Quella sentenza di cui non parla nessuno
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO…
La Corte di Appello di Roma, Seconda Sezione Penale, alla pubblica udienza del giorno 8 maggio 2026, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
Visti gli artt. 602 e 605 c.p.p., in riforma della sentenza del Tribunale di Roma in data 29 gennaio 2015, appellata dagli imputati Piscitelli Fabrizio, Toffolo Fabrizio, Arcivieri Paolo, Alviti Yuri…, dichiara non doversi procedere nei confronti di Piscitelli Fabrizio in ordine al reato per il quale ha riportato condanna, perché estinto per la morte dell’imputato;
assolve Toffolo Fabrizio, Arcivieri Paolo, Alviti Yuri dal reato di cui al capo A), perché il fatto non sussiste e revoca le statuizioni civili disposte a loro carico.
Motivazioni entro 90 giorni.
Il Presidente
Marco Flamini

Sono passati quasi 40 giorni (39 per la precisione) da quella sentenza che ha spazzato via, definitivamente, più di 20 anni di bugie, ma anche i castelli in aria tenuti su per più di quattro lustri da Claudio Lotito con l’aiuto della Procura della Repubblica e di chi ha svolto quelle indagini che hanno portato prima all’arresto dei 4 capi degli Irriducibili, poi ai domiciliari e infine a vent’anni di gogna mediatica.
Sì, gogna mediatica, perché qualcuno per quasi 20 anni ha spacciato per realtà minacce, tentativi di estorsione e soprattutto quella tesi che voleva gli imputati come complici di qualcuno che voleva mettere la Lazio nelle mani del clan dei Casalesi.

Non era vero niente. Tutto è stato spazzato via da una sentenza che ha ristabilito la realtà delle cose, delle prove vere emerse nel corso del processo e scritte nelle trascrizioni di migliaia e migliaia di pagine di intercettazioni.
Intercettazioni in cui emergeva in modo chiaro che parte delle prove a sostegno dell’accusa, a partire da alcune delle telefonate anonime per finire con quella lettera minatoria considerata la madre di tutte le prove, in realtà non provenivano da utenze collegate agli imputati e non erano state confezionate dai capi della Curva Nord, ma provenivano addirittura da utenze di Villa San Sebastiano.
Oppure erano state confezionate (la lettera minatoria) all’interno della residenza di Claudio Lotito e nell’ambito della sua cerchia familiare, per convincerlo a vendere la Lazio.
Insomma, l’esatto opposto di quella realtà virtuale che ci è stata descritta e spacciata per reale per quasi 20 anni.

Parlo di una realtà virtuale che ha consentito a Claudio Lotito di ergersi a paladino del bene, come una sorta di cavaliere bianco che combatteva da solo contro i cattivi.
Bene, non era così: non c’era nessun cavaliere bianco e, soprattutto, i cattivi non erano quelli che sono finiti in carcere e non erano nemmeno così cattivi come sono stati dipinti.
Per quattro lustri, grazie a questa narrazione dei fatti Claudio Lotito ha potuto godere di una sorta di immunità quasi totale e dell’appoggio e del sostegno delle istituzioni.
Non parlo solo della scorta che lo doveva proteggere dai cattivi, non parlo solo di chi ha assecondato tutte le sue richieste per aiutarlo a spegnere o spazzare via ogni tipo di contestazione a forza di denunce, daspo e pressioni di ogni genere, anche se questo sarebbe già abbastanza.

Parlo di tutto quello che, a livello d’immagine, Claudio Lotito è riuscito a costruire e che lo ha portato a diventare agli occhi di parte dell’opinione pubblica una sorta di paladino della legalità, di unico puro in un mondo di delinquenti, spacciatori, papponi e mignotte, come ha ripetuto lui stesso per lustri.
Parlo di un seggio in Senato ottenuto anche grazie a quel castello in aria, a quella bugia raccontata per 20 anni accompagnata da un’altra bugia che, ripetuta all’infinito, ha assunto anche questa i crismi della verità assoluta: la gestione virtuosa della Lazio, quei 550 milioni di debiti (mai esistiti) che Lotito ha sempre detto di aver pagato di tasca sua azzerando il deficit della società.
Non era vera la prima e non è vera la seconda, perché basta leggere i bilanci della società per capire in che acque burrascose e pericolose navighi oggi la Lazio.
Basta vedere l’ennesimo mercato condizionato per comprendere che le cose non stiano affatto come vengono descritte e che quel blocco del mercato dello scorso anno non era né un errorino né, tanto meno, un complotto ordito da Gravina per vendetta verso un vecchio nemico.
Quel blocco era figlio di una situazione economica grave, della mala gestione di una società incapace di aumentare il fatturato e che con solo due annate senza Europa è andata a fondo, come i conti del club.
La realtà è questa, come è una realtà il fatto che pochi giorni dopo la comunicazione del mercato a saldo zero il Como ha versato 110 milioni (ne bastavano 90…) per sistemare i conti e altrettanto hanno fatto Monza e Sassuolo, versando cifre nettamente inferiori.
Insomma, i proprietari di Como, Monza e Sassuolo hanno messo mano al portafoglio e hanno immesso soldi freschi (e reali) nelle casse delle loro società per sistemare le cose, mentre la Lazio rischia di essere l’unica società di Serie A costretta a operare sul mercato solo dopo aver ceduto quel poco che resta a Formello dell’argenteria di famiglia, perché soldi veri Lotito non ha da metterne o non gli interessa metterli.
E non sono bastate le cessioni e dismissioni in serie fatte a gennaio per sistemare i conti e rientrare nei parametri.

La realtà è che Claudio Lotito, la sua gestione virtuosa e la sua immagine di cavaliere bianco altro non sono che un grande, enorme bluff.
Oppure una realtà creata dalla quella AI che a Fomello viene usata anche per scrivere lettere e comunicati e che da anni presenta al mondo Lazio scenari che sono reali solo nella fantasia di chi li disegna.
È questa la cosa veramente grave. Come è grave il fatto che, nonostante i fatti fossero sotto gli occhi di tutti, in tanti hanno fatto finta di non vedere e che qualcuno ha quasi retto il gioco al padre/padrone della Lazio.
E verrebbe da chiedersi perché è successo, verrebbe da chiedersi e da chiedere a chi ha tenuto in piedi questi castelli di cartapesta perché lo ha fatto.
E, soprattutto, viene da chiedersi perché nessuno o quasi in questi 40 giorni ha parlato di questa sentenza che ha spazzato via 20 anni di bugie.
A chi fa paura il verdetto emesso dai giudici della Corte di Appello del Tribunale di Roma? E vi assicuro che questo è solo il primo atto o la punta dell’iceberg, perché quando entro settembre usciranno le motivazioni della sentenza, quando i giudici metteranno nero su bianco la realtà dei fatti, quella vera, allora sì che qualcuno dovrà dare più di una spiegazione.

La mia domanda vale per tutti, non solo per i magistrati e per chi ha condotto le indagini.
Vale anche per chi ha raccontato una versione dei fatti che non corrisponde alla realtà, per chi per 20 anni ha creduto ciecamente alla versione fornita dall’accusa e da chi ha condotto l’inchiesta: senza porsi domande e senza scavare minimamente, perché gli faceva scomodo avere un colpevole perfetto servito su un vassoio d’argento.
Soprattutto se quel colpevole perfetto erano i capi di quei “beceri” tifosi della Lazio. Quegli stessi tifosi che senza atti di violenza e con grande senso di responsabilità stanno portando avanti una protesta raccontata in tutto il mondo come una lotta di liberazione, ma che qui da noi qualcuno ancora dipinge come un complotto, come un qualcosa di losco e di delinquenziale ordito contro Claudio Lotito.
Perché, è evidente, a qualcuno non basta neanche la realtà dei fatti; a qualcuno non è bastata nemmeno quella sentenza che ha spazzato via 22 anni di bugie per aprire definitivamente gli occhi e vedere le cose per quello che sono realmente.
Ovvero, che c’è un personaggio che per interessi personali tiene in ostaggio la Lazio e chiunque tifi Lazio.
Forse è per questo che nessuno ha scavato dopo quel verdetto, forse è per questo che quella sentenza, epocale, è stata fatta finire praticamente subito nel dimenticatoio da chi non si preoccupa del fatto che la vita di tanta gente sia stata stravolta o devastata dai comportamenti di chi gestisce da quasi 22 anni la Lazio.
Perché i cattivi sono sempre e solo i tifosi, perché la vittima è sempre e solo Claudio Lotito. Anche se la realtà è diversa da come vi è stata raccontata e da come qualcuno, ancora oggi, si ostina a raccontarvi.
Ma ben presto cadranno anche gli ultimi veli e le ultime protezioni. È solo questione di tempo…
