Il nuovo marchese del Grillo…
ANCHE I SANPIETRINI CONOSCONO LA VERITÀ
Il goffo tentativo di nascondere la censura della parola più importante del vocabolario italiano attraverso un tecnicismo da regolamento per eventi sportivi si schianta contro il buonsenso, l’esperienza e la logica di ogni persona di buona fede.
La nostra esperienza diretta, assieme a quella di 50mila persone presenti oltre agli steward, le forze dell’ordine ed i sanpietrini stessi, è la scoperta tardiva da parte del presidente Lotito di una parola che si pone in completa antitesi con la sua natura più verace.
Come mai per due giorni abbiamo potuto creare l’ennesimo capolavoro pieno d’amore e coraggio, indisturbati, senza che nessuno ci chiedesse nulla?

Perché da decenni, il popolo laziale produce meraviglia gratuitamente, offrendo la certezza di messaggi alti ed universali attraverso le sue coreografie. Perché da decenni è pressi consolidata (sappiamo che questo episodio sarà occasione per togliere questa buona abitudine) comunicare una versione simile ma non identica alle autorità preposte, nell’accordo tacito non offendere la sensibilità di alcuno nei rispetto dei diritti costituzionali.
Perché nessuno si è preoccupato di controllare un telone che era stato anch’esso presentato con una similitudine e non con una descrizione esatta? Per un motivo ovvio. Non farla sapere per non rovinare la sorpresa. È la regola non scritta più antica del tifo.
La verità è semplice, incontestabile e confermata dai cuori (probabilmente non dalle voci) di tutti i presenti. Il presidente Lotito ha saputo tardivamente della terribile parola (era stata annunciato alle autorità: “una scritta a cartoncini espressione di speranza e di amore, senza riferimenti alla figura societaria ed istituzionale che ricopre il signor Lotito” e, giallorosso di rabbia, ha richiesto l’immediata rimozione della coreografia.
Se una persona per bene avesse scoperto una parola innocua come LIBERTÀ come avrebbe reagito?
Ai sanpietrini l’ardua sentenza.
Con infinito amore
I Laziali
“Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo”…

Quella frase pronunciata da Alberto Sordi (che in ambito cinematografico indossava i panni del marchese del Grillo), con lo sprezzo tipico del ricco e potente che si rivolge al popolino senza potere, ha fatto storia. Soprattutto a Roma…
Perché in quella scena de “Il marchese del Grillo”, c’è tutta l’arroganza di chi si sente sia al di sopra delle legge (perché protetto sia da chi ha il compito di amministrare l’ordine pubblico che da chi amministra la giustizia) e quindi si può permettere qualsiasi cosa, anche di deridere chi quel potere non ce l’ha. Anzi, lo subisce.
E nel caso dei tifosi della Lazio, lo subisce da quasi 22 anni. Più di quattro lustri di angherie e di offese di ogni genere da parte di un personaggio che si considera al di sopra di tutto, in qualche caso anche della legge e della Costituzione della Repubblica Italiana.
Della serie: “Io so io e voi non siete un ca..o”.

Basta ascoltare le mille telefonate finite in rete, colloqui nei quali Claudio Lotito si mette sempre almeno un gradino sopra l’interlocutore, definito di volta in volta un “cojone”, uno che non capisce un “ca..o”, un poraccio che la mattina “deve andare a lavorare” oppure uno che non conta nulla al punto che “se voglio me te compro casa”.
Claudio Lotito si sente talmente al di sopra degli altri da decidere di poter cancellare con un colpo di spugna anche il termine LIBERTÀ, perché offensivo, provocatorio, oppure lesivo della sua immagine.
E non avendo nemmeno il coraggio di assumersi la responsabilità di questo ennesimo atto di censura e di prevaricazione, come sempre ha scaricato la responsabilità della scenografia censurata domenica sera in occasione di Lazio-Milan sulla Questura e addirittura sui tifosi, responsabili di aver realizzato qualcosa di diverso da quanto comunicato alle autorità e autorizzato dalla Questura.

E lo ha fatto, per l’ennesima volta, con la certezza del silenzio assenso delle autorità all’ennesimo comunicato “farsa” che la Lazio non ha avuto nemmeno il coraggio di ufficializzare, ma che ha passato all’agenzia amica sotto forma di soffiata in modo che così è stata ADNKronos a mettere in rete l’ennesima verità di parte, a fare da ufficio stampa e da avvocato difensore della Lazio.
Almeno il marchese del Grillo faceva ridere con la sua goliardia e con i suoi scherzi diventati celebri, Claudio Lotito purtroppo per lui non ha nemmeno quella dote, ha solo l’atteggiamento arrogante e supponente di chi si sente al di sopra di tutto, perché sa di avere sempre le spalle coperte.
Sa di vincere facile, anche se questo giochetto oramai è stato “sgamato” da tutti, anche da chi fino a qualche tempo fa ancora gli concedeva un briciolo di credibilità o di fiducia, ma che ora ha alzato le mani davanti all’evidenza dei fatti.
La verità sull’ennesima censura da parte di Claudio Lotito e della “sua” Lazio, è quella scritta nel comunicato emesso ieri dai tifosi dei gruppi organizzati, sia da quelli che la scenografia a Lazio-Milan l’hanno potuta fare in Curva Nord che quelli che hanno dovuto buttare tutto per non rischiare denunce e Daspo.

Perché questa è stata la minaccia arrivata via telefono intorno alle 20 di domenica sera: se non rimuovete tutto, saranno denunciate tutte le persone inserite nella lista di chi è entrato prima della partita in Tribuna Tevere per preparare quella scenografia.
A questo siamo arrivati, a considerare il termine LIBERTÀ un pericolo, un attacco, un’offesa.
Ma non c’è da stupirsi, perché se per dei LIBERA LA LAZIO siamo arrivati all’emissione di decine di avvisi di garanzia, come si può restare sorpresi se la stessa persona (con l’appoggio delle autorità, bisogna ricordarlo sempre…) ha negato che apparisse in Tribuna Tevere (e che di conseguenza andasse in mondovisione) quel termine LIBERTÀ, quel grido tanto sentito quanto disperato di un popolo che da 22 anni è ostaggio di questo personaggio?

Ma quello che indigna, non è tanto l’arroganza di Lotito e l’appoggio delle istituzioni anche in assenza di offese o di reati, ma il silenzio di chi quel termine LIBERTÀ dovrebbe difenderlo per mandato, perché eletto dai cittadini proprio grazie alla libertà di pensiero e di espressione, intesa come voto.
Ieri non ho visto, sentito o letto nessun intervento da parte di quei rappresentanti della classe politica che invece domenica mattina avevano fatto a gara a schierarsi al fianco di Lotito e ad esprimergli solidarietà (giustamente, lo ribadisco…) per quella scritta di cattivo gusto apparsa sui muri di una chiesa romana, in cui si augurava di fatto la morte al senatore di Forza Italia.
Giusto difendere il collega di partito o il collega deputato/senatore, ma la libertà di espressione dei tifosi della Lazio, che sono cittadini italiani e che quindi come recita l’articolo 21 della costituzione avrebbero il sacrosanto diritto ad esprimere il loro pensiero senza alcun tipo di censura in assenza di offese, chi la tutela?
Facile spedire migliaia di messaggi in questi giorni su whatsapp ai cittadini/tifosi per invitarli ad andare a votare domenica al referendum e a mettere la crocetta sulla risposta al quesito referendario proposta da Forza Italia, dal centrodestra e dal Governo, ma non si può sempre chiedere e pretendere senza mai dare nulla in cambio.
Non funziona così. Questa non è democrazia.
Perché uno è cittadino anche quando indossa i panni del tifoso e se non viene tutelato in alcun modo, anzi, trattato uno che “non conta un ca..o” quando di mezzo c’è il marchese del Grillo di turno, perché poi dovrebbe portare voti a chi non lo ha mai considerato e, anzi, si è schierato apertamente dalla parte di chi quel cittadino/tifoso della Lazio lo tiene in ostaggio da anni ripetendogli, a parole e con i fatti, che la sua volontà “non conta un ca..o”?

Qui non si tratta di voto di scambio e di fare pressioni dicendo: “e tu mi dai questo io ti voto”. Ma non si può nemmeno pretendere tutto dalla gente senza mai dare nulla in cambio.
Nemmeno quando di mezzo c’è un termine come LIBERTÀ che dovrebbe essere sacro e difeso a spada tratta da tutti, da maggioranza e opposizioni, ma anche da chi ha il compito di amministrare l’ordine pubblico e la giustizia.
Invece, non è successo. E nessuno o quasi nessuno dice nulla o si indigna, nemmeno quelli che nelle aule del Parlamento urlano alla LIBERTÀ messa in pericolo dagli atti di un governo definito dalle opposizioni autoritario.
Nemmeno loro si sono indignati e si sono schierati dalla parte dei tifosi della Lazio, forse perché non li considerano dei potenziali elettori visto che nell’immaginario collettivo i tifosi laziali sono tutti di destra. Anche se non è affatto così…
E allora? Perché questo silenzio? Perché nessuno ha il coraggio di dire o fare nulla davanti ad una simile (ed ennesima) negazione di del diritto di poter esprimere liberamente il proprio pensiero e le proprie idee?
Aspetto una risposta, anche se so già che non arriverà. E che l’unica risposta non espressa ma che si evince da questo silenzio generale, è che: “loro sono loro e che noi non siamo un ca..o”.
Perché si dipingono diversi, ma in realtà sono casta. E non solo Lotito, ma un po’ tutti loro si sentono dei marchesi del Grillo…
