Fabiani o Foggia dopo Tare? Anche no, grazie…
L’uscita di scena di Igli Tare deve essere un punto di svolta, l’occasione per rompere definitivamente con il passato e con schemi visti e rivisti, la chance per fare un passo in avanti, per crescere.
Non serve una scelta di continuità, sarebbe deleterio togliere Tare per mettere un altro fedelissimo di Lotito, un’altra mezza figura messa lì per proseguire sulla stessa strada battuta negli ultimi 15 anni ma con una faccia diversa da proporre ai tifosi e con un DS diverso solo perché non va in rotta di collisione con l’allenatore.
Qui si deve voltare pagina, si deve cogliere al volo l’ennesima occasione che ci serve su un vassoio il destino per fare quel salto di qualità che la società ha sempre fallito da 15 anni a questa parte, dalla conquista della prima qualificazione alla Champions League e al primo trofeo dell’era-Lotito con Delio Rossi allenatore.
Per questo, quando sento o leggo di Pasquale Foggia o di Angelo Fabiani come possibili sostituti di Tare mi vengono i brividi: e non per l’emozione…

Non ho nulla né contro Fabiani né contro Foggia, ma il curriculum conta e contano anche i comportamenti per giudicare una persona.
Pasquale Foggia è stato cacciato (e anche in malo modo) da Benevento ed è riuscito a far perdere la pazienza anche ad un signore come Oreste Vigorito.
Angelo Fabiani è stato per anni il braccio destro di Lotito a Salerno e se chiedete di lui in giro nessuno si spertica in elogi per il lavoro che ha fatto. Anzi…
Tanto è vero che la nuova gestione della Salernitana gli ha dato immediatamente il benservito e pur di non restare senza lavoro è approdato a Formello per fare il “tutor” di Enrico Lotito nella gestione della Primavera e della Lazio Femminile.

Ma Sarri non ha bisogno di un “tutor”, Sarri e la Lazio hanno bisogno di un DS vero, uno che ha rapporti, uno che ha intuizioni geniali e, soprattutto, di un uomo di mercato che sia già in sintonia con l’allenatore.
Ma, soprattutto, la Lazio non ha bisogno di un altro signorsì, dell’ennesima pedina messa lì da Lotito per tappare un buco ma che non è in grado di aggiungere o di cambiare nulla.
Lo dico subito, prima che diventi ufficiale l’addio di Tare e il nome del suo sostituto.
Serve un cambiamento! E questo cambio di marcia lo dovrebbe chiedere e pretendere chiunque abbia a cuore le sorti della Lazio.
Anche perché non c’è da fare investimenti folli per prendere un DS bravo, visto che partiamo da una base di UN MILIONE DI EURO NETTO A STAGIONE D’INGAGGIO!
Questa è la cifra che ha percepito Igli Tare nell’ultimo triennio e in Italia sono in pochi ad avere un contratto a queste cifre.
Uno stipendio simile non lo prende neanche lontanamente, ad esempio, Pietro Accardi, ex difensore di buon livello con le maglie di Sampdoria, Brescia e Palermo che chiusa la carriera ad Empoli è stato promosso nel 2016 da Corsi come DS dell’Empoli.

Accardi ha 41 anni, è giovane ma ha un fiuto incredibile e con le sue operazioni di mercato ha fatto la fortuna dell’Empoli.
E, cosa non trascurabile, è stato prima giocatore e poi team manager dell’Empoli ai tempi di Maurizio Sarri, con il quale è da sempre in ottimi rapporti.
Ecco, prendere Accardi sarebbe una mossa intelligente, una buona base per un progetto a medio-lungo termine.
Il sogno rimane sempre Cristiano Giuntoli, magari in coppia con Giuseppe Pompilio, ovvero i due/terzi del trio (con l’aggiunta di Maurizio Micheli che, però, è stato blindato pe ri prossimi 5 anni da De Laurentiis e quindi non si muove…) che ha costruito il Napoli del terzo scudetto.
Non solo senza spendere cifre folli, ma addirittura abbassando i costi di gestione e l’indebitamento del Napoli.
Ovvero, l’esatto contrario di quello che ha fatto negli ultimi quattro anni Igli Tare alla Lazio.
Già, perché mentre tutti sostengono che Tare abbia fatto miracoli con i “quattro soldi che gli metteva a disposizione Lotito”, i conti della Lazio dicono altro.
Dicono, ad esempio, che i debiti a breve, medio e lungo termine della Lazio (quindi, compresa la rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate che scade nel 2028) sono passati da poco più di 100 milioni di euro di 4 anni fa ai 222,50 milioni di euro presenti a bilancio nella semestrale al 31 dicembre del 2022.

Questo anche a causa delle tante, troppe operazioni sbagliate degli ultimi anni, per i troppi acquisti “floppati” da un DS che ha iniziato a sbagliare tanto, quasi tutto, proprio quando (ironia della sorte) ha avuto più soldi da spendere.
Non serve ricordare i disastri fatti dall’estate del 2019 a quella del 2021, con l’arrivo di “zavorre” che hanno pesato sui conti al punto da spostare la lancetta dell’indice di liquidità della Lazio sul profondo rosso, paralizzando di fatto le mosse di mercato della società.

Non serve neanche ricordare la campagna acquisti dell’estate scorsa e confrontare il rendimento dei giocatori voluti da Tare e di quelli pretesi da Sarri, perché ne abbiamo parlato e scritto mille volte.
Serve solo fare tesoro delle lezione e degli errori commessi in passato per evitare di ripeterli.
E mettere Pasquale Foggia o Angelo Fabiani al posto di Tare sarebbe la conferma che non si è imparato nulla e che non c’è nessuna voglia di fare realmente quel salto di qualità annunciato in pompa magna dal presidente.

Giuntoli, anche se il suo approdo alla Juventus si è complicato e forse è del tutto sfumato, è e resterà probabilmente una sorte di sogno proibito, ma prendere Pietro Accardi è facile come sarebbe stato facile prendere lo scorso anno prendere Giovanni Sartori quando ha lasciato l’Atalanta e si è accasato al Bologna.
Se il Bologna è riuscito a prendere Sartori lo poteva prendere pure la Lazio, ma se non si può arrivare a Giuntoli non prendere oggi Accardi sarebbe un errore enorme.
Passare da Tare a Fabiani o Foggia significa in un certo senso cadere dalla padella nella brace.
Lo scrivo prima, perché scriverlo dopo non serve a niente…
