Quando Cragnotti diceva altro su Lotito e i tifosi!
Gran parte del mondo Lazio è rimasta spiazzata e stupita dalle parole di Sergio Cragnotti delle ultime settimane, legate alla vicenda dello sciopero dei tifosi che ha portato l’assoluta maggioranza dei laziali a disertare le partite giocate in casa e di sostenere la Lazio solo fuori dall’Olimpico e in trasferta.
Parole che in molti hanno letto quasi come una sorta di assist a Claudio Lotito, oppure come la decisione presa dal più grande presidente della storia della Lazio di schierarsi dalla parte del suo successore (che per giunta in questi 22 anni lo ha sempre attaccato e accusato di aver quasi fatto fallire la società) e non della gente laziale nel braccio di ferro tra la proprietà e i tifosi.

Io non lo perché Sergio Cragnotti abbia deciso di dire quello che ha detto, mi sono chiesto perché lo abbia fatto e l’ho chiesto anche a persone che gli sono vicine da sempre, ma tutti mi hanno risposto allargando le braccia oppure con un “non so”, “non capisco”.
Non capisco nemmeno io, sono sincero, perché dal 2005 a oggi tutte le volte che abbiamo parlato di Lazio, della gestione-Lotito e del rapporto da sempre conflittuale tra il proprietario della Lazio e la gente laziale Sergio Cragnotti non ha mai affondato il colpo o risposto piccato e polemico agli attacchi ricevuti da Lotito, ma ha sempre rimesso le cose sui giusti binari (soprattutto sulla vicenda del debito di 550 milioni che Lotito dice di aver ereditato, mai esistito) e dovendo scegliere tra Lotito e i tifosi si è sempre schierato dalla parte della gente laziale.
Basta sentire gli audio delle interviste, basta leggere quello che ha sempre detto e che fa un po’ a pugni con le ultime dichiarazioni.

Per carità di Dio, chiunque ha il diritto di cambiare idea oppure di cambiare schieramento, ma di solito succede davanti a fatti rilevanti che possano portare a modificare il proprio pensiero o la propria opinione su una situazione o un personaggio.
E visto quello che è successo soprattutto nell’ultimo anno in casa Lazio, sinceramente non riesco a capire che cosa possa aver fatto cambiare radicalmente idea a Sergio Cragnotti, visto che la situazione economica della Lazio è sempre più disastrosa (e disastrata), visti i comportamenti di Lotito verso i tifosi e, soprattutto, viste le parole di fuoco del padrone della Lazio verso la piazza che contesta il suo operato e che hanno provocato la spaccatura tra la proprietà e la stragrande maggioranza della piazza laziale.
E, soprattutto, per l’ostinazione dimostrata da Claudio Lotito nel voler restare in Paradiso a dispetto dei santi e nel non voler accettare né aiuti per far crescere la Lazio né offerte per cedere la Lazio a qualcuno (e ce ne sono stati e ce ne sono) con un potenziale economico infinitamente superiore al suo.
E proprio da questo ho deciso di partire, pubblicando quello che mi ha detto Sergio Cragnotti nell’intervista che gli ho fatto nella primavera del 2015, poco prima del quindicesimo anniversario della conquista del secondo scudetto, del punto più alto toccato dalla gestione Cragnotti.
Intervista pubblicata nel libro che ho scritto sulla straordinaria stagione della squadra di Sven Gora Eriksson, sullo scudetto più incredibile della storia del calcio italiano.

– Presidente, quindici anni fa la Lazio festeggiava il suo secondo scudetto. Quindici anni dopo di quella squadra e di quel progetto non è rimasto nulla, o quasi, se non il blasone un po’ impolverato di una società con 115 anni di storia. Un delitto per una piazza dal potenziale enorme. E in molti si chiedono cosa ci possa essere dietro l’angolo, se nel futuro del la Lazio si possa scorgere un raggio di sole.
“Dipende solo ed esclusivamente da Lotito e da quello che vuole fare. Se vuole dare a questa squadra e a questa società un lustro calcistico o se la vuole condannare all’anonimato, ad essere una delle tante società che partecipano ai campionati senza nessun tipo di ambizione.
Senza dubbio, per ottenere i grandi risultati servono grandi investimenti, quindi credo che il presidente debba fare uno sforzo, oppure chiedere aiuto all’azionariato per sostenere un grande progetto che possa portare la Lazio ad essere nuovamente una grande realtà nel mondo del calcio o cercare soci all’esterno”.
– Ma Sergio Cragnotti ce lo vede Claudio Lotito che per il bene della Lazio si fa da da parte, che fa un aumento di capitale da 200 milioni di euro o che si mette in casa un altro azionista per consentire alla società di avere i capitali necessari per fare il salto di qualità?
“Si può anche cambiare nella vita, non è che ci si ferma sulle proprie posizioni. Evidentemente per raggiungere dei fini occorre una grande idea e una grande partecipazione. Oggi senz’altro costruire uno stadio significa avere una forza finanziaria notevole e per portare grandi risultati calcistici bisogna fare grandi investimenti e quindi è fondamentale fondare un progetto su una base finanziaria forte. Anzi, è vitale”.

Ecco, Lotito non ha fatto assolutamente nulla di quello che Sergio Cragnotti gli ha consigliato più volte (e per anni…) di fare per provare a riportare la Lazio nella ristretta Élite di società che possono puntare a competere per vincere lo scudetto.
Ed è stata proprio questa senza di ambizioni, questa incapacità o mancanza di volontà a crescere, questa ritrosia da parte di Lotito di mettere soldi suoi nelle casse della Lazio per dimostrare a tutti che lui è disposto a investire per riportare in alto la Lazio che ha portato i tifosi ad entrare in contrasto con chi gestisce la società.
E su questo argomento, pur riconoscendo sempre il buon lavoro fatto da Lotito (soprattutto nei primi anni della sua gestione) Sergio Cragnotti si è sempre schierato senza se e senza ma dalla parte dei tifosi, di quella gente laziale che lo ha anche ferocemente contestato ma che lo ha incoronato Imperatore.

“Io credo che Lotito abbia fatto quello che lui poteva fare e che si prevedeva potesse fare visti i suoi mezzi economici. Ha tirato fuori da una crisi profonda la società e gli ha dato una stabilità. Lotito nella sua gestione in complesso non ha fatto male, soprattutto all’inizio. Ha fatto alcune cose molto bene, altre meno, ma nel complesso la gestione non è stata certo disastrosa, anche se abbiamo una visione completamente diversa sul modo di organizzare una società.
L’unica cosa veramente disastrosa è stata l’assoluta incapacità, o il suo disinteresse, di comunicare agli altri il suo pensiero, le sue idee. Non si è reso conto che una società calcistica è una società che deve per prima cosa fare comunicazione. Non è solo una società di attività sporti va ed economica, ma è un mezzo per entrare nelle famiglie, per far presa sui giovani e su chi ama il calcio, per conquistare il cuore delle tante persone che sono affezionate alla società.
Perché alla fine è un po’ il tifoso ad aver creato questa idea del campione che ama la maglia, il concetto della bandiera. Non è la società che ha inventato l’amore per i colori di una squadra, ma è il tifoso. E nessuno ha perdonato a Lotito il fatto di aver in qualche modo strappato simbolicamente la bandiera non rispettando la tifoseria, le sue idee, la sua passione, i suoi sogni.
Il tifoso in questo va rispettato. E detto da me che sono passato alla storia per aver definito i tifosi dei «clienti» sembra quasi il colmo, ma è così. Lui è come se si fosse chiuso dentro Formello tenendo fuori la gente, impedendo ai tifosi di partecipare alla vita della società.
Invece la gente vuole partecipare, vuole sognare, non vuole sentir parlare solo di numeri e di bilanci. Bisogna trovare il giusto equilibrio, il modo di entrare in contatto e in sintonia con la gente, accontentare e ascoltare tutti, senza perdere mai di vista il bilancio.
Perché poi è chiaro che le scelte le debba fare il presidente e che il progetto sia inevitabilmente legato a quello che si possiede, ai mezzi che si hanno e che si vogliono immettere in questa attività. Però io ritengo che quello che sia mancato al tifoso è il rispetto per le sue emozioni e per i suoi sentimenti. A parte quelle che possano essere le varie strumentalizzazioni che nel mondo del calcio esistono e sono all’ordine del giorno.
Ma è importante farsi rispettare e, allo stesso tempo, rispettare i sentimenti della gente senza calpestare le emozioni, che sono il vero cordone ombelicale che tiene in piedi una squadra di calcio, anche in mancanza di risultati.
Qui, invece, non si vuole comunicare che cosa si vuole fare, per cui la società perde di credibilità. Verso la gente, ma anche verso la squadra: per questo alcuni giocatori sono scappati o vogliono scappare, mentre altri vedendo la situazione dall’esterno, faticano ad accettare l’idea di venire a giocare nella Lazio ed altri ancora si sentono solo di passaggio.
E questo, oltre a danneggiare l’immagine della società, provoca delle tensioni, perché in questa città il calcio è sempre stato una grande valvola di sfogo, con inevitabili risvolti legati anche all’ordine pubblico. Vale per la Lazio, come vale per la Roma e tante altre squadre italiane, sia chiaro”.

A leggere queste parole e quelle pronunciate da Sergio Cragnotti qualche settimana fa dopo la prima apparizione all’Olimpico e poi nell’intervista concessa a “La Gazzetta dello Sport”, sembra che siano state dette da due persone diverse, non dalla persona che per più di 20 anni non ha mai attaccato Lotito ma che gli ha sempre fatto notare quali fossero le pecche della sua gestione.
Sia nel modo di dirigere la società, senza alcun tipo di ambizione a crescere e migliorare, sia nel comunicare e nel rapporto, sempre conflittuale, con la piazza.
Una piazza che protesta proprio perché Lotito non ha fatto nulla di quello che per anni gli ha suggerito Cragnotti. Una piazza che accusa Lotito di aver, con il suo comportamento, spezzato quel cordone ombelicale che da sempre lega i tifosi alla società e di conseguenza alla squadra.
E allora, perché se i tifosi oggi protestano perché Lotito non ha fatto nulla di quello che Sergio Cragnotti gli ha sempre consigliato di fare, il presidente dello scudetto, all’improvviso, ha cambiato idea su di lui e nel braccio di ferro tra il padrone della Lazio e la gente laziale si è schierato, di fatto, dalla parte di Lotito, senza nemmeno rimarcare tutti gli errori che ha commesso, le promesse tradite e il non aver mai cercato o creato un rapporto con la gente?
Una domanda a cui può rispondere solo Sergio Cragnotti. Una domanda che, però, per l’ennesima volta non gli ha fatto nessuno di quelli che lo hanno intervistato.
Forse perché a qualcuno conviene di più questa nuova versione di Cragnotti rispetto a quella che dal 2004 fino a poche settimane fa ha sempre portato il presidente della Lazio più forte di tutti i tempi a dire e pensare di Claudio Lotito e della sua gestione le stesse cose che oggi dicono e pensano i tifosi?
E anche questa, è una domanda destinata a restare sospesa per aria e senza risposta, perché chi potrebbe rispondere non lo farà mai.
Di sicuro, resta solo la profonda amarezza e delusione provata in questi giorni dai tifosi per le parole di Sergio Cragnotti, per un cambio di rotta o di pensiero che nessuno è riuscito a comprendere.
Ma sono cose da Lazio, purtroppo. Cose che succedono solo in questo folle mondo Lazio.
