Messaggio dei tifosi della Lazio a Forza Italia!
Roma e provincia oggi si sono svegliata così, con un nuovo messaggio di protesta dei tifosi della Lazio che durante la notte hanno tappezzato tutta la città con migliaia di manifesti elettorali con la scritta: FINCHÉ C’È LOTITO NON AVRETE IL NOSTRO VOTO, con il simbolo di Forza Italia inserito all’interno di un cartello di divieto e con in calce la citazione dell’articolo 21 della Costituzione Italiana che recita “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
La protesta della Lazio entra prepotentemente nella campagna elettorale referendaria, con un messaggio chiaro e forte inviato a Forza Italia in primis ma a tutto il centrodestra, invitato a risolvere una volta per tutte il “problema-Lotito”.

Ieri uno striscione appeso ad Albano rivolto a tutta la coalizione, oggi il messaggio inviato nuovamente a Forza Italia (bombardata da mesi sulle sue piattaforme social dai tifosi della Lazio) simile a quello che a giugno 2024 aveva preceduto le elezioni europee e che aveva portato ad un forte calo di consensi del partito a Roma e nel resto della Regione, in completa controtendenza con la crescita fatta registrare da Forza Italia nel resto del Paese.
Se la Lazio sperava di spegnere l’incendio ventilando mani tese e incontri per riaprire un dialogo bruscamente interrotto da mesi, la risposta dei tifosi della Lazio è stata chiara e netta, perché come avevo scritto ieri il tempo del dialogo è finito e non esiste nessuna possibilità di ricucire il rapporto tra Lotito e la gente laziale.

Nessuno può impedire a Claudio Lotito di restare alla guida della società, di tenere le porte sbarrate e di non ascoltare le manifestazioni di interesse di sarebbe interessato a rilevare la Lazio, perché avendo in mano il 67% delle azioni della società la sua posizione è inattaccabile e la Lazio non è in alcun modo scalabile, ma per quanto può resistere con uno stadio deserto e una piazza che oltre a contestare lui sta prendendo di mira anche il suo partito e gli alleati di governo?
Lotito può decidere di continuare a fare il padrone di un negozio senza “clienti” abbassando i costi di gestione e prendendo merce meno cara, ma un partito non può vivere senza il sostegno degli elettori e non si può permettere che questa protesta esca dai confini di Roma e del Lazio.
Perché alle porte c’è un referendum importante e nel giro di un anno si tornerà alle urne anche per eleggere il nuovo sindaco di Roma e, soprattutto, nel 2027 si torna a votare per le elezioni politiche.

LA POLITICA LO HA MESSO, LA POLITICA LO DEVE TOGLIERE è lo slogan che i tifosi della Lazio ripetono come una sorta di mantra da quasi un anno, da quando a giugno scorso sono comparsi i primi striscioni con la scritta LOTITO LIBERA LA LAZIO.
Un appello caduto completamente nel vuoto che, anzi, ha provocato la reazione veemente di Lotito che ha parlato subito di complotto e di un’azione di pochi mirata a delegittimarlo non solo come proprietario della Lazio ma anche come politico.
E ben presto quel LOTITO LIBERA LA LAZIO è diventato FORZA ITALIA LIBERA LA LAZIO, con striscioni esposti sotto la sede del partito, ed in seguito anche sotto la sede di Fratelli d’Italia, perché la protesta si è subito allargata agli alleati di Governo del partito di Lotito.

È vero, il calcio è una cosa e la politica un’altra, ma in questa città da sempre calcio e politica viaggiano a braccetto e nel caso della Lazio gli ultimi tre proprietari della società sono entrati grazie alla politica o su richiesta della politica.
È successo nell’estate del 1986 quando fu Giulio Andreotti ad intervenire direttamente convincendo il costruttore Renato Bocchi ad affiancare Gianmarco Calleri per salvare una società ad un passo dal fallimento.
La storia si è ripetuta a marzo del 1992 quando è comparso sulla scena laziale Sergio Cragnotti, con il potere politico-economico della città che ha influito e non poco in quel passaggio di consegne tra Gianmarco Calleri e l’imprenditore che avrebbe cambiato la storia della Lazio.
E nel 2004, è stata la politica a mettere la Lazio nella mani di Claudio Lotito, come ha sempre ammesso candidamente fin dall’inizio lo stesso Lotito, ripetendo: “Io sono un uomo delle istituzioni e quando le istituzioni chiamano io rispondo presente”.

E la “chiamata” in quell’estate del 2004 è arrivata proprio da Forza Italia, perché è stato Silvio Berlusconi a indicare in Claudio Lotito, quell’l’imprenditore (sconosciuto a tutti all’epoca) che partecipava a tutte le cene elettorali, come il candidato alla presidenza della Lazio del suo partito da opporre a Piero Tulli, l’altro imprenditore coinvolto dall’allora sindaco Walter Veltroni per evitare il rischio fallimento della società.
Silvio Berlusconi ha messo lì Lotito e l’allora governatore del Lazio, Francesco Storace, ha garantito con le banche l’esistenza di quel credito con la Regione per vecchi appalti che ha consentito a Lotito di avere la liquidità necessaria per partecipare all’aumento di capitale e assicurarsi con meno di 20 milioni la proprietà della SS Lazio.
Un “salvataggio” che ha segnato la svolta della vita di Claudio Lotito, che da piccolo e sconosciuto imprenditore locale grazie alla vetrina mediatica garantita dal calcio è diventato un personaggio conosciuto in tutto il mondo e da qualche anno anche senatore.
E se sta lì ed è diventato ricco e famoso, Claudio Lotito lo deve alla Lazio e… alla politica. Per questo oggi i tifosi della Lazio si rivolgono alla politica chiedendo a chi ha messo Lotito alla guida della Lazio di convincerlo che il suo ciclo è finito e che per il bene di tutti si può e si deve voltare pagina.

Si deve voltare pagina perché il rapporto oramai è definitivamente compromesso e Lotito non può più fare nulla per rimettere le cose a posto.
Non basta lo Stadio Flaminio, non basta presentare piani quinquennali di riscossa o di rinascita e non bastano nemmeno gli inviti velati e comunque mai ufficiali a riprendere il dialogo, perché il matrimonio è finito e l’unico epilogo possibile per questo rapporto andato in frantumi è il divorzio.
E se Lotito non vuole accettare l’idea del divorzio, c’è bisogno di qualche bravo avvocato o “consigliere” che lo convinca che nella vita tutto ha un inizio e una fine.
E che gli faccia capire che il rapporto tra lui e la Lazio è finito, perché dopo 22 anni di proclami, promesse mai mantenute e una presidenza che somiglia a una vera e propria dittatura, non ci sono più le condizioni per andare avanti.
La realtà è sotto gli occhi di tutti e non si può far finta di non vedere o provare a mettere per l’ennesima volta la polvere sotto il tappeto per far vedere che la casa è pulita, perché non è così.
Perché andando avanti in questo modo, imponendo una presenza che non è più gradita alla stragrande maggioranza se non alla totalità dei tifosi biancocelesti (lo dimostrano l’Olimpico vuoto, le migliaia di firme raccolte dalla petizione, la contestazione che ha invaso i social e che ora coinvolge anche la politica), la Lazio rischia di diventare veramente un problema di ordine pubblico.
In realtà già lo è e da tempo, ma in tanti, in troppi, fanno finta di non vedere, non capire, non sentire il rumore della protesta, il grido di aiuto che arriva dal mondo Lazio, la rabbia di una tifoseria che si sente oramai prigioniera e che dopo 22 anni chiede di essere liberata.
E lo chiede anche alla politica, a Forza Italia e all’intero centrodestra. E le migliaia di manifesti che da questa mattina tappezzano i muri e i cartelloni elettorali non sono che il primo atto di una protesta che di giorno in giorno cresce d’intensità e si allarga a macchia d’olio, coinvolgendo tutto e tutti.
Quindi diventa difficile far finta di niente o pensare che l’affissione di migliaia e migliaia di manifesti sia un episodio sporadico o l’iniziativa di qualche testa calda.
No, quei manifesti sono un grido di protesta. Di una protesta che oggi è un’onda ma che ben presto potrebbe diventare un vero e proprio Tsunami: un caso sportivo, ma anche politico…
