Marco Casoni presidente della Fondazione Lazio!
L’immagine che ho impressa nella mente di Gian Chiarion Casoni, è quella di un uomo elegante e sempre sorridente, un signore d’altri tempi simbolo ideale di signorilità e Lazialità.
Lazialità, quella con la L rigorosamente maiuscola…
Ecco, di questi tempi secondo me guardando il mondo Lazio dall’alto Gian Chiarion Casoni avrebbe ben pochi motivi per sorridere, ma oggi sono sicuro che quel sorriso farebbe capolino tra le nuvole guardando suo figlio Marco, eletto poco fa Presidente della Fondazione Lazio.
“Assumo questo incarico con profonda emozione e senso di responsabilità, consapevole della storia che rappresentiamo e dell’eredità che porto con me.
La Lazio non è soltanto una società sportiva, ma una comunità che da 126 anni promuove inclusione, solidarietà e crescita culturale attraverso lo sport.
L’impegno della mia famiglia nella polisportiva mi ha insegnato che ogni disciplina contribuisce a costruire un’identità comune, forte e riconoscibile.
Lavoreremo per rafforzare ulteriormente questa visione, valorizzando tutte le anime biancocelesti e sviluppando nuovi progetti sociali e formativi, in sinergia con le istituzioni e con il territorio”.

In questo momento in cui secondo qualcuno la Lazialità non è una risorsa importante o un valore aggiunto, per noi che invece laziali lo siamo da generazioni e generazioni, vedere l’erede di una famiglia storicamente laziale che diventa presidente della Fondazione Lazio al posto di una Mezzaroma è un segnale importante, di speranza, un raggio di sole che squarcia il cielo di Roma coperto da nuvoloni neri come la pece carichi di pioggia.
Insomma, è come l’apparizione di quello “stellone” biancoceleste che nella storia da sempre fa capolino nei momenti in cui la Lazio, la nostra Lazio, è in difficoltà. In grande difficoltà.

Marco Chiarion Casoni, dunque, è il nuovo Presidente della Fondazione Lazio, eletto oggi al posto della dimissionaria Cristina Mezzaroma, che ha lasciato la fondazione esattamente due anni dopo esser stata eletta.
Sono stato il primo a scrivere dell’uscita di scena di Cristina Mezzaroma e quel giorno avrei potuto anche scrivere che a succederle sarebbe stato il figlio di uno dei presidenti più amati della storia della nostra Lazio, ma non l’ho fatto.
Non l’ho fatto per non creare problemi né a lui né a chi lo aveva scelto per ricoprire questo ruolo. Perché ci sono momenti in cui un giornalista di fede laziale, deve mordersi le dita e non scrivere tutto quello che sa.
Perché noi laziali siamo fatti così. Per noi amicizia, rispetto ed educazione vengono prima di qualsiasi cosa, anche di un piccolo scoop giornalistico.

Sono rimasto in silenzio perché Marco Chiarion Casoni fa parte, da sempre, della mia ristretta cerchia di amici d’infanzia, oltre che di una di quelle famiglie romane che per me rappresentano la Lazialità e che da sempre sostengo debbano far parte per diritto acquisito della dirigenza della Lazio.
Anche se qualcuno, invece, le ha messe da anni alla porta.
I Casoni, come i Gilardoni, per me sono la Lazio! Perché quando senti quei cognomi il pensiero va a Gian e a Nanni, i miei punti di riferimento quando da ragazzo sono entrato dentro quel mondo Lazio di cui la famiglia Greco fa parte da più di 105 anni.

Mio nonno Tullio Greco, dirigente dal 1920 e capo del collegio sindacale biancoceleste che nel 1927 si oppose alla fusione con la nascente AS Roma, voluta da Mussolini e creata fondendo le altre varie anime calcistiche della capitale dal federale Italo Foschi (primo presidente giallorosso oltre che della Sambenedettese e della società sportiva Giuliese) in quel di Corropoli, in Abruzzo.
Mio zio (fratello di nonna) Aldo Fraschetti, compagno di squadra di Fulvio Bernardini, attaccante titolare dal 1922 al 1926 di quella Lazio che nel 1923 perse la finale scudetto con il Genoa.
Ecco, i Casoni e i Gilardoni non hanno forse 105 anni di storia biancoceleste alle spalle come i Greco, ma per me sono la Lazio.

Per questo, ribadisco, gente come Marco Casoni e Alessio Gilardoni nella mia Lazio ideale dovrebbe stare per diritto familiare all’interno della Lazio.
Non solo al vertice della Fondazione Lazio o di Lazio Family, ma nella Società Sportiva Lazio Calcio, la sezione guida della Polisportiva Lazio.
Gente come Marco Chiarion Casoni, la Lazialità ce l’ha nel sangue, perché gli è stata trasmessa per eredità genetica, insieme a quei valori che per noi contano più di tanti trofei.
Perché per noi la Lazio non è un mezzo per diventare famosi, per entrare nei salotti buoni di questa città, oppure uno strumento per esercitare potere o una chiave per conquistare un seggio in parlamento.
No. Noi per la Lazio abbiamo sempre dato e raramente o mai preso.

Volete un esempio? Marco Chiarion Casoni, proprietario di quel marchio che i laziali amano follemente e che ha caratterizzato quella maglia bandiera (quella con l’aquila stilizzata sul petto simbolo della Lazio della rinascita di Giordano, D’Amico e Manfredonia con Casoni presidente e poi della banda del meno 9), nel 2014 ha stretto un accordo decennale con la Lazio per la cessione decennale dei diritti di quel marchio.
In cambio non ha chiesto soldi e non ha preteso poltrone, ma solo che la Lazio si impegnasse a garantire, tramite Lazio Family, delle borse di studio per 10 ragazzi disagiati di alcune sezioni della Polisportiva.
Un accordo scaduto e appena rinnovato da Marco Chiarion Casoni che da agosto ricopre la carica di presidente di Lazio Family, la società che in collegamento con le Sezioni della Polisportiva Lazio e con la Fondazione si pone come obiettivo prioritario didiffondere la cultura e l’etica sportiva biancoceleste a tutti i livelli e in tutte le discipline.
Ecco, questo significa essere laziali. Questo significa mettere la Lazio prima di qualsiasi cosa, considerare la Lazio un patrimonio di tutti da preservare e non un qualcosa di proprietà esclusiva, alla stregua di una Srl o di un negozio a conduzione familiare da lasciare in eredità ad un figlio.
Per questo considero l’elezione di Marco Chiarion Casoni alla presidenza della Lazio, fortemente voluta da Federico Eichberg, un raggio di sole che squarcia le nubi nere e cariche di pioggia che avvolgono questo nostro mondo biancoceleste.
Lo considero un segno di speranza e di cambiamento. Oggi per la fondazione Lazio e domani, chissà, anche per la SS Lazio 1900 che oggi di laziale ha veramente poco, quasi nulla.
Perché dentro quella società non c’è nessuno che come i Chiarion Casoni, i Gilardoni e tutte le grandi famiglie laziali è cresciuto con la Lazio nel cuore.
Perché Gian Chiarion Casoni è uno di quelli che ha salvato a più riprese la Lazio, prima come commissario straordinario e poi come presidente.
Non un magnate e nemmeno un imprenditore facoltoso, ma uno dei tanti che ha messo soldi a fondo perduto nelle casse della Lazio e che ha messo il bene della Lazio e dei laziali prima di ogni cosa.
Come quando nel 1983 si fece da parte in silenzio lasciando una Lazio che in due anni lui aveva risanato e riportato in Serie A nelle mani di Giorgio Chinaglia perché quella era la volontà della piazza.
E lo ha fatto con il sorriso sulle labbra, non facendo la guerra ai tifosi che invocavano il ritorno di Long John e nemmeno dicendo: “La Lazio è roba mia e ci faccio quello che voglio io”.

Gian Chiarion Casoni si è fatto da parte ed è tornato a fare il tifoso dietro le quinte, perché la Lazio, da 126 anni, è un patrimonio di questa città e soprattutto è della gente laziale, di tutti quelli che la amano incondizionatamente e che fanno sacrifici immani per seguirla o supportarla.
Quelli che ci sono sempre stati, quelli che la Lazialità l’hanno ricevuta in eredità, tramandata di padre in figlio e che non l’hanno acquistata con un bonifico bancario.
E Marco Chiarion Casoni fa parte dei primi.
Per questo motivo, per me la sua nomina a presidente della Fondazione Lazio è una bella notizia, un raggio di luce che squarcia il buio e fa scorgere, magari, una via d’uscita da questo tunnel in cui siamo imprigionati da 22 anni.
FORZA LAZIO!
