La Serie A sbatte la porta in faccia a Lotito!
Un anno fa circa, le grandi del calcio italiano lo hanno fatto uscire dalla porta principale negandogli la rielezione a consigliere federale.
Lui, dopo aver ingoiato il boccone amaro ha provato a rientrare dalla finestra nella stanza dei bottoni, ma ha trovato tutto sbarrato e oggi Claudio Lotito ha incassato una débâcle che somiglia tanto alla Waterloo che mise la parola fine al regno di Napoleone.

Già, perché quel voto espresso dalla Serie A quasi all’unanimità per candidare Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio è una sconfitta di Claudio Lotito che, dopo aver provato per l’ennesima volta a recitare il ruolo dell’uomo forte che si opponeva alla candidatura, al momento del voto si ritrovato solo, abbandonato da tutti, tranne che dal Verona dell’amico Setti.
Questo è il risultato del voto espresso oggi dall’assemblea straordinaria della Lega della Serie A: 18 voti a favore di Giovanni Malgò e due astenuti: Lotito e il Verona.

Lotito non è più l’uomo forte del calcio italiano, non è più il leader dell’opposizione e il portavoce delle medie e piccole società.
Claudio Lotito non è più il dirigente che per anni con i suoi voti e i suoi veti ha condizionato sia la linea della Serie A che la strategia del calcio italiano e nemmeno, come politico, il rappresentante chiamato a portare le istanze del calcio che conta all’interno dei palazzi della politica e/o direttamente al Governo.
Claudio Lotito in questo momento è un uomo solo, sconfitto, che non accetta l’idea che il suo ciclo sia finito e che tutti gli amici di una volta gli abbiano voltato all’improvviso le spalle.

Per qualche giorno Lotito ha sperato, cavalcando l’onda emotiva anti-Gravina (suo nemico da sempre) di recuperare consensi e potere, ma è stata solo una pia illusione, perché questa volta nessuno si è più fatto abbagliare o ammaliare dalle dichiarazioni del padre-padrone della Lazio, che dopo gli schiaffi d’immagine ricevuti dai tifosi e da Renzi, oggi ha incassato un altro duro colpo. Un colpo da KO definitivo o quasi.
Il Lotito che terrorizzava tutti non c’è più. Ora c’è un uomo che è stato potente ma che non ha più né un popolo alle spalle né un sistema calcio che lo sostiene.

Questa è la realtà. Quella realtà che qualcuno ha cercato di mascherare nelle ultime settimane parlando di un Lotito sempre più saldo come politico e uomo forte all’interno del sistema calcio, ma che è emersa in modo chiaro, netto e quasi spietato oggi con il voto dell’assemblea della Lega di Serie A.
Oggi è apparso chiaramente a tutti il fatto che gli attestati di solidarietà di Simonelli e di qualche presidente erano una sorta di atto dovuto, un appoggio più di facciata che reale, una difesa d’ufficio del sistema fatta per dovere istituzionale più che per reale convinzione.

Il voto di oggi rende palese il fatto che Claudio Lotito non rappresenta più nessuno, di conseguenza è utopia in questo momento ipotizzare che qualcuno possa candidarlo come rappresentante della Lega di Serie A nel prossimo governo del calcio italiano, quello che con Giovanni Malagò a guida dell’intero movimento sarà chiamato a riorganizzare e riformare un sistema che non funziona più.
Un sistema in cui Claudio Lotito rappresenta il “vecchio” da rottamare, dopo quasi tre lustri di mancate riforme e di tre qualificazioni mancate ai Mondiali: due delle quali con Claudio Lotito a muovere i fili e a rappresentare la Serie A, con Tavecchio prima e con Gravina poi.
Se la sconfitta di oggi potrà segnare un cambio epocale anche per la Lazio, lo sapremo solo nelle prossime settimane, nei prossimi mesi.
L’unica cosa certa, è che oggi la Lazio nel calcio italiano è sola ed isolata ancora più di prima a causa della presenza di Claudio Lotito e della sua strategia che si è rivelata assolutamente perdente.

Lotito ha fatto la guerra a Gravina (e agli arbitri che lo sostenevano) e il risultato è stato che la Lazio per due anni è stata quasi “massacrata”, penalizzata da arbitraggi assurdi, decisioni arbitrali incomprensibili e che in qualche caso andavano anche contro il regolamento.
Lotito ha fatto la guerra a Gravina sperando che eliminando lui avrebbe potuto rientrare nel governo del calcio, ma caduto Gravina lui è scivolato anche più in basso del suo grande “nemico”, isolato da tutto o quasi il calcio che conta.
E come è sempre successo e come succede da quasi 22 anni a questa parte, il rischio è che possa toccare ancora una volta alla Lazio pagare (in modo ancora più salato) questa ennesima (e probabilmente definitiva) sconfitta del suo padre-padrone.
Ma la speranza è che questo sia solo l’ultimo “danno” fatto da Lotito. Riparabile con la sua uscita di scena non solo dalle stanze del potere calcistico, ma anche da quel bunker di Formello dove oramai sta asserragliato da mesi, circondato solo dagli ultimi fedelissimi.
Una scena già vista non nella storia della Lazio o del calcio, ma nella storia dell’umanità, negli ultimi atti di una dittatura che ha le ore, i giorni, le settimane o i mesi contati.
È solo questione di tempo…
