È crollato il castello di bugie!
“Quella di oggi non è solo una vittoria mia, di Yuri, di Toffolo e degli altri imputati, è una vittoria di tutti i laziali che da anni sono vessati, presentati come banditi, estorsori, come delinquenti che attaccano l’unico ‘buono’ del mondo Lazio. Non è così e non è mai stato così.
La sentenza di assoluzione con formula piena oggi lo dimostra, perché i giudici hanno stabilito che IL FATTO NON SUSSISTE, ovvero che non è mai esistito nulla di tutto quello che è stato detto e scritto su di noi, sugli Irriducibili e su tutti i tifosi della Lazio in questi 20 anni.

La cosa allucinante, è che qualcuno stia ancora cercando di tenere in piedi in qualche modo questo enorme castello di bugie, continuando a prefigurare complotti e tentativi di estorsione inesistenti, cercando tra l’altro di creare una continuità, inesistente, con la nostra vicenda.
Tra l’altro, se anche esistesse, ma non esiste, una continuità, allora varrebbe anche per chi è accusato ora la sentenza di oggi e quel IL FATTO NON SUSSISTE che ha fatto cadere questo castello di bugie”.

Paolo Arcivieri è un fiume in piena, con dentro la rabbia di chi si è visto rovinare la vita da accuse prive di fondamento e la leggerezza di chi, dopo 20 anni, si è finalmente liberato di un fardello pesantissimo.
Ha ragione Paolo, quella di ieri non è stata solo una vittoria sua, di Yuri, di Toffolo e di tutti gli altri indagati, è stata una vittoria di tutti i laziali che da quasi 20 anni vengono dipinti al mondo per quello che non sono.
Vale per chi come me, Rodolfo Bada e tanti altri sono stati tirati dentro ultimamente al secondo filone di questo presunto complotto contro Lotito, ma vale per tutti i laziali che da anni sono insultati o accusati di essere di volta in volta delinquenti, spacciatori, prostitute, collettori di collette, estorsori e membri attivi o collegati ad un’associazione a delinquere che non esiste.
Come non esiste nessun complotto, nessuno che trama da dietro le quinte per strappare a Lotito quello che nessuno gli può togliere, visto che lui il controllo della Lazio lo ha blindato, proprio 20 anni fa, grazie a quel “complesso disegno criminoso” messo in atto con Roberto Mezzaroma che gli ha garantito di mettere le mani sulla maggioranza assoluta delle azioni della Lazio.

Perché la cosa assurda, guardando questi quasi 22 anni dell’era Lotito e alla luce della sentenza di ieri, è che a essere dipinto come buono, come cavaliere senza macchia e senza paura che lotta contro il male e come vittima è proprio l’unico che dal 2004 a oggi è stato condannato in via definitiva per reati che, invece, Lotito cerca di accollare ad altri.
Condannato per “aggiotaggio manipolativo” per aver arrecato con le sue azioni, tra il 2005 e il 2006, un danno accertato dal tribunale di oltre 10 milioni di euro agli azionisti della SS Lazio, lui che ogni volta che gli fa comodo punta il dito contro chi scrive cose che non gli piacciono minacciando (o denunciando) i giornalisti di “diffondere false informazioni che influiscono sull’andamento del titolo e recano danno alla SS Lazio” e di conseguenza a lui.
E queste cose non le scrive Stefano Greco e non sono castelli in aria, ma sono scritte nero su bianco nelle due sentenze del Tribunale di Milano e nella sentenza della Cassazione che pur applicando la prescrizione dei termini non ha cancellato i reati commessi da Claudio Lotito e Roberto Mezzaroma.

L’unico condannato in via definitiva, è quello che accusa tutti gli altri e viene dipinto come vittima! Una cosa che può succedere solo in Italia, un paese in cui tre persone, ieri, dopo aver conosciuto il carcere e gli arresti domiciliari a causa delle sue accuse e delle sue denunce, dopo 20 anni sono state assolte con formula piena perché IL FATTO NON SUSSISTE.
Capite quanto sia enorme e abnorme la cosa? Capite perché io ieri alla lettura della sentenza mi sono emozionato e ho pianto e gioito come al gol di Cecco al Milan, al gol di Fiorini al Vicenza, al gol di Nesta al Milan e mi sono sentito libero e felice come al triplice fischio finale di Collina a Perugia?
Perché, finalmente, dopo 20 anni di fango e letame gettato sugli imputati di quel processo e su ogni laziale che in questi quattro lustri abbia osato alzare la testa e/o criticare il padrone della Lazio, finalmente è uscita la verità, tutta la verità.

È successo quello che auspicavo all’inizio di questo processo di appello. Un processo che si sarebbe potuto concludere subito con un accordo tra le parti se Lotito avesse accettato di ritirare le accuse.
Un accordo che, però, Lotito ha rifiutato, perché oltre alle condanne di tutti voleva anche un risarcimento danni dagli imputati.
Invece, oggi nel giorno del suo 69° compleanno si ritrova con un pugno di mosche in mano, con una credibilità azzerata da questa sentenza e con quel castello di bugie eretto più di 20 anni fa che si è sgretolato e, finalmente, è crollato.
“Il fatto non sussiste”, mi ripete Paolo Arcivieri al telefono, “quindi era tutto falso. E allora perché è successo? Semplice, perché eravamo scomodi, eravamo anche dei rompicoglioni, ma non eravamo né degli estorsori né dei delinquenti. Ma ci sono voluti 20 anni per dimostrarlo, per toglierci di dosso quell’etichetta e quelle palate di fango e di letame che ci hanno tirato addosso per due decenni.
Nessuno mi ridarà quello che mi è stato tolto, nessuno mi ridarà quel periodo passato in carcere o ai domiciliari e nemmeno la serenità persa in questi 20 anni, perché non c’è cifra al mondo in grado di ripagare quello che abbiamo perso e di cancellare quello che è successo.
Ma questa sentenza, oltre a ristabilire finalmente la realtà dei fatti, mi riconcilia anche con la giustizia, perché finalmente abbiamo trovato un giudice che ci ha giudicati in base ai fatti e non prendendo per buone solo le cose dette da chi ci accusava”.
Già, ma come è stato possibile montare tutto questi sul nulla, visto che di nulla stiamo parlando in base alla sentenza emessa ieri dalla Corte di Appello?
Ecco, questa è la domanda che dovrebbero porsi tutti. Non solo gli spettatori di questa vicenda, ma anche gli attori principali, ovvero quelli che hanno dato crediti alle accuse e alle ipotesi di complotto dipinte da Lotito.
Accuse che hanno portato oggi a decine di avvisi di garanzia contro persone colpevoli solo di aver gridato o scritto su uno striscione LOTITO LIBERA LA LAZIO, oppure di aver appeso un adesivo o aver scritto articoli di critica (anche dura) usando quella libertà di espressione del pensiero garantita dall’articolo 21 della costituzione.

E allora dico che forse è arrivato il momento che qualcuno, invece di indagare solo sui tifosi della Lazio o su chi contesta questa proprietà, si metta a indagare anche sulla veridicità delle accuse mosse da Lotito, su queste denunce a pioggia fatte anche per fermare la contestazione e per seminare il panico tra chi fa comunicazione nel mondo Lazio e vive nel terrore di ritrovarsi (pur senza aver fatto nulla di male) i Carabinieri o la Digos a casa all’alba, come è successo al sottoscritto, a Rodolfo Bada e a Renato Calcara…
Mi auguro che succeda, che qualcuno inizia a indagare anche sulla credibilità dell’accusatore, perché la sentenza di ieri ha dimostrato quante bugie siano state dette e scritte in questi 20 anni, spacciate per verità assolute e inconfutabili. Invece…
Invece era un solo castello di carta che è crollato, spazzato via da questa sentenza.
Ma ci sono voluti 20 anni e tante vite rovinate per arrivare finalmente alla verità. E ora chi ripagherà Paolo, Yuri, Fabrizio e tutti gli altri indagati? E chi ripagherà, eventualmente, il sottoscritto e gli altri sbattuti oggi in prima pagina e descritti come una banda di delinquenti?
Perché la gente dice: “Beh, se li hanno accusati, arrestati e condannati in primo grado qualcosa ci sarà di sicuro…”. Invece, no. E la vicenda che si è chiusa ieri lo dimostra in modo chiaro, limpido. Si può finire in prigione o in questo tritacarne mediatico anche da innocenti.
“Ora voglio prendermi qualche giorno e godermi questo momento”, mi dice a chiusura della telefonata Paolo Arcivieri, “ma una cosa è certa: ora saremo noi ad agire. Te lo posso assicurare al 100%, perché qualcuno deve pagare per quello che ci è stato fatto.
E non mi riferisco solo al risarcimento danni, perché come ti ho detto prima non c’è cifra che possa ripagarmi per quello che ci è stato tolto in questi 20 anni: a me, a mia moglie Valentina e a tutte le persone che, nonostante tutto, mi sono state vicine, perché sapevano chi era e che non avrei mai potuto fare le cose di cui sono stato accusato. E ora, finalmente, lo sanno tutti. Ma ci sono voluti 20 anni…”.
