La vera “sparuta minoranza”…
Più di 42.000 firme raccolte per la petizione promossa per invitare Claudio Lotito a farsi da parte.
Più di 25.000 abbonati che hanno deciso per la seconda partita consecutiva di restare fuori dallo stadio per protesta.
Poco più di 8.000 spettatori sugli spalti dell’Olimpico nonostante la promo “pro innamorati” e il tentativo di riempire in qualche modo l’Olimpico distribuendo qualche migliaio biglietti omaggio.

Questi sono i numeri reali della protesta, la certificazione della compattezza di una piazza che nonostante il pareggio con la Juventus e la qualificazione alla semifinale di Coppa Italia questa volta sembra decisa ad andare fino in fondo, a non farsi abbindolare da proclami, progetti che puntano all’improvviso dopo mesi di nulla o piani quinquennali di rilancio sbandierati da chi tenta disperatamente di restare in Paradiso a dispetto dei santi.
Questi sono i veri numeri che certificano sì l’esistenza di una SPARUTA MINORANZA, ma non quella sbandierata da anni da Claudio Lotito, ovvero quella dei contestatori.

No, la SPARUTA MINORANZA è quella di poche migliaia di laziali che supportano questa società o che non ce la fanno a restare senza la “dose” di Lazio pur sapendo che in questo momento farlo significa indossare i panni del crumiro e fare tutto meno che il bene della Lazio.
Perché il bene della Lazio è mantenere compatto questo fronte di opposizione, tenere viva questa protesta che, mai come in passato, ha messo a nudo la verità, certificando non solo la frattura insanabile tra la piazza e chi gestisce la Lazio, ma l’assoluto fallimento di una gestione arrivata palesemente al capolinea.

Non scrivo queste cose per attaccare chi ieri è entrato allo stadio, perché al contrario di chi attacca a testa bassa chi contesta e bolla me o altri che chiedono a questa proprietà di farsi da parte come “traditori”, finti laziali o gente che vuole il male della Lazio, io ho un profondo rispetto per le scelte degli altri.
Possono non condividere, posso considerare un crumiro o un debole chi entra, ma non punterò mai l’indice contro chi è entrato additandolo come “nemico” o come “il male” della Lazio.
Non mi permetto, anche se non condivido più quella favoletta del “siamo tutti laziali, siamo tutti fratelli”.
No, mi dispiace, io con chi ancora non ha capito con chi abbiamo a che fare o che si fa andare bene tutto pur di vedere la Lazio ed è disposto ancora ad ingoiare qualsiasi cosa, non voglio avere nulla a che fare.
E di sicuro non lo considero “un fratello”. E come ha scritto ieri Gabriele Pulici (figlio di Felice) su Twitter-X, “mi dà quasi fastidio pensare che quando arriverà quel GIORNO (il giorno dell’uscita di scena di Lotito, ndr) chi è entrato a Laizo-Atalanta scenderà in piazza a festeggiare con chi combatte questa dittatura dal 2006″.
Perché i fratelli o gli amici veri sono quelli che ti stanno vicino nei momenti di difficoltà, che si compattano, non quelli che per non rinunciare a qualcosa sono disposti a far fallire in qualche modo questa protesta.

Claudio Lotito ha fatto anche cose buone in questi 22 anni e sarebbe passato alla storia se si fosse limitato a fare quello che era nelle sue possibilità per poi passare la mano a chi poteva far fare alla Lazio quel salto di qualità che lui non le potrà mai garantire.
Questo sarebbe stato un vero atto d’amore, oltre che il comportamento corretto di un imprenditore che investe e poi quando capisce che oltre un certo punto non può andare vende l’azienda e passa alla cassa per monetizzare l’investimento fatto.
Oppure che resta alla guida dell’azienda, ma dicendo a tutti la verità. Ovvero: “io più di questo non posso fare”…

Il laziale forse l’avrebbe accettata questa amara realtà, perché il laziale nella storia non ha mai voltato le spalle a chi gli ha parlato con il cuore.
Non lo ha fatto con gestioni “povere” economicamente ma piene di Lazialità come quella di Gian Chiarion Casoni, figuriamoci se non l’avrebbe fatto con una gestione che comunque ha conquistato 6 trofei in 22 anni, tra cui una Coppa Italia vinta contro la Roma.
Anche se c’è qualcuno che ancora si ostina a non capire (o che fa finta di non capire), il problema non sono e non sono mai stati i risultati, ma l’assenza assoluta di empatia, l’incapacità da parte di chi dirige questa società di parlare in modo sincero alla gente e con un linguaggio da laziale.
Ma anche l’incapacità (o la mancanza di volontà) di capire che il calcio non è solo un gioco, uno spettacolo in cui 22 ragazzi in mutande si sfidano su un rettangolo verde, ma è un teatro dei sogni, a volte l’unica possibilità di fuggire per qualche ora a settimana da una realtà che gli va stretta, come la cella di una prigione.
Il calcio è sogno e speranza, non è e non sarà mai solo NUMERI, BILANCI e SOLIDE REALTA’, come sostiene da 22 anni chi guida la Lazio, chi dà del “pezzente” al tifoso che paga un abbonamento, al cliente che gli consente di tenere aperto un negozio che altrimenti dovrebbe chiudere i battenti.

Perché questo è la Lazio di oggi: un negozio senza clienti, con il proprietario che invece che essere sorridente e accogliente, guarda storto e addirittura insulta i vecchi clienti o i passanti.
Un PROPRIETARIO DEL NULLA come ha definito qualcuno qualche giorno fa Claudio Lotito, l’unico presidente italiani senza tifosi, mai amato e addirittura odiato da una tifoseria che ha sempre dato amore a chiunque abbia indossato quella maglia e guidato questa società.
Lui non c’è mai riuscito e non ci riuscirà mai a ottenere l’affetto e la stima della gente laziale, per questo deve accettare l’idea che il suo ciclo è arrivato alla fine.
Non lo so cosa succederà dopo questo Lazio-Atalanta. Non lo so se Lazio-Sassuolo sarà un’occasione per riempire nuovamente l’Olimpico e riproporre a distanza di 12 anni la più grande contestazione nella storia della Lazio, oppure se lo stadio resterà vuoto o se qualcuno deciderà di rientrare e altri no.
Non lo so, ma in cuor mio so che fermarsi questa volta sarebbe un autentico suicidio, un autogol oppure sbagliare un gol decisivo a porta.
Perché la gente in questo momento vuole una sola cosa: una nuova Lazio, una Lazio senza Claudio Lotito.
Solo questo, senza mezze misure, senza soluzioni di compromesso o trucchetti del tipo fare finta di farsi da parte mettendo una moglie o un figlio alla guida della Lazio.
Perché il tempo dei trucchetti e degli inganni è finito…
