C’è un complotto nel complotto…
Chi lo frequenta e chi gli è vicino, parla di un Claudio Lotito è furibondo. E a quanto pare lo sono anche i suoi avvocati. Già, perché quei verbali della deposizione finiti su tutti i giornali e soprattutto quell’audio della deposizione fatta il 30 giugno scorso in Procura divulgato da La repubblica in cui si sente il senatore di Forza Italia dire in modo chiaro e nitido “Sono stato catapultato in Molise e io non sapevo neanche dove stesse il Molise, le dico la verità”, non è piaciuto né a Lotito né al suo legale, l’avvocato Gentile, che ha rilasciato una dichiarazione in merito ad ADNKRONOS.
“Ho presentato un esposto in procura e anche al presidente del tribunale. Perché una cosa che indigna, oltre che un problema etico. Una pubblicazione fatta solo per diffamare la figura di Lotito e gettare fango contro di lui. Si è diffuso un atto del processo allo scopo di ridicolizzare la persona offesa da questi gravi reati”.
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Fa ridere l’idea che si possa gettare fango e ridicolizzare qualcuno pubblicando dichiarazioni spontanee fatte dalla persona, quindi non manipolate o che possano essere in qualche modo esser state travisate, visto che si tratta di un audio originale.
Ma da due giorni, sia Claudio Lotito che i suoi avvocati stanno cercando di capire chi abbia fornito a La Repubblica quel materiale usato da Giuseppe Scarpa per scrivere quell’articolo risultato decisamente indigesto, perché quella frase detta sul Molise non è passata inosservata e ha suscitato l’ira sia dei politici che dei cittadini molisani.

E il Molise, si sa, è una delle roccaforti di Forza Italia, tanto è vero che per assicurare a Claudio Lotito un posto sicuro in Senato, Silvio Berlusconi lo aveva candidato nel seggio “blindato” di Campobasso.
E Lotito aveva fatto di tutti per ingraziarsi gli elettori molisani, al punto che era arrivato addirittura a dire “Io voglio risarcire il Campobasso perché la Lazio nel 1987 in uno spareggio a Napoli determinò la retrocessione del Campobasso, oggi quindi la Lazio deve ridare qualche cosa al Campobasso e io sono a disposizione per farlo”.

Era il 29 agosto del 2022, poco più di un mese prima del voto quando, in piena campagna elettorale, in un incontro a Campobasso rispondendo alle domande di tifosi e giornalisti a proposito delle voci di un suo possibile intervento per riportare il Campobasso Calcio “nel calcio che conta”, subito dopo la mancata iscrizione da parte della Federcalcio della squadra molisana al campionato di serie C, Claudio Lotito fece una delle tante promesse non mantenute nel corso del suo mandato.
Impegno pubblico rilanciato immediatamente dall’ANSA e finito su tutti i quotidiani nazionali, sportivi e non…

Chiaramente, la disponibilità di Claudio Lotito a fare qualcosa per risollevare le sorti del Campobasso è durata il tempo di essere eletto, perché finita la campagna elettorale e conquistato quel seggio in Senato come ogni politico anche Claudio Lotito ha “dimenticato” gli impegni presi e le promesse solenni fatte agli elettori.
Ma quella frase è rimasta impressa a tutti, sia ai molisani che hanno visto Lotito dileguarsi alla velocità della luce (e che oggi non lo vogliono vedere nemmeno in cartolina, tanto è vero che la sua ricandidatura in quel collegio non è mai stata presa in considerazione e questo già la dice lunga…) e ai laziali che hanno trovato quella frase decisamente fuori luogo e hanno considerato quell’uscita uno dei tanti schiaffi dati da Lotito alla storia della Lazio.
Quella storia di cui si è impossessato nel 2004 insieme alle quote della società.

Ma torniamo all’argomento principale, ovvero chi, come e perché ha passato a Giuseppe Scarpa di La Repubblica sia il verbale della deposizione spontanea rilasciata da Lotito che il file audio che ha suscitato così tanto scalpore.
Fonti vicine al senatore parlano di un Lotito sempre più convinto che anche questo faccia parte del complotto ai suoi danni. Insomma, che ci sia una sorta di complotto nel complotto.
Con Lotito sempre nel ruolo della vittima, chiaramente…

Già, perché fino a quando La Repubblica con i suoi articoli ha portato acqua al mulino di Claudio Lotito, crocifiggendo pubblicamente e quotidianamente tutte le persone denunciate dal senatore di Forza Italia e finite nel calderone di questa mega inchiesta (ripeto, basata veramente sul nulla se non sulle teorie complottiste di Lotito), andava tutto bene e né Lotito né i suoi legali hanno avuto nulla da dire.
Anzi, hanno sempre cavalcato l’onda a loro favorevole. Ma ora che dalla Procura sono usciti atti che danneggiano l’immagine di Lotito, apriti cielo e bisogna assolutamente scoprire chi sia la “talpa”, chi abbia passato a La Repubblica e a Giuseppe Scarpa quel materiale.

Perché Claudio Lotito pretende di essere sempre e comunque martello e non accetta nemmeno lontanamente l’idea di poter essere incudine e che possa uscire dalle segrete stanze della Procura un qualcosa che possa danneggiarlo.
Perché al di la delle bislacche teorie su cosa ci sarebbe alla base dello sciopero dei tifosi che ha portato allo svuotamento dello Stadio Olimpico e le accuse (che potrebbero anche portare a una denuncia per diffamazione) lanciate ai tifosi su presunte manovre messe in atto per trarre profitti illeciti da questa contestazione e per quello che succederebbe secondo Lotito dentro i pub (riproponendo vecchi teoremi del passato mai provati su spaccio di droga e prostituzione all’interno dei bagni dello stadio gestiti dai capi tifosi della Nord) è quell’audio sul Molise ad aver creato a Lotito un problema d’immagine e politico.

Perché quei pochi secondi di audio, oltre a dipingere alla perfezione la personalità del personaggio che lui cerca di tenere nascosta agli occhi dei più, da un certo punto di vista toglie credibilità al senatore, al personaggio politico che non solo in sede di campagna elettorale fa promesse e prende impegni che poi non mantiene (lo fanno tutti i politici di qualsiasi colore, da sempre…), ma fa capire esattamente che considerazione avesse Lotito del Molise e dei molisani.
Già, perché come la Lazio dal 2004 a oggi, anche il Molise e i molisani sono stati per Claudio Lotito solo un mezzo, uno strumento per ottenere quello che voleva, per realizzare il sogno cullato per una vita: entrare in parlamento, diventare onorevole.
Ma una realizzato il sogno, così come i laziali che lo avevano aiutato nella sua scalata alla Lazio e a ottenere dall’Agenzia delle Entrate quella dilazione del debito che gli ha consentito di restare alla guida della società, anche i molisani una volta ottenuto il posto in Senato sono caduti nel dimenticatoio e in un certo senso scaricati.
E se questa cosa diventa chiara, lampante, per un politico è un problema. E lo è anche per il partito che rappresenta, perché in un periodo in cui gli elettori hanno già poca voglia di andare a votare, sentirsi dire in faccia certe cose di sicuro non li invoglia ad andare a votare nel 2027 e a mettere nella scheda la croce sul simbolo di Forza Italia.
Non sulla faccia di Lotito, perché come ho scritto prima mai e poi mai sarà ricandidato in Molise, ma scenderà probabilmente a Reggio Calabria, dove ancora non lo conoscono bene e sono affascinati dalle promesse fatte sia dal Lotito senatore che dal Lotito padre-padrone della Reggina.
Ma questo audio, questo complotto nel complotto, rischia di essere un danno e di complicare le cose…
