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La notte dei “pinguini”…

30 Gennaio 202630 Gennaio 2026 Stefano Greco lazio, LazioGenoa, liberalalazio, Lotito, Millenovecento, pinguini, Sarri, sslaziofans
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Credevo di averle viste tutte, ma non è così, perché la comunicazione della Lazio quando pensi chi abbia fatto toccare il fondo del barile riesce sempre, raschiando quel fondo, a trovare una botola per portare ancora più in fondo l’immagine di questa disastrata società.

Non era facile indispettire o, per usare il termine giusto, far incazzare i tifosi della Lazio più di quanto non siano già incazzati per tutto quello che hanno combinato da maggio in poi la Lazio e la comunicazione di questa società: comunicati assurdi, attacchi ai tifosi dipinti come colpevoli di errori commessi da chi lavora per la Lazio o gestisce la società, errori ed orrori mediatici in serie, ma questa storia del pinguino tirata fuori ieri le batte tutte, 6-0/6-0.

Con la Lazio che viaggia a meno 14 dalla Roma in campionato solo un marziano o una mente perversa (e romanista) poteva partorire l’idea di presentare Genoa-Lazio con un filmato partorito con l’intelligenza artificiale nel quale un pinguino sfida il gelo e andando controcorrente si reca in un Olimpico avvolto nel ghiaccio (e deserto…) per fare una scelta diversa da chi questa sera (abbonati in testa) diserterà per protesta lo stadio per vivere Lazio-Genoa a Ponte Milvio.

Oltre alla tristezza della scena e la pessima immagine di un pinguino solo che si avvia in una desolante landa ghiacciata per entrare in uno stadio completamente vuoto (almeno si poteva avere un guizzo e mostrare alla fine un Olimpico pieno di pinguini…), viene da chiedersi quale mente perversa possa aver partorito un messaggio simile che oltre all’indignazione di tutti o quasi i laziali ha scatenato immediate reazioni.

E la prima è stata quella di un controvideo (messo online da Vittorio Campanile) in cui lo stesso pinguino entra in una Curva Nord desolatamente vuota (come il resto dello stadio) e poi entrato sul terreno di gioco arriva fino a centrocampo e quando si ferma srotola un cartello con scritto LOTITO VATTENE, LIBERA LA LAZIO.

Perché mentre la genialità difetta dalle parti di Formello (forse usano un’intelligenza artificiale poco intelligente o spendono poco per usarla) tra i tifosi della Lazio ironia e genialità sono di casa, da sempre.

E qualcuno dovrebbe imparare qualcosa dai tifosi invece che attaccarli e, soprattutto, una volta tanto qualcuno a Formello dovrebbe ammettere di aver commesso un errore o di aver fatto autogol e chiedere scusa.

Ma è utopia, purtroppo, perché sono tutti come Lotito, convinti di essere infallibili, incompresi, vittime di critiche ingiuste e immotivate, il tutto condito con la teoria del complotto che da sempre viene sbandierata in tutti i momenti di difficoltà.

E sono tanti, troppi…

Al di là della ridicola guerra dei numeri in atto da qualche giorno, con i dati della vendita reale dei biglietti (saranno assenti anche i tifosi del Genoa) che dice poco meno di 300 tagliandi acquistati che fanno a pugni con quelli forniti dalla società che annuncia 1500 biglietti acquistati, il rischio che la Lazio rischi di battere il record negativo di presenze nella storia dei suoi campionati di Serie A (6.800 nel 2021 sempre con il Genoa, ma c’erano le limitazioni per il Covid) è alto, enorme.

L’Olimpico deserto è la dimostrazione palese della rottura oramai insanabile tra il mondo Lazio e Claudio Lotito, ma anche del fatto che a contestare non solo i quattro gatti che vanno dietro a chi guida il complotto, ma tutti o quasi quelli che hanno a cuore le sorti della Lazio, abbonati in testa.

E anche questo è uno schiaffo a Lotito, la dimostrazione palese che quei quasi 30.000 abbonamenti sono stati sottoscritti per un atto di cuore e di fede ma tutto sono stati meno che un voto a favore di chi dirige questa società o un premio per approvare il modo in cui il “padrone” gestisce da anni la Lazio.

Non c’è mai stato un vero rapporto tra i tifosi e la proprietà, ma anche quel poco che c’era è stato spazzato via dagli eventi degli ultimi due anni, dalle bugie, dal palese ridimensionamento spacciato per progetto in realtà inesistente, quello che Sarri qualche settimana fa ha sarcasticamente definito un perenne anno zero.

La Lazio viaggia a vista, spacciando la sopravvivenza per progetto. Ma non ci crede più nessuno oramai, perché oramai sono tante, troppe le prove che smentiscono i proclami di Lotito e Fabiani e mandato in frantumi la credibilità di questa società agli occhi di chi ama la Lazio.

Perché i tifosi della Lazio, da sempre, hanno sopportato tanto, quasi tutto, ma non di essere presi per i fondelli.

Quando Lotito è sbarcato nel mondo Lazio e ha chiesto tre anni di pazienza per rimettere a posto le cose, nessuno ha protestato e tutti hanno accettato la fuga di campioni da Formello, accettando quel  ridimensionamento perché la cosa importante nel 2004 era sopravvivere e ripartire.

Non hanno mai preteso la Luna i tifosi della Lazio e nei momenti di difficoltà di questa società hanno sempre risposto presente, soprattutto quando era veramente a rischio la sopravvivenza della Lazio.

Basta pensare a quel decennio di Inferno negli anni 80, basta pensare al fatto che la Lazio detiene tutti i record di presenze in partite di Serie B, con oltre quattro partite (due con il Milan nella stagione 1980-1981 e ’82-’83, poi Lazio-Catania del 1983 e Lazio-Vicenza del 1986) con oltre 70.000 presenze.

Facile era essere laziali negli anni d’oro di Cragnotti, meno era esserlo e rispondere presenti in quei momenti drammatici, ma i laziali in quei momenti ci sono sempre stati.

E oggi quella Lazialità non è dispersa, non è svanita nel nulla, si è solo staccata da questa Lazio che di laziale oramai ha poco, pochissimo, quasi nulla.

Non sa parlare ai laziali Lotito che sarà anche un abilissimo manager ma a livello di capacità comunicative e di empatia è veramente il peggiore della storia della Lazio.

Non sa parlare ai laziali il DS e nemmeno la comunicazione, nonostante il ricorso all’intelligenza artificiale. E sapete perché? Per il semplice motivo che non essendo laziali nonostante l’ausilio dell’intelligenza artificiale non riescono a parlare da laziali, ma con la fredda voce di un computer o di un cervello che umano non è.

E, tantomeno, sa cosa significa essere veramente laziali. Perché né Lotito né Fabiani né Floridi hanno vissuto quello che abbiamo vissuto noi che laziali lo siamo veramente, per scelta o per tradizione perché abbiamo raccolto da un genitori, zii o nonni quel testimone che da 126 anni passa di mano in mano.

Per questo, i laziali che amano veramente la Lazio questa sera non staranno all’Olimpico a vedere la Lazio: non per i risultati scadenti di questa stagione, non per distacco da Sarri o da questa squadra (anzi…) ma perché sono stanchi di essere presi in giro e, soprattutto, di essere privati della possibilità di sognare.

E vogliono mandare un messaggio forte e chiaro non solo a Lotito, ma anche alle istituzioni, a quella politica che sembra sorda alla volontà popolare che è solo ed esclusivamente quella di POTER SOGNARE.

Perché non so se un pinguino sogna, ma un laziale (come ogni tifoso in generale) ha bisogno di sognare.

Perché senza sogno il calcio è solo un noioso spettacolo messo in scena da 22 giocatori e tre signori vestiti in modo diverso che corrono in maglietta e pantaloncini su un prato verde.

È il sogno la scintilla che accende e tiene viva la fiamma della passione, non i proclami falsi e vuoti di chi parla di assalti al potere del Nord o di primato cittadini, ma che poi nella realtà non fa nulla, assolutamente nulla, per mettere su una squadra in grado di competere.

Ma Lotito questo non lo capirà e non lo accetterai mai. Perché per lui contano solo i numeri, i soldi, il potere.

E oramai lo hanno sgamati tutti, anche quelli che fino a poco fa hanno provato in tutti i modi a difenderlo andando sia contro la logica che l’evidenza dei fatti.

Gli unici che non lo hanno abbandonato, sono i “pinguini” che in questa fredda notte romana decideranno di isolarsi dal gruppo ed entrare allo Stadio Olimpico.

Pochi, loro sì una sparuta, sparutissima minoranza…

Autore

Stefano Greco

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