Dignità, orgoglio e coerenza non sono in vendita…
“Dopo il flop del pack precedente il sig. Lotito, novello Nanni Loy, ci riprova con 3 partite a prezzi stracciati ed in più ci inserisce il derby per attrarre gli allocchi di turno. Ma anche questa volta i gruppi del tifo organizzato risponderanno con un netto ‘stai bene così’!
Queste sono le mosse di chi, pur di fare cassa, decide di svendere mettendo in atto un gesto disperato tipico di chi non sa più cosa inventarsi pur di racimolare qualche spicciolo.
La nostra linea resta sempre la stessa e, come abbiamo sempre fatto, decideremo noi quando entrare, a quali partite presenziare e, oltre ai derby, se vogliamo regalarci una domenica di lazialità a casa nostra, perché siamo uomini liberi e come tali ci comportiamo, senza obbligare nessuno a seguirci, decidendo come gestire il nostro denaro ed il nostro amore, se vogliamo entriamo altrimenti restiamo fuori.
Non ci facciamo comprare con queste offerte da discount perché l’amore per la nostra Lazio non è un prodotto da scaffale…noi preferiamo il bancone del pub!”.

Claudio Lotito, da sempre, ragiona solo in termini economici e parla quasi solo ed esclusivamente di soldi. Perché ha la fissa dei soldi, perché è convinto che con un conto in banca a sei, sette o otto zeri si possa comprare qualsiasi cosa nella vita e che, tranne la Lazio, tutto sia in vendita.
Ma, purtroppo per lui, non è così. Perché certe cose non sono in vendita. Almeno non in questo mondo Lazio che sarà pure disastrato da 22 anni di gestione dittatoriale e diviso su tante cose, ma che è granitico, monolitico, quando in ballo ci sono la storia della Lazio, il senso di appartenenza e, soprattutto, la DIGNITÀ e l’ORGOGLIO.
Perché Claudio Lotito da sempre si riempie la bocca parlando di valori morali, ma sono quasi sempre parole al vento, chiacchiere per stordire l’interlocutore o per provare a fare bella figura agli occhi di chi non lo conosce.
Purtroppo per lui, però, i laziali oramai Claudio Lotito lo conoscono bene quindi sanno benissimo che predica bene ma razzola male, malissimo. Soprattutto quando in mezzo ci sono i tifosi della Lazio, quelli a cui ha iniziato a fare la guerra nel 2005 quando hanno iniziato a chiedergli conto delle promesse fatte e non mantenute, quelli che attacca, offende e denuncia da quattro lustri e che considera da sempre dei NEMICI da sconfiggere,

Almeno Sergio Cragnotti li aveva definiti solo dei “clienti” i tifosi della Lazio. Un termine che poteva risultare indigesto a chi ha sempre fatto della Lazio una ragione di vita, una fede, quasi una religione.
Ma che se ci pensate bene anche se suonava male all’epoca era veritiero nella visione futuristica del rapporto tra società e tifosi nel calcio moderno, perché questo oramai sono i tifosi non solo per i presidenti, ma per l’intero sistema calcio: dei CLIENTI.
Dei clienti da spremere fino all’osso ma anche da coccolare, perché se il cliente non lo coccoli e non lo accontenti almeno ogni tanto, alla fine ti volta le spalle. E se lo fa sono dolori, dolori veri, perché senza clienti il calcio è finito.

Sergio Cragnotti, che è sempre stato per visione 20/25 anni avanti a tutti, questo lo ha capito fin dall’inizio e il “cliente” laziale a volte lo ha fatto arrabbiare ma lo ha fatto anche godere come mai era successo prima del suo arrivo e come non è più successo da quando è uscito di scena a gennaio del 2003.
Gli “altri” nel mondo del calcio questo lo hanno capito in parte e a volte fanno delle “concessioni” per tenerselo buono il cliente. Claudio Lotito, invece, no. Per lui il tifosi è solo una mucca da mungere, obbligata a produrre latte sempre e comunque, senza diritto di opporsi o di “scioperare”.
Ed era convinto di poter continuare a fare così all’infinito, perché contava sul senso di appartenenza e sull’amore per la maglia pensando: “Tanto, qualsiasi cosa faccia o dica, magari s’incazzano, criticano, ma poi tanto allo stadio ci vengono, le maglie le comprano e mi riempiono comunque le casse”.
Così, quando un anno e mezzo fa i tifosi protestavano per il caro-biglietti, lui rispondeva che non poteva abbassare i prezzi, perché c’erano delle regole che lo obbligavano a mettere i biglietti popolari quasi 50 euro l’uno nelle partite di cartello e che quella era la situazione, prendere o lasciare.
E quando i tifosi hanno detto in massa LASCIO, stanchi di essere attaccati, insultati, denunciati e presi in giro da chi ha dimostrato di non avere alcun rispetto né per la storia della Lazio né per i suoi “clienti”, è rimasto spiazzato.

All’inizio Lotito ha pensato che sarebbe stato il solito fuoco di paglia, che la protesta non sarebbe durata, che i tifosi non sarebbero riusciti a stare senza stadio, senza la loro dose settimanale di Lazio.
Quando invece ha preso atto della realtà, quando ha capito che nessuno o quasi sarebbe tornato indietro e che le casse societarie sarebbero rimaste vuote per tutta la stagione, allora ha riunito i geni della comunicazione e del marketing che lo circondano e rinnegando completamente quello che ha detto per anni ha iniziato a fare sconti, saldi, offerte 3×2, addirittura pacchetti da vendita all’asta al mercante in fiera durante le feste di Natale, come l’ultima iniziativa partorita.
Lui e i grandi “esperti” che lo circondano hanno pensato: “Non siamo riusciti a convincerli nonostante il primo posto con l’offerta per le partite con Monza e Parma, non siamo riusciti a convincerli per Lazio-Cagliari nonostante il primo posto in classifica, proviamo allora a fare un pacchetto mettendo dentro il derby, perché tanto in quell’occasione hanno detto che vengono, così magari qualche migliaio riusciamo a portarli anche nelle altre partite per far sembrare l’Olimpico meno vuoto e dare l’impressione che i tifosi ci stiano ripensando, che il fronte della protesta si stia sfaldando e cedendo”.
Sbagliato. Perché ragionare così significa non aver capito nulla né della protesta né di come sia fatto il tifoso della Lazio e, soprattutto, che certe cose nella vita non sono in vendita. Parlo della coerenza, della dignità e dell’orgoglio.

In tanti sono rimasti a bocca aperte martedì, ma chi vive la Lazio da una vita non si è stupito per quei 12.000 laziali presenti al Mapei che hanno fatto da cornice alla vittoria tennistica della squadra di Gattuso contro il Sassuolo.
Non si sono stupiti perché conoscendo il laziale, quello vero che c’è da sempre e che c’è sempre stato, sa benissimo che più Lotito attacca e insiste nel portare avanti questa “guerra” (sempre in senso figurato, tocca ripeterlo ogni volta) e questo braccio di ferro, più il fronte si compatta e aumenta di numero.
Così si spiega quello che è successo a Reggio Emilia, lo spettacolo andato in scena in occasione di Sassuolo-Lazio arrivato non a caso dopo gli audio e i verbali dell’ultima visita fatta da Lotito in Procura ascoltati e letti da tutti.
Protesta di pochi? Tifosi mossi solo da interessi? Ecco, allora te lo dimostriamo con i fatti che siamo migliaia e migliaia, ma anche che siamo pronti a spendere 200/300 euro a testa per andare a Reggio Emilia ma non spendiamo poche decine di euro per aderire alle tue promozioni fatte solo ed esclusivamente per racimolare due spicci da mettere in cassa e, soprattutto, per riempire quelle tribune vuote.
Perché la realtà è che quel deserto all’Olimpico che fa da contraltare ai pienoni in trasferta sta facendo rumore e male. Molto male.
Perché è uno schiaffo in faccia dato a mano aperta da tutti i tifosi a chi gestisce questa società, un grido “VATTENE” che riecheggia sempre più forte e una promessa non da marinaio come le tante fatte da Lotito in questi 22 anni, ma reale: “Torniamo solo quando tu te ne andrai. Ed entriamo all’Olimpico solo quando decidiamo noi. E non ci puoi comprare in nessun modo. Perché noi non siamo in vendita e perché se vuoi fare a braccio di ferro mettiti in testa che noi siamo più forti di te”.
Perché questo è il succo di quello che è successo in questi giorni, della risposta data ieri dai gruppi organizzati dei tifosi della Lazio al pacchetto fatto dalla società con in mezzo il derby e che comprende anche le sfide con Lecce e Atalanta, le ultime tre partite casalinghe di questo 2026 che ha sancito la rottura definitiva tra il mondo Lazio e questa gestione.

Sì, perché la protesta non la portano avanti in 2/300 come sostiene Lotito nelle sue teorie complottistiche, ma la portano avanti decine e decine di migliaia di laziali che oggi stanno disertando le partite all’Olimpico della Lazio e che nel 2027 potrebbero disertare le urne sia alle elezioni comunali che alle politiche, dimostrando anche in questo caso la coerenza di chi passa dalle parole ai fatti, di chi non va avanti a forza di slogan o frasi fatte.
Perché i tifosi della Lazio hanno sbagliato tante cose e non sono perfetti, ma a livello di dignità e di coerenza stanno dando a Lotito e a tutto il mondo del calcio, italiano e internazionale, una lezione di coerenza e di dignità che non ha eguali nella storia.
Perché anche se Claudio Lotito, come molti altri presidenti e come tanta gente del calcio, è sempre stato convinto che con i soldi si possa comprare tutto e che i soldi siano il vero e unico motore che porta avanti questo carrozzone, la realtà, quella che gli stanno sbattendo in faccia decine e decine di migliaia di laziali, è che con i soldi non si può comprare tutto.
Perché il senso di appartenenza, l’amore per la Lazio e la sua storia (tutta la storia, quindi anche i momenti brutti e gli anni travagliati) e soprattutto l’ORGOGLIO e la DIGNITÀ, non sono in vendita.
Magari altrove sì, ma non in casa Lazio. Non con i laziali di oggi, stremati da 22 anni di solide realtà ma arrabbiati e disposti ad arrivare fino in fondo, costi quel che costi, per vincere questa guerra (figurata) e questo braccio di ferro.
Per questo il pacco, doppio pacco e contropaccotto partorito per tentare di riportare i tifosi all’Olimpico è destinato a diventare solo l’ennesimo flop di questa gestione arrivata al capolinea.
FORZA LAZIO!
