È bufera sulla sponsorizzazione Lazio-Polymarket
Sono rimasto in silenzio sull’accordo di sponsorizzazione tra la Lazio e Polymarket, perché avendo molte conoscenze nel mondo del betting (quello legale…) e con politici che da anni si occupano di gioco d’azzardo e dei rischi collegati alla diffusione delle scommesse e del gioco, ho capito fin dall’inizio che questa sponsorizzazione finito il weekend avrebbe alzato un polverone enorme, una vera e propria tempesta.
E così è stato, perché oggi su questa vicenda sono intervenuti tutti: dai potenziali competitor di Polymarket che chiedono chiarezza e rispetto delle regole, ai politici, per finire con i rappresentanti delle associazioni di categoria che oggi hanno fatto sentire la loro voce: forte e contraria a questo accordo.
E quando ieri a proposito di Lotito e della sua gestione parlavo di impossibilità di essere normali e di fare cose normali, esattamente a questo mi riferivo, a questo camminare costantemente in zone grigie, ai margini della legalità e al confine tra il si può fare e il non si può fare, quasi sempre vicino al NON…

In questo articolo, non mi sono limitato a fare copia e incolla riportando le voci di dissenso, ma ho scelto di intervistare un esperto della materia, l’avvocato Massimiliano Pucci, vecchio amico d’infanzia, tifoso laziale, nato ad Anzio ed emigrato da anni a Bologna, Presidente di AS.TRO e vicepresidente di Confindustria SIT (Servizi Innovativi Tecnologi), per capire che cos’è Polymarket, come opera e perché questo matrimonio tra Lazio e Polymarket presenta molte criticità che mettono a rischio l’accordo.
Ma partiamo dalla politica, dall’intervento dell’onorevole DEM Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera dei Deputati e coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo, ha chiesto al Governo di stoppare l’accordo Lazio-Polymarket.

“La scelta di associare il marchio di una piattaforma come Polymarket a una società storica e popolare come la Lazio solleva interrogativi seri e non eludibili.
Parliamo di un soggetto che opera in una zona grigia e controversa sotto il profilo normativo e che, per caratteristiche, richiama dinamiche assimilabili al gioco e alla scommessa, in un contesto nel quale gli operatori autorizzati in Italia sono invece sottoposti a vincoli stringenti e a divieti molto chiari.
Ritengo questa sponsorizzazione sbagliata e profondamente inopportuna, perché rischia di aggirare nello spirito quelle tutele che il legislatore ha introdotto e deve ulteriormente introdurre per contenere la pressione commerciale sul gioco, soprattutto nel mondo dello sport, che ha un impatto fortissimo sui giovani e sulle fasce più esposte.
Non possiamo consentire che ambiguità giuridiche o innovazioni tecnologiche diventino il varco attraverso cui si reintroducono, in forme nuove, messaggi promozionali legati al betting e ad attività ad esso assimilabili.
Serve chiarezza, serve responsabilità e serve coerenza istituzionale. Per questo auspico un approfondimento immediato da parte del Governo nonché dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e delle altre autorità competenti, accompagnata da una riflessione politica seria affinché non si producano zone franche comunicative in cui chi è fuori dal perimetro regolato finisce per godere di vantaggi che vengono negati a chi opera nella legalità e sotto controllo pubblico.
Lo sport deve trasmettere valori educativi e sociali, non diventare il terreno di sperimentazione di operazioni commerciali che mettono in discussione l’equilibrio delle regole. Su questi temi non possono esistere furbizie, ambiguità o doppi standard. Occorre una risposta ferma, immediata e inequivocabile”.

Insomma, un NO secco all’accordo e anche più di una stoccata a Claudio Lotito che, in quando senatore e rappresentante del Governo, secondo l’onorevole Vaccari avrebbe dovuto evitare “ambiguità giuridiche” e “furbizie” per aggirare in qualche modo le regole pur di riempire le casse della Lazio.
Lo stesso invito, rivolto dall’onorevole Vaccari a Governo e ADM (Agenzia Dogane e Monopoli), è arrivato tramite un post su Linkedin anche da Stefano Tino, Managing Director di Betsson Group, uno dei maggiori operatori nel settore delle Scommesse legali.
“C’è qualcosa di profondamente incoerente nel dibattito sul gioco d’azzardo in Italia. Da un lato, c’è un quadro altamente restrittivo (incluso il divieto quasi totale di pubblicità previsto dal Decreto Dignità) che continua a fare pressione sugli operatori regolamentati.
Dall’altro, ora vediamo i “mercati delle previsioni” entrare nelle sponsorizzazioni sportive mainstream, con l’accordo di sponsorizzazione annunciato dalla SS Lazio con Polymarket.
Il problema non è il nome del gioco, che si chiami scommessa o previsione, il problema è la sostanza.
Su piattaforme come Polymarket, gli utenti assumono posizioni economiche su eventi futuri con risultati di profitti/perdite. Li chiamano PREZZI invece di PROBABILITÀ, POSIZIONI invece che SCOMMESSE, ma la meccanica resta la stessa.
Se restringiamo fortemente il margini di operatività degli operatori regolamentati, ma tolleriamo modelli equivalenti sotto etichette diverse, non stiamo regolando l’attività del gaming, stiamo regolando la formulazione. E il risultato è: gli operatori che si muovono rispettando le regole sono vincolati, mentre quelli che agiscono al di fuori del perimetro beneficiano di soluzioni semantiche e tecniche alternative.
Questo è un segnale pericoloso. Premia il bypass rispetto alla conformità, il rebranding rispetto alla trasparenza.
Se la sostanza economica è la stessa, dovrebbero esserlo anche le regole. Altrimenti, molti smetteranno semplicemente di chiamare le giocate SCOMMESSE e inizieranno a chiamarle PREVISIONI.
A questo punto, Agcom associazioni di consumatori e i responsabili politici devono prendere una posizione chiara. E Agenzia Dogane e Monopoli (ADM) dovrebbe chiudere il prima possibile questo sito. Perché c’è un reale rischio che sponsorizzazioni ad alta visibilità come quella tra SS Lazio o Polymarket portino un traffico e capitali significativi verso piattaforme non regolamentate.
E se succede, non si tratta di protezione del consumatore, è esattamente il contrario. Quindi, credo sia il caso che politica e istituzioni preposte mostrino a tutti che l’Italia è diversa, che certe cose, vietate, non si possano fare”.

Ma, in parole semplici e comprensibili a tutti, qual è il vero rischio di questo accordo di sponsorizzazione tra la SS Lazio e Polymarket? E, soprattutto, Polymarket è un operatore che si muove nella legalità o che agisce non rispettando le regole?
Ecco il pensiero dell’avvocato Massimiliano Pucci, uno dei massimi esperti italiani del settore del gaming.
– Avvocato Pucci, ci spiega che cos’è Polymarket?
“Polymarket è una piattaforma internazionale di tipo predittivo. In termini semplici, consente agli utenti di fare pronostici su eventi futuri, ad esempio politici, economici o sportivi, acquistando delle quote legate a due soli esiti possibili: SÌ o NO.
Il funzionamento non è quello tipico delle scommesse tradizionali: gli utenti non giocano contro un operatore (un bookmaker, insomma, ndr…), ma tra loro, assumendo posizioni opposte su uno stesso evento.
Se la previsione si rivela corretta, si ottiene un guadagno. In caso contrario, si perde quanto investito. Un elemento distintivo è l’utilizzo delle criptovalute, che colloca la piattaforma in un contesto globale e decentralizzato”.
– Ma si tratta di un sito legale, autorizzato a operare in Italia?
“Assolutamente NO. Polymarket non è in possesso di una concessione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che è l’autorità competente per la regolazione del gioco pubblico in Italia.
Va però precisato che la piattaforma non rientra pienamente nella categoria delle scommesse tradizionali, proprio perché manca un operatore centrale che accetti le giocate. E questo elemento ha reso più complessa la sua qualificazione giuridica”.

– Ma se Polymarket non è in possesso di una regolare concessione e questo accordo, come sostiene l’onorevole Vaccari, viola in qualche modo le regole imposte dal decreto “Dignità” varato dal primo governo Conte, come è stato possibile per la Lazio, società di proprietà di un senatore della Repubblica, stipulare un simile accordo e mettere sulle maglie di una squadra di Serie A un marchio per certi versi illegale?
“La situazione deriva da un’evoluzione del suo inquadramento. In una prima fase, Polymarket era stato inserito nella blacklist italiana dei siti non autorizzati. Successivamente, a seguito di interlocuzioni tra i legali della piattaforma e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, è stata operata una distinzione:
• la componente di trading/predizione con denaro (assimilabile al gioco) è stata resa non accessibile dall’Italia;
• la componente informativa e statistica è rimasta consultabile.
Per questo motivo oggi il sito è raggiungibile dagli utenti italiani, ma solo per finalità informative. Nessuno in Italia può scommettere soldi sulla piattaforma di Playmarket”.
– Ma un utente che, magari, utilizzando una VPN non italiana aggira il blocco imposto nel nostro paese, resta nei confini della legalità o rischia di incorrere in sanzioni per gioco clandestino?
“Dipende da come lo si utilizza. È consentito accedere ai contenuti informativi e statistici. Non è consentito partecipare alle attività di previsione con denaro, perché l’assenza di concessione impedisce infatti alla piattaforma di operare legalmente nel mercato italiano del gioco. Quindi, se qualcuno aggira i blocchi e fa previsioni in denaro, compie un atto illegale. Sanzionabile. Anche pesantemente”.
– Qual è la differenza principale tra un sito autorizzato e uno come Polymarket?
“La differenza fondamentale è il possesso della concessione pubblica. In Italia, il gioco con vincita in denaro può essere offerto solo da operatori autorizzati dallo Stato.
Per ottenere la concessione, un operatore deve partecipare ad una gara ad evidenza pubblica (l’ultimo bando prevedeva per ogni operatore un costo della concessione pari a 7 milioni di euro, ndr) e superare verifiche molto stringenti su:
• solidità finanziaria
• infrastruttura tecnologica
• organizzazione aziendale
• sistemi di controllo e sicurezza
Chi non possiede questi requisiti non può offrire gioco legalmente in Italia. In questo contesto, un supporto importante per comprendere e distinguere tra offerta legale e illegale è rappresentato dall’Osservatorio sul Gioco Online Illegale, promosso da AS.TRO e realizzato da Data Room Nexus, che monitora la rete e mette a disposizione degli operatori di gioco e degli utenti strumenti per verificare se un sito sia o no, aiutando a distinguere in modo semplice tra offerta autorizzata e illegale”.

– Quindi, un sito autorizzato è più sicuro, insomma offre più garanzie e chi scommette?
“Sì, chiaramente. Primo perché un sito autorizzato è l’unico su cui si possa giocare. Secondo perché i siti con concessione garantiscono un livello di tutela molto elevato per l’utente, grazie a una serie di obblighi:
• limiti di giocata e di deposito
• controlli sull’identità e sull’età (accesso solo ai maggiorenni, ndr)
• utilizzo esclusivo di valuta legale (quindi non criptovalute)
• strumenti di autoesclusione temporanea o permanente
• monitoraggio dei comportamenti di gioco
Tutti questi elementi rendono il sistema regolato più trasparente, controllato e orientato alla tutela del giocatore e della legalità.
In conclusione, Polymarket rappresenta sicuramente un modello innovativo e globale, ma non rientra nel perimetro del gioco legale italiano. La distinzione tra accesso informativo e utilizzo operativo è quindi centrale per comprendere cosa sia consentito e cosa no.
Nel contesto italiano, la concessione resta il punto chiave che separa il gioco legale da quello non autorizzato e quindi illegale, con importanti implicazioni in termini di sicurezza e tutela degli utenti”.
Insomma, l’accordo tra Lazio e Polymarket presenta più di una criticità (se si tratta di irregolarità, saranno ADM, Governo e Agcom a stabilirlo) e, soprattutto, non si comprende per quale motivo un operatore dovrebbe versare ad una società di calcio qualcosa come 22 milioni di dollari senza poter contare su un rientro economico, visto che la piattaforma non può operare in Italia.
Chi spenderebbe 22 milioni di dollari per due anni e pochi mesi di sponsorizzazione solo per poter mettere logo su una maglia di calcio e avere online una paginetta di previsioni consultabili ma non giocabili dai clienti del mercato in cui ha deciso di investire una cifra così importante perché opera, al contrario degli operatori in possesso di regolare licenza, in modo non legale?
Una domanda apparentemente senza risposta. Ma l’unica cosa certa è che qualcuno al Governo, a ADM e ad Agcom di risposte ne dovrà dare nelle prossime settimane.
Primo fra tutti Claudio Lotito, più che nelle vesti di proprietario della Lazio in quelle di senatore della Repubblica.
