Non è colpa di Lotito se non è nato Laziale, ma…
Lotito non nasce tifoso della Lazio e questa è l’unica cosa di cui non lo incolpo.
Se fosse stato tifoso della Lazio sarebbe stato allo Stadio Olimpico tra i 90.000 di Lazio-Foggia il 12 Maggio del 1974, a festeggiare l’immensa Lazio di Giorgio, Felice, Pino, Luciano, Vincenzo, e di tutti gli altri. E soprattutto di Tommaso.
All’epoca aveva 16 anni Lotito, e io che ne avevo 10 stavo lì con mio padre, nell’unico posto al mondo dove un Laziale poteva stare.
No, Lotito non nasce Laziale, ma quanti giocatori o presidenti non nascono tifosi e poi diventano bandiere?
Lotito nasce romanista, ce lo dice espressamente Francesco Storace, che racconta dell’entusiasmo dell’amico Claudio suo vicino di posto in Monte Mario ai gol della magica.
Quello stesso Storace che, da Presidente della Regione Lazio, si ritrova a gestire una patata bollente nel 2004 quando, probabilmente obtorto collo vista la sua fede giallorossa, si deve occupare della continuità della storia della Lazio, la squadra più antica e vittoriosa della Capitale e delle sue macerie post-Cragnottiane.
Storace la propone qui e lì, a vari imprenditori, alcuni con cui magari la Regione aveva anche qualche rapporto e debituccio…e voilà, ecco spuntare Lotito Claudio, imprenditore nel campo delle pulizie.

No, Lotito non nasce Laziale e questa è l’unica cosa di cui non lo incolpo.
Nasce romanista ed imprenditore nel campo delle pulizie e si ritrova a gestire una faccenda di nome Lazio che non ha idea di quanto grande sia.
Sa far di conto, su questo non ci piove, e risolve brillantemente l’intricata situazione debitoria della SS Lazio 1900, evitando un possibile fallimento a cui non si sottraggono società come Napoli e Fiorentina.
Diventa Laziale, così dice, e ci mancherebbe pure, ma anche il presidente indonesiano del Como non nasce tifoso del Como, però lo diventa.
Lotito diventa dunque Laziale, ma, appunto, lo diventa.
La sua gestione in questi lunghissimi 22 anni? Diciamo oculata.
Non ci mette un euro di suo, ed una strategia gestionale semplice semplice, la Lazio si ripaga in tutto e per tutto da sola.
Mai un aumento di capitale, mai un acquisto di giocatori superiore ai 20 milioni di euro (21 per l’esattezza, Vedat Muriqi) e comunque mai prima di aver fatto cassa.
Cosa che in serie A, è semplicemente impossibile se si vuole competere.

In società, oltre a lui, una sola persona, il DS.
Che fa solo quello che dice lui e quindi, di fatto, la società è un’unica persona.
E lui, dice, ci capisce più di chiunque nel mondo del Football.
Lui, dice, so bravo (cit.).
Lui, dice, parla di calcio, gli altri di pallone (cit).
Lui, dice, è anche più intelligente (io sò intelligente, cit).
E siccome è intelligente, ti dice che per essere competitivi non servono soldi, ma idee.
Quindi il Manchester City o il PSG che erano squadre mediocri prima dell’arrivo degli arabi, semplicemente non avevano idee.
Se poi, arrivati gli arabi, hanno vinto le Champions, quindi, non fu evidentemente per l’acquisto di giocatori bravi (e cari).
E queste idee scaturite da persona intelligente, quale Lotito è, hanno portato la SS Lazio in un ventennio a navigare quasi sempre nella mediocrità, in una posizione di classifica senza infamia e senza lode, tranne qualche alto e qualche basso.
Lotito non nasce tifoso della Lazio e questa è l’unica cosa di cui non lo incolpo.
Ma è esattamente questa la sua condanna.

Lotito non ha mai capito cosa sia la Lazio, la Lazialità, l’identità Laziale in una città come Roma.
Non è colpa sua.
Non è la Lazio e i suoi tifosi che lo devono ringraziare, come ama ripetere.
Ma è lui il miracolato che dovrebbe ringraziare la Lazio.
La Lazio gli ha dato fama, notorietà, ricchezza e un seggio al senato.
Senza la Lazio sarebbe ancora un anonimo volto nel vorticoso mondo della piccola imprenditoria romana.
La Lazio, merita altro.
Merita tutto ciò che Lotito non sarà mai in grado di darle. Anzi.
E il tempo intanto scorre via, mentre Lotito disquisisce in totale distacco dalla realtà, come i concertisti del Titanic, che suonano mentre la nave affonda.
Lotito non nasce Laziale, ed è l’unica cosa di cui non lo incolpo.
La Lazio è una cosa bellissima, ma questo Lotito non lo saprà mai.
La Lazio e la sua gente, una meraviglia in una città nemica, ma Lotito li combatte.
Di Lazio ci si ammala inguaribilmente (cit. Giorgio), ma la malattia di Lotito è l’egocentrismo e le sue autoreferenziali certezze.
Di questo io lo incolpo.
Di avere avuto l’enorme fortuna di rappresentare la Lazio, la nostra meravigliosa Lazio, ovvero la cosa più bella del mondo, e di averla violata, svilita ed umiliata.
Sempre Forza Lazio, la cosa più bella del mondo.

Questo post lo ha scritto ieri il mio amico Fabrizio Lucherini che, come gli ripeto spesso, è un grande medico ma solo per hobby, perché secondo me poteva essere un grande giornalista, un grande comunicatore, anche un fantastico politico in grado di risollevare il livello (bassissimo) della politica italiana di oggi e, per me che l’ho visto su un palco a teatro, poteva diventare anche un grandissimo attore.
Ma da medico, Fabrizio Lucherini ha centrato perfettamente il punto, più di tanti giornalisti. Il grande problema di Claudio Lotito è non solo quello di non essere nato laziale, perché quella non è una colpa, ma di non essersi immerso nel mare biancoceleste, di non essersi fatti contagiare dalla Lazialità, come invece è successo a Maurizio Sarri, uno che non solo si è immerso ma si è fatto pervadere dalla Lazialità.
E Sarri oggi è più laziale di tanti laziali che ancora difendono Lotito o che cercano in qualche modo di giustificargli, di creargli un alibi mentre lui continua nel suo tentativo di mettere in pratica il delitto perfetto.

“Ho speso una parola e la rispetto, l’ho sempre fatto, non solo nella professione. So benissimo che da fuori non ci si può rendere conto di cosa sia la Lazio, un club circondato da un amore stratosferico. È frustrante sapere che non potrò mai ripagarli, ma c’è l’orgoglio di essere amato da questi tifosi”.
Ecco, con queste parole, semplici e sentite (perché bastava guardare l’espressione del volto per capire quanta sofferenza, rabbia e frustrazione c’era nel pronunciarle), Maurizio Sarri ha dimostrato di essere più laziale di lui di quanto non lo sia mai stato Lotito dal 2004 a oggi.
Perché non basta urlare “siamo la prima squadra della Capitale” per essere considerati laziali, bisogna agire, comportarsi e parlare da laziale per essere considerato tale.
E Lotito non ha mai parlato da laziale, ma solo da padrone della Lazio. E, soprattutto, non si è mai comportato da laziale ma dal 2004 a oggi parla e agisce come farebbe qualsiasi romanista se qualcuno gli mettesse in mano la Lazio.
E non parliamo poi dello stile, poi, lontano anni luce da comportamento che ha sempre contraddistinto grandi presidenti laziali del passato, magari poveri di portafoglio ma ricchi di classe.
Parlo di Gian Chiarion Casoni, parlo di Franco Chimenti, parlo di Sergio Cragnotti e anche da Ugo Longo, l’uomo da cui Lotito ha ricevuto a luglio del 2004 lo scettro del comando e che nel momento del passaggio di testimone da gran signore qual è sempre stato ha lasciato circa 750.000 euro che gli spettavano per aver ricoperto per un anno e mezzo la carica di presidente.
Ce lo vedete voi Lotito lasciare sul tavolo 750.000 euro di stipendio. Oppure ce li vedete Ugo Longo, Sergio Cragnotti e Gian Chiarion Casoni rispondere al telefono con i toni e il vocabolario usato da Lotito nell’ennesima telefonata con un tifoso diventata ieri virale?
L’unico pensiero di Lotito dopo che quella telefonata è finita sui social è stato quello di dichiarare che le sue parole su Sarri erano state travisate ad arte per creare problemi.
Premesso che non si capisce come si possa travisare un pensiero espresso in modo chiaro e netto, quella è stata la sua unica preoccupazione, non chiedere scusa per l’ennesimo comportamento arrogante, per i toni, per il vocabolario usato che non ci non è mai appartenuto a chi in passato ha ricoperto quel ruolo di presidente della Lazio.
Vocabolario, modi e toni che non dovrebbero appartenere nemmeno a chi ricopre la carica di senatore della Repubblica, nemmeno in questa sempre più disastrata classe politica.

Anche e soprattutto per questi motivi Claudio Lotito viene contestato da sempre, perché è un corpo estraneo nel nostro mondo Lazio, un “infiltrato”, uno che non è nato e che non sarà mai considerato Laziale: per come agito, non per non essere nato Laziale.
Perché nemmeno Chinaglia e Sarri sono nati laziali. Nemmeno Tommasi Maestrelli è nato Laziale, anzi, è stato addirittura capitano e bandiera della Roma prima di approdare alla Lazio, ma come Sarri si è immerso nella Lazialità, si è fatto contagiare e pervadere dalla Lazialità.
Non l’ha combattuta come un male o quasi come un virus da debellare come sta facendo da anni Claudio Lotito, cercando di annientare chiunque sia nato laziale o si sia fatto contagiare dalla Lazialità: allenatori, giocatori, tifosi.
Non è colpa sua se non è nato Laziale, ma è solo colpa sua se non sarà mai Laziale e se è destinato ad entrare nella storia dalla porta sbagliata, se sarà ricordato come il peggior presidente nei 126 anni di vita della Lazio: non per i risultati, ma per quello che è stato, per come si è comportato, per come ha calpestato la storia, per come ha ridotto a brandelli l’immagine della Lazio.
La nostra Lazio, non la sua. Perché lui laziale non lo è dalla nascita, non lo è mai stato e non lo diventerà mai.
Purtroppo per lui, aggiungerei. Perché come ha concluso Fabrizio Lucherini in quel testo che ho usato per questo articolo, “essere Laziali è la cosa più bella del mondo”. Anche oggi, anche nell’era-Lotito…
FORZA LAZIO! La nostra Lazio, non la sua!
