Tutti bravi a dare lezioni su come si tifa Lazio!
Per anni i tifosi della Lazio non se li è mai filati nessuno.
Mai un accenno alla protesta che montava sui social, mai una parola sulle centinaia di striscioni contestazione affissi ovunque a Roma e nel Lazio, mai un accenno alle ragioni di chi protestava dentro lo stadio con cori o restando in silenzio, mai una parola spesa a favore dei tifosi mentre la società sfornando un piano triennale dopo l’altro prometteva e non manteneva, mai una condanna a Lotito per tutti gli insulti e le battute infelici pronunciate nei confronti dei tifosi della Lazio.
Anni, lustri di silenzio e di omertà. Anni in cui di tutto si è parlato meno che del disagio sempre più dilagante di una tifoseria che non si riconosce in chi la rappresenta, per i modi, il linguaggio e i toni che usa. Nulla di nulla!

I tifosi laziali in questi 22 anni non li ha mai considerati nessuno. Silenzio finché andavano come pecore allo stadio, finché ascoltavano trasmissioni radiofonico portando audience e finché compravano i giornali e, soprattutto, finché oltre che Lotito non hanno messo nel mirino della contestazione anche tutto quello che circonda la Lazio, compreso chi fa comunicazione parlando ogni giorno di Lazio.
Poi, lo stadio si è svuotato, l’audience delle trasmissioni è calato, la popolarità di chi parla di Lazio è crollata e la risposta è stata: indice accusatorio puntato contro i tifosi della Lazio, lezioni in serie su come si dovrebbe tifare e contestare, addirittura accuse di tradimento e appoggio incondizionato alle teorie di complotto che esistono solo nella mente di Claudio Lotito.
Tutti a dire ai tifosi della Lazio cosa devono fare, tutti a dare lezioni ai tifosi laziali su come dovrebbero esprimere il loro dissenso, tutti a dire “la Lazio non si lascia sola”.
E la cosa che fa sorridere, è che queste lezioni arrivano proprio da chi i tifosi laziali li ha lasciati soli per quasi tutta la durata di questa gestione che si è trasformata in una sorta di dittatura o di monarchia assoluta.
Un regime in cui una sola persona detiene il potere di fare e disfare le cose come meglio crede: senza ascoltare nessuno e minacciando in continuazione di restare per sempre. Come se la Lazio fosse roba sua e non un patrimonio (affettivo e sportivo) della gente, di questa città, di questa Regione.

Gente che in vita sua non ha mai parlato di Lazio, come ad esempio Paolo Mieli. oppure che ne hanno sempre parlato male, come Tony Damascelli, che appoggia le tesi di complotto e accusa i tifosi di fare il male della Lazio per colpire Lotito.
O addirittura ex giocatori della Roma, come Ciccio Graziani, che senza sapere nulla di quelli che succede da quattro lustri in casa Lazio si permettono di dire in una trasmissione RAI in cui si è parlato di tutto meno che della Lazio capolista: “È ora di finirla con questo sciopero e di riportare entusiasmo dentro l’Olimpico”.
Oppure un laziale di vecchia data come Franco Melli che parla di minacce o aggressioni dei tifosi a Gattuso o ai giocatori che non ci sono mai state o che dà apertamente dei traditori della Lazialità a quei tifosi che esercitando in modo civile diritti sanciti dalla costituzione protestano esprimendo il loro pensiero. Oppure SCIOPERANO.
In un paese in cui tutti scioperano per far cadere un Governo o per chiedere giustizia sociale, secondo questa gente il tifoso della Lazio non può scioperare per far cadere questa dittatura lotitiana o per chiedere che qualcuno li rispetti senza insultarli, attaccarli o denunciarli in continuazione come fa Lotito dal 2006.
L’unico (tolto Vocalelli…) che ha detto una parola su questo sciopero, senza preconcetti e senza dare lezioni, è stato Francesco Repice che, tra l’altro, non ha mai nascosto la sua fede giallorossa, che qualche settimana fa ha detto: “Io vorrei sottolineare ancora una volta la civiltà dei tifosi della Lazio per come si stanno comportando. Possono avere ragione o torto, non entro in questo merito, ma so solo che un comportamento di una civiltà e di un’eleganza che, se mi permettete, è difficile riscontrare altrove”.

La ciliegina sulla torta, poi, è arrivata con la seconda uscita pubblica nel giro di qualche settimana di Sergio Cragnotti che, dopo esser scomparso dai radar per lustri è riapparso e si è messo pure lui a dare lezioni ai tifosi su come devono portare avanti questa protesta.
Proprio lui che ha chiamato i tifosi della Lazio “clienti”, accusa i “clienti” di non entrare più nel “negozio” perché stufi del trattamento che gli riserva il padrone del negozio e dice ai “clienti” che devono protestare non smettendo di andare e comprare, ma entrando dentro il negozio e contestando (dopo avergli portato i soldi…) lì il proprietario.
Tutto questo, poi, senza sapere che così si è fatto per lustri ma senza ottenere nulla. Assolutamente nulla!
Senza ottenere titoli sui giornali e senza riuscire a far parlare del caso Lazio in tutto il mondo, come invece sta succedendo oggi con tutti che raccontano la storia di una squadra prima in classifica che gioca in uno stadio deserto o quasi, davanti a meno tifosi della Lazio di quanti invece l’hanno accompagnata e sostenuta di martedì lavorativo a Reggio Emilia contro il Sassuolo, facendo un qualcosa che non si è mai visto prima nella storia né in Italia né nel resto del Mondo!
Oggi tutti i riflettori sono puntati sulla Lazio e su quello che succede nel mondo Lazio SOLO ed ESCLUSIVAMENTE per quegli spalti deserti dell’Olimpico che fanno da triste contraltare a quello che avviene quando la squadra gioca in trasferta, con i tifosi che oltre a far registrare sempre il SOLD OUT nel settore ospiti invadono (come a Reggio Emilia) anche il resto dello stadio, diventando assoluta maggioranza anche in trasferta.

Qualcuno ha accusato (falsamente) i tifosi che scioperano di aver fatto picchetti per non far entrare gente all’Olimpico, poi di aver svuotato lo stadio per riempire i pub e guadagnare dalla protesta, poi di aver manipolato in pochi la mente di decine di migliaia di altri tifosi. E visto che tutte queste bugie sono cadute una dopo l’altra, oggi si fa leva non sul sentimento, ma sul senso di colpa.
La squadra va così bene e voi non la supportate! Chissà cosa potrebbe fare la Lazio se avesse i tifosi al suo fianco! E i laziali costretti ad accettare lezioni da gente che non sa assolutamente né di cosa né di chi parla.
Oppure costretti a sopportare le battute ridicole indirizzate sui social da chi entra a chi resta fuori: “non provate a rientrare e a salire sul carro oggi che si vince” o “restate fuori perché se rientrate portate male”.
Detto e scritto da chi non si è nemmeno accorto che con i tifosi al suo fianco in trasferta la Lazio ha fatto 5 vittorie in 5 partite e che l’unica non vittoria in campionato è arrivata con loro presenti sugli spalti dell’Olimpico e che quindi, magari forse sono loro quelli che “portano male”. Visto che da abbonati sono entrati gratis pure a Lazio-Mantova e hanno assistito all’unica sconfitta stagionale.
Ci sarebbe tanto dire e da scrivere su questa sorta di faida interna, ma per farlo questa volta ho deciso di non usare parole mie, ma quelle di una mia amica, Livia Ciatti, insegnante e laziale con testimone di Lazialità passato di generazione in generazione, di padre il figlia.
Vi invito a leggerla e a riflettere…

Io nasco laziale grazie a mio padre che, a dirla tutta, non mi ha mai spinta ad essere una tifosa accanita (quale invece sono), probabilmente perché sono una figlia femmina e forse, lui, aveva un’idea un po’ più “maschilista” del calcio.
Comunque, detto questo, come insegna la psicologia più spicciola, i figli sono delle spugne, pertanto assorbono tutto ciò che respirano in famiglia. E sicuramente io ho respirato e assorbito la lazialità in tutto il mio essere: dal pessimismo, al realismo (come ho giustamente letto oggi in un post) fino all’ultimo romanticismo.
Mai, però, in 43 anni, ricordo mio padre aver assunto atteggiamenti arroganti, gradassi o spocchiosi. Tantomeno ricordo, da parte sua, la presunzione di puntare il dito e arrogarsi il diritto di giudicare la lazialità di altri.
Rimango, quindi, molto perplessa nel leggere (ma anche sentire) commenti (espliciti e non solo) totalmente inadeguati verso chi ha fatto la scelta, per me legittima ma soprattutto sofferta e difficile, di non entrare. E quando mi soffermo a leggerli mi rendo conto che ci sono 2 categorie di laziali:
1) quelli che effettivamente NON hanno ancora compreso realmente il motivo della protesta,
2) quelli che, evidentemente, hanno una concezione completamente diversa dalla mia dell’essere laziale.
E mi chiedo, riflettendo su questo secondo punto: “Sul serio voi misurate la lazialità in base a chi ha aderito o meno alla protesta?”.
Perché, se così fosse, se volessimo metterla su questo piano, tutti quelli che stanno entrando all’Olimpico sono gli stessi che ad ogni partita fuori casa macinano chilometri spendendo cifre non indifferenti per carburante, biglietto e magari anche pernottamento fuori?!?
NON CREDO PROPRIO.
Se così fosse, io dovrei andare da mio padre, che è entrato per la prima volta a vedere la Lazio nel 1954, ma che non è abbonato dal ‘98/‘99, e dirgli che non avrebbe dovuto festeggiare lo scudetto del 2000 perché non era allo stadio?! E dirgli, oggi, alla veneranda età di quasi 81 anni, mentre mi trema davanti alla radiolina stile anni ‘80 perché stiamo vincendo 2 a 1 e abbiamo paura del pareggio, che non può esultare ai gol della Lazio perché non entra all’Olimpico?!?
Il paradosso è che chi ha aderito alla protesta difficilmente sta offendendo chi sta entrando (se lo fa è perché risponde ovviamente a offese insensate e false), mentre questi ultimi stanno misurando la lazialità di una maggioranza, direi evidente, di tifosi, in base a questo fattore. State davvero sfiorando il ridicolo.
Io non tifo la Lazio per gli undici giocatori, non tifo la Lazio per il suo allenatore, tantomeno per il suo gestore (che chiamare ora Presidente lo trovo alquanto azzardato): io tifo la Lazio perché mi rispecchio in un’identità.
Identità che prevede una dignità, che nel laziale si è manifestata e si manifesta in un determinato modo di comportarsi: il laziale sicuramente non è un ottimista ma, come ho giustamente letto oggi in un post, non campa di illusioni.
Il laziale è REALISTA, non è caciarone, non è rumoroso (nel senso più becero del termine), non è mitomane né megalomane.
La “dignità” prevede che davanti ad offese inaccettabili, io prenda delle distanze. Ma non dai valori in cui credo, ma da chi dovrebbe “teoricamente” farsi portavoce di questi valori e rappresentarmi nel miglior modo possibile.
Pertanto, da laziale, io non posso accettare frasi ingiuriose e beceri insulti. Non pretendo un Presidente laziale, pretendo una persona presentabile, per lo meno distinta, una persona che non mi faccia vergognare, che non sia sgradevole (nei modi e negli atteggiamenti) e che mi rispetti come tifosa.
Io non rompo i coglioni a chi entra allo stadio, vi rispetto e non vi dico nulla. Evitate di farlo anche voi con chi non entra, evitate di sparare sentenze e giudizi (anche con post sibillini), perché vi assicuro che senza rendervene conto (almeno lo spero perché altrimenti sarebbe preoccupante), vi state avvicinando sempre di più ad un’identità che appartiene all’altra sponda del Tevere.
FORZA LAZIO, SEMPRE!
Livia Ciatti, tifosa della Lazio!

Ecco, questa è la Lazio, questa è la Lazialità, questi sono i laziali che hanno deciso di dire basta, di staccare la spina e di non finanziare più con i loro soldi una proprietà che non considerano degna di essere supportata (sia allo stadio che economicamente) da chi tifa Lazio da una vita.
Da chi c’era quando Lotito si vedeva all’Olimpico ma solo per le partite della Roma e che ci sarà quando Lotito diventerà (presto, si spera) solo uno che sventola la bandiera della Reggina.
Un presidente di professione. Perché questo è Claudio Lotito visto che dopo quelle di Lazio e Salernitana ora sventola pure la bandiera della Reggina. Proprio lui, quello che quando è entrato nel mondo del calcio sosteneva che in questo ambiente non ci sono manager ma magnager, ma che da 22 anni vive di Lazio.
Già, perché è la Lazio la fonte delle maggiori entrate sue e delle sue aziende! Lui da 22 anni incassa dalla Lazio, i tifosi da una vita versano soldi nelle casse della Lazio. Ma lui è il buono e noi siamo quelli cattivi, solo perché abbiamo deciso di non finanziarlo più…
Chiudo, con una domanda che è anche una provocazione. Ma se i tifosi della Lazio decidessero di rientrare all’Olimpico e di non andare più in trasferta, qualcuno li accuserebbe di aver abbandonato la Lazio? E quelli che oggi li accusano, andrebbero loro in trasferta al posto dei gruppi organizzati per non lasciare la Lazio sola?
