Quell’Olimpico vuoto non è terra di conquista…
Ci ho pensato molto se farlo o no, perché non mi piace appropriarmi del lavoro di altri. Non l’ho mai fatto e la cosa mi ha dato fastidio, molto fastidio, quando altri lo hanno fatto, per anni, con il mio di lavoro.
Quindi, non potrei mai farlo, non potrei mai fare mio un pensiero, sofferto, di qualcun altro. Anche se quelle parole rispecchiano alla perfezione il mio di pensiero, il mio stato d’animo, le mie sensazioni e le mie idee di “vecchio Ultras” che in un certo senso non si è mai tolto la sciarpa dal collo, perché come ho sempre pensato e scritto: Ultras si nasce, è un modo di essere e di affrontare la vita, dentro e fuori da uno stadio.
Una sorta di stile di vita che non è come pensa qualcuno andare a fare scontri con i tifosi avversari, ma vedere le cose e il mondo da un altro punto di vista, dalla prospettiva di chi nelle cose ci mette sempre cuore senza pensare al tornaconto personale, di chi si mette in gioco sapendo che farlo significa rischiare, anche la carriera se fai come me il giornalista ed essere etichettato come “tifoso laziale” vuol dire vedersi sbattere tante porte in faccia o non poter entrare in qualche ristretto (neanche tanto ristretto) circolo.

La premessa è lunga, lo so, ma leggendo quello che hanno scritto i ragazzi del Sodalizio della Tribuna Tevere dopo Lazio-Parma di ieri sera, ho pensato che fosse giusto far arrivare quel pensiero a più persone possibile e quindi di pubblicarlo, leggi9bile a tutti, su Millenovecento.
Perché senza creare ulteriori barriere, senza fare la lista dei buoni e dei cattivi e senza puntare l’indice contro chi comunque ha deciso di non aderire allo sciopero e va a vedere le partite in casa, chi è Ultras dentro e chi su quegli spalti ci ha passato un’intera vita soffre nel vedere non tanto gli spalti vuoti, ma vedere su quei seggiolini persone che vanno oggi perché qualcuno gli regala il biglietto per provare ad arginare la desertificazione causata da questa protesta.

Sia ben chiaro, non sto dicendo che oggi va allo stadio è per forza di cose qualcuno che ha in tasca un biglietto omaggio, perché ne ho qualcuno, più di uno, di amico (anche fraterno…) che ha deciso di andare, magari perché ha un figlio piccolo che vuole far innamorare di Lazio.
Ma capisco il pensiero e la rabbia che ha portato i ragazzi del Sodalizio a scrivere quelle parole, nel vedere quella Tribuna Tevere diventata quasi “terra di conquista” di gente senza storia e che in qualche caso cerca un piccola vetrina o il consenso del “padre-padrone” che dispensa biglietti omaggio.
Io chiudo qui e lascio spazio alle parole scritte dai ragazzi del Sodalizio della Tevere, trascritte integralmente senza cambiare neanche un punto o una virgola perché, come ho scritto prima, condivido in pieno quelle parole, questo pensiero, questo sfogo!

TRIBUNA TEVERE: DA SETTORE ALLA DERIVA A TERRA DA CONQUISTARE
Lazio-Parma, ottobre 2026. Su una vetrata della Tribuna Tevere è apparso uno striscione con la scritta «FORZA LAZIO».
Una frase semplice, che dovrebbe rappresentare l’essenza stessa della nostra passione, ma che, in quel contesto, assume un significato ben diverso.
A risaltare, infatti, è soprattutto il vuoto che la circonda: quello di una struttura grigia, fatta di vetrate e marmi, che per oltre vent’anni era stata trasformata, grazie al lavoro e alla passione del Sodalizio, in un luogo vivo, riconoscibile, ricco di colori, simboli e appartenenza.
Per anni abbiamo dato un’anima a quella tribuna. L’abbiamo colorata con striscioni, bandiere e simboli dei nostri circoli, con lo storico stemma della SS Lazio del 1958 e con il nostro scudo SPQR, emblema della nostra Urbe, o con i simboli dei comuni dei circoli associati.

Abbiamo raccontato, ed esposto ogni partita attraverso quei colori, una storia che non appartiene soltanto a chi la vive oggi, ma anche ai nostri padri, ai nostri figli e a tutti quei laziali che continuano a sostenerci dal cielo che non dimenticheremo mai.
Ogni striscione aveva un significato. Ogni bandiera rappresentava un pezzo della nostra identità. Ogni colore contribuiva a costruire qualcosa che andava ben oltre il semplice sostegno alla squadra: una cultura del tifo, una tradizione, un patrimonio collettivo da custodire e tramandare.
Poi è arrivata questa protesta.
E, paradossalmente, quello che per molti è diventato il settore più lontano dalle tensioni, persino per chi proveniva dalla Curva e cercava un posto da cui continuare a vedere la partita, è proprio il deserto della Tribuna Tevere.
Un deserto che, lentamente, torna a riempirsi, ma nel quale sembra essersi smarrito qualcosa di fondamentale: il rispetto per ciò che è stato costruito negli anni.
Sia chiaro: il Sodalizio non ha mai vietato a nessuno di entrare in Tribuna Tevere. Alcuni nostri associati continuano a frequentarla e non abbiamo mai giudicato chi ha scelto di esserci. Non è questo il punto.
Il problema è un altro: la mancanza di rispetto verso chi, con sacrificio, creatività e passione, ha contribuito a ricostruire una tifoseria organizzata in questo settore, restituendole identità, colore e dignità.
Una mancanza di rispetto che non possiamo più accettare.

In tutti questi anni abbiamo assistito troppe volte alla noncuranza verso l’aspetto del sostegno e del colore. Abbiamo visto personaggi e gruppi comparire ciclicamente, cercando di appropriarsi di un nome, di un’identità o di una storia, salvo poi scomparire, lasciando dietro di sé il nulla.
Noi, invece, ci siamo sempre stati.
Ci siamo stati quando c’era da inventare, progettare e realizzare. Ci siamo stati quando bisognava dare colore a una tribuna che altrimenti sarebbe rimasta anonima. Ci siamo stati quando occorreva difendere la nostra identità e far sentire la nostra presenza, anche nei derby, quando la Lazio giocava da ospite e il nostro settore diventava un luogo da onorare difendere e rappresentare.
E lo abbiamo fatto senza cercare riconoscimenti, ma con la consapevolezza di portare avanti una tradizione che meritava di essere rispettata.
Questa non è rabbia. Non è la pretesa di essere padroni di un settore. E non è la volontà di stabilire chi possa o non possa entrare in una tribuna.
È, molto più semplicemente, una profonda tristezza.
La tristezza di chi si domanda se la tifoseria laziale della Tribuna Tevere meritasse davvero tutto ciò che, in questi anni, abbiamo saputo ideare, realizzare e difendere. Se meritasse la nostra originalità, la nostra creatività, la nostra forza nel trasformare uno spazio anonimo in qualcosa di unico.
La storia, del resto, non si racconta a parole: si documenta. E quella del Sodalizio è nelle fotografie, negli striscioni, nelle bandiere nelle coreografie e in tutto ciò che abbiamo esposto sulle vetrate e sui vecchi spalti della nostra tribuna.
Per questo, a chi oggi sembra aver dimenticato il valore di quanto è stato costruito, diciamo una cosa semplice: dal momento che non entriamo ufficialmente: rimettete pure gli “stracci “ di prima. quelli dei club con due biglietti omaggio e delle comitive di amici che si appropriano di meriti.
Striscioni che nascono, restano per qualche stagione e poi, spesso, scompaiono insieme a chi li aveva esposti…

Noi non abbiamo bisogno di dimostrare quanto abbiamo fatto. Lo abbiamo già dimostrato, stagione dopo stagione, per oltre vent’anni.
La Tribuna Tevere non è mai stata soltanto un settore dello stadio. È stata una storia, una cultura, un modo di vivere la Lazio.
E quando una storia viene ignorata, quando il lavoro di chi l’ha costruita viene trattato come se non fosse mai esistito, non resta che prendere atto della realtà e lasciare che siano il tempo e i fatti a parlare.
Quando torneremo, non lo faremo per rispondere a qualcuno, né per rivendicare un possesso.
Torneremo, se e quando lo riterremo opportuno, con la consapevolezza di chi sa quello che ha fatto e non ha bisogno di chiedere legittimazioni.
Perché noi c’eravamo prima, ci siamo stati durante e sappiamo bene cosa abbiamo rappresentato… e ci saremo sempre!!
Abbiamo già fatto. Abbiamo già detto. E forse abbiamo anche fatto fin troppo.
Grazie a chi, in tutti questi anni, ha condiviso con noi questa storia, questi colori e questa passione.
Avanti Sodalizio!
