Tempi ancora lunghi per la conferenza dei servizi
“Stadio Flaminio? Il progetto è molto serio, il Comune ha chiesto dei documenti integrativi alla Lazio ma nei prossimi giorni inizierà la Conferenza dei Servizi”.
Era il 26 marzo quando l’assessore Onorato ha annunciato per l’ennesima volta in due anni l’imminente avvio della Conferenza dei Servizi per stabilire se il progetto presentato dalla Lazio per la ristrutturazione del Flaminio abbia o no i requisiti per la pubblica utilità, elemento fondamentale per l’assegnazione dello stadio e l’inizio dei lavori.
Insomma, l’appuntamento per il tanto atteso gong era fissato per dopo Pasqua, ma anche se sono passati pure il Natale di Roma, il ponte del 25 aprile e quello del 1 maggio, il gong non è ancora suonato.

E, da quanto è emerso da una comunicazione ufficiale fatta dal Comune di Roma a Federsupporter (che aveva chiesto, in quanto ammessa alla conoscenza degli atti, di poter visionare le integrazioni al progetto chieste dal Comune e fornite dalla Lazio) quel gong non suonerà ancora per settimane.
Per la precisione, non prima della fine del mese di maggio.
Ieri, infatti, Alfredo Parisi (presidente di Federsupporter), mi ha girato la risposta del Comune di Roma alla richiesta di ricevere dall’amministrazione capitolina la copia dell’integrazione documentale richiesta dal Comune alla Lazio e la risposta è stata: “Il procedimento (ovvero l’esame della documentazione da parte degli uffici competenti) si concluderà il 25/05/2026”.

Quindi, ammesso e non concesso che la documentazione sia completa e che il Comune non debba chiedere alla Lazio ulteriori integrazioni o chiarimenti, si scavalla automaticamente a giugno.
E di questa vicenda del Flaminio, domenica 10 maggio ne parlerà ampiamente Report, con un servizio dal titolo ironico: “Lo stadio che si ripaga da solo”…

Ma andiamo con ordine. In data 2 aprile 2026, successivamente all’esame della documentazione trasmessa dal Comune, a seguito dell’istanza presentata di accesso agli atti, l’avvo. Luciano Cuccutelli per conto di Federsupporter ha chiesto all’amministrazione capitolina una copia dell’integrazione documentale richiesta dagli uffici preposti e depositata dalla Lazio (da quanto si evince dalla risposta, in data 24 aprile 2026…) in Campidoglio.
In data 4 maggio 2026, il Comune di Roma (sempre tramite PEC…) ha risposto a Federsupporter di non poter fornire la copia richiesta fino a quando non sarà completato, da parte degli uffici preposti, l’esame della documentazione integrativa depositata dalla Lazio.
E, come scritto sopra, che la fine del “procedimento” è prevista (salvo ulteriori complicazioni…) per lunedì 25 maggio 2026. Ovvero quando saranno passati più di due mesi da quel “nei prossimi giorni” pronunciato dall’assessore Onorato come inizio della Conferenza dei Servizi.

Sia ben chiaro, qui non si punta l’indice contro nessuno e, tanto meno, si mette in croce qualcuno per questa vicenda che si sta trascinando da 17 mesi e che è stata data per fatta e conclusa almeno una ventina di volte, con tanto di conferenza di presentazione ufficiale fatta dalla Lazio (a cui non ha partecipato nessuno in rappresentanza del Comune di Roma, è bene ricordarlo…) addirittura il 17 febbraio scorso.
Non è grave solo che sia passato tutto questo tempo, ma visto che Lotito quando gli conviene sventola sempre la bandiera dell’aggiotaggio e dell’andamento del titolo che può essere influenzato da notizie riguardanti la Lazio, è grave la ridda di voci (molte non solo mai confermate ma addirittura smentite da PEC ufficiali, come quella del parere positivo dell’avvocatura del Comune alla richiesta di concessione del diritto di superficie, smentita dalla stessa avvocatura del Comune di Roma) che circola da mesi intorno alla vicenda stadio.
Voci che influiscono e non poco sull’andamento in Borsa del titolo, come influiscono anche atti ufficiali della SS Lazio come quella conferenza stampa del 17 febbraio 2026 che ha spinto Report a indahare sulla vicenda.
E visto quello che è successo, credo sorga spontanea una domanda:: come e perché la Lazio ha presentato ufficialmente (e in fretta e furia) un progetto (dandolo per completato), quando dopo tre mesi ancora si presentano documenti e non si vede non solo il SÌ del Comune al progetto, ma addirittura non si vede il via della Conferenza dei Servizi?
E visto che tutto questo ha influito e non poco sull’andamento del titolo Lazio, schizzato anche sull’onda di queste notizie sopra la soglia psicologica di 1,50 euro (ad agosto il titolo viaggiava intorno 0,80 euro…), qualcuno di tutto questo dovrebbe risponderne.
E la Consob in questi mesi sia per le notizie uscite in modo incontrollato che per l’andamento al rialzo del titolo, avrebbe dovuto almeno chiedere ufficialmente spiegazioni alla Lazio e/o aprire un procedimento. Invece, la Consob non risponde nemmeno alle richieste di chiarimenti e agli esposti inviati ufficialmente tramite PEC sia da Federsupporter che da alcuni azionisti della Lazio…
Invece tutto tace. Invece tutto è considerato “normale”. Invece si continua a puntare l’indice accusatorio verso i tifosi accusati di destabilizzare la società e di creare così un danno alla Lazio e soprattutto al suo azionista di maggioranza.
Ma torniamo allo scambio di documenti in atto da mesi tra la Lazio e il Comune di Roma, ma soprattutto all’iter seguito dall’amministrazione che, stando a quello che sostiene l’avvocato Massimo Rossetti di Federsupporter, va in contrasto con il Decr. Legs. n.38/2021, che al Titolo I, Capo I, art.1, comma 4, prevede che il Comune, previa Conferenza di Servizi Preliminare, valuti l’idoneità tecnico-economica del progetto ai fini del riconoscimento del pubblico interesse, entro il termine di 30 giorni dalla presentazione del progetto medesimo,

Secondo quello che sostiene l’avvocato Rossetti, il procedimento amministrativo del sopra citato decreto legislativo stabilisce che in una conferenza dei servizi negoziata il Comune instauri un dialogo cooperativo con il proponente, al fine di superare tempestivamente lacune o criticità della proposta nel corso del procedimento di cui al precedente comma.
Ma questo può e deve avvenire solo nel corso della Conferenza di Servizi Preliminare. Mentre è da escludere che questo dialogo cooperativo possa instaurarsi prima e al di fuori della Conferenza di Servizi Preliminare, altrimenti si prefigurerebbe una conferenza dei servizi aperta, in cui il Comune si sceglie un solo .
Perché un dialogo tra le parti PRIMA dell’apertura della Conferenza dei Servizi, si configura come una tipica procedura di evidenza pubblica aperta e non negoziata.
Ovvero una procedura con cui la stazione appaltante (nel nostro caso il Comune di Roma) sceglie discrezionalmente l’operatore con il quale negoziare le condizioni della concessione.
“Prima e al di fuori della Conferenza di Servizi Preliminari, che assolve una funzione istruttoria finalizzata alla valutazione del possesso da parte del progetto dei necessari requisiti per poter essere dichiarato di interesse pubblico, il Comune deve limitarsi a verificare che il progetto sia stato presentato ai sensi del Codice dei Contratti Pubblici”, scrive l’avvocato Rossetti in una nota di Federsupporter.

“Il Comune”, prosegue l’avvocato Rossetti, “non può, però, in questa fase, instaurare un dialogo cooperativo con il proponente onde superare lacune o criticità della proposta.
Cosa che trasformerebbe, sostanzialmente, una procedura aperta in una non consentita procedura negoziata.
Il Comune, quindi, non può, in questa fase, instaurare un dialogo cooperativo con il proponente onde superare lacune o criticità della proposta.
D’altronde, con riferimento ad un precedente progetto presentato da altro soggetto (la Roma Nuoto, ndr.) il Comune aveva indetto la Conferenza di Servizi preliminare senza aver precedentemente instaurato con il proponente alcun tipo di cooperazione diretta a superare lacune o criticità del progetto.
Tanto è vero che l’iter istruttorio del procedimento si era concluso con esito negativo.
E il Comune si era visto, poi, costretto a riprendere l’istruttoria a seguito di sentenza del Tar del Lazio che accogliendo il ricorso presentato da Roma Nuoto aveva ordinato tale ripresa, in quanto non erano state esaminate le osservazioni del proponente.
Risulta, dunque, evidente, come il Comune abbia pregiudizialmente individuato ex ante la Lazio, o chi per essa, come l’unico ed esclusivo soggetto in grado di presentare un progetto idoneo a far diventare il Flaminio un “grande stadio di calcio”.
Riconoscimento, quindi, che anziché il presupposto dovrebbe essere l’esito finale della Conferenza di Servizi Preliminare.
Agendo in questo modo, il riconoscimento del pubblico interesse verrebbe anticipato unilateralmente ed ex ante dal Comune, con una preferenza pregiudiziale verso un determinato soggetto, in contrasto con il principio cardine di imparzialità che deve informare l’attività amministrativa”.
E tutto questo accade mentre è attualmente pendente al TAR del Lazio l’impugnazione della delibera con cui il Comune di Roma ha negato in via definitiva il SÌ dell’assemblea capitolina alla “pubblica utilità” del progetto presentato dalla Roma Nuoto.
Insomma, con questa procedura si favorisce l’assegnazione dello Stadio Flaminio alla Lazio ma si rischia un vero e proprio pastrocchio che, tra ricorsi e controricorsi, potrebbe bloccare per anni il via ai lavori.
E questo spaventa e non poco. Perché per il modus agendi di Lotito la Lazio ha già tempi biblici nel fare le cose e se ai tempi biblici del patron della Lazio si aggiungessero anche quelli non solo dell’amministrazione pubblica ma anche quelli della giustizia (ricorsi al TAR), altro che inizio dei lavori a gennaio 2027 e stadio completato per il 2031…
