Non è né una resa né un “tradimento”!
NOI PADRI, FIGLI CUSTODI DI “QUELLA” STORIA
La storia della SS Lazio la facciamo noi tifosi, quella cazzo di storia, la fa chi ama questi colori in maniera incondizionata, senza interessi, senza convenienza.
La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l’ha fatta il Presidente Fortunato Ballerini che decise di tramutare il terreno di gioco dello stadio della Rondinella in un grande “orto di guerra” per aiutare i romani durante il periodo della prima guerra mondiale.
La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l’ha fatta il Generale Vaccaro che rifiutò una fusione nel rispetto di un qualcosa che nacque puro e che così è rimasto per 126 anni.

La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l’hanno fatta quei pazzi che nel 1974 guidati da un immenso Maestrelli portarono la prima squadra della Capitale a primeggiare e vincere il nostro primo scudetto contro lo strapotere dei signori del calcio del nord.
La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l’ha fatta Eugenio Fascetti che insieme ai suoi ragazzi decise di restare, solo ed esclusiva- mente per amore, al comando di un gruppo che salvò le sorti di una società che si voleva far sparire.
La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l’ha fatta Sergio Cragnotti il Presidente che ha realizzato i sogni di un popolo che è rimasto dritto in piedi sugli spalti nonostante mille burrasche portandoci sulle vette più alte d’Italia e d’Europa.
La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, l’hanno fatta Vincenzo Paparelli morto sugli spalti della sua Curva Nord e Gabriele Sandri ucciso per mano di un boia, entrambi legati dall’amore smisurato per la nostra Lazio.
La storia della SS Lazio, quella cazzo di storia, siamo noi che ogni maledetta domenica la seguiamo, la sosteniamo, la amiamo come il nostro unico motivo di vita.

Solo un uomo avido dal cuore arido non può capire la storia ed i sentimenti che animano questo popolo e, per questo motivo, non possiamo far altro che lasciarlo solo, ma prima di congedarci abbiamo deciso di dedicarci un ultimo atto di amore per questa stagione sportiva, ed invitiamo tutti i nostri fratelli Laziali ed entrare e riempire tutto l’Olimpico in ogni suo settore per la partita Lazio-Milan di domenica 15.
Regaliamoci l’ultimo spettacolo coreografico, facciamo sentire il nostro calore alla squadra ed al mister, continuiamo a far sentire il nostro dissenso e poi, per le sole partite casalinghe, non entreremo più fino a fine campionato.
È una decisione molto dolorosa, che per la prima volta ci vedrà lontani da quegli spalti che sono la nostra casa ma riteniamo che questo sia l’unico modo per far comprendere a questa dirigenza che non saremo complici dei loro fallimenti.
PER LA LAZIO, PER I LAZIALI, PER LA NOSTRA STORIA!

Da sempre ho un profondo rispetto per le idee e le scelte di vita degli altri, perché fin da piccolo mi hanno insegnato che per ottenere rispetto per le proprie idee bisogna per prima cosa mostrare grandissimo rispetto per quello che fanno, dicono o pensano le altre persone.
E da questo, non ho mai derogato.
Ma rispettare le idee altrui non significa né accettare tutto né restare in silenzio, ovvero dire sì e in modo passivo a qualsiasi cosa. Perché quello si chiama servilismo. E io non sono e non sarò mai servo, vassallo o cortigiano di qualcuno.
Quindi, anche questa volta, con grandissimo rispetto scrivo quello che penso del comunicato che ho postato sopra e della decisione da parte dei gruppi organizzati di rientrare allo stadio per Lazio-Milan.

Ma prima di esprimere il mio pensiero, ribadisco il concetto che ho già espresso in modo chiaro e netto nel titolo dell’articolo.
Questa decisione non la considero né una resa né un tradimento. E chi lo fa, sbaglia. Ma so anche benissimo che in molti saranno pronti a strumentalizzare pro domo loro questa decisione dei tifosi.
Così come so che questo rientro, anche se annunciato solo per questa partita, genererà inevitabilmente discussioni e confusione, in un ambiente che sta ben oltre la soglia dell’isteria collettiva.
Personalmente, non sarei mai rientrato e di conseguenza non tornerò all’Olimpico in occasione di Lazio-Milan, perché io quando decido di imboccare una strada o prendo una decisione vado sempre fino in fondo: costi quel che costi, senza nessuna deroga.
Anche perché in questo ambiente, devastato da 22 anni di lotitismo e da un tutti contro tutti scatenato ed orchestrato ad arte da chi usa il divide et impera per regnare indisturbato da più di lustri, anche le cose fatte a fin di bene spesso vengono mal interpretate.
Oppure, come ho scritto prima, non vengono comprese e spesso e volentieri vengono strumentalizzate da chi ama mischiare le carte o dipingere realtà virtuali e di parte.
Per questo, per non rischiare di fare un assist al “nemico” e soprattutto per non generare alcun tipo di confusione, io sarei rimasto fuori dall’Olimpico fino al termine di questa stagione: compreso il derby, compresa un’eventuale finale di Coppa Italia.
Tutti fuori finché questo personaggio resterà alla guida della Lazio.
Un vuoto senza SE e senza MA, senza nessuna concessione, senza nessun tentennamento, senza prestare il fianco a chi non vede l’ora di colpirci o di seminare zizzania.
Perché, vedrete, saranno in molti a strumentalizzare questa decisione e a seminare zizzania, così come saranno in molti a non comprendere, a non accettare e quindi a criticare questa scelta di tornare, anche se solo per una volta.
E proprio ora che finalmente il mondo Lazio dopo decenni è tornato ad essere un monolite e a trovare un’unità d’intenti che non si vedeva dal 2004 e che ha portato al record negativo di ieri di 5667 ingressi ai tornelli (di cui quasi la metà tramite accrediti e biglietti omaggio) per una partita di campionato di Serie A della Lazio, secondo me di tutto c’era bisogno meno che di un qualcosa che potesse dividere o generare confusione.

Detto questo, anche se non condivido accetto la decisione e dico che, per certi versi, la comprendo. Perché ha un senso logico e non è né una cosa fatta a caso né una mano tesa alla società.
Domenica all’Olimpico ci sarà una vera e propria invasione di tifosi milanisti, quindi l’effetto del “vuoto” che si è visto in queste ultime settimane si sarebbe comunque perso.
Anche e soprattutto in Tribuna Tevere, dove in assenza degli abbonati (che occupano la parte centrale) chi acquista il biglietto a incontro iniziato si sarebbe comunque raggruppato al centro, nei posti in cui la partita si vede meglio.
E le telecamere avrebbero dato a chi sta a casa l’impressione dello stadio mezzo pieno, rendendo impossibile distinguere tra laziali non “fedeli” allo sciopero e milanisti entrati acquistando il biglietto.
Perdere l’effetto-vuoto avrebbe comunque in qualche modo vanificato l’effetto mediatico della protesta e lasciare l’Olimpico completamente in mano ai milanisti e avrebbe dato forza a quanti (non avendo capito nulla del perché di questo estremo atto d’amore) già parlano di squadra abbandonata a se stessa e di protesta “tafazziana”.
Così come comprendo la voglia di dimostrare a tutti che il laziale c’è SE E QUANDO DECIDE DI ESSERCI e di poter fare la differenza SE E QUANDO DECIDE DI FARLO.
Non a comando, non per “contratto”, non perché lo decide o lo chiede qualcuno. Ma per passione…
Per questo motivo, una volta annunciato lo sciopero e lo svuotamento dell’Olimpico, io avevo proposto di riempirlo a Lazio-Sassuolo, per riproporre dopo 12 anni una notte da laziali veri, di protesta totale sfruttando la vetrina mediatica offerta dal giocare il Monday Night.

Ecco, ora mi auguro che Lazio-Milan diventi un’occasione per dar forza e visibilità alla protesta, civile e forte, dei tifosi della Lazio.
Non sono nessuno per dare consigli, perché anche se sono stato dentro il mondo Ultras da ragazzo e ho contribuito sia a fondare gli Eagles Supporters che a far diventare la Curva Nord la casa dei laziali, oggi faccio il giornalista e non il capo tifoso.
E alla guida del tifo organizzato ci sono persone che hanno dimostrato ultimamente di sapere cosa fare e come fare le cose. Anche a livello mediatico, perché i comunicati delle ultime settimane sono stati tutti ineccepibili o quasi.
Non sono nessuno per dire a chi guida il tifo organizzato come fare, ma da laziale mi auguro che questa ultima scenografia annunciata non sia solo un omaggio alla storia laziale, ma anche e soprattutto un messaggio di protesta importante, educato ma fortissimo.
Insomma, un LIBERA LA LAZIO destinato a fare il giro del mondo come quel vuoto e quel silenzio di Lazio-Atalanta che hanno fatto più rumore di mille cori di protesta e di contestazione a chi guida questa società, a chi resta aggrappato per interesse alle mammelle della Lazio contro la volontà della quasi totalità di quelli che la Lazio la amano da sempre e in modo disinteressato.
Anzi, rimettendoci soldi, salute e tanto altro.
Questo mi auguro. Così come mi auguro che non siano i laziali a rovinare sui social quello che si è costruito in queste settimane, con disfattismo e polemiche tanto inutili quanto dannose.
Perché tornare per una notte non è né una resa né un tradimento, ma un ennesimo atto d’amore che merita rispetto e che nessuno, ripeto, NESSUNO, si deve permettere di strumentalizzare.
FORZA LAZIO!
