ORA BASTA!
Nella vita c’è un limite a tutto, anche alla pazienza e all’educazione.
Perché, evidentemente, secondo qualcuno essere troppo pazienti ed educati significa essere stupidi, oppure qualcuno a cui si può fare, dire e scrivere di tutto.
Bene, si sbagliano, perché oggi il signor Andrea Ossino e “La Repubblica-edizione di Roma” quel limite lo hanno abbondante superato, con un articolo che è un dolce eufemismo definire diffamatorio: nei miei confronti, nei confronti degli altri indagati e della mia testata, Millenovecento, data in pasto alla gente e fatta passare agli occhi dell’opinione pubblica come uno strumento per diffamare, insultare e minacciare, anche di morte, Claudio Lotito.
In questo articolo, il signor Ossino ha fatto un minestrone buttando dentro di tutto, associando me e Millenovecento ad una tipografia che stando alle sue informazioni avrebbe stampato manifesti e striscioni contro Lotito.
Ma, soprattutto, dipinge me, gli altri indagati e il mio giornale come parte di un’associazione a delinquere in tutto e per tutto simile (se non addirittura la stessa sotto nuova forma) a quella guidata dagli Irriducibili e che nel 2006 ha portato ad arresti e ad un processo che dopo 20 anni non si è ancora chiuso.
Si collega il mio nome (anche se non citato espressamente) e il mio giornale a “reiterati atti di minaccia di morte effettuati a mezzo social network, affissioni, telefonate anonime, e messaggi di posta elettronica – diretti alla persona offesa e ai suoi collaboratori – al fine di costringere Claudio Lotito, persona ultrasessantacinquenne, a cedere il capitale detenuto della SS Lazio SpA o, in almeno un caso, a procedere ad un aumento di capitale”.
“Secondo gli atti, gli indagati diffondevano, a mezzo social network o attraverso la testata ‘Millenovecento’, notizie false”.
Poi si dice che c’è una continuità con gli episodi che si verificano dal 2004 e si fa un collegamento con striscioni apparsi in varie zone della città, con striscioni esposti sotto la sede di Forza Italia o a Villa San Sebastiano, ad adesivi affissi sotto casa di Lotito e a manifesti rivolti al partito con scritto: “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”.
Insomma, un minestrone in cui si è buttato dentro di tutto per dare l’impressione che ci sia un’unica regia occulta e che a capo di questa regia ci siano i 5 indagati sottoposti a perquisizioni a dicembre 2025, quindi il sottoscritto e altri 4.
Poi sia il mio nome che quello di Millenovecento vengono legati a minacce telefoniche, anche di morte, a qualsiasi ora.
E a una campagna diffamatoria, sia sui social che sulla testata Millenovecento, in cui si parlava di un’imminente vendita o del desiderio di Lotito di far retrocedere la Lazio “per ottenere il cosìdetto paracadute di 35 milioni di euro”.
Premesso che io non ho nemmeno il numero di Claudio Lotito e che dal 2004 a oggi non l’ho mai incontrato e non ci ho mai parlato, io non ho mai minacciato nessuno, perché minacce e auguri di morte o di finire in carcere in vita mia non li ho mai fatti, perché queste cose sono lontane anni luce dal mio modo di essere e di fare.
Al contrario di quanto sostiene il signor Ossino nel suo articolo, io non ho mai scritto di vendita imminente ma solo di un’offerta ricevuta da Lotito e che per la prima volta avrebbe fatto traballare.
Legare me e Millenovecento alle cose che ho letto in questo articolo non è solo disinformazione, ma è pura e semplice diffamazione.
Lo è soprattutto far passare il messaggio che io abbia scritto, sui social o su Millenovecento (come fa intendere chi ha scritto l’articolo) che Lotito abbia pensato o progettato di far retrocedere la Lazio per incassare i soldi del paracadute garantito dalla Lega di Serie A alle squadre che retrocedono.
Tutte queste cose sono PALESEMENTE FALSE e sono inaccettabili anche se infilate dentro un minestrone confezionato per dare in pasto all’opinione pubblica la teoria del complotto.
Non ho mai scritto quelle cose, anzi, ho sempre sottolineato che quella che Lotito potesse trarre vantaggio da una retrocessione della Lazio era una balla colossale, una teoria senza alcun fondamento. Né logico né economico.
Quando si parla di persone, della vita e della professionalità della gente, bisogna avere rispetto e non si può buttare tutto dentro senza fare dei distinguo, facendo intendere alla gente che il sottoscritto e Millenovecento siano responsabili di qualsiasi cosa, anche del confezionamento di striscioni o di manifesti stampati in una tipografia di Marino.
Ma la cosa ancora più grave, è la chiosa finale dell’articolo, legata alla scenografia con la parola LIBERTÀ vietata in extremis a Lazio-Milan.
Perché parlando (erroneamente) di quello striscione (era una scritta confezionata con dei cartoncini) l’autore dell’articolo scrive “Perché quello striscione – si sospetta ora – potrebbe essere stato soltanto l’ultimo atto, pilotato da pochi strumentalizzando molti tifosi, di una strategia che richiama dinamiche criminali del passato”, collegando senza mezzi termini quello che sta succedendo oggi con i fatti del 2006.
Insomma, io e pochi altri saremmo i capi di una congiura criminale, i pupari, coloro che manovrano un’intera tifoseria strumentalizzando decine di migliaia di tifosi al punto da convincerle di non andare allo stadio pur avendo in tasca un abbonamento pagato da mesi.
Bene, se avessi questo potere di manovrare l’opinione pubblica e la mente della gente mi butterei in politica e probabilmente verrei eletto.
Ma lasciando da parte le battute, perché la vicenda è seria, mi chiedo come si possa diffamare in questo modo la gente, usando un giornale come un tritacarne mediatico, dando in pasto all’opinione pubblica un minestrone in cui si butta dentro qualsiasi cosa senza fare alcun distinguo.
Ma anche senza aver preso alcun informazione, ad esempio, per sapere se c’è un collegamento tra le cinque persone indagate.
Se il signor Ossino si fosse preso la briga di chiedere, avrebbe scoperto che io 2 due degli indagati con cui secondo lui starei portando avanti questo complotto contro Lotito nemmeno li conosco, mentre uno (Rodolfo Bada) prima delle perquisizioni di dicembre non lo vedevo e non lo sentivo da 20 anni e non avevo nemmeno il suo numero di telefono.
E che l’ultimo indagato, Renato Calcara, l’ho conosciuto a giugno del 2025 quando, facendo il mio mestiere di giornalista, l’ho intervistato dopo che ha esposto quello striscione LOTITO LIBERA LA LAZIO sotto le finestre del suo appartamento che affaccia su piazza del Parlamento.
E che prima di quel giorno nemmeno sapevo chi fosse Renato Calcara.
E avrebbe potuto scoprire facilmente che io non ho alcun tipo di rapporto con il tifo organizzato e che non c’è alcun collegamento tra il sottoscritto e Millenovecento con la tipografia di Marino e quei manifesti che sarebbero stati stampati lì, oggetto dell’articolo di oggi.
Ma sono stato buttato nel calderone, inserito in questo minestrone, come se fossi parte integrante o addirittura una sorta di capo di tutto questo, solo perché da anni critico questa società e chi la gestisce. E mi batto per raccontare quello che succede nel mondo Lazio ma che nessuno o quasi racconta.
Per tutti questi motivi, per la prima volta in vita mia ho dato mandato al mio avvocato, Francesco Sinopoli, di querelare sia il signor Andrea Ossino (mai visto e conosciuto) che il giornale “La Repubblica” per l’articolo pubblicato oggi, 21 marzo 2026, a pagina 9 dell’edizione di Roma del quotidiano.
Perché ora BASTA! Perché c’è un limite a tutto e quel limite oggi è stato ampiamente superato!