Il giorno dell’orgoglio laziale!
È facile dì TE AMO
quanno tutto va bene.
È facile ditte AMICO quanno te conviene.
È meno facile in mezzo all’impicci
esse amici e amori,
ma solo allora capisci,
se è robba vera o so solo filtri sopra i cori…

Apro con una poesia questo articolo, perché in quei versi in romanesco c’è tanta verità e perché rispecchiano alla perfezione sia il mio stato d’animo (che quello di molti laziali, immagino) che la situazione attuale della nostra Lazio!
Sono passati 22 anni da quella foto, da quel corteo, da quei giorni infuocati dell’estate del 2004.
Sembra ieri, ma sono passati 22 anni, in tanti (in troppi) ci hanno lasciato e di quella Lazio non è rimasto solo nulla, se non le macerie che sta lasciando questa gestione.
E dopo 22 anni, non ci possono essere mani tese, non ci possono essere punti d’incontro o soluzioni intermedie, perché il tempo dei compromessi o dei tentativi di pacificazione è finito, spazzato via dall’arroganza di chi, anche oggi, ha lanciato l’ennesima provocazione.

Già, perché una società completamente in balia delle onde, senza nessuno al timone, senza carburante (leggi soldi in cassa) nemmeno per pagare gli stipendi arretrati e figuriamoci per sistemare i conti per sbloccare il mercato oggi cosa fa? Presenta la maglia della stagione 2026-2027.
Sembra l’atteggiamento dell’ultima famiglia reale francese, che davanti alle proteste di piazza, alla richiesta di libertà e di cibo da parte del popolo stremato rispondeva: “Se non hanno il pane, che mangino delle brioches”.
Al popolo Lazio che invoca libertà e che chiede a questa proprietà al capolinea di farsi da parte e passare la mano a chi abbia la voglia e i mezzi economici per rilanciare la Lazio, Claudio Lotito e chi lavora per lui nel giorno della più grande manifestazione di protesta della storia della Lazio risponde presentando una maglia (bella e vecchio stile, con il colletto a polo bianco) di cui non frega nulla a nessuno, visto che non ci sono nemmeno i giocatori che poi saranno chiamati a indossarla quella maglia.

Questa è la Lazio di oggi, una società staccata dalla realtà, una società che si stupisce se la gente laziale si indigna se gli unici dirigenti della Lazio invece che occuparsi delle cose di casa biancoceleste (tante e tutte urgenti) se ne vanno per un paio di giorni a Reggio Calabria per pianificare gli interventi più urgenti per far partire con il piede giusto la nuova avventura calcistica di Claudio Lotito.
Parliamo di una società chiusa in un silenzio assordante, arroccata dentro Formello a difesa di un bunker sotto assedio e destinato a cadere, perché non esiste nessuna possibilità di riscossa o di ribaltare in qualche modo la situazione.
Si è scelto lo stillicidio invece che il taglio netto, quasi per fare un ultimo dispetto a chi sogna la libertà e deve invece assistere alle ultime follie di chi resta attaccato alla Lazio quasi per ripicca, oppure per spolpare fino in fondo l’osso o svuotare i magazzini per portare (chiaramente gratis) un po’ di materiale a Reggio Calabria.

Questa è la realtà. E davanti a questa realtà è impossibile restare impassibili ed è assurdo parlare ancora di presenza allo stadio, di mercato o di qualsiasi altra cosa.
Perché l’unica cosa che conta veramente è un cambio di proprietà, la fine di questa dittatura arrivata a quasi 22 anni di reggenza.
Senza questo, non c’è nulla! E per provare ad ottenere questo, per dimostrare al mondo intero che il mondo Lazio è tornato ad essere quel monolite che era nel 2004 e che ha consentito alla Lazio di reggere anche all’urto di quella crisi finanziaria, il tifoso della Lazio non ha altro mezzo che scendere in piazza, che tornare a marciare per le vie di Roma e fare più rumore possibile, in modo da sturare le orecchie anche a chi si è messo la cera pur di non sentire nulla.
Vale per Lotito come vale per la politica e tutte le istituzioni di questa città. Perché a parole tutti ora stanno cavalcando l’onda e cercando un posto sul carro del malcontento, ma a livello di fatti solo i tifosi, per l’ennesima volta, stanno provando a fare qualcosa.
A partire dalla manifestazione di oggi!

Da anni leggo e sento gente che chiede alla Curva di fare qualcosa. Da anni sento gente che dice che bisogna protestare o fare casino (sul casino, non concordo, perché c’è qualcuno che non aspetta altro per spararci addosso…): bene, oggi tutta questa gente ha la possibilità di dimostrare concretamente e pubblicamente di avere a cuore le sorti della Lazio.
Non ci sono biglietti o abbonamenti da pagare, non ci sono sacrifici enormi da fare se non quello di esserci, di dedicare 4/5 ore a una giusta causa per dimostrare che il laziale non sa solo chiacchierare sui social, ma sa fare quello che ha sempre fatto: scendere in piazza e marciare, per il bene della Lazio.
Senza preoccuparsi se c’è il sole o se c’è la pioggia, se si suda perché fa troppo caldo o se ci si bagna perché anche Giove Pluvio ha stretto un patto con Lotito.
Oggi, l’unica cosa che conta veramente, per chi ha la possibilità di farlo, è esserci. Perché senza retorica e senza voler spingere nessuno a fare qualcosa che non ha voglia di fare, io vi dico che a distanza di tanti anni ripensando a questo giorno non esserci stati potrebbe essere un fastidioso rimorso, un rimpianto destinato a lasciare per sempre un senso di vuoto.
Per questo oggi l’importante è esserci: da Ponte Milvio allo Stadio Flaminio, partendo dall’inizio oppure aggiungendosi in corsa al corte o solo presenziando a piazzale Ankara all’atto conclusivo di questa manifestazione, di questa giornata a tinte biancocelesti che è già entrata nella storia della Lazio.

Sì, perché senza retorica, oggi si fa la storia della Lazio: come in quelle manifestazioni di protesta dell’estate del 1986 per quella retrocessione a tavolino (poi trasformata proprio grazie a quella sollevazione popolare in una penalizzazione di 9 punti), come per quello scudetto che ci stavano scippando a maggio del 2000, come in quella marcia dei 30.000 di fine maggio 2004, come in quella manifestazione a Via Europa sotto l’Agenzia delle Entrate trasformata da qualcuno in una sorta di mattanza rimasta impunita.
Perché la storia della Lazio non passa solo dai risultati del campo, dai trofei esposti in bacheca, dai nomi dei grandi campioni che hanno indossato la maglia biancoceleste.
NO, la storia della Lazio è stata scritta anche e soprattutto dalla gente laziale che non ha mai abbandonato la Lazio, senza preoccuparsi del fatto che fosse una grande Lazio o una lazietta.
La gente laziale ha sempre risposto presente alle tante chiamate a raccolta per difendere questi colori e oggi è una di quelle: forse, addirittura la più importante in questi 126 anni di storia.
Perché oggi si può fare la storia futura, perché proprio in questo momento in cui si vedono solo macerie e devastazione si possono gettare le basi per una meravigliosa avventura.
E non esserci, potrebbe essere imperdonabile, un rimpianto che potrebbe pesare sulle spalle come uno zaino pieno di sanpietrini.
Per questi e per mille altre motivi, oggi è importante esserci ed essere in tanti. Non per essere rumorosi come i centesimi, ma per far pesare l’importanza di un popolo che ha detto basta a questa gestione e chiede e pretende non solo rispetto, ma di poter avere un futuro.
Un futuro diverso, dopo 22 anni, dalla presenza di Claudio Lotito!
FORZA LAZIO!
FORZA LAZIALI!
