BARAONDA LAZIO!
Ripeto spesso, ultimamente, che quando pensiamo che questa gestione abbia toccato veramente il fondo del barile, loro riescono a stupirci sempre, facendo apparire all’improvviso una botola che in realtà porta ancora più in fondo. Un fondo di cui, purtroppo, non si vede la fine.
Una delle settimane più allucinanti della storia recente della Lazio, in cui non ci siamo fatti mancare nulla, ma veramente nulla, si è chiusa con la baraonda di oggi, con voci incontrollate sparate con leggerezza (troppa) sul web e con una società che per l’ennesima volta ha dato l’impressione di essere gestita da dilettanti allo sbaraglio, vista l’incapacità non solo di prevedere le cose, ma anche di rimediare e mettere un freno a certe situazioni facilmente leggibili e arginabili.

Ma andiamo con ordine, partendo da quel post dato in pasto questa mattina al mondo Lazio da una testata web che ha quasi un milione e mezzo di follower, ma che non nomino perché non intendo fargli ulteriore pubblicità.
Quattro slide, come potete vedere sotto, in cui si sparano a piena pagina nomi e cifre che girano da settimane, anzi, da mesi, nel mondo Lazio.
Per poi chiudere con un breve testo in cui, in realtà, non si dice nulla di nuovo.

Insomma, l’ennesimo specchietto per le allodole l’ennesimo tentativo di acchiappare cliccate facili contando sull’ansia, la voglia di sapere e la speranza di cambiamento che regna sovrana in un ambiente stremato da 22 anni solide realtà lotitiane e che, invece, chiede, anzi, invoca, di poter voltare pagina.
In quelle tre slide iniziali, come ho scritto prima, non si dice nulla di nuovo rispetto alle voci che circolano da mesi su manifestazioni di interesse per l’acquisto di una società che, nonostante la crisi di questa stagione e il caos di questa annata, è comunque appetibile.

Perché solo i gonzi possono ancora credere che non esista al mondo nessuno interessato alla Lazio e che in questi anni e negli ultimi mesi nessuno abbia mai bussato al portone di Formello o di Villa San Sebastiano.
Non è così. Lo scrivo da luglio e lo ribadisco oggi, anche se per rispetto (e su richiesta delle mie fonti) non ho mai fatto nomi e cognomi, oppure citato espressamente società, fondi o nomi di advisor e di studi legali che lavorano da quasi un anno per qualcuno interessato a rilevare la Lazio.
Come ho scritto prima, quindi, nulla di nuovo in quelle slide in cui si parla di offerte presentate facendo capire che sono state rifiutate ma lasciando comunque aperto uno spiraglio.
Insomma, tutto e il contrario di tutto. Ma è bastato per scatenare l’inferno.

Quelle slide sono state la classica scintilla che ha fatto scattare immediatamente un vero e proprio incendio in un mondo Lazio stanco, stremato, nevrastenico e rabbioso, in cui oramai imperversa una sorta di tutti contro tutti e nel quale riesce difficile distinguere i “nemici” dagli “amici”.
Quando quei post sono apparsi sul web il titolo Lazio viaggiava a -0,87%, in una seduta con scambi modesti.
Appena comparse queste “presunte notizie”, la Lazio avrebbe dovuto diramare subito un comunicato di smentita, ma da Formello è arrivato un laconico: “Non c’è nessun bisogno di smentire, Lotito ha già detto martedì che non c’è niente di vero”.
A fronte del silenzio della Lazio il titolo è schizzato, ha toccato prima quota 1,25 euro con un +4,17% che avrebbe già dovuto far scattare l’allarme a Formello e spingere la Consob a chiedere (pretendere) una comunicazione da parte della società.
Una società, lo ricordo, che mesi fa ha diramato un comunicato a tempo di record per smentire un profilo X-Twitter senza volto, Insider Lazio, quando aveva postato presunte notizie di un’imminente cessione della società ad un fondo sovrano arabo.

Invece, a fronte di quanto pubblicato oggi da una testata web e che è diventato immediatamente virale, nulla.
Come nulla era stato fatto dopo le dichiarazione di Mario Mattioli e Fiorello della settimana scorsa su un’imminente cessione della Lazio.
Così, senza smentite e quindi senza un freno ufficiale, il titolo a metà seduta prima ha toccato la quotazione record dell’anno a quota 1,28 euro, poi ha sfondato la soglia psicologica di 1,30 euro e infine ha chiuso la sua folle corsa al rialzo con un +12,50 euro a quota 1,35 euro.
Solo a questo punto, a contrattazioni chiuse, la Lazio ha rivisto la posizione iniziale e ha diffuso l’ennesimo comunicato di smentita.
Ma lo ha fatto a buoi ampiamente scappati dalla stalla, sbandierando l’aggiotaggio, minacciando chi ha scritto e chi ha rilanciato quelle presunte notizie e invitando tutti a contattare la società prima “di rilanciare notizie prive di fondamento”.
Peccato che quando era stata contattata, intorno all’ora di pranzo, non appena il titolo ha iniziato a salire, la stessa società aveva sostenuto che non fosse necessario emettere alcun comunicato,.
Un comportamento che, alla luce di quello che è successo oggi, potrebbe essere considerato irresponsabile o addirittura passibile di sanzioni da parte della Consob.
Consob che, lo ricordo, ha già alcuni fascicoli aperti su segnalazione da parte di alcuni azionisti per “presunte false informazioni fornite dalla società al mercato” in merito ad eventi legati alla questione-Flaminio e alle voci di un OK da parte dell’avvocatura del Comune di Roma per la concessione del diritto di superficie dell’area dello stadio.
Voci smentite dallo stesso capo dell’avvocatura del Comune di Roma in una PEC ufficiale inviata a Federsupporter che aveva chiesto spiegazioni in merito. PEC che, per correttezza d’informazione, riporto…

Riesce difficile credere che una società così importante possa essere gestita in questo modo, con questa approssimazione. Ma bisogna crederci perché (purtroppo) la cosa è sotto gli occhi di tutti.
Solo a livello di pura cronaca, faccio notare che il 17 febbraio, giorno in cui la SS Lazio ha presentato in pompa magna il progetto dello stadio, il titolo della società ha perso in Borsa più del 4% chiudendo a quota 1,175 euro ad azione, contro la quotazione di 1,27 euro (record annuale) toccata il 13 febbraio.
Oggi, a fronte di presunte notizie su offerte presentate e ritenute non sufficienti per convincere Lotito a cedere (quindi, in parole povere rifiutate), il titolo ha guadagnato il 12,50% toccando la quotazione di 1,35 euro.

Cosa significa tutto questo? Le chiavi di lettura possono essere tante, una di queste è che al mercato interessi poco o nulla di quelli che possano essere i progetti presentati da questa società e che l’unico motivo d’interesse degli investitori è legato ad una possibilità che la Lazio passi di mano.
Ovvero che Claudio Lotito venda la società lasciando spazio a chi è disposto a investire realmente nel club, a partire dal potenziamento della squadra.
Perché da mesi si parla solo di progetti futuri, di stadio, di Lazio 2032 (sempre legato allo stadio e alla Newco da varare in cui far confluire il progetto-Flaminio) ma MAI, ripeto, MAI, di investimenti da fare per consentire alla squadra di poter tornare a competere.
Si parla di sponsor che finanzieranno la costruzione dello stadio, si parla di progetto-stadio che “si ripaga da solo”, ma MAI di un budget stanziato per ricostruire un patrimonio tecnico che è stato depauperato con le cessioni degli ultimi anni.
Cessioni che hanno portato soldi in cassa per rimettere in regola i conti ma che sono costate un declassamento della Lazio che, dopo due settimi posti, ora naviga tra l’ottava e la decima piazza.
Con questa gestione, purtroppo, la Lazio non ha un futuro.
Non si parla di sparizione o di fallimento, si parla di ridimensionamento delle ambizioni, di una squadra che non è più in grado di competere in campionato e che può solo sperare di pescare una sorta di jolly in Coppa Italia per evitare la seconda stagione consecutiva senza giocare in Europa.
E deve farlo da sola, perché la protesta della piazza nei confronti di Lotito ha svuotato l’Olimpico e non è bastato nemmeno presentare un progetto sullo stadio dei sogni (da sempre) di tutti i laziali per interrompere la protesta.
Anzi, lo show di Lotito nella kermesse del 17 febbraio e la sua ostinazione nel voler (almeno pubblicamente) rifiutare qualsiasi apertura ad una cessione della società a qualcuno con più mezzi di lui, non ha fatto altro che inasprire il conflitto tra la piazza e la proprietà.

Questa è la cronaca di una giornata e di una settimana folle, il resoconto della baraonda andata in scena di oggi.
L’ultima baraonda in ordine di tempo, ma sicuramente non l’ultima a cui assisteremo da qui alla fine di questa assurda, allucinante stagione.
Perché sul fondo di questo barile toccato oggi, sono convinto che ci sia ancora una botola.
E poi ce ne sarà un’altra e un’altra ancora, fino a quando Claudio Lotito non capirà che questa gestione è al capolinea e che l’unica possibilità che ha questa società per recuperare credibilità è aprire a nuovi investitori.
Insomma, dimostrare pubblicamente, senza ombra di smentita, se esista o no qualcuno disposto a investire per acquistare la Lazio.
E perché succeda, è necessario che qualcuno dica di essere pronto, per il bene della Lazio, a farsi da parte se si presentasse ufficialmente qualcuno disposto a comprare.
Solo andando a vedere il piatto si può capire se c’è o no un bluff e, soprattutto, chi è che bluffa.
E si dimostra di voler veramente il bene della Lazio e non di considerare questa società “roba propria”, restando aggrappati al timone di comando anche a rischio di far schiantare e di far affondare la nave.
Ma questo Lotito non lo farà mai. Perché sa benissimo che se aprisse anche solo un piccolo spiraglio, per lui sarebbe finita.
Perché ci sarebbe la fila per acquistare la Lazio…
Chiudo. So che è difficile crederlo dopo tutti questi anni, ma giorno dopo giorno e casino dopo casino, io sono sempre più convinto che stiamo assistendo all’epilogo di questa storia, alla fine di un regno che dura da 22 anni.
Tanti, troppi…
