I laziali hanno capito, siete voi che non capite…
“Fare il finto tonto” è un’espressione idiomatica italiana che significa fingere di non capire, non sapere o essere ingenui per proprio interesse, vantaggio personale o per evitare responsabilità.
È una tecnica di manipolazione relazionale in cui si simula stupidità pur avendo compreso chiaramente la situazione.
Si usa in contesti sociali o relazionali quando una persona, pur avendo capito, non vuole rispondere ad una domanda e la aggira oppure fa “lo gnorri” o “l’indiano” aggirando un problema e proponendo una propria versione dei fatti (di comodo) anche se inverosimile, perché lontana da una realtà invece palese.
Non lo so se Angelo Mariano Fabiani giochi a fare il “finto tonto”, oppure se dentro di sé sia realmente convinto di quello che dice, se creda veramente o no alle bugie che dispensa a piene mani al mondo Lazio oppure se sia convinto, come il suo datore di lavoro Claudio Lotito, di essere l’unico intelligente in un mondo di stupidi.
Quello che so, per certo, è che oramai nessun laziale abbocca più alle bugie di questo personaggio, alle verità di parte raccontate da un personaggio che ha pure poca memoria e che dopo tutto quello che ha combinato ha ancora il coraggio di dire nell’intervista disponibile da ieri su DAZN: “Perché a volte la gente non capisce”.

No, caro (si fa per dire) Angelo Mariano Fabiani, la gente capisce benissimo, siete voi che vi ostinate a non capire che siete stati ampiamente sgamati, che oramai potete raccontare qualsiasi cosa e presentare qualsiasi progetto, ma agli occhi dei laziali avete ZERO CREDIBILITÀ!
Perché come può essere credibile un personaggio che da due anni dice che lui se sbaglia è disposto a farsi da parte e a dare le dimissioni ma che neanche davanti al fallimento palese del suo lavoro mantiene fede a quello che ha detto e promesso ma arriva a dire che sono gli altri non capiscono.
Come può essere credibile uno che è arrivato a raccontare che quando lui è arrivato la Lazio aveva un patrimonio giocatori che valeva zero e che grazie a lui e al suo lavoro oggi la Lazio ha un patrimonio calciatori da 300 milioni di euro?
Basterebbe solo questo per chiudere qualsiasi discorso, visto che nell’estate del 2023 il buon Angelo Mariano Fabiani ha ereditato da Igli Tare una squadra reduce da un secondo posto in classifica e che sotto di lui ha collezionato due settimi posti e ora rischia di chiudere l’annata con uno dei peggiori piazzamenti dell’era-Lotito.

Sono passati tre anni da quando Fabiani ha preso il comando delle operazioni e dopo tre anni tocca ancora sentire uno che parla di anno zero e che insieme al suo datore di lavoro vuole proporre un piano quinquennale di rilancio, quando siamo reduci da tre anni zero.
Perché come ha detto Sarri mettendo a nudo le bugie del duo Fabiani-Lotito e l’assenza assoluta di programmazione e progettualità di questa società: “Alla Lazio sembra di essere sempre all’anno zero”.
Quando sono stati sbolognati uno dopo l’altro Milinkovic Savic, Luis Alberto, Felipe Anderson e Immobile, ci è stato detto che si rifondava sui giovani, ma quelli arrivati sono già partiti e ora si vuol fare credere alla gente che il mercato di smantellamento di gennaio è stato un nuovo, ennesimo punto di partenza.
Basato su cosa e su chi, poi? Su Ratkov, erede di Castellanos che a suo volta era erede di Immobile e che ha già la valigia pronta perché pur di non schierarlo Sarri fa giocare al posto suo uno come Maldini che centravanti non è mai stato?
E Ratkov è solo l’ennesimo flop, l’ennesimo investimento sbagliato, l’ennesimo giocatore strapagato e che secondo Fabiani, parole sue, “non doveva dimostrare nulla a nessuno”, perché aveva già fatto vedere a Salisburgo quanto valeva…

In un momento del genere, l’intervista di Angelo Mariano Fabiani è l’ennesima presa per i fondelli, l’ennesima provocazione, l’ennesima tanica di benzina lanciata sul fuoco sostenendo di voler spegnere l’incendio, mentre si fa di tutto per incendiare ancora di più la piazza.
Non ho né la forza né la voglia di ribattere punto su punto alle bugie raccontate da Fabiani in questa ultima intervista, perché già solo la visione del filmato o la lettura delle dichiarazioni del DS della Lazio sono per me un esercizio di masochismo.
Ma mi fermo su tre punti, su tre verità raccontate da Angelo Mariano Fabiani e smentite clamorosamente, perché completamente false o perché per l’ennesima volta ha tentato di manipolare a suo esclusivo vantaggio la verità.
“In una fase di ricostruzione totale, radicale, che sta avvenendo alla Lazio che sta avvenendo da quando io ho assunto la direzione tecnica, pensare di vincere lo scudetto, di centrare immediatamente l’obiettivo Europa, vincere trofei, sarebbe pura utopia.
Quando si ricostruisce, quando si programma, quando si ha una visione a medio e breve termine, bisogna prevedere che ci possano essere anche queste conseguenze, di non centrare determinati obiettivi.
Chiedo soltanto un po’ di pazienza”.

Angelo Mariano Fabiani è diventato DS della Lazio a luglio 2023 e come ho scritto prima in queste tre annate ha collezionato due settimi posti in campionato e ora la Lazio veleggia tra l’ottavo e il decimo posto.
Bene, nell’estate del 2023 il Bologna era reduce da un 9° posto in classifica e aveva chiuso l’annata precedente staccato di 20 punti dalla Lazio.
La stagione successiva il Bologna è andato in Champions League, lo scorso anno ha vinto la Coppa Italia e in questa stagione oltre a stare per il terzo campionato consecutivo davanti alla Lazio è approdato ai quarti di Europa League, a dimostrazione di una crescita costante e dell’esistenza di un vero progetto.
Perché nel corso di queste stagioni, pur avendo venduto giocatori importanti come Zirkzee, Calafiori, Beukema e Ndoye (con 173 milioni di euro incassati…) la squadra non solo non è stata smantellata, ma è rimasta agli stessi livelli e semmai è cresciuta.
Fabiani dice che tre anni sono pochi per costruire qualcosa, ma quando lui ha preso in mano una Lazio reduce da un secondo posto in classifica, il Como si era appena salvato a fatica in Serie B, ma in tre stagioni è salito in Serie A, lo scorso anno ha chiuso il campionato al 10° posto (staccato di 16 punti dalla Lazio) e oggi è 4° con 14 punti più della Lazio.
A Como hanno un progetto reale e non virtuale, hanno investito (tanto e bene) e quegli investimenti hanno portato una squadra che nel 2022 è salita dalla Lega Pro alla Serie B ad arrivare a lottare per andare in Champions League.
A dimostrazione che se hai un progetto vero, se hai idee e un DS capace, anche se ti chiami Como oggi puoi mangiare il testa pure alla Roma e ancora di più alla Lazio.
E a Como nessuno si è sognato di dire ai tifosi che dovevano avere pazienza e nessuno ha riproposto pre tre anni consecutivi un anno zero.

Secondo punto. “In trent’anni di calcio mi sono sempre imbattuto nelle ricostruzioni, io non ho mai gestito una squadra importante che l’anno prima aveva vinto uno scudetto.
Mi sarebbe piaciuto tantissimo lavorare con Milinkovic, con Ciro Immobile che faceva 35 gol, perché no anche con Luis Alberto e Felipe Anderson.
Ma anche questi ragazzi quando sono arrivati alla Lazio hanno fatto fatica a inserirsi. Milinkovic i primi anni ha fatto un po’ di fatica. Lo stesso Ciro Immobile quando è arrivato alla Lazio un po’ di difficoltà le ha avute, poi ha iniziato a fare 30/35 gol”.
Premesso che Milinkovic quando è arrivato a Roma aveva 20 anni ed era stato appena premiato con uno dei 3 migliori giocatori del Mondiale Under 20, mi chiedo se a Salerno arrivava il segnale di SKY, visto che queste difficoltà iniziali di Ciro Immobile le ricorda solo Angelo Mariano Fabiani.
Gol all’esordio con la Lazio a Bergamo (vittoria 4-3 per i ragazzi di Inzaghi), 9 gol segnati nelle prime 11 giornate di campionato (Castellanos si è fermato a 10 in 29 partite lo scorso anno…) e 67 gol segnati in 88 partite nelle prime due stagioni.
Un lapsus? Poca conoscenza di Lazio? Oppure solo l’ennesimo tentativo di manipolare la realtà sperando nella scarsa memoria del tifoso e nell’accondiscendenza dell’intervistatore di turno che non si sogna nemmeno di fargli presente che ha raccontato una balla, clamorosa?

Terzo e ultimo punto. “Stiamo, nel prossimo futuro, organizzando una tavola rotonda con tutte le componenti che fanno parte del mondo del calcio: media, tifosi, istituzioni… proprio per illustrare loro qual è questo nuovo programma, qual è questo nuovo percorso.
Perché alcune volte la gente non capisce. Allora è giunto il momento, con dati oggettivi alla mano, informare tifosi, informare la gente di quello che oggi la Lazio sta facendo”.
Quello che ha fatto la Lazio, intesa come proprietà e come gestione della parte sportiva da parte di Angelo Mariano Fabiani, è sotto gli occhi di tutti e ha portato 30.000 abbonati a disertare in toto o quasi lo Stadio Olimpico.
Perché il problema non è l’assenza di risultati, ma l’assenza di un progetto e di credibilità di chi ancora chiede pazienza e pensa di poter parlare di progetti e di futuro ad una piazza reduce da 22 stagioni sotto la gestione-Lotito.
Io capisco che per lavorare qualcuno possa essere disposto a fare e dire qualsiasi cosa, ma c’è un limite a tutto. E se Fabiani vuole continuare su questa strada che faccia pure, ma basta andare a raccontare in giro che la gente non capisce.
Perché, caro (si fa per dire bis…) Angelo mariano Fabiani, la gente capisce benissimo e ha capito da tempo chi è lei e ancora meglio chi è il suo datore di lavoro, perché 22 anni sono abbastanza per comprendere con chi abbiamo a che fare.
E dopo 22 anni, non potete raccontarci che Cristo è morto di freddo o propinarci un “sogno responsabile” datato 2032, l’ennesimo progetto di una Lazio che verrà e ce con lei a fare il DS e Lotito a fare il presidente non potrà essere diversa da quella attuale, ma solo la stessa o, visto il trend, peggiore di quelle che abbiamo visto in queste tre stagioni.
Perché oramai avete venduto praticamente tutto quello che c’era da vendere, anche i pali delle porte da calcio di Formello.
E il futuro spaventa ancora più del presente. Come spaventa la vostra incapacità di capire che non avete più un briciolo di credibilità e che non c’è una sola possibilità di riallacciare un rapporto con una piazza che vi ha voltato le spalle, che non ha più voglia né di ascoltarvi né di cercare il dialogo, ma che è solo decisa ad andare fino in fondo, a protestare fino a quando voi lascerete Formello e diventerete solo uno spiacevole ricordo.
Quindi, senza offesa, torni in provincia a fare calcio e ad usare il suo linguaggio sguaiato, perché quella è la sua dimensione.
E non lo dico io che quella è la sua dimensione, lo dice la sua carriera, quel curriculum che lei sfoggia con orgoglio e che recita: Astrea, Grosseto, Rieti, Ternana, Triestina, Messina, Genoa (portato in Serie C…), Venezia, Ascoli e nuovamente Salernitana.
E in questo curriculum, l’eccezione è stata la Lazio, una cosa troppo grande per mani piccole come le sue, come sono piccole dal 2004 le mani di Lotito per un qualcosa di troppo grande come la nostra Lazio.
La NOSTRA LAZIO, perché voi con la Lazio e la Lazialità non c’entrate veramente nulla…
