La grande lezione del “nuovo” tifo laziale…
Non ho mai avuto rapporti idilliaci con il mondo Lazio e in modo particolare con la parte dei tifosi organizzati.
Colpa mia forse, oppure colpa del mio modo di essere, del mio non passare sopra alle cose e di voler sempre dire quello che penso, senza farmi condizionare da niente e da nessuno.
E questo non avere legacci, essere troppo libero e non condizionabile, mi ha creato in passato non pochi problemi.
E anche oggi, non ho nessun rapporto con chi guida la tifoseria organizzata della Lazio.

Ho scelto di scrivo all’inizio di questo articolo e in modo chiaro e netto, perché da mesi ne leggo e ne sento di tutti i colori su associazioni a delinquere, su patti occulti per destabilizzare o detronizzare chi guida la Lazio per provare ad estorcergli (secondo qualcuno) un qualcosa che nessuno gli può togliere senza il suo consenso, senza la sua volontà di privarsene.
Ma da uomo libero, quale sono sempre stato e da osservatore onesto della realtà che mi circonda, non possono non notare che da un po’ di tempo a questa parte c’è stato un cambiamento di rotta, totale (sia nel modo di agire che nel modo di comunicare…) da parte di chi guida la tifoseria laziale.

Nonostante gli attacchi continui, nonostante una campagna di stampa a volte oltre i limiti della diffamazione, i tifosi non sono mai caduti nella trappola della provocazione e sono riusciti a portare avanti questa contestazione senza offrire alcun appiglio a chi vorrebbe frantumare il fronte e zittire la voce del dissenso.
Lo hanno fatto restando fedeli alla linea intrapresa e agli impegni presi con la gente laziale mettendoci la faccia nel sostenere che questa volta non si sarebbe tornati indietro, perché il punto di non ritorno nel rapporto con la società è stato superato.

“La nostra dignità vale molto di più di un derby. La nostra parola ha un peso ed intendiamo mantenerla”, c’è scritto alla fine dell’ultimo comunicato, quello fatto all’indomani della qualificazione alla finale di Coppa Italia.
Sono riusciti a mantenere fede alla parola data e agli impegni presi e lo hanno fatto con grandissima coerenza: nonostante ci sia qualcuno che si ostina a non capire quale sia linea, nonostante ci sia qualcuno che continua a cercare sempre un pelo nell’uovo e nonostante la difficoltà nel portare avanti la decisione di restare fuori dello stadio che non è forse condivisa da tutti e che spesso nel recente passato aveva creato divisioni nel fronte di chi contesta questa società.

Non è facile rinunciare a una cosa bellissima come andare allo stadio e condividere con gli amici una grande passione. E ne so qualcosa io che per una vita ho sognato di poter vedere le partite della Lazio con mio figlio e che negli ultimi anni solo raramente (e in trasferta), sono riuscito a realizzare questo piccolo/grande sogno.
Così come non è facile riuscire a convincere quasi 30.000 abbonati a seguirti in questa protesta, a svuotare per mesi uno stadio indipendentemente dai risultati e dall’importanza delle partite.
Non era mai successo nel mondo Lazio e per così tanto tempo e con questa coerenza. Ma non credo che sia mai successo da nessun’altra parte, tanto è vero che la protesta dei tifosi della Lazio ha fatto il giro del mondo e, come è successo anche in Messico (con i tifosi del Monterrey) ha fatto in un certo senso scuola.
E, ancora di più, ha rotto gli schemi, dimostrando a chi pensa di poter manovrare la gente come burattini o di poter usare i tifosi come una sorta di bancomat che produce sempre soldi che non è più così.
Anzi, che i tifosi per portare avanti una protesta sono pronti anche a rinunciare ai soldi già spesi e non possono essere più “ricattati” con il “bisogna restare vicino alla squadra”, con il “bisogna pensare al bene della Lazio” o convinti a desistere grazie a qualche vittoria.

Questa è la grande lezione che stanno danno a tutti i tifosi della Lazio: dimostrare che NON ESSERE SCHIAVI DEL RISULTATO non è solo un semplice motto, ma uno stile di vita, una nuova realtà con la quale non solo Lotito ma tutti i presidenti del calcio italiano, europeo e mondiale presto saranno chiamati a fare i conti, se altre tifoserie troveranno la forza e il coraggio di ribellarsi a chi ha trasformato il calcio in un business, mettendo il denaro davanti all’evento sportivo e alla passione.
Ripeto, non era facile riuscirci, perché per un tifoso non andare allo stadio è la rinuncia più grande, un atto estremo, come ha detto anche Maurizio Sarri (uno di quelli che ha capito prima di tutti la situazione) l’ESTREMO ATTO D’AMORE.
Chi mai avrebbe immaginato l’Olimpico deserto in occasione di una semifinale di Coppa Italia? Chi avrebbe immaginato di vedere la Curva Nord vuota in un derby?
Ecco, quest’estate se qualcuno lo avesse pronosticato un simile epilogo di questa protesta forse sarebbe stato additato come un pazzo, come un visionario.
Invece è successo e sta succedendo. E questa decisione di lasciare la Curva Nord vuota in occasione del derby è un ulteriore salto di qualità, una dimostrazione che finalmente si è andati anche oltre a quella rivalità che ha reso speciale il derby della Capitale e si è messo da parte quel campanilismo che per certi versi è stato la rovina del calcio romano.
Perché per troppi anni qualcuno ha potuto galleggiare vantandosi di essere arrivato un punto sopra o ha campato di rendita con quel successo del 26 maggio del 2013.
Perché il derby è importante, ma provare a fare qualcosa per liberare la Lazio da questo “abbraccio” che la soffoca da quasi 22 anni è più importante di qualsiasi altra cosa: anche di stupire per l’ennesima volta il mondo con una scenografia che lascia a bocca aperta e vincere il derby sugli spalti.
Lasciare vuoto il settore laziale nel derby non è né una fuga né un tradimento, ma un atto di grande maturità e soprattutto di grandissima coerenza: perché chi ha detto “non entriamo più all’Olimpico in campionato fino alla fine della stagione” ha dimostrato di saper mantenere il punto senza farsi condizionare dalla pancia, facendo prevalere la ragione sull’istinto.
E se ci pensate, è anche uno schiaffo a quelli dell’altra sponda del Tevere: è un po’ come dire “non vi filiamo”, vi snobbiamo o vi trattiamo con assoluta indifferenza, perché la nostra battaglia è più importante di qualsiasi altra cosa, figuriamoci di voi e del derby.

Perché il vero spettacolo i tifosi della Lazio lo hanno dato mercoledì sera a Tor di Quinto, a due passi da quella che è stata per anni la casa della Lazio, quel centro sportivo che si riempiva fino all’inverosimile anche solo per un allenamento o per l’arrivo di un giocatore o un allenatore.
E chi c’era il giorno del ritorno di Juan Carlos Lorenzo o il giorno dell’approdo sulla panchina della Lazio di Dino Zoff o il primo allenamento di Gazza a Roma, sa di cosa parlo.
Quell’adunata organizzata dai tifosi per vedere Atalanta-Lazio tutti insieme poteva essere una trappola, invece è stata uno spettacolo bellissimo, forse il più bello di questa stagione.
Migliaia di laziali uniti, anche se con stati d’animo diversi, zero incidenti, zero sfruttamento dell’evento a fini commerciali, per smentire chi parla di interessi e menate del genere.
E quell’immagine che ho usato per la foto di questo articolo, con quella moltitudine di laziali con lo sguardo rivolto verso lo schermo, è la più bella di questa stagione, una delle più belle della storia della Lazio. Una foto che mette i brividi e che in un amen è diventata virale.
Sono sincero, avevo qualche dubbio sul fatto che potesse durare fino alla fine di questa stagione e con questa forza la contestazione e lo sciopero, invece sono stato smentito, perché forse ho sottovalutato la forza e la coerenza di questo nuovo corso. E sono felice di essermi sbagliato…
