Buon Natale e buon LIBERA LA LAZIO A TUTTI!
“I sogni son desideri, chiusi in fondo al cuor. Non disperare nel presente ma credi fermamente e il sogno realtà diverrà…”.
Se la vita fosse un film o una favola della Disney, questa mattina ci basterebbe aprire gli occhi per vedere tutti o quasi tutti i nostri sogni trasformati in realtà.
Perché quando eravamo bambini questa era la vera magia del Natale. Bastava desiderare, scrivere una bella letterina a Babbo Natale e quei desideri la notte del 24 o la mattina del 25 (a seconda delle tradizioni di famiglia) si realizzavano. Non tutti, ma molti sì.
Ora che siamo diventati adulti, sappiamo bene che questo vale solo per i bambini e semmai per quella gran “sculata” di Cenerentola.

“I sogni son desideri, chiusi in fondo al cuor” è la traduzione italiana di “A Dream Is a Wish Your Heart Makes”, la canzone scritta nel 1950 da Jerry Livingston, Mack David e Al Hoffman che è diventata la celebre colonna sonora di Cenerentola.
E il sogno è linfa vitale, è la molla che ci spinge ogni giorno a trovare l’energia e la forza per andare avanti, perché come dico sempre senza i sogni la vita è solo una scatola di cioccolatini con una bellissima confezione ma senza cioccolatini. Ovvero, una delusione continua.
E siccome la vita non è una bella favola della Disney, noi che oramai tocchiamo da anni la dura realtà spesso siamo costretti a rimettere in un cassetto i sogni quando riapriamo gli occhi la mattina, oppure di veder realizzato solo un piccolo sogno, quello che ci possiamo permettere.
E io parlo dei sogni veri, quelli che ti restituiscono la serenità perduta o che ti cambiano proprio la vita, quelli che raramente si realizzano perché nella realtà non ci sono bacchette magiche e i colpi di fortuna sono destinati a pochi.
E il vero miracolo, a volte, non è la realizzazione del sogno, ma solo la sopravvivenza.

Per realizzare quei sogni, quindi, dobbiamo lottare disperatamente ogni giorno, sentendoci a volte come quei salmoni che si massacrano per risalire la corrente, in una lotta folle contro le acque, senza sapere che alla fine di quello sforzo immane c’è solo la morte.
Lo so, non è un bel pensiero (soprattutto a Natale), ma questa è la realtà.
Per quel che mi riguarda, sono anni che faccio una vita da salmone, ma non sono affatto pentito di questa folle lotta contro la corrente che mi toglie energie e serenità.
Perché senza questa lotta quotidiana, senza quel traguardo da raggiungere a tutti i costi, la vita sarebbe una serie di giorni piatti che si susseguono noiosi uno dopo l’altro.
Certo, il sogno è quello di arrivare alla fine delle rapide, di vincere questa battaglia contro la corrente e di poter nuotare, in un futuro più o meno prossimo, in acque meno tempestose.
Ma per poter vedere che cosa c’è oltre quelle rapide, bisogna lottare e ancora lottare per salire o solo per non esser trascinati nuovamente giù.
Quindi, non si può mai mollare mai, neanche per un solo istante, perché anche il minimo tentennamento potrebbe essere fatale.

Vi chiederete: che cosa c’entra tutto questo con la Lazio?
C’entra, perché questi colori e questa squadra per molti di noi sono parte integrante della nostra vita, quindi tutto quello di cui ho parlato ora e che vale per la vita quotidiana (lo specifico, così qualcuno non interpreta a proprio piacimento il mio pensiero) vale anche per la Lazio.
Basta crederci, basta pensare positivo, basta avere voglia di lottare e essere convinti che, anche nella vita come nelle favole, ci possa essere quel pizzico di magia in grado di trasformare i sogni in realtà.
Magari non tutti, ma qualcuno sì: soprattutto quelli a cui teniamo di più e che stanno chiusi in fondo al cuore.
Insomma, quelli più preziosi, quelli in grado di restituirci il sorriso e il bene più prezioso: la SERENITÀ!
Quella SERENITÀ che noi davamo per scontata da bambini e che, invece, di questi tempi è diventata merce rara, rarissima: quindi, ancora più preziosa.
E parlo per esperienza diretta, perché oltre a tutti i problemi qualcuno quest’anno ha cercato di mandare in tutti i modi in frantumi quel poco di serenità che avevo.

Parlo per me, ma credo che la stessa cosa valga per chi come me è stato dipinto il 5 dicembre come un delinquente perché qualcuno ha costruito un’ipotesi di complotto che non esiste, addirittura un’associazione a delinquere tra persone che nemmeno si conoscono.
Io non odio nessuno e non vivo portando nel cuore il fardello del rancore, perché da sempre sono convinto che odio e rancore, come l’invidia o la gelosia, siano sentimenti che avvelenano l’anima.
Ma anche se tante (forse troppe) da 21 anni a questa parte ho alzato le spalle, lasciato stare e fatto scivolare via le cattiverie che in tanti mi hanno fatto e la mer@a che in troppi mi hanno tirato addosso senza conoscermi, questa volta ho deciso di non lasciar andare, di non farmi scivolare nulla addosso.
Ho deciso di non farlo perché arriva un momento in cui è giusto dire basta, in cui anche se è cristiano è SBAGLIATO porgere l’altra guancia.
Quindi, non porgerò l’altra guancia e non mi accontenterò di una semplice archiviazione per “non luogo a procedere”, perché questa volta qualcuno è andato troppo oltre e lo ha fatto per far male a certe persone e, soprattutto, per intimorire l’ambiente dimostrando cosa può fare a chi osa contestarlo.
Per togliere a tutto il mondo Lazio anche quell’ultimo briciolo di serenità e di speranza in un domani diverso e nella realizzazione di un sogno che culliamo da lustri.
Ma anche per frantumare per l’ennesima volta il fronte.

Per questo prima ho parlato di serenità. Perché la serenità nel mondo Lazio non c’è più, purtroppo, da anni. Perché in questo ambiente, oramai, qualsiasi discorso o confronto alla fine rischia di diventare uno scontro se in quel discorso ci finisce il nome di Claudio Lotito.
Perché è un personaggio che divide, spacca, frantuma. E sarà così, purtroppo, fino a quando resterà alla guida della Lazio.
Ma è Natale e almeno in questo giorno cerchiamo di restare sereni, di tornare alla mente quando eravamo sicuramente più poveri ma ci bastava vedere la Lazio la domenica per essere felici.
E sognavamo…
Come scrivevo all’inizio, questo non è un film della Disney, non siamo in una favola e noi laziali non indossiamo nemmeno i panni di quella “sculata” di Cenerentola.
Quindi, noi laziali per trasformare i sogni in realtà non possiamo limitarci a sognare, dobbiamo lottare e pregare.
Perché nel mondo reale i sogni si realizzano solo lottando ogni giorno per trasformarli in realtà!
E perché possa succedere, bisogna spazzare via il pessimismo e la rassegnazione che regnano sovrani in questo che una volta era un mondo di sognatori e di gente che lottava per quello in cui credeva, che era disposta a sacrificare qualsiasi cosa per quel bene comune chiamato Lazio.

Ma io ora, tutto questo non lo vedo più. Anche per colpa dei social che convincono la gente che combattere sia scrivere su Facebook, su Twitter (ora X), Instagram e TikTok, oppure fare live pensando di partecipare al Processo del lunedì o aprendo stanze di discussione in cui si chiacchiera tanto senza combinare mai nulla di concreto.
No, non basta questo per dire di essere dei “combattenti”, perché parafrasando Lotito il mondo Lazio somiglia oggi ad un ambiente di reduci che si raccontano tra loro cosa eravamo credendo di essere ancora ai tempi in cui il laziale aveva un peso vero nella vita di questa società, quando si batteva per far rispettare il nome Lazio e assicurare a questo club la sopravvivenza.
Perché senza i laziali, la Lazio sarebbe morta mille volte e spazzata via dalle bufere continue di quei terribili anni ottanta.
No, noi non siamo più quelli e in realtà in troppi hanno deciso di farsi andare bene questo presente, di non credere nella forza del sogno ma di sperare che arrivi un miracolo.
Come ha detto ieri Alessandro Vocalelli, uno che insieme a Stefano Mattei e pochi altri ha ancora il coraggio di dire quello che pensa, a me questa Lazio non sta bene.
Non pretendo di essere il Real Madrid, ma pretendo di avere alla guida di questo club qualcuno che non gestisca la Lazio come se fosse il Verona o… la Salernitana.
Per questo da anni lotto, per questo a luglio ho deciso di uscire allo scoperto e indagare su quello che in molti sapevano ma di cui nessuno aveva il coraggio di parlare.
Perché mai come questa volta la realizzazione di quel sogno che culliamo da anni, da lustri, è lì a portata di mano e neanche ce ne accorgiamo…
Perché in questo mondo Lazio devastato da anni di soliti BLA, BLA, BLA, basta un’intervista o uno show per spazzare via tutto, per trasformare la speranza in disperazione, l’ottimismo cieco in ancora più cieca rassegnazione.
Invece il sogno è vivo. E mai come questa volta sono vive e reali le parole di quella canzone…
“I sogni son desideri, chiusi in fondo al cuor. Non disperare nel presente ma credi fermamente e il sogno realtà diverrà…”.
Buon NATALE e buon LIBERA LA LAZIO A TUTTI!!!
