VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!!!
“Tanto tuonò che piovve”, recita un vecchio adagio. E oggi all’Olimpico non è solo piovuta tanta acqua dal cielo, ma ha diluviato su quel che resta della Lazio come squadra di calcio, con la dirigenza comoda al riparo dalla pioggia in Tribuna Autorità e probabilmente ancora convinta di essere immune da responsabilità anche davanti a questo scempio, all’umiliazione subito questa sera per mano del Como.
Il Como santo Dio, non l’Inter (finalista di Champions League) che lo scorso anno ha maramaldeggiato all’Olimpico infliggendo alla Lazio di Baroni la sconfitta interna più sonora della sua storia.
Quel Como su cui fino a qualche mese fa ironizzava anche qualche comunicatore presuntuoso e borioso come chi guida questa società.

E allora, tanta pena per chi sotto il diluvio questa sera è andato all’Olimpico trascinato dalla fede e l’affetto per questi colori.
Tanta pena per chi, nonostante lo scempio, ha continuato a cantare e sostenere una squadra presa a pallonate da un avversario che due anni fa era (tecnicamente) lontano anni luce dalla Lazio.
Tanta pena per il povero Sarri che sotto il diluvio e con la squadra sotto 3-0 ancora urlava e si sbracciava nel vano tentativo di trasmettere qualcosa ad una squadra che ha tirato i remi in barca quando con le prime mosse di questo mercato la società vendendo dei titolari per fare cassa ha certificato l’ennesimo ridimensionamento e l’assenza di un progetto.

Pena per loro, VERGOGNA per chi da anni parla di progetto quando non esiste nulla, se non un piano per tentare di restare disperatamente a galla anche se non si hanno i mezzi per restare alla guida di questa nave.
VERGOGNA per chi fino a pochi giorni fa, con arroganza, diceva “qui comando io”, “qui si prendono i giocatori che decido io”, oppure balle del tipo “la squadra è competitiva e non serve nulla”, tutto questo dopo aver venduto per oltre 85 milioni di euro e speso (troppo) per prendere giocatori che altro non sono che le ennesime figurine messe lì per dare l’impressione di aver riempito l’album
VERGOGNA per chi, sospinto da un ego che non conosce confini, continua a voler restare in Paradiso a dispetto dei santi, spacciando una contestazione legittima per un complotto.

VERGOGNA per chi ha deciso di passare alla storia come il peggior presidente della Lazio di tutti i tempi, non tanto per i risultati ottenuti quanto per essere riuscito a farsi odiare da tutti, per aver additato chiunque come responsabile di fallimenti e mancati acquisti e di aver trascinato la Lazio nella mediocrità.
Tutti meno se stesso, ovvero l’unico vero responsabile, visto che da sempre ripete che è lui che decide tutto, anche il colore e lo spessore dei veli della carta igienica usata a Formello.
VERGOGNA per chi dire “COMANDO IO” ma trova sempre un responsabile sui cui scaricare qualsiasi fallimento: il giocatore mercenario, l’agente scorretto, l’allenatore che non riesce a guidare la Ferrari che lui sostiene di avergli messo in mano, i tifosi che creano tensione, addirittura il contabile (che c’era già ai tempi di Cragnotti, sottolineato ogni volta) che avrebbe provocato il corto circuito che ha bruciato già prima dell’inizio questa stagione.

VERGOGNA a quei tifosi che ancora appoggiano o giustificano questa gestione, ma anche a quella comunicazione vile e serva, sempre prona o che addirittura scrive sotto dettatura, incapace sempre e comunque di ascoltare il grido di dolore che arriva da questa piazza martoriata.
Quella comunicazione colpevole di non puntare da anni, senza SE e senza MA, l’indice accusatorio verso il primo e anche l’unico vero responsabile di questo scempio.
VERGOGNA per chi conta in questa città e pur non sopportando né Claudio Lotito né i suoi metodi continua a far buon viso a cattivo gioco o a sopportare i toni e modi di questo personaggio, senza preoccuparsi di come Claudio Lotito stia facendo a pezzi un patrimonio storico, sportivo e culturale di questa città.
VERGOGNA per un direttore sportivo che continua a recitare il ruolo della marionetta nelle mani di Mangiafuoco o di chi apre la bocca ma in realtà parla con la voce del ventriloquo che lo manovra.

VERGOGNA per chi ha ridotto la Lazio a calare i battenti sulla stagione già alla seconda giornata del girone di ritorno.
VERGOGNA ai tifosi del bilancio che esultano per le cessioni che portano plus valenze, senza rendersi conto che la società vende solo ed esclusivamente non perché fedele ad un progetto virtuoso, ma perché ha assoluta necessità di immettere soldi in casse desolatamente vuote anche a causa dell’incapacità di chi guida il club di generare entrate diverse da cessioni e incasso dei diritti TV.
VERGOGNA per chi, fino a pochi giorni fa, diceva che bisognava addirittura chiedere scusa a questa società, oppure a chi assegnava addirittura un 8 a questa società per la prima parte di questo mercato di gennaio.
VERGOGNA a chi dice che la società fa bene a voler mandare via giocatori che hanno la sola colpa di essere ambiziosi e/o di non voler avere più a che fare con una società gestita da chi promette e non mantiene, da chi dice e non fa, da chi si considera infallibile nonostante la gravità dei suoi errori sia sotto gli occhi di tutti, sottolineata con l’evidenziatore dall’umiliazione subita questa sera.
VERGOGNA a chi dice che “tutto passa nella vita” o che “a tutto c’è un inizio e una fine” ma che non accetta l’evidenza di doversi fare da parte, perché non ha più né i mezzi né la credibilità per gestire una società con 126 anni di storia e il bacino d’utenza garantito dalla Capitale d’Italia.
VERGOGNA per chi non accetta né critiche né contestazioni, ma ha addirittura il coraggio di minacciare denunce nei confronti di chi (al contrario suo che incassa da lustri) continua a versare soldi per amore nelle casse della Lazio.
VERGOGNA per chi per gettare fumo negli occhi o per nascondere questo scempio continua a parlare di Academy, di chiesa da costruire a Formello, di quotazione al Nasdaq, di 300 e passa milioni di euro di patrimonio immobiliare o di altre cose a cui alla gente frega zero o meno di zero: perché niente di tutto questo serve per costruire una squadra di calcio all’altezza delle ambizioni sbandierate ma solo a chiacchiere.

VERGOGNA, infine, per chi accetta tutto questo stato di cose, rassegnato all’idea che solo la Divina Provvidenza possa liberarci da questo abbraccio mortale.
Sì, VERGOGNA, perché una volta eravamo un popolo fiero che non lasciava passare niente a nessuno e pretendeva, capace anche di contestare uno come Cragnotti se non lo accontentava e che oggi si accontenta di sopravvivere, accampando come scusa per giustificare l’ingiustificabile che “la storia della Lazio è sempre stata questa”.
VERGOGNA, perché voi siete colpevoli come chi ha trasformato questa gestione in una dittatura, in un regime che non accetta né critiche né verità diverse da quelle che racconta il dittatore ogni volta che qualcuno gli mette un microfono davanti alla bocca e lui attacca con le note di un disco vecchio, triste, stonato.
Nella nostra storia, non ci siamo mai fatti mettere sotto da nessuno, ora ci stiamo facendo calpestare (e da anni) da qualcuno che non è nemmeno laziale e che sta alla guida della Lazio solo per una questione di immagine e di potere, per tutelare se stesso e i suoi interessi e non il patrimonio che ha acquistato per due spicci e che considera “roba sua”.
Tutta pagata, aggiungerebbe lui, anche se in realtà non è così. Ma gli fate passare anche questa, come tutte le altre.
Quindi: VERGONA, VERGOGNA, VERGONA! VERGOGNATEVI, perché siete tutti (chi più chi meno) di questo scempio. E quando vi ribellerete e vi ricorderete di essere uomini e non pecore, sarà sempre e comunque tardi.
