Non è “San Gennaro” che può fare il miracolo…
“Si può non perdonare Lotito e amare ciò che accade in campo. Si può tenere aperta la contestazione e spalancare il cuore. Senza smettere di dissentire, perché la protesta può aspettare fuori dai cancelli”.
Non passa giorno senza che qualcuno provi a convincere i laziali a fare marcia indietro, a deporre o seppellire l’ascia di guerra e a tornare dentro quello Stadio Olimpico trattando un popolo che protesta e chiede libertà come facevano i nordisti quando cercavano di convincere gli indiani a fumare il calumet della pace e ad accettare l’idea di tornare e restare in quelle riserve che altro non erano che prigioni senza porte e sbarre.
Ma pur sempre delle prigioni.

Che ci provino Gattuso o i giocatori (ma loro hanno smesso quasi subito, perché parlando con i tifosi hanno capito le loro ragioni e accettato a malincuore la loro scelta, con rispetto…) a tentare di convincere i tifosi a fare marcia indietro è giusto, sacrosanto.
Perché se giochi a calcio per passione e non solo per denaro, vorresti scendere in campo sempre dentro uno stadio pieno e respirare quell’atmosfera che si respira solo in città come Roma e Napoli in Italia, con la sola eccezione di Genova, parlando di città che hanno due squadre.
Che ci provi la società è legittimo e comprensibile, perché quello stadio quasi completamente deserto è uno schiaffo che brucia sul volto, la certificazione del fallimento di una gestione e della mancanza di credibilità nei confronti di chi lavora per la Lazio, a qualsiasi livello: quindi vale per il DS, per chi fa comunicazione per la Lazio, per chi a buoi ampiamente scappati cerca di riempire la stalla con promozioni e saldi chiesti invano per lustri e che oggi non fanno minimamente presa, come ha dimostrato la super promozione per le sfide contro Monza e Parma.
Poche centinaia di tagliandi acquistati per sfruttare quei prezzi popolari e presenze in calo tra Monza e Parma nonostante l’impresa di Torino e il primo posto in classifica, con 10.358 passaggi ai tornelli per Lazio-Monza e 9.591 per Lazio-Parma, in cui sono compresi tifosi ospiti, steward, giornalisti, personale dello stadio e omaggi. Tanti omaggi…

Lotito nemmeno ci prova e almeno in questo è coerente, ma che al posto suo ci provino in continuazione quelli che quotidianamente parlano e scrivono di Lazio, quelli che per anni i laziali non se li sono mai filati, fa sorridere ma al tempo stesso è quasi fastidioso.
Perché è un po’ come avere a che fare con i testimoni di Geova, che più gli dici che una cosa non gli interessa più loro ti inseguono e ti tormentano, arrivando anche a citofonarti a casa di domenica alle 8/9 di mattina, senza rendersi conto che non è così che si fa breccia nella mente e nel cuore delle persone.
Quindi, non capisco per quale motivo qualcuno continui a farlo, sfruttando ogni vittoria per tornare alla carica, per tentare di creare varchi in quel muro alzato dai tifosi della Lazio e che sta resistendo a tutto e a tutti.

Lo sottolineo e lo ribadisco, perché oramai di questi tempi a quanto pare non basta solo scrivere, bisogna specificare e mettere le mani avanti (o in alto, quasi in segno di resa) e sventolare bandiere bianche per evitare di prendere denunce o querele…
Scrivo queste cose con il massimo rispetto per le idee e le opinioni di tutti e senza né astio né voglia di attizzare un fuoco (a quello che pensa già Lotito…) che è già alto.
VOI NON SIETE LAZIALI, quindi non riuscite neanche lontanamente a capire che cosa provino i tifosi laziali in questo momento e da tanti anni a questa parte e, di conseguenza, cosa li abbia spinti a prendere questa decisione estrema di svuotare l’Olimpico e di andare in migliaia solo in trasferta.
Ovunque e in qualsiasi giorno e orario strampalato, come succederà domani a Reggio Emilia, con oltre 8.000 laziali che si metteranno in marcia con ogni mezzo per assistere ad una partita collocata in calendario di pomeriggio in un giorno lavorativo.

Quasi più laziali di martedì alle 18.30 a Reggio Emilia di quanto hanno assistito di sabato sera a Lazio-parma all’Olimpico: un qualcosa che non si era mai visto prima né in Italia né nel resto del mondo, una protesta che mai nessuna tifoseria ha portato avanti in questo modo (senza violenza, senza minacce, senza rispondere alle continue provocazione se non con l’arma della goliardia e dell’ironia) e che per questo sta facendo parlare del “caso-Lazio” ovunque, anche negli Stati Uniti.
Fuori si interrogano e capiscono, mentre qui a in Italia e soprattutto qui a Roma voi continuate a non comprendere i motivi di questa decisone e nemmeno che non sono stati i risultati a far scattare tutto questo, quindi che di conseguenza non saranno i risultati (questa volta) a far spegnere l’incendio.
Anche se mi dà fastidio sentire parlare di questa vicenda gente che non si occupa di Lazio o che lo fa in modo distratto e superficiale, io non mi stupisco che non capiate, visto che ci sono anche laziali (o che si professano tali, anche tra chi fa comunicazione) che non capiscono (poche migliaia, sparutissima minoranza, ma ci sono) o che giocano a non capire.

Fastidio a parte, un messaggio lo mandiamo noi a voi: smettetela di fare appelli e prediche, lasciateci in pace, continuate ad occuparvi di altro (di Roma, soprattutto…) e se proprio dovete parlare di Lazio occupatevi di altro, parlate e scrivete solo di campo, perché Gattuso e questi ragazzi vi stanno dando tanto di cui parlare e scrivere.
Ma lasciate in pace i tifosi della Lazio, perché se voi non li conosceste minimamente i laziali, perché se voi foste laziali lo capireste al volo che tanto più fate così pensando di convincere i laziali a rientrare allo stadio, più i laziali resteranno fuori dallo stadio.
Vale per l’ala “dura” del fronte della protesta, ma anche per gli scettici e i tentennati, perché quando stanno per cedere alla tentazione tanto ci pensa il presidente che difendete a spada tratta a convincerli a non tornare sui loro passi ogni volta che apre bocca.
Comunque, l’unica cosa oramai appurata, indiscutibile, certa, è che noi laziali siamo soli, solissimi in questa vicenda.
Ma siamo laziali, quindi siamo abituati a non chiedere aiuto a nessuno e di conseguenza a non ricevere alcun aiuto da nessuno: che siano istituzioni o altro non fa differenza, quindi di certo non ci aspettiamo comprensione, mani tese o aiuti da voi, soprattutto da chi scrive o parla come se fosse laziale da sempre ma non lo è, non lo è mai stato e non lo sarà mai!
Perché non basta mettersi una sciarpetta biancoceleste al collo o intingere il pennino nell’inchiostro del sentimento per far breccia con le parole nella mente e soprattutto nel cuore dei laziali.
Quindi, state facendo un lavoro inutile, uno sforzo che non porta a nulla, perché oramai l’unica via d’uscita da questa vicenda e l’uscita di scena del personaggio che con il suo fare divisorio ha dominato la scena per 22 anni, grazie a quel DIVIDE ET IMPERA che aveva consentito ai romani di costruire un impero che si è dissolto quando gli altri hanno smesso di essere divisi e di giocare al gioco dei generali, dei senatori e degli imperatori romani.

Perché nella vita nulla può durare per sempre. A volte è dura accettare che qualcosa possa finire, ma così come noi laziali abbiamo dovuto accettare la fine dell’era-Cragnotti e il successivo ridimensionamento, voi dovete accettare la fine dell’era-Lotito e che i laziali vogliano voltare pagine, chiudere questa lunghissima parentesi per inizia una nuova era.
Per questo non basta qualche vittoria e un primato in classifica per rimettere le cose a posto, così come oramai non basterebbero nemmeno più delle scuse pubbliche da parte di Lotito, per il semplice motivo che questo personaggio oramai ha perso credibilità agli occhi della gente laziale e non a causa di quello che dice e/o scrive chi contesta, ma per sua unica ed esclusiva colpa.
Sono state le cose che ha fatto e che ha detto a far perdere a Lotito la stima e la fiducia della gente laziale, quindi invece che andare dietro ai complotti dovrebbe farsi solo un piccolo esame di coscienza, riavvolgere il nastro e capire dove e quante volta ha sbagliato.
Vale per lui come per chi nel tentativo di difenderlo usa i risultati della squadra per insinuare nei tifosi della Lazio una sorta di senso di colpa, senza capire che il tifoso della Lazio è in grado di fare tranquillamente due cose contemporaneamente: godersi le vittorie e il momento di gloria e restare fedele ai suoi ideali, alla decisione presa di non tornare all’Olimpico fino a quando ci sarà Claudio Lotito alla guida della Lazio.
E chiudo con una considerazione: se i tifosi della Lazio riempissero l’Olimpico e non andassero in trasferta qualcuno avrebbe obiezioni da fare o accuse di lasciar sola la squadra da lanciare? Non penso proprio…
E allora, se i tifosi della Lazio fanno giocare la squadra in casa quando il calendario dice trasferta e in campo neutro quando gioca all’Olimpico, perché tutti si affannano nel tentativo di convincerli a essere presenti anche in casa e li accusano di lasciare la squadra quando invece le sono più vicini quando la squadra ha bisogno di essere supportata, ovvero lontano da Roma quando non ci sono quelli che per abitudine si trascinano verso l’Olimpico e poi si dipingono come eroi e difensori della Lazialità ma che al seguito della Lazio in trasferta non si sono mai visti?
Una domanda a cui non risponde mai nessuno, un interrogativo che non si legge mai da nessuna parte e che non si ascolta nell’intervento di nessun opinionista che dà invece ai tifosi laziali lezioni su come si dovrebbe tifare.
Magari senza aver mai pagato in tutta la vita un abbonamento o biglietto per entrare allo stadio e, soprattutto, senza aver mai versato un euro nelle casse della Lazio ma accusando i tifosi di aver smesso di versarli…
