A Manchester vogliono imitare i tifosi della Lazio!
“Svuotare lo stadio non serve a niente”, “non abbiamo ottenuto nulla non andando allo stadio se non lasciare la squadra sola” e, soprattutto, “nessuno parla della nostra protesta”.
Da settimane queste sono le frasi che sento e leggo in giro, pronunciate in radio o scritte sui social da chi arrampicandosi sugli specchi cerca di difendere l’indifendibile o tenta di boicottare in qualche modo una protesta che, invece, non solo sta facendo rumore, ma che sta facendo il giro del mondo. E non solo nel mondo Ultras.
Tutti i maggiori quotidiani del mondo e anche i network USA hanno acceso in questi mesi i riflettori su quello che sta succedendo nel mondo Lazio e sulla protesta dei tifosi biancocelesti, perché è u qualcosa che non si era mai visto nel mondo, perché quello che stanno facendo i laziali potrebbe essere la classica rondella che inceppa l’ingranaggio della macchina calcio, un piccolo elemento, apparentemente insignificante, capace di bloccare un intero sistema che muove migliaia di miliardi di euro.

Perché i tifosi sono l’elemento essenziale di questo business, visto che sono quelli che riempiono gli stadi e le casse delle società comprando biglietti e abbonamenti, quelli che acquistano magliette e gadget della società del cuore, quelli che pagano a peso d’oro gli abbonamenti alle piattaforme televisive che trasmettono le partite.
Insomma, i tifosi sono l’elemento fondamentale di questo ingranaggio ma non contano nulla, perché non sono rappresentati all’interno del board societario che prende le decisioni, perché vengono considerati né più né meno che delle vacche da mungere.
Fino ad ora è stato così, ma da quando i tifosi della Lazio hanno deciso per protesta di svuotare sistematicamente e fino a quando Claudio Lotito non venderà la società lo Stadio Olimpico, è cambiato qualcosa.

La “rondella laziale” a Roma ha inceppato l’ingranaggio, perché senza i soldi degli incassi, con i negozi in cui non entra più nessuno con milioni di euro di materiale rimasto invenduto e con migliaia di disdette di abbonamento inviate a DAZN e SKY, i tifosi della Lazio hanno creato non solo un danno d’immagine a Lotito, ma hanno tolto risorse economiche alla società e creato un danno all’intero sistema calcio in Italia, perché altri stadi nelle serie minori (Bari in testa) hanno iniziato a svuotarsi.
Ma la protesta dei tifosi della Lazio, tanto dura quanto civile, con lo Stadio Olimpico deserto e i settori ospiti da sold out quando la Lazio gioca in trasferta, come scrivevo prima, ha da tempo superato i confini nazionali.
Il 21 aprile scorso, infatti, sull’onda di quello che succede a Roma in casa Lazio, i tifosi del Monterrey (anche loro in lotta con la proprietà), prendendo spunto ed esempio da quello che stanno facendo i tifosi laziali hanno disertato l’ultima partita di campionato della loro squadra con il motto: “Se loro hanno potuto farlo, possiamo farlo anche noi”.
“La ausencia también es un mesaje”. Anche l’assenza è un messaggio, hanno scritto i tifosi del Monterrey. Ed è la stessa cosa che ripetono da mesi i tifosi della Lazio.

Sì, l’assenza è un messaggio, forse il messaggio più potente che può mandare una tifoseria al proprietario della società oppure ad un gruppo o a un fondo di investimento che controlla un club.
E lo hanno capito anche i tifosi del Manchester United, quelli che per protesta contro la proprietà avevano addirittura creato un nuovo United che giocava tra i dilettanti con i colori gialloverdi originali.
Ecco, fallita quell’iniziativa, ora i tifosi del Manchester United stanno guardando a quello che succede a Roma e a quello che stanno facendo i tifosi della Lazio.
Ieri, sulla pagina social Old School United, è stato pubblicato un post con la foto dello Stadio olimpico deserto in occasione di Lazio-Genoa con scritto a caratteri cubitali: “Ecco cosa dovrebbero fare i tifosi dello United, invece di lamentarsi online”.
E subito sotto: “A meno che non facciamo esattamente quello che hanno fatto i tifosi della Lazio, non cambierà assolutamente nulla sotto la gestione dei Glazer”.
Questo è il testo integrale del messaggio inviato ai tifosi del Manchester United e postato sulla pagina social Old School United, tradotto in italiano.

Allora, ho appena visto le immagini che arrivano da Roma dopo la partita della Lazio, ed è un vero e proprio campanello d’allarme per la nostra tifoseria.
I loro tifosi hanno praticamente svuotato lo Stadio Olimpico in occasione della gara contro il Genoa: oltre il 90% degli abbonati si è rifiutato di rinnovare. Lo stadio sembrava una città fantasma.
Se i tifosi dello United non faranno qualcosa di simile, non cambierà assolutamente nulla riguardo alla nostra proprietà.
Siamo noi stessi una parte enorme del problema.
Non potete continuare a lamentarvi all’inizio di ogni stagione per poi, subito dopo, continuare a comprare le nuove maglie, pagare cifre esorbitanti per gli abbonamenti e riempire Old Trafford fino all’inverosimile, settimana dopo settimana.
È un comportamento del tutto ipocrita.

Ai Glazer non importa nulla dei vostri hashtag sui social o delle sciarpe verde-oro, finché continuano a incassare profitti enormi. Se volete davvero cambiare le cose, dobbiamo boicottare tutto finché non saranno costretti a vendere il club a una proprietà ambiziosa, a qualcuno a cui importi davvero del calcio.
Guardiamo i numeri reali, perché fanno venire il voltastomaco: lo United ha perso oltre un miliardo di sterline da quando quei parassiti hanno preso il controllo, esclusivamente per pagare gli interessi sul debito e per garantirsi dividendi faraonici.
Provate a rifletterci bene. Immaginate se quel denaro fosse stato reinvestito nel club: nella squadra, nel vivaio e nella ristrutturazione dello stadio. Non ci troveremmo mai e poi mai in questa situazione pietosa.
Il club più grande del mondo viene usato dai Glazer come una mucca da mungere per i propri interessi personali, ed è una cosa assolutamente inaccettabile.
Svuotate lo stadio, smettete di comprare il merchandising e colpiteli dove fa più male: è l’unico linguaggio che capiscono”.

Togliete Glazer e mettete Lotito e il risultato non cambia, perché il principio è lo stesso: tenere stretto un club per continuare ad arricchirsi e avere visibilità (e nel caso di Lotito, potere…), fregandosene altamente sia della storia del club che di quello che chiedono o sognano i tifosi.
Lo hanno capito i tifosi della Lazio, lo hanno capito i tifosi del Monterrey e del Manchester United, lo hanno capito anche i tifosi del Valencia che dopo Lazio-Genoa hanno invaso i profili delle pagine del tifo laziale (in particolare quella di Brigata Lazio) plaudendo alla protesta fatta dai tifosi biancocelesti e invitando i tifosi del Valencia che da anni sono in guerra con la proprietà a seguire la stessa strada intrapresa dai laziali.
Quella intrapresa dai tifosi della Lazio è una protesta clamorosa e mai successa prima in nessuna parte del mondo.
Perché prima, mai nessuna tifoseria era riuscita a svuotare in questo modo uno stadio, mai nessuna tifoseria prima aveva fatto registrare una diserzione dell’85% degli abbonati della stagione precedente e, come ha dimostrato la riapertura della campagna abbonamenti lanciata dalla Lazio per cavalcare l’onda di due successi consecutivi, neanche i risultati ha smosso di un millimetro i tifosi laziali, perché meno di 100 tessere sottoscritte sono una miseria, l’ennesimo flop di questa gestione.

I tifosi della Lazio stanno realizzando, in modo educato e senza creare alcun problema di ordine pubblico, un qualcosa che nessuno era mai riuscito a fare e che solo fino a qualche mese fa era considerato utopia o quasi: svuotare uno stadio a tempo indeterminato.
Se ne stanno accorgendo tutti all’estero, ne hanno parlato Al Jazeera, i network americani che trasmettono in esclusiva le partite di calcio italiano e molti quotidiani di tutta Europa (sportivi e non…) e perfino il New York Times.
Perché questa contestazione mai vista prima come durata e adesione totale o quasi alla protesta, ha fatto scalpore ovunque ma non in Italia, dove con la solo eccezione de IL TEMPO che se ne occupa quotidianamente da tre mesi, giornali e televisioni tendono a non dare spazio alla protesta, perché il sistema che fa mangiare tanti grazia al calcio in Italia sta facendo di tutto per nascondere la durissima contestazione dei tifosi della Lazio.
E sapete perché? Per il semplice motivo che, come scrivo da sempre, è considerata un pericolo, una sorta di virus, un potenziale virus letale che potrebbe scatenare ben presto una sorta di pandemia che rischia di creare danni enormi all’intero sistema calcistico.
Questo perché in Italia non sono solo i tifosi della Lazio ad essere scontenti e a sentirsi prigionieri di una proprietà non all’altezza dei sogni e delle ambizioni dei tifosi.
Succede a Bari e Verona, succede a Torino, sta succedendo a Milano (sponda rossonera) e potrebbe succedere a breve in altre piazze qui in Italia e il virus potrebbe attecchire anche nel resto del mondo.
Come ha scritto un paio di mesi fa anche Luigi Bisignani in uno dei primi articoli su IL TEMPO, lo sciopero dei tifosi della Lazio e l’adesione totale o quasi della tifoseria biancoceleste a questa protesta preoccupa tutto il calcio italiano: la Federcalcio, la Lega di Serie A e soprattutto le tv a pagamento che hanno pagato a peso d’oro i diritti del campionato italiano.

“La rivolta silenziosa della tifoseria, con l’Olimpico sempre più vuoto e il rifiuto di sottoscrivere abbonamenti, è una deriva pericolosa, un virus che potrebbe estendersi e contagiare.
Perché se la frattura tra proprietà e tifoserie si allarga. E il rischio non riguarda più soltanto la Lazio, ma l’intero calcio italiano, ormai non più competitivo in Europa e sempre meno attraente sul mercato televisivo internazionale.
Perché i supporter non sono solo folklore. Sono il capitale umano di una società, il principale patrimonio immateriale, fatto di identità, continuità, domanda e valore economico”.
E visto che non si può fare gioco sul senso di appartenenza, sul rispetto della storia e sul prestare attenzione alla volta dei tifosi, ai desideri e ai sogni di chi finanzia il calcio, l’unica leva economica è il denaro.
Tagliare le risorse economiche, chiudere i rubinetti alle società è l’unica arma che hanno i tifosi per ottenere qualcosa: che sia un’inversione di tendenza sulla linea intrapresa da un club o un cambio di proprietà, si può ottenere solo toccando le tasche di chi controlla il club.
Che siano padri-padroni alla Lotito, ricchi magnati con l’hobby del calcio oppure grandi gruppi o fondi di investimento non fa differenza, perché per tutti l’unica cosa che conta sono i numeri economici.
E se il giocattolo non rende più perché i tifosi smettono di finanziarlo, diventa impossibile resistere, rifiutare di accettare la realtà.
Perché come ha detto qualche giorno fa il ministro Andrea Abodi parlando da tifoso della situazione Lazio: “È del tutto evidente che il calcio senza i tifosi non può esistere e quando i tifosi fanno un passo indietro, anche dolorosamente, è un indicatore di malessere che de deve essere analizzato, deve essere compreso e credo che debba essere anche un po’ rispettato”.
Quel rispetto per la gente che in casa Lazio non c’è mai stato e mai ci sarà da parte di una proprietà che considera i tifosi un peso, quasi dei nemici da combattere perché contestano e pretendono addirittura di essere ascoltati e rispettati.
Basta guardare la storia di questi 22 anni, le offese continue, le denunce, le minacce, la promesse fatte e mai mantenute, le mani tese solo nei momenti di difficoltà e poi prontamente ritratte.
Per tutti questi motivi non c’è nessuna possibilità di riallacciare un filo o di restaurare un vaso che è stato mandato in frantumi proprio dal proprietario, da chi considera i tifosi solo delle vacche grasse da mungere e che si rifiuta di staccarsi da quelle “mammelle” anche se oramai non producono più latte.
Questo vale per noi laziali come vale per tutti. Perché noi siamo stati solo la prima piccola rondella che ha fatto inceppare questo ingranaggio. La prima di una lunga serie se le cose non cambieranno e se anche i vertici del calcio italiano, europeo e mondiale non interverranno in modo anche drastico per allontanare quei proprietari che con il loro comportamento dittatorio non danneggiano solo il club che guidano, ma l’intero sistema calcio.
