Minacce e diritti calpestati: l’autogol di Lotito!
“Il fallimento di una squadra con un numero di sostenitori così enorme avrebbe potuto avere conseguenze di ordine pubblico, rischiavamo di dover schierare i carri armati a piazza del Popolo. Di fronte a questo e di fronte a rischi di perdere quanto il fisco doveva incassare abbiamo fatto questa scelta, perché la legge ci ha consentito di fare una rateizzazione di 23 anni dell’intero debito”.
Marzo 2005, Silvio Berlusconi nel salotto di Bruno Vespa parla così della Lazio, dei problemi di ordine pubblico che avrebbe creato la sparizione dalla mappa calcistica del calcio che conta di una piazza così importante.
E Silvio Berlusconi, da grande comunicatore e da abile politico, convinse sia l’Agenzia delle Entrate che Lotito a trovare un accordo, perché il Governo non si poteva permettere di avere problemi di ordine pubblico a Roma.

Ecco, oggi davanti a quello che sta succedendo in casa Lazio, probabilmente farebbe la stessa cosa, prenderebbe Lotito da una parte e gli direbbe che dopo quasi 22 anni è arrivato il momento di farsi da parte.
Perché nulla è eterno e, soprattutto, perché un politico non si può permettere il lusso di dichiarare guerra alla gente, quindi a dei potenziali elettori, rischiando magari di non perdere direttamente voti lui ma di farli perdere, a Roma e nel Lazio, al suo partito.
Perché la politica è immagine, a volte più apparenza che sostanza. E a livello di immagine ieri Claudio Lotito ha commesso il più grande passo falso della sua vita da padre-padrone della Lazio, uno scivolone mediatico senza precedenti, perché un comunicato con quei toni minacciosi e dittatoriali rivolto a dei tifosi non si era mai visto.

Non si era mai visto un senatore calpestare in questo modo, indossando i panni del presidente della Lazio, uno degli articoli fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, quell’articolo 21 che consente a chiunque di esercitare il diritto alla critica e al “dissenso”.
Quel “dissenso” che, invece, in casa Lazio è considerato un REATO, passibile di denuncia. Come se scioperare e invitare anche altri a esercitare il diritto allo sciopero garantito dalla Costituzione fosse un reato solo perché danneggia lui, a livello di immagine come senatore e a livello economico come presidente della Lazio.
Come se la famiglia Agnelli denunciasse i lavoratori che scioperano e i sindacalisti che fanno un comunicato per annunciare le ragioni dello sciopero chiedendo agli altri lavoratori di aderire, perché provocano un danno alla FIAT e quindi a loro.

A questo serve uno sciopero, a causare un problema per ottenere qualcosa da qualcuno che non sente ragioni e si rifiuta di ascoltare la gente.
E Lotito che fa? Invece di accettare un qualcosa previsto dalla Costituzione firma un comunicato in cui attacca e minaccia i minacciano i tifosi, infiocchettando il tutto con la retorica di chi dice “La Lazio appartiene ai suoi tifosi autentici, alla sua storia e ai suoi valori” ma da 21 anni ripete con arroganza che la Lazio è roba sua, che lui fa quello che gli pare e che i tifosi non hanno nessun diritto…
Una cosa del genere non si era mai vista non solo in casa Lazio, dove purtroppo si è visto di tutto e di più dal 2004 a oggi, ma nella storia del calcio italiano.
E quanto sia stato grave lo scivolone di quel comunicato, lo dimostrano le reazioni non solo della piazza e dei tifosi che contestano, ma anche quelle di personaggi (compresi politici come Alessandro Di Battista) che tutto possono essere considerati meno che degli Ultras o dei facinorosi che hanno interesse a destabilizzare l’ambiente e/o a complottare contro Lotito.

Perché premesso che questa teoria del complotto ritirata fuori in ogni momento di difficoltà da 20 anni a questa parte ha un po’ stancato ed è diventata ridicola (anche se qualche magistrato ancora la prende in considerazione), come si può bollare come “complotto” o come “tentativo di estorsione” una protesta che oramai vede schierata dalla stessa parte e contro la presidenza un’intera tifoseria?
Siamo tutti pazzi noi, oppure è lui il pazzo che va contromano ma punta l’indice accusando tutti gli altri di essere dei folli che hanno imboccato l’autostrada in senso opposto a quello di marcia e si imbufalisce e perde la testa se qualcuno, davanti all’evidenza dei fatti, osa contraddirlo?

Perché che Lotito stia da tempo mentendo a tutti, da Sarri ai tifosi, passando per i giocatori a cui fa promesse che non mantiene, oramai è sotto gli occhi di tutti e lo vede anche un cieco, chi ancora si ostina a voltarsi dall’altra parte per non vedere o chi fino a pochi giorni fa tentava ancora di difendere l’indifendibile.
Da mesi Lotito racconta a tutti che la Federcalcio gli ha bloccato il mercato per dispetto, trasformando un errorino contabile in una sorta di condanna a morte.
Da giugno Lotito racconta a tutti che senza quel dispetto la Lazio avrebbe fatto un mercato pazzesco, mantenendo le promesse fatte a Sarri, perché la proprietà è forte, la società economicamente è solida e la “robbba è tutta pagata”.
Una realtà virtuale data in pasto a tutti, quando nella realtà quella vera la Lazio è una società che ha problemi a restare economicamente a galla, nonostante i pesanti tagli al monte ingaggi fatti negli ultimi due anni e il palese ridimensionamento in atto dopo aver conquistato nel 2023 il secondo posto in classifica.
Perché come ho scritto in un articolo datato 28 novembre dal titolo “Lazio, le casse sono vuote”, la società è in arretrato con il pagamento degli stipendi e questi ritardi hanno causato malumori all’interno del gruppo e spinto alcuni giocatori (Castellanos in testa) a chiedere di essere ceduti.
“Al contrario di quello che sostiene Lotito la Lazio non è un club solido e senza problemi economici. La Lazio ha bisogno di un’immissione immediata di liquidità, perché oggi le casse della società sono vuote o quasi e lo sono da mesi.
Ci sono gli 80/90.000 euro al mese che servono per pagare gli stipendi degli impiegati e di chi lavora a Formello, ma non quelli per pagare regolarmente gli stipendi della prima squadra e dei vari staff. E scarseggiano pure quelli per mandare avanti l’attività corrente…
Anche gli stipendi, al contrario di quello che racconta Lotito quando dice che la Lazio è l’unica società di Serie A in regola che paga puntualmente calciatori e staff (a volte anche in anticipo, dice lui…), vengono saldati solo gli ultimi giorni utili previsti dal regolamento per evitare il deferimento ed eventuali penalizzazioni.
Questa settimana (fine novembre, ndr) è stato pagato il mese di settembre, mentre ieri a Formello è arrivato l’avviso che la mensilità di ottobre sarà pagata a febbraio.
Una situazione che sta provocando un certo malumore all’interno del gruppo, soprattutto tra i calciatori stranieri.
Per questo in molti hanno la valigia pronta, perché a gennai la Lazio ha un disperato bisogno di fare cassa e chi ha mercato o è stanco di aspettare, si sta guardando in giro”.

A gennaio, la Lazio ha fatto (e continua a fare) cassa, alcuni giocatori hanno chiesto e ottenuto di essere ceduti e ora iniziano a uscire quelle verità che sono state tenute a lungo nascoste o mascherate da verità virtuali.
Prima fra tutte quella degli stipendi pagati regolarmente in ritardo, come ha detto ieri pubblicamente procuratore Massimo Brambati a TMW Radio.
“Mi arrivano dei feedback da operatori di mercato sulla Lazio molto negativi. Anche dal punto di vista economico.
Mi dicono che ci sono dei giocatori che si lamentano di pagamenti di stipendi. L’ho saputo da tesserati. Non si capisce come venirne fuori da questa situazione, che non è solo questione di campo ma societaria. Questo fa un po’ preoccupare”.
Quando l’ho scritta io a fine novembre questa storia degli stipendi pagati in ritardo qualcuno sorrideva e altri sostenevano che erano balle.
E alla cena di Natale durante il suo comizio Lotito ha avuto addirittura la faccia tosta di guardare in faccia i giocatori e dire: “Dicono che non siete pagati regolarmente, qualcuno di voi avanza qualcosa? Ditelo…”.
Qualcuno dietro Lotito rideva, altri (Castellanos in testa, il primo che ha chiesto di andarsene per questo motivo) lo guardavano allibiti, ma nessuno ha avuto il coraggio che ebbe in passato Luis Alberto, ad esempio, di dire le verità, di raccontare come stavano veramente le cose, ovvero che sì tutti avanzavano due mesi di stipendio.
Ma le verità, soprattutto quelle scomode, anche se provi a nasconderle o ad abbagliare la gente con le favolette dello stadio e del Nasdaq, prima o poi vengono fuori. E quando una barca malandata inizia a imbarcare acqua, sono dolori, dolori veri.
Ora, sta uscendo tutto e troppe altre cose usciranno, perché il buco sta diventando falla e la falla diventerà squarcio…
E prima che la navi affondi, con il comandante aggrappato al timone e disposto magari a rischiare il naufragio pur di non abbandonare il posto di comando, qualcuno deve intervenire.

Qualcuno deve convincere Lotito a mettere fine a questa storia perché ogni suo intervento, sia orale che scritto, si trasforma in una tanica di benzina lanciata su un fuoco che arde sempre più.
Perché è inaccettabile che una società e una tifoseria siano ostaggio da quasi 22 anni di un singolo personaggio che non riuscendo più a mantenere il comando con le buone insulta, minaccia e va in Procura a denunciare chiunque osi contestarlo, anche scrivendo solo e semplicemente la verità, quelle verità che lui vorrebbe tenere nascoste.
Berlusconi, probabilmente, davanti a quello che sta succedendo da mesi sarebbe intervenuto. Non lo so se Tajani interverrà, ma di sicuro quello che è successo ieri non è piaciuto a nessuno nelle stanze della politica romana, soprattutto del centrodestra.
Non sono piaciuti né i modi né i toni di un comunicato che oltre che calpestare i diritti della gente e la costituzione è l’ennesima latta di benzina tirata su un incendio che dura da anni e che giorno dopo giorno, comunicato dopo comunicato, bugia smascherata dopo bugia smascherata e minaccia dopo minaccia aumenta di intensità, trasformando la questione-Lazio in un vero problema di ordine pubblico.
Perché, come è successo in occasione di Lazio-Fiorentina con Lotito portato di peso fuori dallo stadio per evitare che la contestazione superasse i livelli di guardia, la pazienza della gente laziale è quasi esaurita.
Perché 22 anni sono quasi una semplice pena, sono una condanna a vita o, a seconda di come si vedono le cose, una sorta di condanna a morte.
E nessuno si può permettere che la Lazio muoia oppure che la Lazio diventi, in vista delle elezioni comunali e poi delle politiche, un problema di ordine pubblico.
Non per colpa di qualche “complottista” o di qualche “estorsore” come ripete Lotito, ma a causa dei comportamenti di chi si rifiuta di accettare la realtà: ovvero che nella vita tutto ha un inizio e una fine.
L’avventura di Lotito alla guida della Lazio è finita già da tempo e solo lui si rifiuta di accettare la realtà me continua a mentire se stesso, convinto di non aver mai sbagliato nulla, di essere infallibile e che tutto il mondo complotti contro di lui.
Ma come ha scritto Fëdor Dostoevskij nel suo capolavoro, I Fratelli Karamozov, “Un uomo che mente a se stesso e crede alle sue bugie, diventa incapace di riconoscere la verità dentro se stesso e intorno a sé. E, quindi, perde il rispetto per sé stesso e per gli altri. E quando non c’è rispetto, non può esserci amore”.
Per questo, Lotito non verrà mai ricordato con il sorriso sulle labbra e nessuno in futuro penserà con amore e rimpianto a questo ventennio, nonostante 6 trofei vinti e quella finale di Coppa Italia che avrebbe fatto diventare Imperatore chiunque in questa città, ma non Lotito…
