330 è il numero del tuo fallimento!
La miseria di 330 abbonamenti rinnovati in una settimana, alla media di 55 abbonamenti sottoscritti ogni giorno!
Che il mondo Lazio avrebbe boicottato in massa la campagna abbonamenti era nell’aria, ma nessuno, nemmeno i contestatori più accesi, avrebbe mai immaginato un successo del genere della protesta, perché mai nella storia della Lazio e forse dell’intero calcio italiano una tifoseria ha mai dato un simile schiaffo al proprietario di una squadra di Serie A.

Claudio Lotito è riuscito nell’impresa di entrare nella storia, ma imboccando la porta sbagliata.
Ha ereditato nel 2004 una società che aveva un patrimonio di 41.539 ed è riuscito in 22 anni di gestione di dissolvere a colpi di solide realtà quel patrimonio ricevuto in dote, a spegnere la passione di una tifoseria che non ha mai tradito, a spezzare quel cordone ombelicale che ha sempre legato i laziali alla società anche nei momenti più duri e terribili della sua storia.
Di quel patrimonio ereditato 22 anni fa non è rimasto più nulla e oggi la Lazio è… morta! Lotito l’ha presa al funerale, uccisa dai debiti, ma dopo 22 anni i debiti non sono spariti e lui, con il suo modo di fare, ha ucciso la passione, la voglia di esserci sempre, la voglia di andare a vedere la squadra allo stadio, la voglia di sognare due volte l’anno in occasione dell’apertura del mercato, la speranza (a volte irrazionale) che accompagna ogni inizio di stagione.
Di tutto questo oggi non c’è più traccia nell’ambiente biancoceleste e il risultato è la fuga dei laziali non dalla Lazio, ma dalla Lazio targata Lotito, quella che oramai da tanti è chiamata in modo dispregiativo la LOTITESE.

Claudio Lotito ha ancora il coraggio di gridare al complotto, di andare in Procura a Roma a denunciare chiunque lo contesti accusando addirittura personaggi come Bisignani e Masi di far parte di una sorta di associazione a delinque virtuale che lo vuole obbligare a vendere per scippargli la Lazio.
La realtà, è che Claudio Lotito ha fatto tutto da solo, perché da sempre decide tutto lui e quindi lui è artefice unico di questo disastro.
E, davanti a numeri del genere, qualsiasi amministratore di società alzerebbe bandiera bianca, prenderebbe atto del suo fallimento e davanti a questa bocciatura totale saluterebbe tutti e accetterebbe di mettere la Lazio in mani più grandi e capaci delle sue, perché continuando di questo passo si marcia dritti verso il baratro.

Un anno fa, nonostante il mercato bloccato e le bugie raccontate sia a Sarri che alla piazza sulla costruzione di una nuova Lazio in grado di spiccare nuovamente il volo, in 29.918 avevano comunque risposto presente, solo ed esclusivamente come atto d’amore verso questi colori.
A distanza di un anno, nemmeno l’1,5% di quei tifosi ha rinnovato quell’atto di fede e difficilmente alla chiusura della campagna abbonamenti la Lazio riuscirà ad assicurare alla squadra nemmeno uno zoccolo duro di 4/5000 presenze nelle partite giocate in casa, mentre in trasferta il settore ospiti riservato ai tifosi della Lazio farà registrare ogni volta il tutto esaurito.
Perché i laziali non sono scomparsi e la passione non è morta, hanno solo scelto di voltare le spalle a Claudio Lotito e alla sua gestione.

I laziali hanno deciso di dire basta a chi da anni li offende, li minaccia, li insulta e li prende per i fondelli a suo di frasi fatte e di slogan che oggi suonano ancora più ridicoli, a partire da quel “con Lotito risultato garantito”.
Quale sarebbe questo risultato garantito? Non quello sportivo, visto che la Lazio è reduce da due settimi posti consecutivi e da un ancora più deludente nono posto che dopo lustri costringerà la squadra a partire dal primo turno di Coppa Italia, rischiando già ad agosto con il Mantova di veder svanire il primo obiettivo stagionale.
Non quello economico, visto che la società sta vendendo giocatori a rotta di collo per tentare di far tornare conti che nonostante tutto non tornano, perché dopo aver venduto il vendibile tra agosto 2025 e gennaio 2026, la Lazio è stato l’unico club ad aver avuto il mercato condizionato anche nell’estate del 2026 e pur avendo venduto Gila, Romagnoli e Provedel, ha consegnato a Gattuso solo due giocatori arrivati a parametro zero, perché non si può permettere nemmeno di spendere 10 milioni di euro per sostituire un difensore venduto a 30 milioni.

Non un risultato in termini di gestione del club, visto che dal 2004 a oggi Lotito non è mai riuscito a far crescere nessuna delle voci legate alle entrate, tranne quella dei diritti TV e non certo per merito suo, visto che a vendere i diritti TV è la Lega Calcio e non la Lazio.
Non un risultato garantito a livello di fidelizzazione dei tifosi, perché l’Olimpico oramai è desertificato e come ho scritto all’inizio a oggi sono meno di 500 le presenze garantite a partita.
Sì, avete letto bene, 500! Nemmeno l’Ostiamare di De Rossi neo promossa in Serie C ha numeri così bassi: roba da diventare rossi dalla vergogna, se solo si avesse un minimo di coscienza per prendere atto della realtà e del fatto che oramai la piazza ha fatto la sua scelta, definitiva.
Claudio Lotito non ha più un futuro come presidente della Lazio e non c’è nessuna possibilità di riavvolgere il nastro, di riscrivere la storia del rapporto tra questa proprietà e i tifosi, di mettere fine a questa guerra.
L’unico modo per tornare alla normalità è un cambio di proprietà, l’uscita di scena di Claudio Lotito e l’arrivo alla guida della Lazio di qualcuno che abbia sia i mezzi economici per rilanciare la Lazio che la voglia di costruire, nei fatti e non a chiacchiere, una Lazio realmente ambiziosa, all’altezza della sua storia recente e delle potenzialità di questa piazza.

Se 30.000 tifosi scendono in piazza per contestarti e appena 330 rinnovano l’abbonamento per venire a vedere la Lazio, significa che quella Lotito ha definito per anni in modo dispregiativo “sparuta minoranza” oggi è diventata assoluta se non totale maggioranza.
Non lo dice Stefano Greco, contestatore della prima ora di questa gestione e di un padre-padrone che da 22 anni utilizza la Lazio solo per farsi gli affari suoi: economici, politici, d’immagine.
Lo dicono i numeri e tutti i numeri, dal bilancio al flop della campagna abbonamenti, in questo momento condannano senza SE e senza MA Claudio Lotito.
Ed è una condanna definitiva, senza possibilità di appello, perché i tifosi della Lazio hanno fatto capire che non vogliono più avere nulla a che fare con questo personaggio e che torneranno a seguire la Lazio come una volta solo quando Lotito sarà uscito definitivamente dal mondo Lazio, diventando solo uno spiacevole ricordo.
Sono parole dure, lo so, ma questa è la realtà e tutti devono prenderne atto, compreso Lotito che continua a fuggire, a mettere la testa sotto la sabbia per non vedere e non sentire, che quando la alza quella testa l’unica cosa che sa fare è andare a denunciare i laziali, sbandierando un complotto che esiste solo nella sua testa.
Perché dietro questa protesta non ci sono né pupari che agiscono dietro le quinte né compratori che fomentano la piazza per strappare un prezzo migliore.
Perché se qualcuno volesse togliere oggi la Lazio senza nemmeno mettersi seduto al tavolo delle trattative con Lotito gli basterebbe annunciare urbi et orbi di voler acquistare la società, rendendo pubblica sia l’offerta economica che le garanzie bancarie a supporto dell’offerta. Insomma, mettendo sul tavolo le carte scoperte.
Se nessuno lo ha ancora fatto, fino ad oggi, è solo ed esclusivamente per rispetto verso il proprietario, per consentire a Claudio Lotito di uscire di scena in modo dignitoso, senza dover scappare da Roma perché con il suo modo di fare sta negando alla Lazio un futuro.
Non un futuro diverso da questo presente, ma proprio un futuro. Perché la cosa terribile della Lazio di oggi è che con Claudio Lotito ancora alla guida del club questa società e questa squadra non hanno né un presente né un futuro: lo dicono i fatti, lo dicono i numeri.
Fatti e numeri che sono visibili a tutti ma che solo Claudio Lotito si rifiuta di vedere e di accettare. Per ora…
