Non impedite alla Lazio di RISORGERE…
Nell’estate del 2004, Claudio Lotito disse di aver preso la Lazio al funerale. Dopo 22 anni, passando dal coma profondo al coma vigile, poi alla ripresa, la Lazio è tornata praticamente al punto di partenza.
Fatturato previsto alla fine di questa stagione poco sopra i 100 milioni di euro (erano 193,2 appena due anni fa), linea di galleggiamento garantita solo grazie all’inserimento a bilancio dell’aumento del valore del centro sportivo di Formello, così come all’inizio della sua gestione Lotito evitò di mettere soldi veri in cassa inserendo il valore del marchio.

Soldi in cassa pochi o niente, prospettive ancora meno. Più che un SOGNO RESPONSABILE, quasi un’utopia, perché la Lazio oggi è come un castello di cartapesta, quelli che si vedono nei film: una bella facciata ma senza niente dietro, una società senza basi solide, senza fondamenta, senza alcuna possibilità di crescita.
È così da anni e la situazione sta peggiorando di stagione in stagione nonostante il depauperamento del patrimonio tecnico-sportivo reso necessario dall’assenza di progettualità e di investimenti da parte dell’azionista di maggioranza, che a domanda su come possa fare la Lazio ad andare avanti senza tifosi allo stadio e senza incassi qualche settimana fa rispose: “E che problema c’è, faccio l’aumento di capitale”.

Non era ancora il primo aprile, ma era l’ennesimo pesce d’aprile di questi 22 anni, perché Claudio Lotito di soldi nelle casse nella Lazio non ne ha mai messi e non ne metterà mai.
E allora, se Lotito non ha voglia di investire e non può permettersi di mantenere la Lazio a certi livelli, perché resta lì?

Per ego? Per visibilità? Per brama di potere? Perché non accetta l’idea di doversi fare da parte? O semplicemente per fare un dispetto a chi invece da anni invoca una sua uscita di scena?
Questo lo sa solo Claudio Lotito, forse nemmeno chi gli sta intorno e che più di una volta gli ha sussurrato all’orecchio di vendere la Lazio, di monetizzare quell’investimento fatto nel 2004 per dedicarsi ad altro e fare una vita più “normale”.
Ma fino ad oggi Claudio Lotito non ha dato retta a nessuno e nonostante abboccamenti, interessamenti e proposte messe sul tavolo da persone interessate a rilevare la Lazio per ora ha sempre detto NO a tutti o ha evitato di rispondere.
E questa sua rigidità impedisce alla Lazio di risorgere, di tornare ad essere una squadra in grado di lottare con le prime della classe.

In 22 anni, nonostante qualche piazzamento di prestigio, la Lazio non è mai stata una candidata allo scudetto e tranne quella partesi pre covid e quel piccolo sogno mandato in frantumi dalla pandemia, la Lazio non è mai stata in lotta per il titolo, nemmeno nella stagione di quel miracoloso secondo posto conquistato da Maurizio Sarri.
Che Lotito non possa riportare la Lazio ai fasti del passato oramai è chiaro e lampante a tutti, almeno a chi abbia voglia di vedere e di capire che non c’è e non ci può essere nulla oltre la linea dell’orizzonte,, nonostante i proclami, le promesse e i sogni più o meno responsabili.

Per chi è credente, la Pasqua ha un significato particolare, perché è il giorno della resurrezione, della rinascita ad una nuova vita.
Ecco, la Lazio di merita di risorgere, di poter iniziare una nuova vita slegata alla presenza di Claudio Lotito e della sua famiglia.
Anche perché non è un regno, non è né una corona o uno scettro che può passare di testa in testa e di mano in mano.
E non è nemmeno un titolo ereditario. La Lazio è della gente, di quella gente che ha deciso di lasciare il “padrone” solo in un teatro vuoto, nella desolazione più assoluta rappresentata da un Olimpico con gli spalti deserti e silente.
Niente tifo, niente cori di dissenso o di appoggio alla proprietà, nulla di nulla. Uno spettacolo asettico e al tempo stesso triste, una situazione che non fa comodo a nessuno: né a chi gestisce la Lazio né a chi subisce le scelte del “gestore” della società.
E allora, perché andare avanti se la parola FINE è già scritto ed è ben visibile a tutti?

Io non mi illudo che Lotito possa ascoltare il grido della piazza oppure i consigli di chi contesta e nemmeno di chi gli vuole bene.
Ma credo in due cose: che nulla nella vita sia PER SEMPRE (purtroppo o per fortuna) e che per ogni storia ci sia un inizio e una fine.
Per tutte, anche per questa. E allora mi auguro che qualcuno o qualcosa lo illumini o che qualcuno lo convinca a concedere a questa Lazio “moribonda” di poter risorgere a nuova vita.
Sarebbe un bene per tutti. Anche per lui e per chi gli vuole bene. Perché andare avanti così non è possibile, soprattutto se non esiste più nessuna possibilità di riallacciare rapporti e di ricostruire un qualcosa che è andato in frantumi, in mille pezzi che non potrebbe rimettere insieme nemmeno il miglior restauratore del mondo.
E allora, nell’augurare BUONA PASQUA a tutti, in questo giorno di resurrezione mi auguro che si possa festeggiare presto anche la resurrezione della nostra Lazio.
FORZA LAZIO!
