Fabiani, hai detto bene: non sono affari tuoi!
Quello che sta succedendo da quando è iniziato il campionato era prevedibile, anzi, era tutto ampiamento previsto.
Sì, perché oramai questa società è un libro aperto, prevedibile, quasi scontata in tutto quello che fa: nei comportamenti come nel linguaggio che usa per parlare con i tifosi della Lazio e con il resto del mondo del calcio.
Quindi, questa offensiva per convincere i tifosi laziali a mettere fine allo sciopero, questa campagna con toni falsamente buonisti e conciliatori, era ampiamente prevista e prevedibile.

Così come era prevedibile anche l’intervento di amici e amici degli amici, scesi in campo per supportare Claudio Lotito.
Parlo di gente che non ha mai parlato in vita sua di Lazio (e raramente di calcio), come ad esempio Paolo Mieli che ieri ha dipinto scenari di complotto politico-sportivo ai danni di Lotito per estorcergli la Lazio che esistono solo nella sua testa e che sono solo frutto delle bugie raccontate in ogni intervista dal padre-padrone della Lazio.
E qualche altro giornalista si è accodato, qualcuno sia in radio che su qualche sitarello web ha cominciato a parlare e scrivere della necessità assoluta (per la squadra e per il bene della Lazio) di mettere fine allo sciopero e di rientrare in massa allo stadio.
Qualche mente malata è arrivata addirittura a confezionare un falso comunicato in cui i tifosi annunciavano un rientro per Lazio-Milan. E la cosa è finita addirittura sul sito di Eurosport, che ha rilanciato di corsa questa fake news mentre in questi mesi non aveva mai dato spazio ai tifosi, mai parlato delle vere ragioni della protesta.

Insomma, in tanti si stanno muovendo non per risolvere la situazione, non per ricomporre un rapporto che non esiste e che non esisterà mai più, ma solo ed esclusivamente per convincere la gente a tornare all’Olimpico.
E sapete perché? Perché questa protesta sta avendo un successo di partecipazione che nessuno avrebbe mai immaginato, perché i tifosi della Lazio hanno lanciato un virus che terrorizza l’intero mondo del calcio: dalle TV alla Lega di Serie A, dai presidenti agli addetti ai lavori che temono che la protesta e il disinteresse dei tifosi si allarghi anche all’informazione calcistica.

I tifosi della Lazio stanno scrivendo una pagina di storia scomoda, scomodissima, perché dopo anni di completa sottomissione il tifoso sta cercando di tornare protagonista, centrale in un mondo che lui da sempre finanzia ma nel quale da anni non conta più assolutamente nulla, per la semplice ragione che il tifoso è considerato solo una vacca da mungere.
La Lazio società ha sempre schifato i tifosi della Lazio, il suo proprietario gli ha fatto guerra in tutti i modi possibili e immaginabili, con comportamenti che non si erano mai visti non solo nella storia della Lazio, ma del calcio italiano, europeo, mondiale.
Lo ha fatto con la convinzione che tanto il legame non si sarebbe mai rotto, che il tifoso è come un drogato che dice ogni volta di voler smettere ma che non è in grado di rinunciare alla dose, al brivido del gol, all’emozione di essere parte di uno spettacolo con la convinzione di essere anche lui un protagonista, anche se fuori dal campo.
Ora che tutto questo è crollato, ora che tutte queste certezze sono state spazzate via, qualcuno inizia ad avere paura di aver perso completamente il controllo della situazione, ed allora ecco le frasi smielate, gli appelli accorati, i disperati tentativi di mediazione, gli inviti al senso di appartenenza, i piccoli ricatti morali per tentare di far sentire il tifoso in colpa se i giocatori, poverelli, sono costretti a giocare in uno stadio vuoto.
Beh, se gli attori recitano in un teatro deserto, la colpa non è degli spettatori che non fanno più la fila al botteghino per versare i loro soldi, la colpa principale è dell’impresario che quel pubblico pagante lo ha insultato, dipingendo per anni i suoi clienti come inutili e che ha provato in tutti i modi a spazzarli via con le buone e con le cattive, arrivando addirittura a denunciarli.
E qui arriviamo ad Angelo Mariano Fabiani, all’ennesimo tentativo fatto ieri di convincere i tifosi a sedersi ad un tavolo per trovare un punto d’incontro.

Nell’ennesima esternazione, condita da un altro appello alla tregua, alla pax laziale, alla ricomposizione di un matrimonio in realtà mai nato, una cosa giusta in realtà l’ha detta il DS della Lazio: “Io devo stare nel mio recinto”.
Ecco, caro Angelo Mariano Fabiani, resta nel tuo recinto, occupati solo di calcio giocato, perché fino al 30 giugno sei pagato per fare quello. Solo ed esclusivamente quello.
Gli appelli, gli inviti, le parole dolci sull’importanza dei tifosi, sul dodicesimo in campo (solo quando fa comodo a voi), sulla bellezza di andare allo stadio ed esultare per un gol e/o per una vittoria, lasciali da parte, perché sono cose che non ti riguardano.
Perché per te il calcio è solo ed esclusivamente un lavoro. E visto che laziale non lo sei mai stato prima di varcare il cancello di Formello, evita di parlare da finto laziale e continua a fare solo il dipendente di Claudio Lotito. Perché quello sei, visto che viaggiate in coppia da quasi 15 anni.
Resta nel tuo recinto, caro Fabiani, perché questa cosa non ti riguarda affatto. Semmai può riguardare i tifosi, l’allenatore e la squadra, ma di sicuro non te e nemmeno il tuo datore di lavoro, ovvero il responsabile principale (se non unico) di quello che sta succedendo nel mondo Lazio, l’uomo che con il suo comportamento ha svuotato lo Stadio Olimpico.
Uno stadio che, vi piaccia o no, vuoto resterà fino a quando ci sarà Claudio Lotito alla guida della Lazio.
Quindi, risparmia il fiato e le prediche, togliti quei panni da mediatore che ti calzano malissimo perché qui non c’è nessun matrimonio da salvare, nessuno strappo da ricucire, nessun filo da riallacciare.
Perché il discorso tra i tifosi della Lazio e Claudio Lotito è chiuso, per sempre.

S
tate facendo tutti uno sforzo assolutamente inutile: perché Lotito non è tipo da inginocchiarsi per chiedere umilmente scusa per tutto quello che ha fatto; perché anche se lo facesse oramai nessuno gli crederebbe perché sarebbe solo una farsa, l’ennesimo atto di una commedia che porta avanti da 22 anni solo ed esclusivamente per interesse personale ed economico.
Perché la realtà è che al padrone della Lazio nella vita gli interessa solo di due cose: di Claudio e di Lotito. Di nient’altro e di nessun altro, solo di se stesso e del suo ego smisurato, colpito duramente dalla protesta dei tifosi della Lazio, da questo stadio vuoto che certifica il suo fallimento sia come uomo che come presidente.
Come uomo perché ha dimostrato di avere una atavica e totale carenza di empatia, come proprietario della Lazio perché è riuscito a dilapidare quel patrimonio di passione che ha ereditato dalla gestione precedente.
Perché, lo ripeterò fino alla noia, è giusto ricordare a tutti (anche ai Paolo Mieli di turno che pontificano senza sapere assolutamente nulla di quello di cui parlano) che Claudio Lotito ha preso una Lazio che aveva 41.539 abbonati e ora si ritrova con nemmeno 5000 tessere sottoscritte, di cui più di un terzo sono cambi merce con sponsor o abbonamenti di Monte Mario regalati.
Ed è stato lui, solo ed esclusivamente lui, a sfasciare tutto, visto che nel 2004 è stato accolto come un salvatore e portato in trionfo.
Poi ha mostrato il suo vero volto e la gente gli ha voltato le spalle. Prima siamo stati in pochi a farlo, quelli che lui in senso dispregiativo definiva “sparuta maggioranza”, ora siamo tanti, l’assoluta maggioranza se non la quasi totalità del mondo Lazio.
Ed è per questo che ora chiama a raccolta fedelissimi e truppe cammellate: perché quello stadio vuoto gli fa male. E gli fa male perché dimostra l’assenza totale di consenso e di presa che ha sulla gente laziale.
Parliamo di un personaggio (lo scrivo per rinfrescare la memoria ai tanti smemorati del mondo Lazio) che è arrivato ad autoconfezionarsi striscioni del tipo ORGOGLIOSI DI LOTITO, piazzati in Tribuna Tevere in favore di telecamere per mostrare a chi vedeva le partite in TV e a chi vive fuori Roma di avere un consenso che in realtà non è mai esistito.
Perché era vero l’esatto contrario! I tifosi della Lazio non sono mai stati ORGOGLIOSI DI LOTITO e quegli striscioni piazzati dagli steward alla fine sono stati tolti e strappati proprio dai tifosi. E mai riproposti…

Per chi fa il politico, l’assenza di consenso è un problema serio, serissimo. Per questo in ogni intervista Lotito parla di complotto, di protesta strumentale, di critiche prevenute, di un problema circoscritto a Roma.
Per questo Lotito ha preso la Reggina, per fare quel bagno di folla e di entusiasmo che qui a Roma è pura e semplice utopia, visto che il padre-padrone della Lazio è la persona più odiata e disprezzata di questa città.
Anzi, di una parte di questa città, quella laziale, perché dall’altra parte del Tevere è amatissimo e i tifosi della Roma fanno il tifo per lui e pregano che resti il più a lungo possibile alla guida della Lazio.

E già questo dovrebbe spiegare tante cosa ai Paolo Mieli e a tutti quelli che mettono bocca sulla questione Lazio senza avere un minimo di conoscenza né dell’ambiente né della realtà della situazione di cui parlano o addirittura come Mieli ieri addirittura pontificano.
Cosa è successo in questi 22 anni lo sa bene solo chi questa gestione l’ha vissuta sulla propria pelle, quindi i tifosi della Lazio. Tutti, compresi quelli che ancora entrano all’Olimpico ma a parole dicono che lo fanno solo per stare vicini alla Lazio ma che vorrebbero anche loro una nuova proprietà in grado di parlare con la gente senza lingua biforcuta.
Vale per Claudio Lotito, come vale per Angelo Mariano Fabiani, uno che non è mai stato gradito da queste parti e che mai lo sarà, quindi è inutile che continui a provare a parlare a gente che non ha nessuna voglia di ascoltarlo, perché lo mette sullo stesso piano del suo datore di lavoro.

Continui a fare il suo lavoro Fabiani, perché fa il DS e non il diplomatico, l’avvocato, il mediatore e tanto meno è in grado di fare il comunicatore, visto che ogni volta che mette bocca sulla vicenda Lotito-tifosi fa solo danni, provocando una reazione esattamente contraria a quella che lui spera.
Lo scrivo in modo gentile, educato e senza nessun intento di offendere: fatti gli affari tuoi Angelo Mariano Fabiani, perché hai già fatto abbastanza danni e continuando ad occuparti di cose che non ti competono può solo peggiorare le cose, perché non ti crede nessuno e quindi nessuno prende nemmeno in considerazione queste finte aperture, questi disperati tentativi di far rientrare i buoi nella stalla.
Perché quei buoi torneranno solo quando tutti voi ve ne sarete andati dalla Lazio, quando questa società potrà voltare pagina e ripartire in tutto e per tutto da zero, anche nel rapporto con la gente laziale!
