È ora di schierarsi apertamente!
Nel giro di una settimana, la lettera-petizione scritta da Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, supererà la soglia delle 40.000 firme, a dimostrazione che mai come questa volta nel mondo Lazio esiste un fronte di dissenso compatto e una richiesta quasi totalitaria di LIBERTÀ!
Sì, perché questa non è una guerra e nemmeno un complotto come prova a far credere qualcuno nel tentativo di mischiare le carte e di far credere che dietro la protesta ci siano dei manovratori occulti che agitano le folle per mettere in difficoltà Claudio Lotito e sfilargli a prezzo ribassato la Lazio.
Nulla di tutto questo. Fantasie, anzi, fantascienza. Quello che sta succedendo altro non è il frutto della semina fatta da Claudio Lotito in questi 22 anni di presidenza, di assenza di dialogo, di assoluta mancanza di empatia da parte del proprietario della Lazio e di incapacità (o assenza di volontà) di parlare con il cuore ad una tifoseria che per amore ha accettato tutto. Ma veramente di tutto…

Chi pensa che questa protesta possa sgonfiarsi come è successo in passato o che lo stadio possa tornare a riempirsi all’inizio della prossima stagione e che il sole possa tornare a splendere non appena il vento abbia spazzato via questi nuvoloni neri che ci sono sopra Formello, sbaglia. Sbaglia di grosso.
Perché chi lo pensa non ha capito quanto è netta e profonda la spaccatura.
Perché chi lo pensa non ha compreso bene l’impossibilità di ricucire un rapporto devastato proprio da chi sta sul ponte di comando e che ha avuto mille e mille occasioni per mettere a tacere per sempre i suoi contestatori, ma non ha mai fatto quello che doveva fare: investire per far sognare la gente.

Tornate indietro con la mente a quell’estate del 2013, a quei mesi in cui la Lazio era padrona assoluta e indiscussa di questa città dopo aver vinto il derby più importante della storia, perché è stato l’unico giocato in quasi 100 anni di stracittadine con un trofeo in palio.
In quell’estate del 2013, in un discorso fatto da Claudio Lotito dal palco montato a piazza Argentina ai tifosi in festa e che da subito ha preso le sembianze di un comizio, con toni che ricordano quelli che riecheggiavano negli anni del ventennio a piazza Venezia, il padrone della Lazio fece promesse e lanciò proclami, primo fra tutti quello dell’assalto al potere del Nord.
Un guanto di sfida lanciato alla Juventus vincitutto di allora ma anche alle altre due “strisciate”, una serie di impegni e promesse disattesi al punto che sette mesi dopo in occasione di Lazio-Sassuolo è andata in scena all’Olimpico la più grande contestazione della storia biancoceleste ad un presidente della Lazio.

Invece che spazzare via la contestazione e zittire per sempre gli oppositori mantenendo almeno una delle promesse fatte in quell’estate di festa, Lotito ha gettato benzina su quel poco fi fuoco che ancora ardeva, trasformandolo in un incendio.
E la stessa cosa l’ha fatta dopo la qualificazione Champions conquistata dalla Banda-Inzaghi con quel sogno scudetto andato in frantumi a causa della pandemia e nell’estate del 2023 dopo il secondo posto ottenuto dalla Lazio allenata da Sarri.
Bastava fare poco, bastava investire bene i soldi incassati e dar retta agli allenatori di turno per costruire una grande Lazio, ma indossa i panni di Penelope nei mesi successi a quegli eventi Claudio Lotito ha distrutto tutto quello che era stato costruito in precedenza, tradendo non solo Inzaghi e Sarri, ma tutti i tifosi della Lazio.

Perché il laziale non pretende di lottare tutti gli anni per vincere lo scudetto, non pretende nemmeno di giocare tutti gli anni in Champions League o che la società faccia follie sul mercato spendendo 50/60 o più milioni di euro per acquistare un campione, un idolo che faccia sognare e innamorare tutti, soprattutto i più giovani e i bambini.
No, il laziale non pretende perché sa che non c’è più alla guida della Lazio un manager del livello di Sergio Cragnotti, uno che aveva una visione che lo portava ad essere anni, anzi, lustri avanti a tutti.
Il laziale sa bene chi è Claudio Lotito e quindi non ha mai preteso nulla di tutto questo, ma il laziale non può sopportare di essere preso per i fondelli da qualcuno che lo fa in modo scientifico e consapevole.
Perché come ha sempre detto, Lotito non ama che sogna. Anzi, considera i sognatori quasi dei nemici e li combatte distruggendo qualsiasi sogno in culla a colpi di solide realtà. E lo ammette senza problemi…

Questa è la causa dello strappo tra il mondo Lazio e Claudio Lotito, questo è il motivo per cui non c’è mai stato un rapporto vero tra questa società e la gente laziale e non potrà mai esserci dialogo tra questa proprietà e chi ha a cuore le sorti della Lazio perché tifa fin da bambino per questi colori e per la Lazio ha fatto battaglie e sacrifici immani.
Per questo la gente chiede che Lotito metta in vendita la Lazio, perché un tifoso non può accettare di avere alla guida della squadra per cui tifa qualcuno che ti dice: “Tu non potrai mai sognare”.
Perché senza sogno il calcio è nulla e senza tifosi che seguono una squadra e riempiono uno stadio un presidente è proprietario del nulla!
E la gente laziale per avere la possibilità di tornare a sognare e lottare per qualcosa di importante, come estremo atto d’amore ha deciso di togliersi qualcosa di importante, di fare un gesto d’amore estremo: togliersi la Lazio, rinunciare all’amore della sua vita!
In un momento come questo, chi ha a cuore le sorti della Lazio deve schierarsi, deve affiancare apertamente e pubblicamente chi protesta oppure deve schierarsi al fianco della società.
Perché ci sono momenti in cui non esistono le vie di mezzo, perché ci sono situazioni in cui non si può dire “non ho firmato la petizione ma è come se l’avessi firmata”.

No! O firmi la petizione e ti schieri, oppure non sei dei nostri. Non sei automaticamente un “nemico”, ma di certo non sei né un amico né un fratello se hai paura di esporti e tenti per l’ennesima volta di dare un colpo al cerchio e uno alla botte.
Magari cercando un modo per ricucire un rapporto tra Lotito e la gente laziale, perché Lotito non cambierà mai e quindi non c’è nessuna possibilità di ricucire un qualcosa che, tra l’altro, non è mai esistito.
Non faccio nomi, perché qui non si devono stilare liste di buoni e di cattivi, ma ognuno deve fare i conti con la propria coscienza e deve sapere che quello che decidiamo da fare oggi la gente in futuro se lo ricorderà bene, perché in questa battaglia in ballo c’è il futuro della Lazio e la gente quando tutto sarà finito (perché finirà…) si ricorderà chi ci ha messo la faccia e si è schierato e chi invece non lo ha fatto.
Io apprezzo molto di più quelli che chiamo “i difensori dell’indifendibile”, quelli che nonostante tutto in questo momento restano schierati al fianco di Lotito per sostenendo cose che non stanno né in cielo né in terra, ma almeno sono coerenti e hanno il coraggio delle loro azioni.
Questo è il momento in cui tutti i laziali devono decidere se stare da una parte o dall’altra, se sposare la protesta o accettare quello che passa il convento perché gli basta vedere una volta a settimana 11 giocatori che scendo in campo con la maglia della Lazio.
O con NOI o con LUI, perché entrare all’Olimpico sabato sera è come firmare a favore di Lotito in un referendum o indossare i panni dei crumiri in occasione di uno sciopero.
Non si può stare un po’ da una parte e un po’ dall’altra, non si può dire “sono d’accordo con la protesta ma non firmo la petizione” e, peggio ancora, “non l’ho firmata ma è come se l’avessi firmata”.
O la firmi o non la firmi. O ti schieri con noi o finisci automaticamente dall’altra parte, perché non esiste una terra di mezzo, non esiste un purgatorio per le anime indecise o per i pavidi che hanno paura anche della propria ombra.
O LUI O NOI. Sta a tutti i laziali scegliere: in piena libertà, come sempre, perché qui nessuno obbliga la gente a firmare una petizione o a restare fuori dall’Olimpico con l’abbonamento in tasca.
Ma non cercate scuse, perché questa volta non esistono scuse che tengono, perché questo è il momento in cui si deve decidere una volta per tutte e in modo netto da che parte stare. E bisogna farlo pubblicamente, senza SE e senza MA.
