La grande lezione di dignità dei tifosi Laziali!
Dio salvi gli ultras, diceva sempre il mio amico Francesco Bilotta, grandissimo personaggio laziale degli anni 78/80 che rappresentava in tutto e per tutti il prototipo dell’Ultras moderno, di quello che in casa Lazio ha contribuito a unire tutte le anime del tifo biancoceleste di Curva dando vita agli EAGLES’ SUPPORTERS.
Parlo di un personaggio che a metà anni 70, quindi 50 anni fa, diceva: “Noi Ultras della Lazio ci dobbiamo distinguere dalla massa, sempre, a partire dall’abbigliamento”.
Insomma, uno che stava almeno trent’anni avanti a tutti come mentalità, uno che sosteneva che noi laziali eravamo gli “Ultras della squadra maledetta”.

Perché parto da qui oggi? Perché quello che sta succedendo da quasi 10 mesi in casa Lazio avrebbe reso fiero Francesco Bilotta. Ed estremamente orgoglioso perché quel seme gettato quasi 50 anni fa con la nascita degli EAGLES’ SUPPORTERS oggi sta dando quei che tutti noi auspicavamo agli albori della nascita del movimento Ultras in questa città.
Perché la gente da sempre è abituata a fare l’equazione ULTRAS=BECERO=VIOLENTO.
Ma non è così. E i tifosi della Lazio oggi lo stanno dimostrando a tutti.

Perché nonostante gli stolti, i ruffiani e quelli che hanno interesse a dipingere scenari irreali si ostinino a dipingere la moral suasion dei tifosi laziali in atto da mesi come un tentativo di estorsione ai danni di Claudio Lotito, la realtà è che i tifosi della Lazio stanno dando una lezione di dignità, di compostezza e di orgoglio a tutto il mondo del calcio.
E non parlo solo di lezione agli Ultras delle altre squadre su come si possa portare avanti una protesta senza MAI, ripeto, MAI USCIRE DAL SEMINATO, ma una lezione anche a chi muove i fili di questo spettacolo e che vedendo quello che sta succedendo in casa Lazio ora inizia a capire che il tifoso deve essere rimesso al centro del progetto, perché senza gente sugli spalti il calcio non è nulla, solo una bella scatola ma vuota.
I tifosi laziali lo hanno capito prima di altri e stanno indicando la strada. E lo stanno facendo pagando un prezzo altissimo, da tutti i punti di vista: minacce e soprusi di ogni genere, come quella scenografia con la scritta LIBERTA’ vietata pochi minuti dell’inizio della partita con la minaccia di, denunce e daspo a pioggia a tutti colori che erano entrati prima per preparare lo spettacolo sugli spalti.
Ma anche minacce e denunce che vanno avanti da oltre un anno contro chiunque osi contestare, contro chi solo per aver espresso un pensiero viene addirittura denunciato per ISTIGAZIONE ALLA VIOLENZA o per ASSOCIAZIONE A DELINQUERE.
Il tutto senza nessun atto violento, senza nessuna minaccia nei confronti del destinatario di questa contestazione. Anche se qualcuno, ripeto, continua a scambiare (o dipingere) la moral suasion dei tifosi laziali in atto da mesi come un tentativo di estorsione ai danni del proprietario della Lazio.

Mai nella storia del calcio italiano la parte calda di una tifoseria era diventata un tutt’uno con i tifosi “normali”, trasformando la protesta di pochi in una protesta di popolo che ha dato vita ad un vero e proprio movimento di opinione che coinvolge tutti: semplici tifosi, VIP, grandi personaggi del mondo della cultura, dell’economia e anche politici, per giunta alleati del partito in cui milita Claudio Lotito.
Un movimento di popolo e di opinione che senza atti violenti e senza picchetti (anche se qualcuno ci ha provato a parlare di picchettaggio all’inizio) fuori dallo stadio ha portato al completo svuotamento dell’Olimpico, al crollo degli abbonati da quasi 30.000 a poco più di 4.000, nonostante le tessere regalate in Monte Mario ad amici e amici degli amici.
Un movimento di popolo nato in modo spontaneo e che al contrario di quello che è successo in passato o che succede da altre parti non si è sciolto come neve al solo estivo nonostante una campagna acquisti decenti e tre vittorie consecutive conquistate dalla squadra nelle prime tre giornate di campionato.
Non è successo, perché come abbiamo sempre sostenuto la protesta dei tifosi della Lazio non è legata ai risultati, ma alla gestione della società e soprattutto al comportamento tenuto in questi 22 anni con i tifosi dal padre-padrone della Lazio, da colui che comprando quelle azioni è convinto di aver comprato anche la storia, il presente e il futuro di un club che ha 126 anni di storia.

Ecco, quel personaggio per anni supportato da tanti, oggi è completamente solo. Non soltanto un Re nudo (come lo ha definito Luigi Bisignani), ma un proprietario del nulla. Perché questo è oggi la Lazio di Lotito: nulla!
Nulla perché una società senza tifosi è peggio di una scatola vuota, è un qualcosa senza presente e soprattutto senza futuro.
Sarebbe stato facile per i tifosi, sull’onda delle tre vittorie in campionato e dei continui appelli da parte delle tante sirene lotitiane, archiviare la contestazione o anche solo metterla nel cassetto per un weekend per stare vicino alla squadra e non lasciare lo Stadio olimpico in mano ai tifosi avversari, con più milanisti che laziali sugli spalti.
Ma come era successo in occasione del derby, i tifosi della Lazio hanno dato una lezione a tutti, dimostrando che la dignità vale più di qualsiasi cosa: anche di un derby, pure di una sfida di cartello che potrebbe valere il momentaneo primato in vetta alla classifica.
Non solo i tifosi della Lazio non hanno arretrato di un millimetro, ma fedeli a quanto stanno facendo in trasferta, riempiendo i settori ospiti e supportando in tutto e per tutto la squadra, per dimostrare affetto e gratitudine sia all’allenatore che ai giocatori i tifosi della Lazio hanno lanciato ieri un’altra iniziativa che è l’ennesima lezione data a tutti: a chi di definisce violenti, prevenuti ed estorsori come a chi dice che sono mossi da interessi che vanno oltre il bene della Lazio.
Nessuno entrerà all’Olimpico contro il Milan, ma dopo l’invito fatto ieri dal tifo organizzato che ha dato appuntamento a tutti i tifosi laziali per sabato alle 15 davanti ai cancelli di Formello, in migliaia a bordo di scooter e moto potrebbero accompagnare, quasi scortare, il pullman della Lazio fino a Ponte Milvio, per poi fermarsi lì a seguire la partita o radunarsi in qualche pub o a casa di amici che abitano vicino allo stadio.
Ma l’Olimpico resterà ancora una volta vuoto, con la Curva Nord praticamente deserta e la Curva Sud piena di milanisti, perché dopo aver esaurito in un amen le scorte di biglietti per il settore ospiti, la Lazio (pur di incassare due soldi…) ha aperto anche i settori adiacenti della Sud.

Insomma, per i laziali sarebbe stato facile derogare come avvenne in occasione di Lazio-Milan di Coppa Italia dello scorso anno, invece nessuno si è spostato di un millimetro dalla decisione presa a inizio stagione di lasciare l’Olimpico vuoto fino a quando Claudio Lotito resterà alla guida della Lazio.
“Tanto la protesta non serve a niente, è autolesionista e non se la fila nessuno” dicono i portavoce della sparutissima minoranza e le sirene lotitiane.
Beh, vi diamo una notizia, non è così. Non lo è perché della protesta dei tifosi della Lazio ne stanno parlando giornali e TV in tutto il mondo. E, soprattutto, ne stanno parlando tutte le tifoserie del mondo, specie quelle che sono in lotta con magnati e fondi che gestiscono grandi club.
Dopo i tifosi del Manchester United, che hanno dipinto come un modello da seguire la protesta messa in atto dai tifosi della Lazio, ora è la volta dei tifosi milanisti, quindi di una tifoseria che non è mai stata amica (e non potrebbe essere altrimenti, visto il gemellaggio ultratrentennale tra laziali e interisti) ma che sui social parla di LEZIONE DI DIGNITÀ data dai laziali ai milanisti.
Per chi non avesse letto la cosa, mi limito a postare foto e testo di quello che è stato l’ultimo post pubblicato il 9 settembre dalla pagina “Il Milanista sfegatato” e che segue di tre giorni un altro post altrettanto duro e che invito tutti a leggere, perché dimostra come lontano da Roma in molti abbiano capito i motivi della protesta dei tifosi della Lazio molto più del Paolo Mieli di turno, oppure di altri soloni che parlano in radio e di alcuni laziali che spingono per la fine della contestazione.

I TIFOSI DELLA LAZIO CI STANNO DANDO UNA LEZIONE DI DIGNITÀ
Guardateli.
Stadio vuoto contro il Milan. Nove punti in tre partite. Primo posto in campionato. Eppure contestano.
Perché non contestano il risultato. Contestano la proprietà.
Ed è qui che passa la distanza siderale tra una tifoseria che difende la propria identità e una massa che cambia convinzioni al ritmo del risultato della domenica.
Fossimo stati noi, con questa tifoseria rossonera ormai mansueta e addomesticata, San Siro sarebbe esploso di entusiasmo e la contestazione sarebbe evaporata in un amen.
I laziali, sotto questo aspetto, ci danno una pista. Perché la contestazione autentica non è risultatista.
Non nasce dopo due sconfitte e non muore miseramente dopo due vittorie. Quello è umore da bar. Non è coscienza critica.
Il problema del Milan non è una partita. È il progetto.
Contesto Cardinale da anni perché considero il progetto RedBird profondamente incompatibile con ciò che dovrebbe rappresentare il Milan.
Vedo una strategia nella quale valorizzazione dell’asset, stadio, operazione immobiliare e futura plusvalenza pesano enormemente più dell’ossessione per la vittoria sportiva.
E dopo quattro anni gli indizi non sono più indizi. Sono una montagna.
Poi continuate pure a farvi narcotizzare dalla narrazione. Una campagna acquisti. Due vittorie consecutive. Una dichiarazione confezionata bene. Un elicottero di berlusconiana memoria.
E improvvisamente dimenticate tutto.
Io invece lo scrivo qui col sangue: con RedBird il Milan non vincerà né uno Scudetto né una Champions League.
E non parlo dei portaombrelli utilizzati per imbellettare una stagione. Parlo di un titolo degno della storia del Milan.
Quando Cardinale se ne andrà, se avrà lasciato questa società senza aver conquistato un trofeo degno di nota, quelli che per anni hanno insultato chi denunciava questa deriva dovranno avere almeno la decenza di tornare qui e chiedere scusa.
In ginocchio, possibilmente.
Perché gli anni di mediocrità non sono resi possibili soltanto da proprietà prive di autentica ambizione sportiva. Sono resi possibili anche da una tifoseria che ha disimparato a pretendere.
Oggi i laziali stanno facendo ciò che dovremmo fare noi. Non difendere chi possiede il club. Difendere il club da chi lo possiede male.
Questa è appartenenza.
Il resto è tifo a vento.

Ecco, questo è il vero motivo per cui i tifosi della Lazio hanno iniziato questa battaglia: senso di appartenenza, dignità, difesa della Lazio da chi si è impossessato di questa società e la tiene prigioniera solo per interesse personale, fregandosene completamente sia del bene della Lazio che della volontà della quasi totalità della piazza e pure della storia ultracentenaria di questa società.
E quello che in un certo fa male o lascia un po’ l’amaro in bocca, è che queste cose le abbiamo capite tanti che non tifano Lazio e non vivono nemmeno questa vicenda da vicino e non chi invece queste continue mancanze di rispetto e gli schiaffi dati da Claudio Lotito alla storia e alla Lazialità li vive quotidianamente da più di 22 anni.
Ma anche loro, prima o poi, dovranno capire e unirsi alla proposta oppure rassegnarsi ad essere e restare “sparutissima minoranza”, perché la protesta andrà avanti fino alla fine.
E la fine può essere rappresentata solo dalla definitiva e totale uscita di Claudio Lotito dal mondo Lazio. Un mondo di cui si è impossessato ma che non gli appartiene e non gli apparterrà mai, perché è di chi c’era prima del suo arrivo e ci sarà anche dopo la sua uscita di scena, quando il suo nome sarà solo un brutto, un bruttissimo ricordo…
