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Bob e quella sua Lazialità calpestata…

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Secondo qualcuno è un’esagerazione scrivere che Bob Lovati è stato la Lazio,  perché nel mondo di Lazio va molto in voga una frase usata spesso per giustificare l’apatia che oramai ha contagiato questo ambiente che si fa andare bene ogni cosa e accetta qualsiasi cosa: “gli uomini passano e la Lazio resta”.

In realtà è così per tutte le cose della vita, in tutti i campi, ma lungo il nostro cammino incontriamo persone speciali che incidono più di altre.

Persone che per quello che hanno fatto nel corso della loro vita e per quello che hanno lasciato in eredità diventano pilatri, simboli.

E parlando di calcio, Bob Lovati fa parte di quel gruppo di personaggi che quando le nomini scatta immediato l’accostamento con la Lazio.

Perché Bob Lovati è stato la Lazio, come recitava quello striscione oramai entrato nella storia: “Si scrive Lovati, si legge Lazio”. 

Così la sua gente lo ha salutato quando è sceso in campo per l’ultima volta per ricevere una targa ricordo quel giorno d’estate allo stadio Flaminio.

Così lo hanno salutato le migliaia di tifosi che tredici anni fa si sono radunati a Ponte Milvio per partecipare al suo funerale, nella stessa chiesa dove fu celebrato quello di Tommaso Maestrelli, il suo amico fraterno. E dove quasi 3 anni è stato celebrato anche quello di Vincenzino D’Amico, uno dei figli prediletti di Bob insieme a Luciano Re Cecconi.

Bob Lovati era ed è la Lazio, ma qualcuno troppo preso da altre cose che spesso e volentieri con la Lazio non hanno nulla a che fare se lo è dimenticato un po’ troppo in fretta. E se lo è voluto dimenticare. 

“Passata la festa gabbato lo santo”, si dice. E in casa Lazio con Bob Lovati è successo esattamente questo. Come sempre o quasi da quasi dal 2004 a oggi, quando alle parole e alle promesse solenni non sono mai o quasi mai seguiti i fatti.

Bob Lovati è stato mandato via dalla Lazio, quasi cacciato da Formello, per consentire a Lotito di risparmiare 2.000 euro al mese.

Tanto riceveva dalla società uno che nella Lazio per quasi 50 anni ha fatto di tutto, occupando qualsiasi ruolo dal campo alla scrivania, passando per la panchina.

Lui, pur di restare nella Lazio probabilmente ci avrebbe anche rinunciato a quei soldi, perché come ha scritto anche Gigi Martini tempo fa in un articolo, per Bob la Lazio era una questione di vita: respirare l’aria di Formello, parlare con i ragazzi e spiegare ai nuovi arrivati che cos’era veramente questa società.

Ecco, tutto questo per Bob era molto ma molto più importante di quel piccolo vitalizio che gli aveva riconosciuto Sergio Cragnotti e che Lotito ha cancellato con un colpo di spugna per risparmiare due spicci.

Perché per Bob vivere quotidianamente la sua Lazio lo faceva sentire ancora vivo e soprattutto ancora utile e importante per la sua Lazio.

Invece, gli hanno tolto tutto, anche la tessera per entrare gratis allo stadio, costringendolo a chiedere di volta in volta un biglietto che veniva concesso quasi come un’elemosina.

Nel 2011, dopo la sua morte, fu annunciato che la Lazio avrebbe fatto (e anche in tempi rapidi) qualcosa per ricordare degnamente Bob Lovati.

In molti dopo la morte di Bob dissero che il minimo che poteva fare la Lazio per ricordare degnamente un uomo che aveva vissuto quasi la metà della storia del club, scrivendo pagine leggendarie, era quella di intitolarge il centro sportivo di Formello alla sua memoria.

Quell’impianto meraviglioso, moderno, con una sala piena di trofei che però tanti tifosi vedono come un posto inaccessibile, freddo, quasi anonimo e non solo perché è rimasto sempre senza nome.

Quel campo di Tor di Quinto, ad esempio, era speciale anche per il nome che portava dopo la morte di Tommaso Maestrelli e per quel busto che ancora oggi è meta di pellegrinaggio di gente di tutte le età.

Chi porta un fiore, chi si ferma a riflettere davanti a quel volto amico, chi accarezza quel busto di bronzo come per esorcizzare in qualche modo quel destino crudele che ha portato via troppo presto uno degli uomini più amati della storia della Lazio.

Ecco, quel busto di Tommaso Maestrelli è rimasto a Tor di Quinto, perché nessuno ha avuto il coraggio di sradicarlo da lì, anche se ora il “Maestro” guarda sempre il campo ma non vede più scorrazzare su quel prato verde i giocatori della Lazio.

E allora, perché non fare un busto di Lovati da mettere all’ingresso del centro sportivo di Formello e intitolare a Bob quell’impianto senza nome?

Troppo impegnativo? Troppo costoso? Una cosa troppo laziale o è troppo invadente per qualcuno il ricordo di un personaggio così importante?

Lotito anni fa scelse un’altra via. Come ho ricordato qualche giorno fa, nel 2014, in piena contestazione, Claudio Lotito insieme a Stefano, il figlio di Bob,ha posato simbolicamente la prima pietra della “Academy Bob Lovati”.

Meglio di niente, abbiamo pensato. Ma dopo quella presentazione in pompa magna e l’annuncio urbi et orbi della nascita entro 15 mesi di una struttura che “avrebbe fatto invidia a tutto il mondo” (così, dissero…) con 8 campi nuovi, un albergo, un centro medico all’avanguardia e un aumento della cubatura del centro sportivo, di quella “Academy” si è persa ogni traccia.

Doveva essere tutto pronto entro settembre 2015, ma dopo anni di silenzio lo scorso anno Lotito l’ha ritirato fuori dal cassetto il progetto di quella “Academy” mai realizzata, ma senza il nome di Bob Lovati.

Perché come avviene sempre o quasi da quasi 22 anni a questa parte, un conto solo le chiacchiere e un conto i fatti.

Dodici anni dopo la posa delle prima pietra di quel progetto mai nato (anche perché non sono mai stati nemmeno presentati i progetti al Comune di Formello per ottenere l’aumento della cubatura) è  stato rifatto il look al centro sportivo, sono stati eliminati i campi da tennis e da calcetto per costruire altri campi da calcio, sono stati rifatti gli uffici e agli spogliatoi.

Una bella ristrutturazione i cui costi si sono aggiunti a quei circa 4 milioni di euro di anticipi “in conto lavori futuri” incassati nel 2013 e 2014 dalla Snam Lazio Sud srl di Claudio Lotito.

E ora i soldi dei nuovi lavori di una Academy che era stata già stata pagata. Perché tanto la gente dimentica in fretta. Così come la gente dimentica che ci hanno raccontato che sono stati proprio i soldi versati un anno fa entro il 31 marzo a determinare lo sforamento dei parametri economici e a bloccare l’estate scorsa il mercato della Lazio.

Peccato, però, che dalla primavera del 2025 a quella del 2026 nulla sia stato fatto in termini di lavori: non i campi, non la foresteria, nemmeno la chiesa. Nulla di nulla.

Oggi all’ingresso di Formello c’è un’enorme scritta SS Lazio Training Center, ma di quella Academy Bob Lovati presentata in pompa magna il 26 maggio del 2014 è rimasta solo una foto sbiadita dal tempo.

E allora, una volta tanto ci piacerebbe avere una risposta al perché Lotito abbia deciso di usare il nome di Bob Lovati per lanciare un’Academy che dopo dodici anni ancora non esiste.

Ci piacerebbe, una volta tanto, ricevere risposte a queste domande. Magari anche risposte sensate e non semplici slogan.

Perché anni fa tutti abbiamo apprezzato e applaudito il gesto di intitolare a tempo di record al giovane Mirko Fersini lo stadio di Formello, ma tutti ci siamo chiesti: perché per fare una cosa (sacrosanta, lo ripeto) come quella ci sono volute poche settimane mentre per farne altre non bastano anni?

O perché si annunciano progetti faraonici addirittura prima di avere i permessi per costruire e quindi la certezza di poter veder nascere ad esempio quella Academy dedicata a Bob Lovati?

Ci piacerebbe sapere anche che fine ha fatto anche la promessa fatta filtrare e rilanciata con grande enfasi dall’allora responsabile stampa della Lazio (tramite comunicatori sempre compiacenti) circa la volontà del presidente Lotito di intitolare ad Andrea Pesciarelli la sala stampa del centro sportivo di Formello.

Tutte cose annunciate e mai realizzate, senza che il mondo Lazio battesse né ciglio né i pugni sul tavolo pretendendo una risposta.

Qualcuno da anni, ciclicamente, si illude o prova a convincere la gente che Lotito possa realmente cambiare o che con un pizzico di buona volontà da ambo le parti il rapporto si possa in qualche modo ricucire.

Qualcuno continua a illudere la gente che dopo quasi 22 anni di Lazio Lotito abbia imparato qualcosa dai tanti errori commessi o abbia almeno imparato che cosa è la Lazio e quanto conta per i laziali la memoria, il rispetto per il passato e per quei personaggi che hanno contribuito a far diventare la Lazio quello che è.

Ma sono solo illusioni, perché alla resa dei conti ci scontriamo sempre con una realtà completamente diversa da quella che a volte viene dipinta da qualcuno, ovvero di un Lotito laziale perché fa volare Olympia prima delle partite o perché ha rispolverato la maglia bandiera con l’aquila sul petto.

Il silenzio assoluto calato sulla figura di Bob Lovati, a quindici anni dalla sua scomparsa, è un qualcosa di imbarazzante per una società con 125 anni di storia, 50 dei quali vissuti con Bob Lovati protagonista, dentro e fuori il rettangolo di gioco.

Una società che, prima di essere un club calcistico, è un Ente Morale.

Bob per tutti Laziali ha incarnato alla perfezione quell’ideale di sport e di Lazio nato su quella panchina di piazza della Libertà il 9 gennaio del 1900.

Ma oramai è evidentemente che parlare di Lazialità di questi tempi in casa Lazio è probabilmente imbarazzante quanto le promesse solenni di Lotito quando parla di mercato, di grandi acquisti o di progetti di rilancio a cui poi non fanno mai seguito fatti concreti.

E se succede da lustri, nel silenzio generale o quasi, evidentemente a qualcuno va bene così.

Ma alzando di volta in volta le spalle, siamo arrivati a questo punto, con un mondo Lazio devastato, con la gente che ha deciso di lasciate deserto l’Olimpico e di spezzare quel cordone ombelicale che ha sempre legato i tifosi a questa società, anche nei momenti (e non sono stati pochi) più tragici della storia biancoceleste.

Oggi sono 15 anni che Bob è volato via e mi piace immaginare che ci guardi dall’alto insieme a Tommaso, Giorgio, Cecco, Felice, Pino, Vincenzino e tutti gli altri grandi laziali che ci hanno lasciato e osservando questo scempio scuota la testa, come faceva quando qualcuno non capiva che cos’era realmente la Lazio.

Un bacio al cielo Bob, con la speranza che ti raggiunga. E grazie per tutto quello che hai fatto per la Lazio e per essere stato un simbolo di Lazialità! Una Lazialità dimenticata, perduta…

Autore

Stefano Greco

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