È Lotito che ha trasformato tutto in… Lotito!
In queste settimane ho evitato di prendere carta e penna per partecipare agli interventi su IL TEMPO o per scrivere mail a Bisignani come hanno fatto tanti, tantissimi laziali più o meno famosi.
Non l’ho fatto perché da sempre sono un animale solitario, uno che non sale sul palcoscenico, uno che evita la luce dei riflettori e le telecamere, uno che al pulpito o al palco preferisce la piazza o la platea.
Ho un mio giornale, ho i social, se ho voglia di dire qualcosa, uso quelli. E, soprattutto, non cavalco mai onde, che siano di consenso o di dissenso.
Io, semmai, come tanti di quella “sparuta minoranza” oggi diventata strabordante se non assoluta o totale maggioranza, sono stato per anni una voce fuori dal coro quando tanti di quelli che oggi parlano e scrivono stavano belli inguattati, oppure minimizzavano o facevano finta di non vedere quello che succedeva, perché esporsi allora era rischioso.

Chiarisco subito, non punto l’indice contro nessuno e sono contento che oggi tutti abbiano finalmente aperto gli occhi per vedere quella realtà che agli occhi di qualcuno era già ben chiara e visibile nel 2010 con il primo LIBERA LA LAZIO o con quell’ondata del 2014 che portò a quell’indimenticabile Lazio-Sassuolo, allo svuotamento dell’Olimpico, ma poi subito dopo la fine della stagione al ritorno alla ”normalità”.
Sono felice che il mondo Lazio abbia riscoperto l’unità e la voglia di essere nuovamente popolo, che sia tornato ad essere quel monolite che era nel 2004 e che poi si è sgretolato sotto i colpi delle solide realtà lotitiane.
Quindi, oggi non parlo di quello che ho letto nei giorni scorsi su IL TEMPO, parlo di quello che ho letto questa mattina, parlo di quella pagina occupata dalla lettera di Emanuele Floridi.

Parlo di quel fiume di parole che trasudano intelligenza artificiale, falso buonismo, luoghi comuni e un elogio del lavoro fatto da una società che ha portato però la Lazio e il mondo Lazio allo sfascio attuale.
E non parlo solo di risultati sportivi, non parlo del progetto Flaminio che giorno dopo giorno viene smontato dai tecnici del comune e fatto a pezzi dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Non parlo nemmeno di quel “sogno responsabile” targato 2032 sparito dalla circolazione e disintegrato da una realtà che più che di un sogno delinea i contorni di un incubo presente e futuro con questa proprietà.
Parlo di Claudio Lotito, di quel passaggio in cui Floridi ha scritto: “Perché a volte sembra che non si riesca più a parlare della Lazio senza parlare soltanto di Claudio Lotito. Tutto diventa Lotito. Il Flaminio è Lotito, l’Academy è Lotito, il mercato è Lotito, il rapporto con i tifosi è Lotito. La Lazio è molto più grande di qualsivoglia Presidente”.
Beh, credo che ci voglia un enorme coraggio e anche gran dose di faccia tosta per scrivere una cosa del genere e l’unica scusante può essere che l’abbia partorita l’intelligenza artificiale questa frase, un qualcosa di non umano (e sicuramente non laziale…) che non ha vissuto questi 22 anni in cui è stato proprio Claudio Lotito a trasformare tutto quello che sa di Lazio in… Claudio Lotito.
Perché che questa da anni non sia più la Lazio ma solo la società di Claudio Lotito (non uso il termine Lotitese come fa qualcuno perché non mi è mai piaciuto), lo ha deciso proprio Claudio Lotito. E lo ha detto a chiare lettere, sempre, soprattutto quando in quella telefonata recente con un tifoso ha detto in modo perentorio: “Aho, la società c’ha un nome e un cognome: Claudio Lotito”.

Lotito lo dice apertamente, ma il suo responsabile della comunicazione accusa chi contesta di aver fatto diventare tutto solo Claudio Lotito.
Sembra uno scherzo, ma non essendo né Carnevale né il 1° aprile forse è solo uno scherzo del caldo, un colpo di sole, oppure l’ultima delle frasi infelici partorite dall’intelligenza artificiale negli ultimi 14 mesi di comunicati a volte farneticanti e a volte scritti per esaltare il nulla assoluto.
Come, con tutto il rispetto, è il nulla assoluto la pagina di oggi de IL TEMPO, in cui in 3.273 parole e in 17.473 battute (spazi esclusi) Emanuele Floridi non ha detto assolutamente nulla, non ha risposto a nessuna delle 10 domande formulate da Bisignani e da quelle ancora più numerose che si pongono quotidianamente i tifosi della Lazio.

In quel papiro Floridi dice solo “ripartiamo”, “voltiamo pagina”, “volemose bene”, “gli uomini passano e la Lazio resta”, “il futuro è roseo” e il concetto che esce è: “La Lazio nun se discute se ama”.
E qui mi auguro per lui che ci sia lo zampino di quell’intelligenza artificiale che non sa che quel motto non ci è mai appartenuto e, semmai, appartiene a quelli dell’altra sponda del Tevere.
Mi auguro che questa cosa sia stata partorita dall’intelligenza artificiale e non dal quel giovanile cuore giallorosso che per convenienza Floridi ci vuole far credere da 14 mesi che ora si sia tinto all’improvviso di biancoceleste.
Non è così e lo sappiamo tutti bene, perché la falsità di certe cose e di certi personaggi il laziale la fiuta a naso, da sempre.
Anche se Floridi cerca di toccare le corde del cuore scrivendo che ha scritto questa lettera mentre era in viaggio per Livorno per andare a rendere omaggio a nome della Lazio a Igor Protti, questa società le corde del cuore dei laziali in questi 14 mesi non è mai riuscita a toccarle, per il semplice motivo che questa società di laziale non ha nulla, assolutamente nulla.

Un esempio? Se tu fai uscire questa lettera su IL TEMPO proprio il 21 giugno e vuoi dire qualcosa di veramente laziale, rievocando i tempi in cui anche nelle difficoltà il mondo Lazio era un popolo che stava compatto al fianco della società e della squadra, come fai a non fare nemmeno un piccolo accenno al 21 giugno 1987, a Lazio-Vicenza, a quella partita giocata in una data che ogni laziale ha tatuata sulla pelle e sul cuore?
Perché il problema è che Floridi nemmeno ci ha pensato e nemmeno ha collegato questa data alla storia della Lazio, perché come il suo presidente e datore di lavoro lui quella “cazzo di nostra storia” non l’ha vissuta.
E quelle storie di Lazio non ce l’ha dentro e quindi non le conserva come noi nel forziere delle cose preziose legate alla passione, all’amore per una squadra e di questi colori.
Questo è il problema principale della Lazio: non da oggi, ma da anni, da lustri. La società è un’entità a se stante, staccata dalla realtà ma anche dalla storia e dalla tradizione, un qualcosa che non ha nulla a che vedere né con la Lazio né con quella Lazialità di cui ogni tanto qualcuno a Formello si riempie la bocca ma che non ha mai praticato.
Perché, come ha detto Sarri, non è mai stato realmente “pervaso” dalla Lazialità.

Ecco, Sarri ha capito cosa siano in realtà, indipendentemente da come vengano presentati all’esterno, i laziali e cosa rappresentino per i laziali la Lazio e la Lazialità. E ci ha messo poco, pochissimo a capirlo.
Claudio Lotito non lo ha mai capito in 22 anni e Floridi per parlare di Lazio si affida all’intelligenza artificiale, tra l’altro senza mai dare risposte reali e concrete al mondo Lazio su argomenti importanti e che stanno a cuore a tutti.
Ad esempio: quando lo fa Claudio Lotito quell’aumento di capitale che ha detto che avrebbe fatto senza problemi e che è indispensabile non tanto per sbloccare il mercato ma per far ripartire la Lazio?
Perché Floridi parla di fatti e i fatti in un club calcistico sono rappresentati dai soldi, dagli investimenti, dall’impegno economico personale dell’azionista di maggioranza, dall’impegno full time di chi percepisce due stipendi dalla Lazio ma passa il tempo tra impegni politici e appuntamenti per comprare la Reggina.
Io vi faccio solo una domanda: ma secondo voi è normale che in una situazione del genere uno che vuole restare e far diventare grande la Lazio, invece che risolvere i mille problemi che ci sono a Formello si butti anima e core per comprare la Reggina, aggiungendo tra l’altro distrazioni a distrazioni?
Con la speranza che possano essere solo distrazioni personali e non l’inizio di altri “distrazioni”, come successo in passato.
E mi riferisco a quel fiume di denaro che in passato da Formello è finito a Salerno. Soldi della Lazio che non sono stati utilizzati per costruire una Lazio più forte, ma spesi per l’ascesa della Salernitana, per accrescere immagine, vetrina e potere di Claudio Lotito.
Floridi si sbatte parlando di PAX e di rapporti da ricucire per ripartire ma qui non c’è più un filo da riannodare, perché quel filo è stato prima spezzato poi fatto a pezzi da Claudio Lotito, dai comportamenti del proprietario della Lazio e di chi lavora per lui, quindi compreso Floridi.
Se non soprattutto da Floridi, che oggi gioca a fare il portatore di pace quando nei 14 mesi precedenti ha soffiato sul fuoco.
Questa gestione non ha più un futuro perché in 22 anni si è bruciata tutte le carte possibili e immaginabili. E quando un’intera piazza, non solo i tifosi organizzati e i contestatori della prima ora, ma anche gente comune che per decenni non ha mai saltato una partita della Lazio arriva al punto di dire BASTA, è BASTA!
Non ci sono margini di recupero. Se qualcuno ha veramente a cuore il bene della Lazio deve prendere atto che è finita, salutare tutti e andarsene da Formello immensamente più ricco e famoso di quando a luglio 2004 ha varcato quel cancello.
Lui, con i Floridi e i Panella al seguito, tutta gente che da mesi indossa maglie della Lazio e sventola la bandiera ma che non sa nemmeno cosa siano la Lazio e la Lazialità.
“Gentile Floridi, apprezzo molto il suo sforzo. Dopo tre settimane, dunque, una voce della SS Lazio si è finalmente manifestata, e, come promesso, ha avuto tutto lo spazio su Il Tempo.
Però resta un nodo di fondo. Luigi Bisignani ha posto da tempo dieci domande che hanno a che fare con i nodi cruciali del progetto, delle risorse, del futuro della Lazio. I tifosi – credo – attendono risposte precise a quelle domande.
In mancanza, mi pare difficile che il popolo laziale possa ritenersi soddisfatto. Cordialità”.
Come ha riassunto perfettamente oggi il direttore de IL TEMPO, Daniele Capezzone, commentando in poche e sferzanti battute il papiro scritto da Floridi, questo non è più il tempo delle chiacchiere, ma dei fatti e delle risposte.
E qui, caro Floridi, non si vedono né fatti né risposte, ma solo qualcuno che tenta di restare disperatamente aggrappato alla Lazio, qualcuno che cerca testardamente e contro ogni logica di restare in Paradiso a dispetto dei Santi.
