il 1 giugno del 2026 valeva 1,485 euro ad azione e rispetto a dicembre 2025 era ulteriormente salito non in base a fake news diffuse dal sottoscritto e, tantomeno, da Bisignani, Masi e Minzolini.

Bene, da quel giorno il valore del titolo Lazio (tranne che il 23 giugno 2026 con chiusura a ,475 euro ad azione) non è mai sceso sotto il valore fissato dal mercato prima della comparsa sulla scena di Bisignani, Masi e Maiolini, citati in articoli scritti da Bisignani come personaggi influenti che avrebbero potuto aiutare Lotito a coinvolgere fondi o investitori in modo da sostenerlo economicamente per rilanciare una società in evidente crisi di liquidità.
Una crisi di liquidità provocata non dal sottoscritto o dai presunti complottisti, ma dalla gestione-Lotito. E ufficializzata dalla Federcalcio con l’ennesima sessione di mercato non bloccata come nell’estate 2025 (anche quella, provocata dalla gestione-Lotito) ma con paletti fissati dall’obbligo di operare a saldo zero: ovvero di vendere prima di acquistare e comunque di chiudere le operazioni o in attivo oppure al massimo in pareggio.
Insomma, nonostante le difficoltà economiche palesi, nonostante la contestazione, la discesa in campo del trio Bisignani-Masi-Minzolini e la diserzione in massa dei tifosi della Lazio che hanno deciso di non rinnovare l’abbonamento e di non entrare più allo Stadio Olimpico per protesta, il titolo Lazio in Borsa ha continuato ad aumentare di valore fino a registrare il 10 luglio 2026 la chiusura massima a quota 1,76 euro ad azione.
Quindi, non solo nessun danno, ma un ulteriore guadagno soprattutto per Claudio Lotito. Quindi, semmai, un eventuale danno per il presunto regista occulto di questa operazione, perché più si alza il valore del titolo più aumenta il valore della società e di conseguenza l’eventuale costo di acquisto della stessa.
E veniamo al mio articolo del 10 giugno 2026, scritto dopo che il titolo aveva chiuso le contrattazioni in Borsa a quota 1,64 euro ad azione. Il giorno successivo l’aumento è stato risibile (1,68 euro ad azione) e fino al 18 giugno la quotazione è stata stabile, senza nessuno scossone. E numeri alla mano senza alcun danno economico provocato a Lotito.
E per parlare di aggiotaggio, ci deve essere un notevole scostamento del valore del titolo (al rialzo o al ribasso) per dimostrare che quelle notizie possano aver influito sull’andamento del titolo.
Cosa che non si è assolutamente verificata, visto che il 17 giugno del 2026 il titolo ha chiuso a 1,66 euro e io dal 10 giugno in poi non ho più scritto una sola riga riguardo a vicende societarie legate alla possibile vendita della SS Lazio.
Quindi, di cosa stiamo parlando? Dove sarebbe l’aggiotaggio?

Chiudiamo con le “pressioni mediatiche”, anche se di questo argomento, che merita di essere trattato bene, scriverò domani fissando, anche in questo caso, alcuni punti ignorati completamente non solo da chi sta portando avanti l’inchiesta, ma a chi sta sbattendo il mostro in prima pagina in modo forse addirittura più clamoroso di quello che avvenne sia nel 2004 che nel 2006.
E, lo ricordo, la mia vicenda del 2004 si è chiusa dopo 8 anni e mezzo senza nemmeno una sentenza di primo grado (ma se le colpe erano così evidenti, perché non si è arrivati nemmeno a una condanna in primo grado in più di 100 mesi tra indagini e processo?), mentre quella del 2006 si è chiusa a maggio 2026 con l’assoluzione di tutti gli imputati perché IL FATTO NON SUSSISTE.
Perché il problema principale da quando è comparso Lotito sulla scena laziale è proprio questo: scambiare la volontà popolare di cambiamento per complotto.
Scambiare le lettere di qualche mitomane per un complotto, con allegata pressione mediatica. Tutti noi riceviamo ogni giorno sui social o in posta privata insulti o minacce da mitomani, ma la differenza è che quando io sono andato a presentare (per la prima e unica volta in vita mia) alla Polizia Postale una denuncia per “minacce di morte” al sottoscritto e offese (pesantissime) a mia figlia (scambiata da questo folle per mia moglie) non è successo ASSOLUTAMENTE NULLA.

Ho presentato la denuncia il 15 novembre del 2024, fornendo tutte le prove (comprese le foto del personaggio in questione), ma al 16 settembre del 2026 nessuno si è mosso, nessuno ha fatto nulla e quella persona continua tranquillamente ad offendermi sui social.
Se va Lotito in Procura, dicendo “quelli fanno parte di un complotto e sono manovrati da qualcuno che sta dietro le quinte”, senza nessuna prova dell’esistenza non solo del complotto, ma del fatto che queste persone accusate di associazione a delinquere si conoscano tra loro, scattano denunce, indagini, perquisizioni con alcuni stralci della carte dell’inchiesta dati in pasto all’opinione pubblica per far conoscere ai lettori solo le “verità” raccontata da Lotito e dalla Procura.
Verità considerate assolute nel 2006 e che dopo 20 anni sono state fatte a pezzi dalla realtà dei fatti, perché (non lo dico io, ma i giudici della Corte d’Appello), parte di quelle prove spacciate per inattaccabili erano “completamente false”. Oppure, secondo i giudici, addirittura costruite da persone vicine a Lotito.
E in quella sentenza emerge chiaramente che anche la Digos sapeva che parte di quelle prove erano false, ovvero costruite dentro Villa San Sebastiano, come scrivono in modo chiaro i giudici della Corte di Appello Roma.
“Una tale ipotesi sarebbe avvalorata dal fatto che a novembre del 2005 il Lotito aveva presentato un’ulteriore denuncia nella quale aveva lamentato di aver ricevuto una serie di telefonate anonime, alcune minatorie, altre mute e altre ancora offensive, e che alcune di queste telefonate, stando al teste Giannini, responsabile della Digos, erano partite da utenze di casa Lotito”.

Ci sono voluti 20 anni per sapere la verità su quella vicenda e qualcuno, arrestato, sbattuto in prima pagina come un mostro e condannato mediaticamente ancora prima che iniziasse un processo ha avuto la vita rovinata a causa delle denunce di Lotito, in base a quelle stesse teorie del complotto date per reali nel 2006 e che ora, con una sorta di copia/incolla, cambiando i nomi dei complottisti (ma facendo credere che lo scopo sia comunque lo stesso, “far fuori” Lotito per interessi personali) vengono riproposte oggi.
E la cosa grave, è che nessuno abbia imparato nulla da quella vicenda, che tutti (i miei colleghi in testa) abbiano completamente rimosso come sia già crollato una volta quel castello accusatorio basato su un’ipotesi di complotto.
E che si ripeta “vogliono estorcere la Lazio a Lotito”. Voi avete mai visto un’estorsione (tutta da dimostrare, anzi, indimostrabile) in cui la presunta vittima ci guadagni, tra l’altro cifre enormi?
Perché visto che la matematica non è un’opinione e i numeri no mentono mai, è dimostrato dai numeri di Borsa che negli ultimi 14 mesi Lotito non solo non abbia subito alcun danno economico ma che, anzi, abbia visto aumentare (anzi, più che raddoppiare) il valore del suo pacchetto azionario.
Aggiungo, cosa che non sottolinea mai nessuno, che Claudio Lotito per arrivare a possedere il 67% del pacchetto azionario della Lazio ha investito qualcosa come 30 milioni di euro e se vendesse oggi la Lazio realizzerebbe (anche stando ai valori reali pubblicati sui Benchmark che danno una valore della società di circa 550 milioni di euro) una plus valenza di almeno il 1100% per la sua quota. Ovvero, 11 volte l’investimento iniziale.

Altra cosa che non ricorda mai nessuno, anche se è scritta nero su bianco su tre sentenze di un processo chiuso in Cassazione, Claudio Lotito ha potuto blindare la sua posizione di controllo alla guida della Lazio grazie a quelli che i giudici di Milano e quelli della cassazione hanno definito un “complesso disegno criminoso”.
Non lo dice Stefano Greco, non lo dicono Luigi Bisignani, Mauro Masi, Francesco Maiolini o i tifosi brutti, sporchi e cattivi che vogliono estorcere la Lazio a Lotito, è scritto nero su bianco in tre sentenze di un processo in cui Claudio Lotito è stato condannato (con pena derubricata per avvenuta prescrizione dei termini di legge) per “aggiotaggio manipolativo e ostacolo all’attività dell’organo di vigilanza” (la Consob, ndr) in cui i giudici hanno stabilito che Lotito ha mentito per anni a tutti, raccontando una versione dei fatti che è stata smentita sia dalle testimonianze che dai documenti ufficiali.
Ma Claudio Lotito è la vittima, mentre tutti gli altri sono già colpevoli, sbattuti per l’ennesima volta in prima pagina come dei delinquenti, dei bugiardi, dei manipolatori della realtà che avrebbero fatto tutto questo per sobillare il popolo contro il padrone della Lazio.
Mentre, in realtà, da 22 anni a questa parte è il padrone della Lazio il primo nemico di se stesso, quello che dal 2005 dopo aver ottenuto (grazie alla pressione mediatica operata proprio dai tifosi…) la rateizzazione del debito con l’Erario e aver ringraziato pubblicamente i tifosi (ascoltate il suo intervento alla radio degli Irriducibili postato sotto, se non ci credete) per aver salvato la società dal baratro, alle prime contestazioni ha dichiarato guerra a tutto il mondo Lazio.
Paventando e denunciando complotti inesistenti, scambiando la legittima contestazione di un popolo che dopo 22 anni chiede un cambiamento in un attacco personale, parlando di scippo e di estorsione quando nessuno gli può scippare o estorcere nulla.
E se anche alla fine decidesse di vendere per dedicarsi solo alla Reggina, diventerebbe ricco come mai avrebbe immaginato di poter diventare il quel caldo (e maledetto) mese di luglio del 2004, quando qualcuno con decisione politica gli mise in mano le chiavi della Lazio.
Lui è l’unico che in questi 22 anni ci abbia guadagnato tanto, tantissimo. Ma passa come vittima. Mentre quelli che lo hanno arricchito versando annualmente direttamente (acquistando biglietti, abbonamenti e merchandising) e indirettamente (pagando abbonamenti alle paytv che versano circa 70 milioni di euro all’anno nelle casse della Lazio) soldi nelle casse della società, sono i colpevoli, i delinquenti.
“Il Lotito, in altri termini, si trovò nella condizione di subire attacchi e pressioni che appaiono alla Corte connaturali al ruolo da lui ricoperto. Insomma, non può stupire, nel contesto peculiare di una società di calcio professionistica seguita da migliaia di supporters, che una parte della tifoseria organizzata possa attuare forme di protesta finalizzate a indurre un Presidente di società a lasciare l’incarico e a cedere la propria partecipazione azionaria”.
La Corte di Appello ha legittimato così il diritto dei tifosi a contestare e chiedere un cambiamento, in quella sentenza pronunciata a maggio. Ma quel diritto che vale per i giudici, a quanto pare non vale non solo peer Claudio Lotito, ma nemmeno per la Procura di Roma e per la quasi totalità della stampa romana e nazionale che ha già sbattuto i mostri in prima pagina ed emesso la sua sentenza mediatica.
