Eppur si muove…
Eppur si muove…
Quella frase, attribuita a Galileo Galilei, mi ha sempre affascinato, perché da quanto rese noto il giornalista Giuseppe Baretti nel 1757 (ovvero più di un secolo dopo la morte di Galilei) quella frase fu pronunciata dopo l’abiura, la ritrattazione solenne fatta da Galileo per evitare la condanna a morte sancita dal Sant’Uffizio per eresia.
Galileo Galilei fu costretto a negare pubblicamente la sua teoria del sistema eliocentrico copernicano, ma ha sempre difeso la sua scoperta, ovvero che è la Terra che orbita intorno al Sole e non viceversa.

Non lo poteva dimostrare Galileo Galilei, perché all’epoca non aveva gli strumenti necessari per far toccare a tutti con mano la realtà e quindi non poteva far vedere a tutti come stavano le cose.
E quando la gente non vede o non capisce, quasi sempre dipinge come “eretico” colui che dice o scrive cose che sono difficili da accettare perché vanno contro il pensiero comune.
Per questo ripeto, a costo di diventare ripetitivo e di passare per un pazzo, un visionario o un “eretico laziale”, che nella vita non sempre quello che non si vede o non si può toccare con mano non succede o, addirittura, non esiste.
Però funziona così da sempre e lo accetto, perché giustamente in molti credono solo a quello che vedono e che possono toccare.
E in qualche caso, alcuni arrivano anche a mettere in discussione pure quello che hanno sotto gli occhi e che quindi possono vedere e toccare, ma siccome non sono in grado di comprendere alcune cose allora dicono che quel qualcosa potrebbe esistere, ma che non succederà.
E nel mondo Lazio, dopo 22 stagioni di gestione-Lotito, dopo mille sogni di vedere la fine di questa dittatura che sono andati in fumo o in frantumi, sono molti quelli che come San Tommaso hanno bisogno di vedere e di toccare per credere.

Sono sincero, li capisco bene, perché stando dall’altra parte della barricata mi rendo conto quanto possa essere difficile credere, soprattutto per chi credente (e sognatore) non lo è mai stato.
Ma vale anche per chi credente lo è stato ma che essendo rimasto scottato e deluso oggi per autodifesa ha scelto di schierarsi tra gli scettici, i pessimisti a oltranza o i miscredenti per non rischiare di farsi nuovamente male.
Per questo, io da mesi ho scelto la strada del silenzio, ho scelto di restare in silenzio pubblicamente e di non parlare con nessuno in privato di questa cosa, rispondendo a tutti quelli che mi hanno scritto messaggi: “Mi dispiace, ma di questa cosa non parlo in privato. Quello che posso/voglio dire lo scrivo leggibile a tutti”.
E così ho fatto. Non ho quasi più scritto di questo e ho scelto di non alimentare quella fiamma accesa in estate parlando in continuazione solo di quello (come pretendeva qualcuno) e ho solo ribadito che resto fermo a quello che ho scritto a luglio 2025: ovvero, che questa (secondo me…) è (per mille motivi) l’ultima stagione di Claudio Lotito alla guida della Lazio.

Lo so, questo mio pensiero, sentendo quello che dice Claudio Lotito e in assenza di notizie o segnali visibili, per qualcuno è follia, oppure pura e semplice eresia.
Ma io, oggi, penso esattamente le stesse cose che pensavo in estate, quando il 14 luglio 2025 ho scritto quell’articolo che ha suscitato tanto scalpore (ma che non ha spostato nemmeno di un centesimo il valore delle azioni in Borsa il giorno successivo con il titolo che è rimasto immobile o quasi per oltre 40 giorni…) e scatenato una vera e propria repressione.
A luglio ho scritto che se la cose fosse saltata lo avrei scritto senza alcun problema. Così come avrei scritto senza nessun problema “è fatta” se avessi avuto la certezza che il discorso era chiuso in positivo.
Ma ho scelto di restare in silenzio finché non si fosse verificata una o l’altra cosa, perché ho capito (e qualcuno mi ha fatto capire) che non sarebbe stata comunque né una cosa rapida né una cosa facile.

Quel qualcuno di cui parlo, in confidenza, mi ha detto: “Firmerei oggi (era luglio, ndr…) per un closing entro fine febbraio o marzo, perché significherebbe poter programmare con i giusti tempi la stagione successiva”.
Questa cosa l’ho scritta e qualcuno l’ha trasformata in: “A marzo c’è il closing”, “A marzo la Lazio cambia proprietà”. Mentre io a luglio ho scritto solo che era arrivata un’offerta che aveva fatto vacillare per la prima volta Lotito.
Ma qualcuno ha modificato a suo piacimento la cosa perché a Roma funziona sempre così e la gente capisce solo quello che vuole capir. E anche quando parli o scrivi chiaramente interpreta le cose come più gli fa comodo (in positivo o in negativo) o legge tra le righe dicendo: “Hai scritto/detto questo ma in realtà intendevi scrivere/dire altro”.
Funziona così, fa parte del gioco, è il rischio di questo eterno telefono senza fili eternamente acceso in città e che storpia o addirittura stravolge la realtà e che piaccia o no bisogna accettarlo, perché Roma è anche questo.
Quindi, non mi lamento. Così come non mi lamento se qualcuno attacca, ironizza, oppure offende. Perché sopporto la gogna mediatica da quasi 22 anni, sono stato accusato di qualsiasi cosa anche da gente che non sa nemmeno di cosa parla o che a distanza di quattro lustri confonde la mia vicenda con quella della scalata di Chinaglia, quindi figuriamoci se quello che ho letto o sentito da luglio a oggi possa avermi scalfito in qualche modo.
Ho le spalle larghe e la pelle dura, quindi per quelli che pensano di ferirmi o di mettermi KO, fanno due fatiche e hanno solo sprecato tempo e sbagliato bersagliato.

Così come quelli che da qualche settimana ironizzano sull’avvicinarsi del 31 marzo e si chiedono quale sarà la mia “escape strategy” per chiudere questa vicenda non hanno capito assolutamente nulla di me.
Perché non c’è nulla da chiudere. Perché al contrario di quelli che cambiano opinione o versione a seconda di dove tira il vento, oppure di quelli che prima fanno i complimenti ai tifosi per come stanno portando avanti in modo civile la protesta e poi li dipingono come delinquenti che traviano le menti dei tifosi della Lazio, io non ho cambiato né idea né versione.
Io oggi sono le stesso di luglio e penso le stesse cose che ho messo nero su bianco a luglio. Non ho mai dato date, non ho mai detto è fatta indicando scadenze (come ha fatto qualcuno sparito poi dai social) temporali, non ho mai fatto nomi anche se avrei potuto farli, ma per me proteggere le mie fonti e la riservatezza di certe informazioni conta più di qualsiasi altra cosa, più di qualsiasi scoop.
Perché a me la cosa che interessa di più è che succeda, che la Lazio possa uscire da questa palude in cui è finita e possa finalmente ripartire.
E che la gente possa tornare a sognare e a pensare solo alle questioni di campo. Solo questo mi interessa. Da sempre.
Perché per me la Lazio è sempre stata la cosa più importante dopo i miei figli e la mia famiglia, più importante di me e della mia carriera.
Altrimenti non avrei messo a rischio né me né la mia carriera per la Lazio e avrei tenuto (come tanti) i piedi in due scarpe senza espormi, senza prendere alcun tipo di posizione, senza farmi nemici.
Ma non sono cose che mi appartengono. Perché come ho scritto nel mio libro “Faccetta biancoceleste”, uno Ultras ci nasce e non lo è solo da ragazzo e solo allo stadio, ma lo è nella vita di tutti i giorni, nelle scelte di vita in cui esistono solo il bianco e il nero, senza mezze misure, senza sfumature di grigio.

Lo ripeto, non c’è nessuna “escape strategy” e nulla da rinnegare, perché per me l’era-Lotito è finita, anche se qualcuno sta cercando di trascinarla ben oltre la fine naturale, direi fisiologica, sia ambientale che economica.
Quando succederà, io non lo so, perché non faccio l’indovino e perché per esperienza passata so che la Lazio non è solo una questione sportiva. Purtroppo, aggiungerei.
Perché basta avere un pizzico di memoria per sapere che in tutti i passaggi di proprietà della Lazio dal 1986 in poi c’è sempre stato altro che un semplice discorso economico. Molto altro. E la politica ci ha sempre messo lo zampino.
Purtroppo per noi in modo pesante soprattutto in quella torrida estate del 2004.
Non mi interessa portare avanti una cosa che non c’è, oppure tenere in vita un morto per incassare i soldi della pensione facendo finta che sia ancora vivo, perché significa solo guadagnare un po’ di tempo.
Io preferisco sempre il SÌ o il NO, le cose definite. Non sono uno da strategie, ma capisco che serva essere strateghi e anche armarsi di santissima pazienza. E mordersi anche lingua e polpastrelli non per fare hype, ma perché deve essere così. Che piaccia o no.
Anche a costo di prendersi anche altre palate di letame o altre accuse da chi mi accusava di fare hype quando scrivevo di questa vicenda sia ora che sono settimane, mesi che per scelta non ne parlo.
E non per l’arrivo di qualche avviso di garanzia. Perché non mi fermo davanti a questo, sapendo di avere la coscienza assolutamente pulita. E mi interessa poco quello che possono pensare, dire o scrivere gli altri.
Ma una cosa deve essere ben chiara, a tutti: io rispondo di quello che pensa, fa, dice e scrive Stefano Greco, non di quelli che interpretano gli altri leggendo quello che scrivo o che mi appioppa qualcuno.
E lo ribadisco oggi: succederà! E se avessi la certezza che non ci sono speranze di cambiamento lo direi e sarebbe anche un’arma in un certo senso, perché che la Lazio interessi e che qualcuno si sia realmente avvicinato e abbia bussato a quella porta è palese e solo chi è cieco o ottuso può pensare il contrario.
Perché solo nelle ultime settimane il Cagliari è passato di mano, Pozzo è uscito allo scoperto per aprire le porte a fondi di investimento disposti a investire nell’Udinese e qualcuno si sta avvicinando anche al Torino, per la gioia dei tifosi granata che lottano come quelli della Lazio per liberarsi da una gestione che somiglia più a una sorta di monarchia assoluta o di dittatura.
Possibile che solo la Lazio non interessi a nessuno? Possibile che il Como abbia attirato una delle famiglie più ricche del mondo e che per la Lazio possa esistere solo Lotito, il presidente meno ricco della Serie A e che dal 2004 a oggi non ha versato un solo euro nelle casse della Lazio ma fa credere alla gente che lui abbia pagato di tasca sua 550 milioni di euro di debiti ereditati dal passato?
E quel debito di 220 milioni di euro che figurava a bilancio a giugno del 2025 allora come si spiega? E soprattutto come si spiega il fatto che nel 2019 il debito della Lazio a bilancio era di 126 milioni di euro e che nel giro di pochi anni invece di diminuire (sono state pagate 7 rate da quasi 6 milioni di euro l’una del debito con l’Ade che scade nel 2028, quindi sarebbe dovuto scendere di oltre 40 milioni di euro) continua ad aumentare, nonostante la Lazio abbia venduto e continui a vendere giocatori?

Ma queste cose le vede qualcuno o tutti fanno finta di nulla? Come sulle bugie in serie sul Flaminio, sui progetti biennali, triennali, ora quinquennali dati in pasto alla piazza, partiti e durati quanto una notte di mezza estate?
No, meglio parlare del fatto che non c’è nessuno interessato alla Lazio e che i laziali si devono far andare bene Lotito, perché è il legittimo proprietario.
Già, il legittimo proprietario nonostante una condanna definitiva co i giudici che nella sentenza hanno scritto nero su bianco che Claudio Lotito, con la complicità di Roberto Mezzaroma, ha messo le mani sul pacchetto di maggioranza assoluta della Lazio grazie ad un “complesso disegno criminoso”.

Scritto nero su bianco dai giudici di Milano in due sentenze e confermato dalla cassazione, che ha solo cancellato la pena per prescrizione del reato la chiusura dell’iter giudiziario completo è arrivata oltre i termini previsti dalla legge.
Chi è stato condannato è il “legittimo proprietario” e la vittima, quelli che lo contestano civilmente (giornalisti compresi), invece sono dei delinquenti, accusati addirittura di scrivere LIBERA LA LAZIO su striscioni e manifesti o, addirittura, di voler fare una scenografia delinquenziale scrivendo sugli spalti la parola LIBERTÀ!
Ecco, io mi batto e ci ho messo la faccia per combattere questa narrazione della verità e per far sapere alla gente che non è vero che nessuno si è mai interessato alla Lazio, ma solo che qualcuno ha deciso di voler tenere la Lazio in ostaggio perché la considera “roba sua”.
La Lazio, ma anche la sua “cazzo di storia”…
Una storia che cambierà. Perché cambierà, su questo io non ho alcun dubbio…
