Preparatevi al solito comizio…
Chi spera in novità importanti o presenze clamorose nella conferenza stampa di domani, si illude inutilmente.
Chi pensa o spera di vedere qualcosa di diverso dal solito, ancora non ha capito che Claudio Lotito è quello che conoscete da 22 anni e non cambierà mai di una virgola, fino all’ultimo momento in cui resterà alla guida della Lazio.
Perché lui è fatto così. E quelli come lui non cambiano mai, nemmeno quando provano a indossare maschere o a recitare per convenienza ruoli diversi.

Quello di domani, sarà solo il solito comizio, l’ennesimo spot per cercare di acchiappare consensi, ripulire l’immagine e arginare in qualche modo i danni (a livelli personale) di questa contestazione che ha reso palese l’impopolarità di Lotito e l’impossibilità di ricucire in qualche modo il rapporto con la piazza.
Il ciclo di Claudio Lotito alla guida della Lazio è finito. Non lo è ancora ufficialmente, ma lo è nei fatti, nell’assenza di prospettive, nell’impossibilità di andare avanti e di fermare questa contestazione che ha “svegliato” tutti, anche quei poteri forti che per anni hanno fatto finta di niente o orecchie da mercante davanti alla richiesta di aiuto e alla rabbia della gente laziale.

Nessuno si esporrà apertamente, nessun politico in questo momento metterà pubblicamente Lotito alla porta, perché non funziona così.
Così come nessuno uscirà allo scoperto per cavalcare l’onda e prendere la Lazio grazie ad una sollevazione popolare scatenata dalla certezza assoluta che esiste un’alternativa reale, concreta.
Non funziona così. Provo a spiegarlo da anni, ma in tanti si ostinano a non capire o a continuare a ragionare solo con la testa da tifoso, che non è e non sarà mai la testa di un grande magnate o di un fondo di investimento.
Così come da anni sorrido quando leggo o sento gente dire: “Basta fare un’OPA ostile per prendere la Lazio”.

Non funziona così. Non si è mai vista un’OPA ostile lanciata per prendere il controllo di una società che non è scalabile sul mercato.
Perché l’OPA ostile è un atto di “guerra dichiarata” e si fa se due soggetti si contendono un qualcosa che è alla portata di entrambi.
E allora, se il mio avversario è malvisto dalla piazza, “guerra per guerra” (sempre tra virgolette perché è solo un modo di dire…) mi dichiaro pubblicamente e metto l’azionista di maggioranza assoluta con le spalle al muro davanti all’opinione pubblica, facendo sapere a tutti che esiste un’alternativa, molto più solida della proprietà attuale (ci vuole poco) e in grado (anche qui ci vuole poco) di investire cifre che l’attuale proprietà non ha mai investito e mai potrà investire.
Ma nessuno vuole prendere una squadra di calcio sfondando a calci la porta d’ingresso.
Questo lo sognano i tifosi, ma nella realtà nessuno nel mondo della finanza agisce così.

Se una società è controllata da posizione dominante (e inattaccabile) da un singolo soggetto, io vado in via riservata a parlare con quel soggetto.
Presento tramite un advisor un’offerta NON DIVULGABILE con allegate garanzie bancarie a copertura totale della cifra offerta e poi aspetto, soprattutto se chi controlla quella società è in palese difficoltà (sia economica che di rapporti con la piazza) e non ha i mezzi per risollevare le sorti del club.
Aspetto e se quella persona proprio non ci vuole sentire, allora mi muovo a livello politico e finanziario ad altissimi livelli per fargli arrivare più forte e chiaro il messaggio.
Così funziona. Chi ha i soldi, le guerre le scatena per fare ancora più soldi, non per comprare una squadra di calcio. E di sicuro non esce allo scoperto rischiando di farsi dire pubblicamente di NO da un proprietario che ha un patrimonio personale infinitamente inferiore a quello di chi fa l’offerta.
Posso farmi dire pubblicamente di NO dal Berlusconi di una volta, posso farmi dire di NO dagli Agnelli, ma non da un Lotito che sta seduto a questo tavolo solo perché ha avuto la fortuna di prendere la Lazio a prezzo da saldo di chiusura attività, mettendo tra ingresso e consolidamento della posizione circa 30 milioni di euro, di cui meno di 20 (quelli di luglio 2004) finiti direttamente nelle casse della Lazio.
Che possa piacere o no, questa è la realtà delle cose.
Tutte le altre, sono teorie o fantasie da tifosi.

Quindi, non aspettatevi nulla dalla conferenza stampa di presentazione del progetto Flaminio o del famigerato progetto 2032.
Così come dico e scrivo di non andare dietro alla miriade di voci che oramai piovono come bombe quotidianamente sul martoriato mondo Lazio.
Oggi tutti hanno certezze o amici che gli hanno dato certezze, ma a luglio solo io sono uscito allo scoperto raccontando verità scomode per Lotito.
Ovvero che la sua stava arrivando al capolinea e che esisteva un’alternativa (anzi, a dire il vero anche più di una….) per rilevare la Lazio a cifre importanti, a cifre in grado di far barcollare anche chi mostra da sempre sicurezza dicendo “Non venderò mai, lascerò la Lazio a mio figlio”, oppure “sono già ricco, non ho bisogno di soldi”.
Come se fosse solo e semplicemente una questione di soldi. Non lo è, perché da sempre in questa città solo il potere finanziario e quello politico a decidere chi si siede su una poltrona importante e anche quando deve scendere (che lo voglia o no…) dal trono.
È sempre stato così, basta aver vissuto la storia di Lazio e Roma degli ultimi 40 e passa anni per saperlo. E Lotito non è l’eccezione alla regola. È durato più di quanto fosse possibile immaginare solo perché evidentemente non c’erano tutti i presupposti per invitarlo a scendere dal tram in cui era stato fatto salire (sempre dalla politica e dal potere economico di questa città) nell’estate del 2004.

Ora, per mille motivi, evidentemente quei presupposti ci sono e tutti i tasselli piano piano stanno andando nei posti giusti.
Serve pazienza, anche se capisco perfettamente che un popolo che aspetta da 22 anni un cambiamento di pazienza oggi non ne abbia più.
Ma anche io faccio parte di quel “popolo” e credo che nessuno più di me in questi 22 anni abbia pagato (da tutti i punti di vista…) il peso di questa gestione.
Purtroppo, però, non si può raccontare tutto, non si possono dire cose che si vengono a sapere ma che qualcuno ti chiede di non divulgare perché non è ancora il momento. E quel qualcuno chiede anche a te di avere ancora un po’ di pazienza.
E tu devi farlo, anche rischiando di subire per l’ennesima volta attacchi o prenderti sberleffi e insulti da chi non ha mai avuto la capacità di guardare al di là del proprio naso.
La visione è l’arte di vedere cose invisibili, sosteneva Jonathan Swift (colui che ha scritto “I viaggi di Gulliver”…) e io sono fiero di essere, da sempre, un visionario…
