Il LIBERA LA LAZIO è entrato nelle urne…
Sostenere che il SÌ abbia perso perché a Roma e nella Regione molti tifosi della Lazio abbiano votato NO o non siano andati a votare SÌ, secondo me è eccessivo e sbagliato, anche perché nessuno può avere alcun tipo di certezza né in un senso né nell’altro.
Ma che il LIBERA LA LAZIO e il grido di protesta di tanti tifosi laziali sia entrato nei seggi e finito sulle schede elettorali, è un dato di fatto, perché da ieri ho ricevuto decine di foto come quelle che ho deciso di pubblicare oggi, ad urne chiuse e verdetto referendario finito agli atti.

Tre sono i dati più eclatanti di questo referendum: il ribaltamento dei valori tra centrodestra e centrosinistra a Roma rispetto alle politiche del 2022; la vittoria del NO schiacciante come non è successo in nessun’altra grande città italiana; i sondaggi che parlano di un’astensione molto alta degli elettori dei partiti del centrodestra e soprattutto di Forza Italia, proprio il partito che per coronare il sogno di Berlusconi maggiormente si era battuto per questa riforma della Giustizia e per la separazione delle carriere dei magistrati.
Partiamo dal primo. Alle ultime elezioni politiche, il rapporto tra centrodestra e centrosinistra a Roma era 39% a 31%, con Fratelli d’Italia che da solo aveva raccolto circa il 28%, salito poi oltre il 29% alle elezioni europee del 2024.
Bene, stando ai risultati forniti dal Viminale, a questo referendum a Roma il SÌ ha ottenuto meno del 40% delle preferenze e il NO addirittura più del 60%, con un risultato completamente ribaltato rispetto alle ultime tornate elettorali e con una forchetta del 20% nettamente più ampia del 7% su base nazionale.

E tutto questo è successo anche a causa di un’astensione altissima che secondo i sondaggi fatti nell’elettorato di centrodestra ha superato di gran lunga il 32%, con Forza Italia al primo posto tra i partiti i cui elettori avrebbero disertato il voto.
Forza Italia è uscita con le ossa rotte da questo referendum, con un calo a Roma che secondo tutti gli esperti poltici è stato superiore a quello fatto registrare alle elezioni europee, quando nella Capitale il partito di Tajani aveva ottenuto un risultato assolutamente in controtendenza con la crescita fatta registrare da Forza Italia nel resto del Paese.
Colpa dei tifosi della Lazio? Come ho scritto prima secondo me è quantomeno azzardato affermarlo, ma secondo molti osservatori politici la protesta ha influito e non poco sull’esito del referendum, come ha sottolineato il collega Alberto Ciapparoni, cronista parlamentare di RTL, oggi pomeriggio con un tweet…
Ora, come ho scritto prima è impossibile stabilire se e quale peso possa aver avuto la protesta dei tifosi della Lazio, ma l’unica cosa certa è che molti, pur essendo ideologicamente propensi per il SÌ hanno minacciato per settimane di andare a votare NO.

E come dimostrano le foto che ho pubblicato sopra e che ho usato per questo articolo, qualcuno non solo l’ha fatto, ma l’ha voluta anche provare questa “minaccia” trasformata in realtà.
E il problema ora non è tanto quanto possa aver influito la rabbia dei laziali in questo referendum, ma quanto potrebbe pesare sull’esito finale questa protesta se la situazione in casa Lazio restasse questa anche alle prossime tornate elettorali: prima alle elezioni comunali e poi alle politiche.
La domanda, quindi, è: si può permettere il centrodestra di arrivare al prossimo anno e alle prossime tornate elettorali con questo “problema” irrisolto, in una città e in una Regione che potrebbero pesare tantissimo alle politiche e in una città che deve eleggere il nuovo sindaco?
La risposta è NO. Per il semplice motivo che Roma e il Lazio sono una cassaforte di voti troppo importante per la coalizione di centrodestra e la tifoseria laziale è sempre stata un bacino in cui il centrodestra ha sempre pescato bene in questi ultimi 30 anni.
Ma ora potrebbe non essere più così, visto che i messaggi di protesta da settimane i tifosi della Lazio non li riservano solo a Forza Italia, il partito di Claudio Lotito, ma all’intera coalizione.

Per questo, al di là degli attestati pubblici di solidarietà nei confronti di Lotito degli ultimi giorni, che ci sia sul tavolo un problema legato alla sempre più scomoda presenza del senatore e presidente della Lazio all’interno del centrodestra, oramai è cosa appurata, risaputa da chiunque si occupi di politica o abbia amicizie nell’ambito politico.
Se ne parla sottovoce, se ne parla dietro le quinte e a telecamere e microfoni spenti, ma se ne parla. Perché in una città come Roma nessun partito si può permettere il lusso di rischiare di avere contro un’intera tifoseria, esasperata al punto tale da aver svuotato completamente l’Olimpico nonostante 30.000 abbonamenti sottoscritti e pagati.
E tutto quello che sta succedendo in questi giorni, dalle minacce alla controffensiva mediatica scatenata da persone vicine al proprietario della Lazio, non ha fatto altro che compattare ancora di più il fronte dei contestatori, composto da gente che ha scelto di sua sponte di dire BASTA e che in questa decisione, al contrario di quanto sostenga qualche solone, non si è fatta condizionare da niente e da nessuno.
Né dai risultati della squadra né da presunti capi della rivolta. Perché mai come questa volta non sono stati i capi tifosi a dire BASTA, ma è stata la gente NORMALE, chiunque abbia veramente a cuore le sorti della Lazio.
Quella gente che per vedere la Lazio finalmente LIBERA è disposta a tutto. Ma veramente a tutto…