Anche da Palazzo Chigi arriva un Lotito vattene!
Che Claudio Lotito fosse un uomo sempre più solo, asserragliato in quel bunker di Formello, lo avevo già scritto la scorsa settimana.
Che la questione-Lazio fosse diventata oramai anche un problema politico lo avevo scritto ieri e oggi è arrivata la conferma che nel centrodestra sono in molti a condividere la protesta dei tifosi laziali e la richiesta del mondo Lazio alla politica di fare qualcosa per risolvere questa vicenda che rischia di pesare (e non poco) sulle prossime tornate elettorali.

Vale per Forza Italia, il partito in cui milita Lotito e che sta discutendo all’interno se e quanto possa essere ancora sopportabile questo conflitto d’interessi del proprietario della Lazio e senatore della Repubblica, ma vale anche per gli alleati del movimento creato più di 20 anni fa da Silvio Berlusconi, a partire da Fratelli d’Italia.
Dopo l’intervento di dicembre in una radio privata romana di Anna Paratore, in cui la mamma della Premier Giorgia Meloni aveva confessato apertamente il suo dissenso sulla gestione di Claudio Lotito, alle quasi 40.000 firme già raccolte dalla petizione lanciata dagli amici e colleghi Federico Marconi e Alberto Ciapparoni si è aggiunta quella di Fabrizio Alfano, capo ufficio stampa di Palazzo Chigi e uomo di fiducia del presidente del Consiglio.

Tifosissimo della Lazio da sempre, Fabrizio Alfano è stato per anni il portavoce di Gianfranco Fini, anche lui simpatizzante laziale, che aveva in casa una moglie, Daniele, che più che tifosa è sempre stata una vera e propria Ultras laziale anche se allo stadio non va in Curva Nord ma in Tribuna Autorità.
Insomma, anche da Palazzo Chigi arriva quel grido “Lotito libera la Lazio” che a giugno era partito proprio da dietro il Parlamento, con quello striscione esposto sotto il balcone del suo appartamento da Renato Calcara che ha dato simbolicamente il via ad una nuova versione di LIBERA LA LAZIO, che invece che spegnersi con il tempo come quella del 2014 sta crescendo settimana dopo settimana e sta coinvolgendo tutti i personaggi di fede laziale.

Non un complotto (è bene chiarirlo sempre) e nemmeno una sorta di tentativo di estorsione nei confronti di Lotito portato avanti da quella che il proprietario della Lazio ha sempre descritto come una SPARUTA MINORANZA mossa da interessi.
Nulla di tutto questo. Il nuovo LIBERA LA LAZIO è un grido di libertà condiviso dalla quasi totalità dei tifosi della Lazio: dai VIP ai tifosi di Curva, dai giornalisti come dai politici di fede biancoceleste, insomma da chiunque abbia a cuore le sorti della più antica squadra della Capitale che oramai è palesemente ostaggio di un proprietario mosso solo ed esclusivamente da interessi personali.

Lotito non si tiene stretta la Lazio per una “questione di cuore”, ma solo ed esclusivamente per una questione di principio e perché grazie alla Lazio è riuscito, da anonimo piccolo imprenditore romano attivo nel ramo delle pulizie della vigilanza, a diventare uno personaggi più noti d’Italia e non solo nel mondo del calcio.
La “questione di cuore” è quella che ha spinto decine di migliaia di tifosi della Lazio a firmare quella petizione e, nonostante l’abbonamento pagato in estate a disertare in massa l’Olimpico in occasione di Lazio-Genoa e ripetere la sciopero sabato in occasione di Lazio-Atalanta.
Un secondo atto d’amore che coincide proprio con San Valentino, con quel giorno degli innamorati in cui Claudio Lotito si ritroverà da solo, circondato da pochi fedelissimi, in uno Stadio Olimpico che si annuncia nuovamente deserto.

Questo perché il sottilissimo filo che ancora teneva unito il mondo Lazio a Claudio Lotito si è definitivamente spezzato a gennaio, alla fine di una sessione di mercato in cui la società aveva promesso di non smantellare la squadra e di dare a Sarri quello che gli aveva potuto dare in estate a causa del blocco degli acquisti sancito dalla Federcalcio ma che si è trasformata invece in una sorta di svendita.
Claudio Lotito sembra intenzionato a resistere, ma oramai è sempre più solo e anche la sua famiglia si sta staccando dal mondo Lazio.
Anche se la cosa è uscita solo oggi, a gennaio Cristina Mezzaroma ha dato le dimissioni da presidente della Fondazione Lazio e il 19 febbraio al suo posto verrà eletto un nuovo presidente che sarà un laziale DOC, esponente di una famiglia di provata fede laziale.
Per correttezza evito di fare nomi, ma quando la scelta sarà resa pubblica capirete che, finalmente, dopo anni la Lazio sta tornando in mani laziali.

Oramai non basta più promettere acquisti o annunciare la presentazione del progetto per trasformare il Flaminio nella casa di proprietà della Lazio del futuro per riallacciare in qualche modo il filo tra Lotito e il mondo biancoceleste, perché 22 anni di gestione che è un dolce eufemismo definire “dittatoriale” hanno creato una frattura insanabile tra chi è nato e cresciuto laziale e chi considera la Lazio “roba sua” solo perché qualcuno nel 2004 ha deciso di mettergli in mano le chiavi di questa società.
Ed è stata proprio quella politica che oggi gli chiede a gran voce di farsi da parte a dare la Lazio a Claudio Lotito in quella torrida estate del 2004, quando Silvio Berlusconi, su sollecitazione di Cesare Previti, indicò in Claudio Lotito il nome di un imprenditore vicino al centrodestra da mettere alla guida di questa società per traghettarla fuori dalle acque tempestose in cui era finita a causa della (pessima) gestione da parte di Capitalia dopo la “cacciata” di Sergio Cragnotti.
Oggi, conoscendo Lotito, nessuno o quasi rifarebbe quella scelta e soprattutto quella scelta non sarebbe accettata da una tifoseria che chiede a gran voce un cambio al vertice, la fine di questa gestione e l’inizio di una nuova era.
Lo testimoniano le 40.000 firme già raccolte (cifra destinata a crescere nelle prossime settimane), lo conferma la crescita di un movimento di opinione e di pensiero che coinvolge figli di ex calciatori leggendari (Pulici e Wilson), giornalisti (Guido Paglia, Mauro Mazza, Riccardo Cucchi e Angelo Mellone), politici (Alessandro Di Battista e da oggi Fabrizio Alfano), ma anche uomini dello spettacolo e imprenditori come Andrea Stroppa, l’uomo di fiducia di Elon Musk per gli investimenti in Italia.
Un movimento che ha trasformato il LIBERA LA LAZIO in un disperato grido di libertà, quasi in un grido di battaglia: una battaglia di liberazione…
