Un grazie a Bisignani, ma gli altri dove stavano prima?
Nell’estate del 1973, dopo quello scudetto perso all’ultimo respiro, un vecchio laziale che dall’inizio di quella nostra “cazzo di storia” aveva visto la Lazio vincere solo una Coppa Italia nel 1958, mi disse una frase che mi è rimasta scolpita nella mente e che, ironia della sorte, mi ha scritto in un messaggio privato un amico in questi giorni: “un laziale è un lottatore per natura”.
Sono passati 53 anni e quella frase che mi è rimasta scolpita nella mente è, oggi più che mai, attuale.
È vero, chi sceglie la Lazio, anche inconsciamente e non per tradizione familiare e per aver ricevuto quel testimone che passa di mano di padre in figlio da 25 lustri, è un lottatore.

Chi sceglie la Lazio è uno che se ne frega altamente di far parte di una maggioranza, uno che non si preoccupa se deve scalare l’Everest a mani nude e senza attrezzatura, uno che accetta con orgoglio il fatto di essere, come si ripete spesso, scozzese in terra inglese.
Il laziale, quello che io da sempre riconosco come tale (pur non facendo per forza di cose distinzioni o una lista di buoni, cattivi, cerchiobottisti, pavidi, cavalcatori di onde a convenienza e banderuole che vanno sempre dove tira il vento), chi è Claudio Lotito e dove avrebbe portato sia il suo modo di gestire la società con quel suo atteggiamento di perenne conflitto con la piazza al grido “io so io e voi nun siete un ca..o”, lo ha capito da anni, da lustri.
Non lo ha capito oggi, nemmeno l’estate scorsa o nel corso di questa tormentata stagione, perché il laziale ha naso per queste cose.
Il laziale è come un cane da tartufi e certe persone e certe situazioni le fiuta a naso.

Premessa lunga, lo so. E, soprattutto, immagino che qualcuno si stia chiedendo: ma questo, dove vuole arrivare? Lo spiego subito.
Subito dopo la lettera di Luigi Bisignani, da quando il direttore Daniele Capezzone ha trasformato il TEMPO in una simbolica piazza Libertà, in un Agorà in cui i laziali di riconosciuta fede sono stati ospitati quotidianamente non per prendere decisioni sul futuro della Lazio, ma per esprimere in quello spazio socio-culturale-sportivo il loro pensiero su questa vicenda e sul personaggio Lotito, in molti mi hanno scritto in privato chiedendomi: “ma a te lo hanno chiesto di scrivere una lettera?”
NO, non me lo ha chiesto o proposto nessuno di scrivere una lettera. E, sono sincero, anche se me lo avessero chiesto, con grande garbo e ringraziando per la proposta, avrei risposto con un fermo e perentorio: NO, GRAZIE.
Non l’avrei scritta quella lettera e non sarei salito sul palcoscenico per prendermi una vetrina mediatica, perché le cose che sto leggendo in queste settimane (tutte giuste, tutte interessanti e tutte scritte sicuramente con trasporto e con cuore laziale), io le scrivo quotidianamente su Millenovecento dal 2011.
Quindi, non ho bisogno di ripeterle oggi su un quotidiano (a cui sono affezionato per il quale ho scritto per anni) molto più importante del piccolo giornale online che ho creato 15 anni fa. Oppure sulle colonne de IL CORRIERE DELLO SPORT.
Perché chi mi conosce e mi segue da sempre lo sa che gli scenari di oggi e le conseguenze di quel modo di gestire la Lazio io li ho descritti e anticipati anni e anni fa.

Mi fa piacere che oggi tutti o quasi abbiano finalmente aperto gli occhi, così come mi fa piacere constatare il fatto che oggi tutti o quasi tutti abbiano finalmente capito che aveva ragione chi sosteneva che per mettere fine a questa situazione l’unica strada percorribile era, purtroppo, quella di allontanarsi momentaneamente dalla Lazio (facendo un sacrificio immenso, lo so…) e lasciare solo Lotito.
Insomma, farlo apparire agli occhi di tutti non come uno forte, inattaccabile, inscalfibile e destinato a regnare per sempre, ma per quello che è realmente: un re senza sudditi e con un regno ridotto ad un cumulo di macerie.
Mi fa piacere questo risveglio del mondo Lazio, ma da settimane mi chiedo: Mi fa piacere che oggi tutti o quasi abbiano finalmente aperto gli occhi,, perché trova solo oggi il coraggio per mettere il re davanti alla nuda e cruda realtà?
Perché oggi il trono è meno solido? Perché qualcuno ha preso coscienza che l’unione fa la forza? Perché dall’alto è arrivato una sorta di via libera e/o si ha la sensazione e/o la certezza che siano venute meno certe protezioni di cui Claudio Lotito ha sempre goduto in questi anni?

Vedendo oggi tutti questi laziali più o meno famosi che escono allo scoperto per prendersi una bella vetrina mediatica, mi chiedo: ma tutta sta gente che scrive oggi esprimendo insoddisfazione o chiedendo a Lotito di farsi da parte, negli ultimi 10 anni (per tenermi stretto…), dove stava? In che mondo viveva? Perché per lustri ha fatto spallucce o si è fatta andare bene qualsiasi cosa?
Lo ripeto, va benissimo così e il detto popolare “meglio tardi che mai” è, oggi più che mai, attuale e veritiero, ma credo che sia giusto sottolineare questa cosa e porsi questa domanda.
Lo faccio sottovoce, senza fare una lista dei buoni o dei cattivi, senza puntare l’indice contro qualcuno, senza accusare TIZIO, CAIO o SEMPRONIO di voler cavalcare l’onda del dissenso o di aver cambiato sponda per convenienza.
Perché le liste e la storia dei carri su cui salire o scendere, li lascio da sempre agli altri.
Non mi interessano queste cose, come non mi è mai interessata (al contrario di quello che sostiene qualcuno, specie in questi giorni) la vetrina mediatica, visto che da anni rifiuto con un NO GRAZIE qualsiasi invito a partecipare a trasmissioni in radio, tv o sul web in cui si parla di Lazio.
Così come oggi sto rifiutando inviti a parlare in radio, in space o in altre piattaforme per parlare di questa cosa, per dare la mia versione dei fatti, per rispondere a domande o altro.
So che in molti lo chiedono, so che in molti quasi lo pretendono, so che in molti vogliono sapere/capire, so che in molti vogliono un po’ di legna o di benzina per tenere acceso il fuoco della speranza.
Ma la risposta è sempre NO GRAZIE.
Non perché io tema il confronto, perché la faccia ce l’ho sempre messa (al contrario di tanti…) e mi sono sempre assunto tutte le responsabilità senza giocare a fare a scarica barile, senza fare repentine marce indietro, senza cercare scuse, senza arrampicarmi sugli specchi.
Non fa parte del mio modo di essere. E solo chi mi conosce bene sa quanto mi possa costare restare in silenzio in questo momento.
Ma la vita mi ha insegnato che quando si è incudine si incassa (in silenzio…) e si può certo pensare o pretendere di fare il martello.

Funziona così, che piaccia o no. E vi posso assicurare che io non aspetto di poter essere presto martello per picchiare a destra e a sinistra, per prendermi rivincite o per consumare vendette, perché non fa parte del mio modo di essere.
E lo capirete tutti definitivamente quando succederà, quando non mi troverete su un palco e nemmeno insieme alla folla festante.
Perché quando succederà io me ne starò, come sempre, in disparte. Non da solo, ma in compagnia di quegli amici (e sono tanti, ve lo assicuro) che ci sono da sempre e che in questi giorni mi hanno espresso in privato e in silenzio vicinanza e affetto, con testimonianze di stima che non dimenticherò mai.
Potrei pubblicare qualche mail per far capire a tutti di cosa parlo, ma non mi interessa farlo. Perché questo è il momento di essere incudine, di accettare senza lamentarmi tutto quello che mi sta arrivando addosso: ci sta, fa parte del gioco, non mi lamento e tanto meno mi metto a fare la vittima come scrive qualcuno.
Non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello fare la vittima, perché è giusto che oggi vada così!
Me ne sto in disparte e in silenzio. Mi sono, metaforicamente parlando, ritirato sull’Aventino, pronto a scendere dal colle e a tornare a casa mia (lo Stadio Olimpico), quando la Lazio cambierà proprietà.
Ma già da oggi dico, da laziale e da collega, che per quel che mi riguarda io non finirò mai di ringraziare Luigi Bisignani per aver aperto il fronte e per aver abbattuto quel muro di silenzio e di omertà con quella sua prima lettera scritta all’inizio di giugno.
Perché la discesa in campo di Luigi Bisignani è stata l’inizio di un qualcosa di grande e che aspettavamo tutti da una vita.
Finché le tiravo fuori io dai bilanci certe cose, oppure raccontando quello che succedeva dentro Formello, in tanti potevano tranquillamente fare finta di niente.
Ma quando l’ha fatto uno come Luigi Bisignani, che ha un peso specifico enorme in questo Paese (e al cui confronto io sono meno di un nano al cospetto del gigante Golia…), è cambiato tutto.
Quindi, quello che sta succedendo oggi, è SOLO ed ESCLUSIVAMENTE merito suo! E ogni laziale gliene deve rendere merito e gli deve dire: GRAZIE!

Nella mia mente, però, resta quella domanda iniziale: dove stavate tutti in questi anni? Perché avete aspettato tempo e fatto arrivare questa situazione al punto in cui siamo oggi, allo sfascio totale o quasi?
Ma già so che, probabilmente, questa domanda resterà senza risposta o che avrà come unica risposta: perché bisognava aspettare che i tempi fossero maturi e questo era il momento giusto per farlo.
Va bene così, ma nessuno mi toglierà mai dalla testa che se qualcuno si fosse svegliato prima da quel torpore che per anni ha avvolto il mondo Lazio, magari evitando di fare lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia per non vedere e sentire quello che succede, forse non saremmo mai arrivati a questo punto.
Ma con i SE e i MA non si va da nessuna parte. E non sapremo mai come sarebbe andata se tutto quello che sta succedendo oggi fosse successo nel 2014, dopo quel Lazio-Sassuolo.
Perché così come nella vita non si può riavvolgere il nastro, non si può sapere come sarebbe andata a finire se davanti a quello sliding doors del 2014 il mondo Lazio avesse deciso in toto di imboccare l’altra porta.
Non quella che ha portato alla fine di quel LIBERA LA LAZIO, ma restare fermi su quelle posizioni e fare quello che è stato fatto negli ultimi sei/sette mesi.
Ma come scrivevo prima è inutile guardarsi indietro, è inutile farsi domande destinate a restare senza risposta e/o pensare a quello che poteva essere e non è stato.
Meglio pensare al presente, proseguire su quella strada tracciata mesi fa dai gruppi organizzati della Lazio e spianata due settimane fa da Luigi Bisignani con quel suo intervento.
Sì, meglio guardare avanti.
