Ecco perché questa protesta spaventa tutti!
Quello che sta accadendo nel mondo Lazio è un qualcosa di grave, gravissimo, che va molto al di là del calcio, del tifo, dell’entrare o no allo stadio, del contestare una gestione calcistica o un personaggio che da anni non fa nulla per nascondere il proprio disprezzo per i tifosi della Lazio e, soprattutto, per le idee altrui se non combaciano alla perfezione con le sue.
Quello che sta succedendo nel mondo Lazio è un qualcosa che non è mai successo nella storia del calcio e che per questo motivo sta suscitando attenzione in tutto il mondo, soprattutto all’estero.
E proprio per l’attenzione che sta suscitando, per la forza della protesta e la compattezza di una tifoseria che chiede CAMBIAMENTO e LIBERTÀ e lo sta facendo da mesi in modo civile e non violento, tutto questo spaventa.

Spaventa, perché da sempre il sistema dipinge gli Ultras come un branco di beceri, di delinquenti, di gente che non usa la ragione ma la violenza.
E ha quasi sempre hanno avuto vita facile, anche perché in quel mondo Ultras non tutti sono dei bravi ragazzi solo con la passione per il calcio e per il tifo.
Quindi, ai primi incidenti, a primi atti penalmente punibili, è stato facile per qualcuno puntare l’indice accusatorio e dire: “Lo vedete? Sono solo dei violenti, dei delinquenti”.
Lo dice la storia questo, ma i tifosi della Lazio questa storia la stanno cambiando, riscrivendo, perché hanno deciso di cambiare la trama, il copione, ma anche il modo di agire e di comunicare.

Per anni gli Ultras (li chiamo così per semplificare…) hanno marciato per conto loro, si sono quasi sempre isolati dal resto dei tifosi e spesso hanno cercato di imporre le loro idee e la loro volontà al popolo, alla maggioranza.
Mentre questa volta in casa Lazio sta succedendo esattamente il contrario.
In modo intelligente e con una strategia che fino ad oggi si è rivelata vincente, gli Ultras si sono uniti al popolo, si sono messi allo stesso livello di tutti gli altri tifosi, senza imporre assolutamente nulla a nessuno e, anzi, accogliendo la richiesta della maggioranza di fare qualcosa, in primis di svuotare per protesta lo Stadio Olimpico quando gioca la Lazio.
Per lasciare solo Lotito, per dimostrare in modo palese che a contestare questa società non è la “sparuta minoranza” di cui ha sempre parlato Lotito, magari utilizzando il dato dei 30.000 abbonamenti sottoscritti per dare peso alla sua tesi, ma l’ASSOLUTA MAGGIORANZA, quasi la totalità di chi tifa Lazio e che ha detto BASTA, rinunciando addirittura ad un diritto d’ingresso (l’abbonamento) pagato e anche caro prezzo mesi fa.

Sì, perché lo svuotamento dell’Olimpico è stato solo l’ultimo atto, è arrivato dopo le manifestazioni di protesta, dopo la contestazione nei primi 15 minuti di ogni partita, dopo che è stata messa in rete una petizione lanciata non dagli Ultras ma da due giornalisti e che è stata sottoscritta da oltre 46.000 tifosi, dopo la richiesta sempre da parte della gente di fare qualcosa di più clamoroso.
La decisione di non entrare più allo stadio, quindi, è arrivata alla fine di un percorso, NON VIOLENTO, ma che è stato contrastato in tutti i modi da chi guida questa società, anche con denunce verso chi viene accusato di REATO D’OPINIONE solo per aver scritto articoli critici, oppure per aver esposto striscioni con la scritta LIBERA LA LAZIO.
Come se fosse reato chiedere la liberazione di qualcosa da qualcuno che, palesemente, tiene in ostaggio da 22 anni un’intera tifoseria.
Come se non esistesse un articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita (lo ricordo sempre): “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta a censura”.

Invece, chi tifa Lazio e chi per passione o per lavoro si occupa di Lazio, da anni a quanto pare non è libero di manifestare liberamente il proprio pensiero. E se lo fa non rischia solo la censura, ma la repressione.
Sì, uso il termine REPRESSIONE perché è inammissibile che nel 2026 e in un paese che si definisce democratico non si possa esercitare un diritto di critica o esprimere il proprio pensiero senza rischiare denunce.
Ed è INAMMISSIBILE, come è successo in questi giorni, che il termine LIBERTÀ possa essere considerato una sorta di ultimo atto di un DISEGNO CRIMINALE.
E che una protesta, che non è stata MAI VIOLENTA, sia presentata come l’ennesimo COMPLOTTO.
Così come è INAMMISSIBILE che chi in ogni telefonata pubblicata provoca, attacca e insulta offendendo l’interlocutore di turno o i tifosi che protestano venga presentato come vittima e quelli che protestano civilmente come dei CARNEFICI.
Qualcuno ha provato a parlare di picchetti fuori dallo stadio per impedire l’ingresso dei tifosi all’Olimpico o addirittura di insulti e minacce a chi entrava, allora gli Ultras, per togliere qualsiasi possibilità di travisare la realtà dei fatti hanno deciso di non radunarsi più né a Ponte Milvio né nel piazzale davanti alla Curva Nord.
E lo stadio si è svuotato ancora di più, fino ad arrivare alle 2.000 presenze a Lazio-Sassuolo, ovvero al punto più basso toccato nella storia pluricentenaria della Lazio.
Questo è successo, perché gli Ultras si sono uniti al popolo che protestava e non viceversa come era sempre successo in passato.
E questo ha spiazzato tutti, questo ha spaventato non solo il proprietario della Lazio, ma l’intero sistema, calcistico e non.
Perché una protesta non violenta e con una piazza compatta come mai è successo in passato, con professionisti, politici, persone dello spettacolo e giornalisti che marciano a braccetto con gli Ultras o con persone “normali”, non può non spaventare il sistema.
E allora, come reagire? Come provare a delegittimare la protesta? L’unico modo è provare a convincere che esistano dei capi branco, delle menti occulte che per interesse abbiano fatto una sorta di lavaggio del cervello a tutti quelli che non fanno parte del branco e che, come ipnotizzati, si sono uniti al branco.
E allora, ecco servita la teoria del complotto, la libertà di stampa e di opinione presentata come ricatto e minaccia, dei manifesti con su scritto LIBERA LA LAZIO o di protesta spacciati come atto delinquenziale e la scritta LIBERTÀ negata perché spaventata, presentata come ultimo atto di una strategia della tensione, come capo di un filo delinquenziale che parte dal 2004.
Anche se non esiste alcuno punto di contatto con avvenimenti accaduti 20 anni fa.

Ma visto che si tratta di tifosi, per qualcuno è gioco facile presentare i laziali che protestano oggi come parenti, figli ed eredi di chi in passato è stato accusato di aver commesso reati e che dopo 20 anni non ha ancora ricevuto una sentenza definitiva per un processo che in un amen ha portato ad arresti e rinvii a giudizio.
E anche se la storia è completamente diversa, l’unico modo per arginare questa protesta è DELEGITTIMARE IN QUALCHE MODO LA PROTESTA, convincere l’opinione pubblica dell’esistenza di un complotto e che ci sono dei capi, dei pupari che muovono dall’alto i fili e i tifosi, dipinti questi ultimi come se fossero dei burattini, delle marionette.
Non è così. La realtà è che la gestione-Lotito è arrivata al capolinea, che i tifosi della Lazio non ne possono più di questo personaggio, delle sue solide realtà, della realtà (quella vera) manipolata ad arte per dipingere scenari completamente diversi e IRREALI.
Quello che sta succedendo, la repressione e la controffensiva mediatica scatenata negli ultimi giorni, è la dimostrazione palese non solo della precisa volontà di spazzare via in qualche modo questa protesta, ma della completa assenza di volontà da parte del SISTEMA o di una certa comunicazione ad esso legata di comprendere le vere ragioni che hanno portato i tifosi della Lazio a svuotare lo Stadio Olimpico.
Di non comprendere il disagio e la stanchezza di una tifoseria che si sente ostaggio e che dopo anni di una gestione che somiglia più ad una dittatura ha perso la voglia di emozionarsi, di ingoiare qualsiasi cosa pur di concedersi qualche ora di svago e di fuga dalla realtà.

Perché questo è sempre stato il calcio: l’unica via possibile da percorre per qualcuno per fuggire (per qualche ora a settimana) da una realtà a volte alienante.
Poter sognare ad occhi aperti anche un qualcosa che probabilmente non si realizzerà mai.
Ecco, il tifoso della Lazio non sogna più da anni, perché il sogno è VIETATO, è considerato quasi un qualcosa che mette in pericolo l’esistenza della società, oppure un reato: come scrivere LIBERA LA LAZIO o semplicemente LIBERTÀ!
Perché la libertà spaventa, ed allora petizioni, striscioni, manifesti, scenografie e uno stadio vuoto diventano un complotto, una protesta violenta anche se non c’è violenza, estorsione anche se Lotito ha una posizione di controllo assoluto ottenuta, lo ricordo da anni, grazie a quello che i giudici in tre sentenze di condanna hanno definito UN COMPLESSO DISEGNO CRIMINOSO.

Già, colui che grida all’aggiotaggio dal 1998 a oggi è l’unico che è stato condannato per aggiotaggio manipolativo e ostacolo all’attività dell’organo di vigilanza, colui che durante l’inchiesta e poi al processo ha mentito sia alla Consob che ai giudici. E basta leggere gli atti dei processi per saperlo.
Invece, i delinquenti siamo noi: chi scrive esercitando il diritto di critica, chi chiede LIBERTÀ e CAMBIAMENTO, chi pur avendo pagato un abbonamento ha deciso di restare a casa e di non tornare più finché ci sarà Claudio Lotito alla guida della Lazio.
E succede perché tutto questo spaventa. Perché se i tifosi della Lazio vincono questa battaglia, altri in futuro potrebbero seguire lo stesso esempio e ribellarsi, lasciare gli spalti vuoti e disdire per protesta sia abbonamenti allo stadio che alle PAYTV.
Questo spaventa tutti: un popolo libero, una tifoseria unita e compatta come mai in passato con gli Ultras che vanno a braccetto anche con chi non li ha mai amati e che è sempre stato lontano anni luce dal loro modo di essere e di vedere il calcio.
Un popolo che protesta in modo assolutamente non violento, senza scatenare (come era sempre successo in passato) disordini e problemi di ordine pubblico.
E quindi, per far fallire questa protesta bisogna inventare qualcosa. E quel termine INVENTARE, non l’ho usato a caso…
